storie / corsivi
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racconti di persone, polemiche ad personam
3 marzo 2005
Aborto: riparliamo di depenalizzazione
In un testo sul quale, nel 1989, avevo lavorato insieme a altre donne, insistevamo (ne avevamo già parlato negli anni Settanta) sulla possibile depenalizzazione dell’aborto. Una parte del femminismo è rimasta affezionata a questa idea

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8 febbraio 2005
Le donne, l'aborto, il dolore e la violenza
A proposito di qualche eccesso
nell'attuale dibattito sulla bioetica e altro
(pubblichiamo una lettera di Letizia Paolozzi al Foglio, le risposte di Anna Bravo e Claudio Risè e il saggio di Anna Bravo che è uno degli elementi della discussione)
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22 gennaio 2005
La sinistra (la politica) e le donne
Silenti, potenti, imbufalite, sdilinquite...
Sabato 15 gennaio uomini e donne all’assemblea della sinistra “alternativa”, alla Fiera di Roma. Qualcosa non va sin dalla “relazione” di Asor Rosa.
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21 luglio 2004
Antisemitismo, fanatismo e bugie
L’antisemitismo (soprattutto in Francia ma non soltanto) è una realtà. Il problema è come contrastarlo.
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22 giugno 2004
Ancora su "Italiane": signore del privato
o inadatte all'interesse pubblico?
Convocare le avevamo convocate tutte, Letizia Paolozzi ed io, per "discutere" la discussione intorno a "Italiane", più volte ospitata in questo sito: curatrici, autrici, critiche e sostenitrici dell'iniziativa.
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5 giugno 2004
Le "Italiane" fanno discutere
Un incontro a Roma il 10 giugno
Fa discutere l'iniziativa editoriale del ministero delle pari opportunità, che ha pubblicato e distribuito in edicola tre volumi di biografie di italiane. Su DeA intervengono Chiaromonte, Bonacchi, Paolozzi, Ruggieri, Leiss. E insieme alla Fondazione Basso si organizza un incontro pubblico per il 10 giugno
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9 maggio 2004
In famiglia
Mi sono trascinata, ecco sì questo è il verbo giusto, al funerale del vecchio signore. Cioé del nonno. Ci potevo scommettere, una bruciante certezza, che dietro al feretro non ci sarebbero stati la figlia e i nipoti.

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28 aprile 2004
Manifestiamo per gli ostaggi
Sono figli di mamma
Cortocircuiti linguistici, della politica e delle fazioni, intorno alla vicenda degli ostaggi italiani nelle mani delle “brigate verdi” irachene. Quasi nessuno resiste (il direttore di Repubblica compreso) alla tentazione del parallelo con il rapimento di Aldo Moro.
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28 marzo 2004
Ma che ci fa un servizio d'ordine
(del segretario) al corteo per la pace?
Se un uomo o una donna va al corteo della pace, immagino io che ci vada in pace. La pace essendo una trama sostenuta dalle relazioni tra uomini e donne. E bambini. E animali (cani, generalmente).

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10 marzo 2004
Ecco le Italiane
Una storia fatta di storie (non senza qualche polemica)

Un secolo di Italiane con qualche assenza
Un buon lavoro. Soldi (pubblici) ben spesi. A cominciare dal titolo: Italiane.
Di storia delle donne se n'è scritta molto. Non solo all'estero: in Francia, negli Stati Uniti. Anche in Italia. Ma non mancano le polemiche: ne scrivono Chiaromonte, Paolozzi, Bonacchi.

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9 marzo 2004
Otto marzo 2004: le donne straperdono o stravincono?
A me sembra che nelle tante celebrazioni, canoniche e non, di questo Otto marzo – intanto: auguri a tutte da DeA – ci siano molte contraddizioni. O meglio, delle doppie verità. Che però non si combinano. E anzi, non si incontrano nemmeno. Il Presidente della Repubblica si preoccupa
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24 febbraio 2004
Lettera al mio amico dagli occhi gialli
Carissimo Puck,
la mia mamma adottiva mi ha detto che, qualche giorno fa, hai preferito andare nei Campi Elisi, dove l’amore è perenne e dove il dolore e la sofferenza non hanno diritto di entrare.
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17 febbraio 2004
Una lacrima per il corpo di Pantani
Al "mare d'inverno" è dedicata la più bella canzone di Enrico Ruggeri, resa immortale dalla voce naturalmente disperata di Loredana Bertè
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15 gennaio 2004
Laragazza
del quaderno

La sede dei Cobas era gelida. Come al solito. Confesso però che il clima di smantellamento ha sempre attratto i militanti. Senza distinzione di sesso. Penso che la metafora sia appropriata alla condizione di chi fa politica non istituzionale. Una condizione da rivoluzionari veri. Magari iniziata per sfuggire alle perfidie dell’Ochrànka
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5 dicembre 2003
Tra nostalgia e modernità
L'insostenibilità di chiamarsi Mussolini
Ha deciso per la “Libertà di azione”, Alessandra Mussolini. Questo il nome dell’associazione che ha deciso di fondare

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23 novembre 2003
Il nome di Laura e la sua libertà
Ringrazio innanzi tutto la famiglia Ingrao per avermi chiesto di essere qui oggi.
Io, che sono di un’altra generazione rispetto a Laura e a tanti di voi , ho scelto di provare a fare un raffronto
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20 novembre 2003
Gita alle Cinqueterre
Dal racconto del Padre, di una precisione impressionante, anche se vi risuonano tremiti di commozione, ho compreso che escludeva qualsiasi traccia di inquietudine
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17 novembre 2003
Caro Guerri, ma che c'entrano feti
e "marroncini" con il voto agli immigrati?
Su “Il Giornale” di sabato 8 novembre Giordano Bruno Guerri scrive un commento sulla proposta Fini del voto agli immigrati
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25 settembre 2003
Le critiche di Gisele Halimi contro Badinter
e l'associazione "nè puttane nè sottomesse"
13 settembre alla Courneuve.
Il nome - Courneuve - é ricorrente nella cronaca nera dei quotidiani francesi
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3 agosto 2003
La tentazione del silenzio
sulla morte di Marie Trintignant
Marie Trintignant è morta. Un edema cerebrale provocato dalla lite con il suo compagno
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20 luglio 2003
Muscoli e cuore della senatrice
Rodham Clinton
I giornali di tutto il mondo hanno dato grande rilievo alla pubblicazione dell’autobiografia di Hillary Rodham Clinton
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9 giugno 2003
Don DeLillo e lo spettro del capitalismo
Un giorno d’aprile del 2000 Erick Packer, New York, 28 anni, esce di casa per andare dal barbiere. Non vi farà mai ritorno. Il suo è un viaggio lungo un giorno, ma anche lungo tutta una vita e un’epoca, l’ epoca del ‘tempo e del denaro’ come mi dice Don DeLillo, l’autore di "Cosmpolis",.
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11amaggio 2003
Pari opportunità, ma non per le "bugiarde"
Il testo approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta,
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13 aprile 2003
Caro Tronti, contro la forza imperiale Usa
vorrei una "potenza" senza "potere"
L’America in Iraq impiega brutalmente tutta la forza perché ha paura di una sua nuova debolezza.
Dibattito: interventi di Moretti, Caminiti, Paolozzi, Leiss, e riferimenti a articoli di Luisa Muraro, Luigi Pintor
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30 marzo 2003
Se solo fossimo umani
Siamo un’amabile, odiosa, affettuosa, rozza, tenera, vile, intelligente, caotica, virtuosa
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20 marzo 2003
Dialogo immaginario sulla nuova presidente Rai
A - “Vedo qui tra voi pochissime donne. Il 7% mi dicono. Chiedo come mai, e la risposta è che la vostra cultura è maschile, aggressiva, competitiva. Bene, ma se siete così energici, perché non investite la competitività nel dare più profitti all’azienda invece che discriminando le colleghe“ ? (così Giovanni Agnelli, all’ultima assemblea dei quadri Fiat, nel racconto di Gianni Riotta)“. Ecco. In un Paese che ha della politica istituzionale e delle cariche pubbliche una concezione molto virile, se non patriarcale, Lucia Annunziata presidente del Cda secondo me è una buona cosa
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> 7 marzo 2005


Maschilismi all'italiana

Ben vengano i riflettori puntati sui tassi di maschilismo del giornalismo (e politica) italiano. Anche se. Ma prima i fatti. La discussione è stata accesa da un articolo di Marco Travaglio, nella sua rubrica Bananas sull’Unità, a proposito di una puntata della trasmissione di La7 “Otto e mezzo”,condotta da Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni, dedicata al cambiamento di direzione dell’Unità. Travaglio ha accusato Armeni di essersi «accucciata sulle ginocchia di Ferrara» mentre lui menava la vittima di turno. Ritanna Armeni si è risentita: «E' un maschilista, usa parole di tono squadristico... Invece di contestarmi politicamente, ha preferito soffermarsi sul mio essere donna », proponendo a sua volta una distinzione difficile tra politica e donna.
Tanto è bastato a scatenare un putiferio, in un intreccio di interventi a sostegno e contro, sull’Unità ma anche sui principali quotidiani, dal Corriere della Sera a Repubblica. Spicca l’invettiva di Barbara Palombelli sul Corriere, più o meno del tono: accusare una donna è facile, non azzardatevi a festeggiarci l’otto marzo, tenetevi le vostre mimose.
Allora. Il maschilismo di Travaglio. L’immagine è senza dubbio di concedimento (o bramosia) di favori sessuali. Di improbabile uso se avesse dovuto accusare un uomo, come invece ha sostenuto lui stesso, in una lettera di quasi scuse. Del resto anche nel parlare di qualcuno inginocchiato, prono, nella posizione di chi lecca, espressioni possibili rivolgendosi a un uomo, avrebbe fatto ricorso allo stesso armamentario linguistico maschilista e virulento.
D’altra parte molti hanno reagito all’accusa di “maschilismo” come se fosse un dettaglio che storna l’attenzione dalla vera “colpa” di Ritanna Armeni, ovvero collaborare con il nemico, cioè Giuliano Ferrara. Lo hanno detto tra gli altri, Antonio Tabucchi, Alberto Asor Rosa e Eugenio Scalfari. E con i toni opposti, di chi rimarca l’assurdità di tale accusa e l’invelenimento della politica che rivela, un editoriale del “Riformista”.
Se ne ricava che l’accusa di maschilismo dà fastidio a tutti, disturba. Non coglie il punto. C’è sempre qualcosa di più importante.
È la posizione di Michele Serra, nella sua rubrica “L’Amaca”, su Repubblica”. Che ricorda il rapporto dell’Onu sulla situazione delle donne in Italia appena pubblicato (disponibile sul sito arcidonna ), nella quale, scrive, «si muovono circostanziati addebiti al nostro paese, ai primi posti al mondo nell’ostensione di tette e sederi, agli ultimi posti per la presenza femminile in politica. Il ritratto perfetto, e ahimé veridico, del maschilismo italiano e della fase perfettamente reazionaria che stanno attraversano, da noi, i rapporti tra maschi e femmine». E prosegue lamentandone l’oscuramento a vantaggio di un banale episodio di gossip giornalistico-politico.
Eppure. Come si scioglie la trama compatta del maschilismo italiano, senza donne pubbliche abbastanza generose da esporsi, pronte a prendersi la briga di ricevere, oltre la solidarietà, tutto il livore di chi, donne e uomini, le trova lamentose, primedonne, incoerenti, autoriferite e via verso il peggio? Come cambiare quelle scelte, quei comportamenti denunciati nel rapporto Onu se non si sradica la cultura che li sostiene? Qualche settimana fa tutti sono insorti compatti a difendere Rosi Bindi, che il presidente della regione Lazio Francesco Storace aveva definito una “non-donna”. Per scarsa avvenenza, sottinteso. Tra i molti interventi ricordo Carmen Lleira. A un antipatico (in questa circostanza) Chiambretti che le chiedeva insistente, nel suo programma Markette, che cosa mai lei e la Bindi avessero in comune, rispondeva ostinata e carina: siamo uguali, fuori più ancora che dentro.
Piccoli segnali di cambiamento. D’accordo.
Ma che dire dello spettacolo che in questi giorni ha coinvolto un bel po’ di italiani, intendo il Festival di Sanremo. Vanno in scena Bonolis e le due “paperotte”, come le chiama lui. Una, Antonella Clerici, sui quarant’anni, che fa la parte dell’incapace e/o della bisbetica/ moglie che si subisce. Mi tocca, ammicca Bonolis, complice. Certo “Sex and the city” appartiene a un altro pianeta. L’altra, Federica Felini, è giovane, bella e più che scema, sprovveduta, al limite della dabbenaggine. Bella a papà, infierisce Bonolis. Molto divertente. Peccato non si possa dire, pena macchiarsi della colpa di femminismo inacidito, incapace di autoironia, che si tratta di autentiche maschere dell’eterna commedia italiana, incarnazione dello stereotipo delle donne italiane. Viste da sguardo maschile, o comunque su questo modellate (se si considera il ruolo preminente della moglie di Bonolis nella scelta dell’ineffabile e innocua Felini). Per giunta, neanche aggiornato. Insomma, maschilista.
Voilà, l’ho detto.

P.S. Sul Corriere della Sera del 6 marzo, in una lettera al direttore, Ritanna Armeni scrive degli insegnamenti che ha ricevuto dal caso di cui è stata protagonista. Parla della misoginia, più estesa di quanto pensasse, e dell’asimmetria persistente del giornalismo delle donne. Un giornalismo, scrive, che «mi spinge più al confronto che allo scontro, a far emergere i fatti più che a polemizzare ferocemente con le idee, a fornire elementi utili perché il lettore o il telespettatore comprendano più che affermare seccamente le mie opinioni». Entra poi nel merito dell’accusa: collaborazione con il nemico. Rivelatrice di una cultura politica di sinistra che si vede in lotta contro il male assoluto: «Sono stata attaccata senza esclusione di colpi» scrive. «La misoginia non è estranea a questa cultura, ne fa coerentemente parte. È un mezzo come un altro, forse il più feroce di altri per distruggere una donna contaminata dal male». Misoginia, maschilismo. Sostrato comune e trasversale, destra e sinistra, uomini e donne, della più profonda cultura italiana. Politica e non solo. Buon otto marzo.

Bia Sarasini







> da leggere

Lettere, articoli e interventi su l'Unità, Il Corriere della Sera, Repubblica, Il Riformista