reale / virtuale
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informazioni, deformazioni, spettacoli, culture
7 febbraio 2003
Roth: chi vince e chi muore nel sesso
David Kepesh, il protagonista dell’“Animale morente“non è particolarmente simpatico
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19 gennaio 2003
Ti amo, Littizzetto
“Veramente tenchiu” (come dice Luciana Littizzetto) per il suo esilarante libro “La principessa sul pisello“
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29 dicembre 2002
Lotta di testate per lettrici molto ideali
E’ un periodo di cambiamenti vorticosi, nei mensili femminili. E’ appena uscito il numero di gennaio di Marie Claire
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18 dicembre 2002
Due sessi nella (della) rete. E fuori
La prima occasione di discussione pubblica sul sito DeA donnealtri c’è stata a Roma
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11 dicembre 2002
Giovani vergini per scelta morale o per paura delle “conseguenze“?
I giovani tornano a credere nella verginità. Il settimanale “Newsweek” dedica la sua copertina
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> 16 febbraio 2003

Il programma Micromega brucia i tempi
ma non fa la differenza


"Un’altra Italia possibile" è il titolo dato al nuovo numero di Micromega, che batte sul tempo ogni possibile apertura di un Ufficio di programma delle sinistre partitiche e propone un programma per l’Italia dell’opposizione che dovrebbe correre alle prossime elezioni. Lo dice esplicitamente nell’editoriale il direttore della rivista Paolo Flores D’Arcais, affermando che il mondo dei movimenti in cui si riconosce, è anche capace di “proposizioni” e non solo di “opposizioni”: “Qui – è scritto – ci sono tutti i sì necessari a formare un vero e proprio programma di governo”.
Seguono 24 testi che offrono così programmi o comunque spunti ricchi di riflessione per una Italia rinnovata nella giustizia (Saverio Borrelli) nell’informazione (Maltese e Travaglio), ma anche nei beni culturali, (Salvatore Settis), nel cinema (Angelo Barbagallo), nell’ambiente (Realacci), nella politica estera (Bernardo Valli), solo per citarne alcuni. Due le donne che pubblicano in questo numero della rivista: Lidia Ravera per un programma per la prostituzione (che cita a sua volta nell’articolo una delle maggiori esperte italiane in materia, Roberta Tatafiore) e Raffaella Bollini, che ha scritto un programma “per ascoltare i new global”. La verità però, è che manca in Un’altra Italia possibile una riflessione che sia anche delle donne, o meglio, declinata secondo un approccio di genere.
Provo a spiegarmi meglio. Non voglio entrare qui nel merito dei singoli interventi, né protestare perché nel programma degli amici di Micromega entri la politica delle quote. Mi limito solo a osservare i contenuti: di donne parla lo scrittore e insegnante Domenico Starnone nel programma per la pubblica istruzione, per ricordare che la riflessione e gli esperimenti meglio riusciti nella scuola materna e dell’obbligo vengono dal mondo femminile; dal mondo della sanità viene la voce autorevole di Felice Piersanti per ricordare che tra i punti di riforma da attuare immediatamente ci sono “due diritti fondamentali. Essi riguardano il diritto di interrompere la propria vita quando essa è diventata insostenibile e il diritto di interrompere al suo inizio una gravidanza non voluta”. Franco Grillini si occupa dei diritti negati di gay e lesbiche. Punto. Non una parola nel programma new global, che pure vede migliaia di donne al suo interno, non una in quelli dell’economia, del lavoro, delle carceri.
Oggi il mondo si muove diversamente: politicamente più corretto, almeno nella forma tiene conto del mondo della/e differenze: le pubblicazioni delle organizzazioni nazionali e internazionali, le analisi macro e micro-economiche (vedi gli articoli in questo sito riguardanti la campagna Sbilanciamoci! e il Rapporto Social Watch).
E’ una tendenza che è politicamente scorretto ignorare: lo ricorda – con un tempismo “riparatore”, di cui probabilmente gli autori di Micromega non si sono accorti – l’intervento di Jacopo Fo nella sezione “Labirinti”, dedicato alle forme di commercio alternativo. Non ci sono, scrive, solo gli scioperi e le manifestazioni come forme di lotta del popolo contro i potenti, “si narra di uno sciopero del sesso indetto dalle donne greche per far cessare la guerra (…) le donne sara dell’Africa si infilarono nelle labbra oggetti simili a piatti: diventando così deformi non erano più appetibili per i mercanti di schiavi (…) Nel giro di pochi mesi in Bangladesh 500mila donne ruppero talmente le scatole a mariti, fratelli e padri che ottennero il possesso di un pezzo di terra e poterono costruire una casa”.
Mi sarebbe piaciuto vedere quell’articolo tra i programmi per l’Italia.
Monica Luongo







> da leggere
"Micromega",Editoriale L'Espresso, pag.130 euro12

> da consultare
Centomovimenti
il sito dei "girotondi"