rosa / nero
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uomini e donne nella cronaca di tutti i giorni
23 agosto 2005
La moglie del Governatore. E le altre
C’è poco da stupirsi che nell’estate italiana avanzi sul proscenio Cristina Rosati, la moglie del governatore nella bufera Antonio Fazio
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10 giugno 2005
Come muore Desdemona?
Stage Beauty, bel film di Richard Eyre sul teatro della Restaurazione inglese, ruota intorno al quesito: “come muore Desdemona?”
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7 giugno 2005
Le buone madri e quelle cattive
Questo articolo è stato pubblicato sul "Foglio" nella rubrica "Biapolitica"
“Avevo paura di non farcela, di non riuscire a essere una buona madre.“. Non c’è mamma che non pensi (non abbia pensato) qualcosa del genere
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7 maggio 2005

Vite di provincia
La chiamano “coazione a rispondere”, ovvero la compulsività che spinge le donne a correre là dove si presentano indiscriminati bisogni.
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20 febbraio 2005

Chi eredita il pensiero della differenza
Non credo ci siano dubbi sul fatto che una delle principali questioni che riguarda oggi il pensiero femminista, sia quella della sua eredità

Il dibattito sul femminismo su Liberazione
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27 ottobre 2004

Un genitore che rimane solo
Un papà siciliano aveva chiesto al dirigente scolastico della scuola frequentata dai figli di conoscere l’andamento scolastico .

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14 settembre 2004

Un patto civile di solidarietà anche in Italia
Carla e Gina, Viola e Luigi, Marco e Matteo, Franco e Teresa sono volti, donne e uomini in carne e ossa che prestano le loro facce e le loro storie alla campagna di comunicazione promossa dai DS per sostenere, anche in Italia, il Patto Civile di Solidarietà, che è in discussione alla Camera.
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2 agosto 2004

Il romanzo di Veronica, anti-first lady
Alla Convention democratica di Boston è stata Hillary Clinton a dare, tra gli applausi e il tripudio delle delegate e dei delegati, la parola al marito, “the best president”: Bill.
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26 aprile 2004

La difficoltà maschile a essere normale
Non sappiamo quale sia stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma capiamo subito che è successo.
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16 marzo 2004
Quanto silenzio nella Babele dei femminismi
Pubblichiamo la relazione di Lea Melandri che ha aperto il seminario Femminismi di ieri e di oggi che si è tenuto il 6-7 marzo scorso alla Casa internazionale delle donne di Roma
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12 marzo 2004
Donne, informazione e “linguaggio corrente“
Luisa Muraro intervistata da Bia Sarasini sul numero di “Leggendaria“ dedicato allo “stato dell'arte dei femminismi“ torna sulla proposta di un ascolto della lingua del mondo che sta cambiando. Monica Luongo prende in esame il modo in cui l'informazione registra la differenza dei sessi e recensisce alcuni testi teorici del femminismo
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3 marzo 2004
L'Impero contro i matrimoni gay
Perché Bush parte in vantaggio
Per ragioni elettorali Bush propone il cambiamento della costituzione (cosa lunga e complicata in USA) per introdurre il principio del matrimonio unico valido: uomo e donna per un unione prolifica

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17 febbraio 2004
Questioni ereditarie
Trasmettere a chi è più giovane le scommesse e le battaglie del femminismo è compito che quasi sempre viene svolto all’interno degli ambiti universitari.

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6 febbraio 2004
Chi decide dell'inviolabilità del corpo femminile?
La proposta di una mutilazione genitale “dolce” si è chiusa con il no del Comitato di bioetica della Regione Toscana
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15 gennaio 2004
Bratz, la nuova regina di vinile
Ha l'ombelico costantemente scoperto, le scarpe con la zeppa e fattezze da adolescente. E come tutte
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11 dicembre 2003
Una foto senza volto
Lo scorso sei dicembre tutti i quotidiani italiani hanno dedicato ampio spazio al tradizionale Rapporto Censis,
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25 ottobre 2003
Aboliamo il Tribunale dei minori?
Sì, discutiamo la proposta Castelli

Il momento della abolizione dei Tribunali per i minorenni sembra vicino. La Commissione giustizia della Camera ha licenziato a fine luglio il testo, che in questi giorni è in discussione
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26 settembre 2003
Quanto mi deprime il governo Berlusconi
“Fumo, ho tre cani, amo la pastasciutta. Come la metto con il ministro Sirchia ?“ recitava una fulminante lettera a Paolo Mieli sul Corriere della Sera.
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24 agosto 2003
Un giudice di pace che mette la guerra
Alle volte i giornali riportano decisioni apparentemente coraggiose dei cosiddetti giudici di pace. Chi sono?.
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5 agosto
Veline e velone, una storia italiana
Non so chi sarà la Velona vincente, scrivo prima della conclusione. Ma non ha importanza.
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24 maggio 2003
Alceo e le strane leggi del tribunale per minori
Non è detto che una mamma ingegnere ed un papà farmacista
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18 gennaio 2003
Se la psicoanalisi entra in famiglia
Trovo affascinante questo viaggio nel tempo attraverso il quale la storica Elisabeth Roudinesco.
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19 dicembre 2002
Le donne di Termini Imerese dicono alla sinistra: hai dimenticato gli operai
Carissime e caro Alberto
Leggo il pezzo di Chiaromonte sulle donne di Termini Imerese

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8 dicembre 2002
Stato etico, giù le mani dal porno
Nella vicenda della pornotax, presentata e poi ritirata all’inizio della discussione sulla Finanziaria
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28 novembre 2002
Figli e schiaffi
Martedì 26 novembre Blob alle 20 circa su Raitre manda in onda uno spezzone di programma
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1 novembre 2002
Maestre nel sottosuolo
La natura può essere terribile. E terribilmente crudele. Di fronte alle immagini del lutto di San Giuliano
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> 5 marzo 2006


Le femministe sono tornate. Ma quali?
E i maschi stanno a guardare?

Le femministe sono tornate, diceva qualche tempo fa un titolo del Corriere della sera. Non parlava di manifestazioni, ma di sfilate di moda. E Miuccia Prada, la stilista che nell’ultimo decennio meglio ha interpretato lo spirito del tempo, si è dichiarata femminista senza virgolette e ha riproposto nella sua collezione per “donne arrabbiate“ i famosi zoccoli (ma con il tacco). Il mondo non crederebbe che le donne sono incazzate, ha detto, se continuassero a fare «la femminile lady passiva, che anch'io, lo so, ho contribuito a creare». Interessanti considerazioni, dopo le manifestazioni di Milano, Roma, Napoli. Che hanno mostrato a tutti una nuova forma della forza femminile. Una forza che nasce dall’indignazione, dal desiderio di dire “basta“ (come ha scritto Rosetta Stella su Liberazione) allo stillicidio di attacchi non solo clericali che dopo il referendum volevano riportare in auge la figura della donna demente, l’incapace a cui spiegare tutto –la lady passiva di cui parla Miuccia Prada?- confusi forse dalla rinnovata predilezione per tacchi e scollature.
Una forza che non viene dalla separazione, dal distacco netto e minaccioso delle donne dagli uomini, come fu negli anni Settanta (ne ha scritto Lea Melandri, sempre su Liberazione), ma anzi dal movimento contrario: dall’essere separate al rivolgersi a tutti. Come si è visto nella grande manifestazione del 14 gennaio a Milano, dove non solo c’erano tante donne di generazioni diverse, come tutti hanno notato, stupefatti di vedere femministe sotto i vent’anni. C’erano anche tanti uomini, anche loro di generazioni diverse, all’incirca un terzo dei partecipanti. Non solo era la prima volta che una manifestazione femminista si apriva agli uomini, era anche la prima volta in cui era chiaro che uomini partecipavano a un gesto politico in posizione “seconda“, senza cioè mettere in discussione obiettivi, metodi non decisi da loro. È cioè avvenuto che nella manifestazione si sia rappresentata l’autorità viva della parola femminile, vero oggetto dell’attacco piuttosto della legge 194, come aveva argomentato Letizia Paolozzi su questo sito. Insomma, un’enorme ricchezza da mettere a frutto. Oltre la forma della manifestazione, un’azione politica immediata che è risultata efficace –di sicuro la mobilitazione ha spostato i temi legati a riproduzione, vita, aborto dal centro della campagna elettorale e ha ri-stabilito che la 194 non è minacciata- ma che mostra limiti precisi. Per esempio di elaborazione, di consapevolezza. Come è a proposito di questo elemento, la partecipazione maschile, che rischia di rimanere inerte, di non farsi significativo se non viene indagato in profondità. Dalle donne, dagli uomini.
Certo, dire che le donne sono arrabbiate, le femministe sono tornate, è facile. Ma quali donne, quali femministe? Quali responsabilità sono in gioco, quando la propria parola è autorevole per tutti, è cioè una visione delle relazioni, della società, della politica che si mette in gioco nel mondo? Come se il dispiegarsi della libertà femminile non fosse più percepito come distruttivo, proprio ora che il patriarcato mostra più di qualche crepa, ma si manifestasse infine come la possibilità di un nuovo mondo. Non di donne sole, né per sole donne. Dove l’impulso dinamico che viene dal riconoscere la differenza tra donne e uomini spinge donne e uomini alla costruzione comune, al di là di prove di forza.

Bia Sarasini



Donne e uomini nello spazio pubblico:
conflitto, relazione, linguaggio


Un incontro pubblico sabato 11 Marzo, dalle ore 10,30 alle ore 18, nella sala S. Tosi della Casa Internazionale delle donne di Roma, in via della Lungara 19

DeA - Donne e Altri (www.donnealtri.it) - che si è costituita in associazione con il progetto di sviluppare l' iniziativa nel campo dell'informazione - insieme alla Fondazione Basso, e all'associazione Generi e Generazioni, organizza un incontro sul tema della rappresentazione del rapporto tra i sessi nei media e nella politica.
Negli ultimi mesi alcuni temi sono stati al centro dell’interesse dell’opinione pubblica: i risultati del referendum sulla legge 40, le polemiche sulla legge 194 e la manifestazione del 14 gennaio a Milano per difenderla (con la partecipazione di molti uomini), le posizioni della Chiesa cattolica, il dibattito in parlamento e nella società sulla “quote rosa”, la nuova legge sull’affido congiunto, la sentenza della cassazione sulle attenuanti in un processo per stupro a una minorenne.
Inoltre il ruolo della famiglia, del matrimonio e dei “pacs”, e quindi della condizione della donna restano al centro del dibattito politico sia a livello nazionale sia nella discussione sullo “scontro di civiltà”, i diritti umani e l’”esportazione della democrazia”.
L’incontro dell’11 marzo si propone di affrontare questi temi chiamando a esprimersi donne e uomini e tenendo conto soprattutto di due aspetti:
1 - i diversi strumenti e linguaggi della comunicazione, con il ruolo nuovo della rete e di una serie di siti (Libreria delle donne di Milano www.libreriadelledonne.it; Casa delle donne di Roma www.casainternazionaledelledonne.org; Associazione Orlando di Bologna www.women.it; www.usciamodalsilenzio.org; Libera università delle donne di Milano www.universitàdelledonne.it ) e dell’informazione quotidiana, con la presenza particolarmente attiva di alcuni giornali che, da diversi punti di vista danno spazio alla discussione intorno a questi temi, con molteplici posizioni femminili (Liberazione, il manifesto, il Foglio).
2 – la novità costituita dalla presa di parola di alcuni uomini sui termini nuovi della relazione tra i sessi e sulle possibili conseguenze di questo fatto per l’agire politico. Un tema affrontato in particolare nel numero della rivista Via Dogana intitolato “Sessi e generazioni”.


Gabriella Bonacchi (Fondazione Basso), Alberto Leiss (DeA) e Bianca Pomeranzi (Generi e Generazioni) hanno chiesto di discutere, tra altri e altre, a:
Stefano Ciccone, Lia Cigarini, Giacomo Marramao, Antonia Tomassini, Ilaria Moroni, Giulio Marcon, Giuseppe Cotturri, Maria Luisa Boccia, Marco Deriu, Ida Dominijanni, Monica Luongo, Luisa Muraro, Liliana Rampello, Isabella Peretti, Bia Sarasini, Piero Sansonetti, Angela Azzaro, Carla Cotti, Laura Colombo e Sara Gandini, Mario Tronti, Christian Marazzi, Aldo Tortorella, Sergio Bologna, Sandro Bellassai, Rosetta Stella, Nicoletta Tiliacos, Marina Terragni, Chiara Valentini (Controparola), Federica Giardini.




Pubblichiamo un appello formulato dall'associazione Maschile plurale a sostegno della Casa delle donne di Bologna e rivolto agli uomini della città:

La violenza che riguarda tutti

APPELLO AGLI UOMINI DELLA CITTÀ

Con il presente appello desideriamo richiamare l’attenzione sulle difficoltà che sta attraversando la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna. Il rinnovo della convenzione della Casa con l’Amministrazione comunale rischia di tradursi in un drastico ridimensionamento dei servizi offerti.
La Casa delle donne di Bologna svolge da molti anni un’attività preziosa di accoglienza delle donne in difficoltà, formazione di personale qualificato, indagine e diffusione della conoscenza sui temi della violenza. Il servizio che essa garantisce è già oggi troppo ristretto sul piano quantitativo. Tagliare drasticamente i fondi per il nuovo anno d’esercizio significherebbe indebolire ancora di più l’unico centro esistente sul territorio che specificamente si occupa di questo drammatico fenomeno. Con la nuova convenzione attualmente in discussione, infatti, il Comune di Bologna è disposto a garantire solo una ridotta copertura economica delle attività della Casa.
Siamo profondamente preoccupati per questa vicenda. Crediamo che sia compito fondamentale delle istituzioni occuparsi dei diritti e degli spazi di libertà delle persone, e la violenza sulle donne istituisce di fatto un regime di limitazione della libertà e del diritto di cittadinanza di una persona su due. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno il 70% delle donne vittime di omicidio sono uccise dal partner. La violenza domestica è in Europa la prima causa di morte per le donne dai 16 ai 44 anni. Si ipotizza che una donna italiana su sei abbia subito violenza (fisica o sessuale) da parte del partner o ex partner. Siamo di fronte a una estesa e continua minaccia all’incolumità e sicurezza di milioni di cittadine. Non è una questione che riguarda solo le donne. L’abituale minimizzazione o rimozione del fenomeno contribuisce fortemente alla sua diffusione: troppo spesso si continua a sottovalutarne i gravissimi effetti di vera e propria menomazione profonda della convivenza civile
Sappiamo bene che l’Amministrazione comunale deve fare i conti con i tagli operati dal Governo. Ma invitiamo tutti a riflettere sui criteri in base ai quali vengono ordinariamente stabilite le priorità degli interventi pubblici, tali criteri non essendo mai “neutri”, indiscutibili e trascendenti. Chiediamo alle istituzioni, ai media, alle forze politiche e sindacali, a tutti gli uomini di questa città di affermare in modo chiaro e forte che la limitazione della libertà di metà della cittadinanza non deve essere trattata come una questione che può attendere tempi migliori. Intervenire seriamente per contrastare la violenza sulle donne è secondo noi un’assoluta priorità sociale e civile, e non un’ipotesi da realizzare se e quando sarà possibile.
La violenza sulle donne ci riguarda tutti, riguarda anche noi uomini che nulla abbiamo a che fare con comportamenti violenti. Il silenzio e l’indifferenza favoriscono la violenza, e inoltre chiudono l’uomo aggressore in un eterno circolo vizioso (non si nasce certo violenti, ma dalla debolezza della violenza può essere molto difficile uscire finché il problema viene costantemente rimosso). Attraverso questo appello vogliamo aprire un confronto con gli uomini della città e chiedere loro una simbolica assunzione di responsabilità, affermando: riguarda anche me. Non siamo mossi da puro altruismo: se può accadere che una grave e diffusa limitazione della libertà di così tante persone non sia di fatto considerata un problema prioritario, forse è venuto il momento di chiederci, tutti, che tipo di idea abbiamo della libertà stessa.

Gruppo Maschile Plurale - Bologna

Per adesioni: [email protected]

Hanno aderito: Daniele Barbieri, Stefano Benni, Paolo Buffoni, Dino Buzzetti, Andrea Canevaro, Alessandro Castellari, Renzo Craighero, Lorenzo Cuppi, Roberto Di Marco, Francesco Garibaldo, Lorenzo Guadagnucci, Gianfranco Gualdrini, Alberto Masala, Lino Michelini, David Miliozzi, Gino Rubini, Raffaele K. Salinari, Bruno Stefani, Leonardo Tancredi, Marco Trotta, Gualtiero Via, Wu Ming.





Ma il centrosinistra vuole i voti delle donne?

Una cosa è chiara, nell’aggressivo marketing elettorale della Rosa nel Pugno. Che la nuova formazione di Boselli e Pannella non punta sulle donne. Non un nome femminile nella campagna acquisti condotta verso i Ds. Forse perché era difficile trovare donne disposte a rompere con la propria origine? O perché si valuta che le donne hanno meno potere e meno appeal elettorale? E poche le donne in lista, a parte la luminosa Emma Bonino, e tra le altre – per esempio Gigliola Toniollo, responsabile dell’ufficio Diritti umani della Cgil- la presenza interessante di Anna Pia Ferraretti, responsabile in Italia del Registro europeo della fecondazione assistita, l’unica che in tv all’epoca del referendum sulla legge 40 seppe parlare con precisione di scienziata e sensibilità di donna, forse per questo apparsa un’unica volta. Mentre invece sono tanti gli scienziati candidati. Troppi, per chi come me pensa che la scienza come ideologia sia stato uno dei fattori che ha portato alla sconfitta referendaria. Un fatto curioso, trascurare le donne, visto che la scelta dei candidati e lo stesso programma della Rosa nel Pugno ruotano intorno all’esito del referendum di giugno. E sono molte le elettrici interessate a capire chi condurrà fino in fondo, con argomenti e proposte a loro congeniali, quindi non tutti puntati sulla libertà della ricerca scientifica, la battaglia sulla legge 40, innominata nel programma dell’Unione. Forse nella Rosa nel Pugno si pensa che sia sufficiente, per garantirsi il ticket di ingresso al Parlamento, catturare il consenso dell’elettorato gay. Che secondo il sondaggio del sito wwww.gay.it ormai verrebbe scelta in maggioranza (23%) mentre i Ds sarebbero scesi dal 27 al 21%. Naturalmente i gay sono donne e uomini. E naturalmente hanno obiettivi precisi e definiti, insomma pacs e dignità transgenere. Mentre le donne sono un target elettorale inafferrabile. Come si vede se si analizzano le strategie di Rifondazione Comunista. Che in coerenza con la scelta di proporsi come interlocutore e rappresentante dei movimenti ha inserito nelle proprie liste donne di chiara provenienza femminista come Maria Luisa Boccia, Daniela Dioguardi, Lidia Menapace. Su cui non è piovuta nessuna contestazione, perlomeno pubblica, come è successo invece al disobbediente Francesco Caruso. E come è avvenuto da parte dei gay nei confronti di Vladimir Luxuria e lo stesso Bertinotti, accusati di avere ceduto troppo facilmente alla cancellazione dei pacs nel programma dell ‘Unione. Ma nulla assicura –nonostante il lavoro assiduo del Forum delle donne che propone tra i primi obiettivi l’abrogazione della legge 40 - che Rifondazione non sconti anche con le donne la scelta di fedeltà all’Unione. Perché il silenzio, cioè l’assenza di critiche vistose, e quindi di titoli sui giornali, non significa necessariamente un voto scontato. In effetti a ragionare sulle donne in termini di marketing elettorale il più delle volte si sbaglia. Eppure, almeno in queste elezioni, un dossier sicuro ci sarebbe. Se l’Unione affermasse che nei primi sei mesi di governo intende approvare una legge sulle quote rosa, non solo per la politica ma per le istituzioni, e risultasse convincente, pescherebbe molti voti. Solo che anche qui sono dolori. Nel voluminoso programma dell’Unione non compare una sola volta la parola “donna“. A Porta a Porta Romano Prodi ha dichiarato che insieme alla moglie Flavia Franzoni si è convinto, contrariamente al passato, che le quote sono necessarie. Una dichiarazione che è risultata sincera, convincente, Ma come si tradurrà in politica? Non mi risultano impegni precisi al riguardo. I dati dell’indagine Istat commissionata dalla Commissione Pari Opportunità permette qualche riflessione in più. Non tanto per le aspettative differenti tra donne (63%) e uomini (44%) di più donne in politica, quanto per quei quattro milioni di donne (4% della popolazione) attive nei sindacati o nelle organizzazioni professionali che all’ '82,7% non hanno dubbi sulla necessità di una maggiore presenza femminile nel parlamento italiano. Sembrano un target interessante. Non è che la sinistra sulle quote rosa lascerà la scena alla tanto vituperata ministra Stefania Prestigiacomo?

Bia Sarasini






> il confronto

Donne e uomini nello spazio pubblico: conflitto, relazione, linguaggio.
Appuntamento sabato 11 marzo a Roma alla Casa internazionale delle donne.

Il dibattito su DeA

La violenza che riguarda tutti
Un appello di uomini agli uomini di Bologna

Ma il centrosinistra vuole i voti delle donne?
di Bia Sarasini