storie / corsivi
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racconti di persone, polemiche ad personam
5 dicembre 2003
Tra nostalgia e modernità
L'insostenibilità di chiamarsi Mussolini
Ha deciso per la “Libertà di azione”, Alessandra Mussolini. Questo il nome dell’associazione che ha deciso di fondare

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23 novembre 2003
Il nome di Laura e la sua libertà
Ringrazio innanzi tutto la famiglia Ingrao per avermi chiesto di essere qui oggi.
Io, che sono di un’altra generazione rispetto a Laura e a tanti di voi , ho scelto di provare a fare un raffronto
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20 novembre 2003
Gita alle Cinqueterre
Dal racconto del Padre, di una precisione impressionante, anche se vi risuonano tremiti di commozione, ho compreso che escludeva qualsiasi traccia di inquietudine
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17 novembre 2003
Caro Guerri, ma che c'entrano feti
e "marroncini" con il voto agli immigrati?
Su “Il Giornale” di sabato 8 novembre Giordano Bruno Guerri scrive un commento sulla proposta Fini del voto agli immigrati
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25 settembre 2003
Le critiche di Gisele Halimi contro Badinter
e l'associazione "nè puttane nè sottomesse"
13 settembre alla Courneuve.
Il nome - Courneuve - é ricorrente nella cronaca nera dei quotidiani francesi
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3 agosto 2003
La tentazione del silenzio
sulla morte di Marie Trintignant
Marie Trintignant è morta. Un edema cerebrale provocato dalla lite con il suo compagno
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20 luglio 2003
Muscoli e cuore della senatrice
Rodham Clinton
I giornali di tutto il mondo hanno dato grande rilievo alla pubblicazione dell’autobiografia di Hillary Rodham Clinton
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9 giugno 2003
Don DeLillo e lo spettro del capitalismo
Un giorno d’aprile del 2000 Erick Packer, New York, 28 anni, esce di casa per andare dal barbiere. Non vi farà mai ritorno. Il suo è un viaggio lungo un giorno, ma anche lungo tutta una vita e un’epoca, l’ epoca del ‘tempo e del denaro’ come mi dice Don DeLillo, l’autore di "Cosmpolis",.
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11amaggio 2003
Pari opportunità, ma non per le "bugiarde"
Il testo approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta,
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13 aprile 2003
Caro Tronti, contro la forza imperiale Usa
vorrei una "potenza" senza "potere"
L’America in Iraq impiega brutalmente tutta la forza perché ha paura di una sua nuova debolezza.
Dibattito: interventi di Moretti, Caminiti, Paolozzi, Leiss, e riferimenti a articoli di Luisa Muraro, Luigi Pintor
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30 marzo 2003
Se solo fossimo umani
Siamo un’amabile, odiosa, affettuosa, rozza, tenera, vile, intelligente, caotica, virtuosa
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20 marzo 2003
Dialogo immaginario sulla nuova presidente Rai
A - “Vedo qui tra voi pochissime donne. Il 7% mi dicono. Chiedo come mai, e la risposta è che la vostra cultura è maschile, aggressiva, competitiva. Bene, ma se siete così energici, perché non investite la competitività nel dare più profitti all’azienda invece che discriminando le colleghe“ ? (così Giovanni Agnelli, all’ultima assemblea dei quadri Fiat, nel racconto di Gianni Riotta)“. Ecco. In un Paese che ha della politica istituzionale e delle cariche pubbliche una concezione molto virile, se non patriarcale, Lucia Annunziata presidente del Cda secondo me è una buona cosa
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> 15 gennaio 2003


La ragazza del quaderno

La sede dei Cobas era gelida. Come al solito. Confesso però che il clima di smantellamento ha sempre attratto i militanti. Senza distinzione di sesso. Penso che la metafora sia appropriata alla condizione di chi fa politica non istituzionale. Una condizione da rivoluzionari veri. Magari iniziata per sfuggire alle perfidie dell’Ochrànka . O ancora prima. Certo, più gli individui sono antagonisti , più si esercitano a battere i denti.
D’altronde, da quell’incontro delle femministe con le disobbedienti, non ci si poteva aspettare pace e serenità.
Il rumore delle sedie spostate, e trasportate e spinte contro il muro, che avvolge l’inizio di ogni riunione, non accennava a finire ma venne coperto dalla voce : “Compagne e compagni “ benché, aggiungo io, di compagni se ne vedevano pochi, anzi nessuno. Fece seguito la buona novella che in agenda era previsto il tema della violenza. Organizzata e non.



“Una volta accertato che la nozione è possibile spaccarla in due ragionamenti diversi, e in questo ci aiuterà la compagna che è stata militante rivoluzionaria, dunque accertato che la questione ha esiti contigui ma anche opposti a seconda che a prenderla in mano e gestirla siano i br, i lottarmatisti, i neo-br, i black bloc, oppure noi“ dove il pronome noi fu molto insistito perché l’io e il singolo in un collettivo che si rispetti puzza alquanto di personalismo , la voce riprese “sottolineo noi donne, bisogna che affrontiamo di petto la scadenza che ci aspetta“.



La scadenza sarebbe stata la manifestazione. Anche se, pudicamente , si evita di chiamarla in questo modo.
Fu allora che le disobbedienti scelsero la loro postazione. In gruppo e in quanto gruppo. Uno schieramento coperto da berretti andini, maglioni, scarponi, zainoni e giacconi. Mucchio più che selvaggio , infagottate dal Commercio equo e solidale. D’altronde, così ci si riconosceva . Con segnali equivalenti a quelli esibiti dal cane maschio, sdraiato pancia a terra, in attesa che si avvicini la femmina appena comparsa in fondo alla strada.
Un numero abbastanza ridotto di femministe si ancorò strategicamente a una specie di ziqqurat metaforico. In cima stava la più esperta in pensiero della differenza sessuale. Con le rughe profonde a stirarle la bocca verso il basso. Quando però citava la pratica delle relazioni, la faccia le si trasfigurava e le labbra si giravano verso l’alto in un sorriso.
Tra disobbedienti e militanti della differenza , non si affacciò mai, per tutto il tempo del confronto, neppure l’ombra della noiosa ma potente fragilità femminile, che è capace di smuovere le montagne. Questo, se non l’avete capito, per sottolineare che le montagne rimasero immobili e nessuna di noi cambiò opinione alla fine della favola.
“La donna che opta per la lotta armata, la considero subalterna ai maschi e alla loro violenza“ prese la parola la femminista .
Si alzò un brusio dalle sedie scomode su cui erano appollaiate le disobbedienti.
Mai state subalterne, protestarono. Anzi, abbiamo offerto noi le dritte ai nostri compagni che se non partecipavano a quella specifica riunione, era perché avevano altro che li tratteneva. Non voglio suggerire che i maschi non tenessero in alta stima le femmine ma, più semplicemente, che spesso erano abituati a separarsi, pure con dolore , dalle compagne.
In disparte, senza partecipare a una delle opposte fazioni : disobbedienti e femministe, cosa ormai penetrata nell’indole e nelle vene della sinistra in genere, stava una ragazzza. Aria caparbia, aspetto poco curato, spalle contro la parete. Sulle cosce un quaderno tenuto in bilico. A meno che non mi fossi in qualche momento distratta, non parlò mai. Per dedicarsi intensamen te agli appunti.
In seguito 106 file - storia del passaggio dai Ncc alle Br-Pcc - compilati maniacalmente, furono rinvenuti nella casa con giardino e gazebo, melograno e limone .
Sembrava uscita , questa ragazza in disparte, da un quadro di Margherita Manzelli. Occhi tirati verso le tempie , capelli biondi raccolti sulla nuca, aveva segni di invecchiamento precoce nelle mani e un incarnato livido, leggermente alterato. Trasudava intensità. E ansia. Nello sguardo. Nel modo di tenere il collo rigido. Quando sollevava la testa. Il che avveniva di rado dal momento che il quaderno faceva da sfondo ai suoi arruffati pensieri .



La necessaria impostazione del riadeguamento politico-organizzativo alle nuove condizioni dell’O. è indispensabile, evidentemente, all’ indebolimento dello Stato nella sua azione di dominio sulla classe e pure agli attacchi tattici finalizzati all’approfondimento della disarticolazione prodotta dall’attacco strategico .



Dunque, la storia delle dritte penetrò con un tenace brulichio tra le disobbedienti. Tanto che una di noi prese coraggio e, sbilanciandosi verso il lato destro di un tavolo mangiucchiato dalle scritte in memoria della lotta di classe e dalle sigarette che gli avevano spento sopra, palesò la sua diffidenza per le menate della subordinazione femminile al maschile . “Noi il femminismo lo pratichiamo con i comportamenti antagonisti. Non con teorie astratte“.
Il mucchio ridacchiò e il discorso si sarebbe chiuso lì. Ma è difficile rinunciare quando hai il coltello dalla parte del manico.
“Se la donna che opta per la lotta armata, è subalterna ai maschi e alla loro violenza , come ti spieghi le kamikaze al femminile? “
La femminista rispose tratteggiando una specie di incubo cosmico: “ Se lo shahid è donna viene accompagnata al macello dai maschi: fratelli, cugini, cognati. In genere indossano cinture al tritolo. Il lieve rigonfiamento suggerisce l’attesa di un bambino. Dunque, ai posti di blocco, di fronte alla polizia, mantengono un atteggiamento modesto, umile, timoroso per quella vita che sta arrivando. Quanto alle kamikaze cecene hanno combinato un sacco di pasticci. Una si è lanciata a chiedere ai passanti che le indicassero la strada del suo obiettivo. Un’altra ha deposto una bomba nel luogo sbagliato. In luglio, a Mosca, una ragazza ha vagato per ore in cerca di un indirizzo che non riusciva a trovare e poi , in preda a una crisi di nervi, si è infilata in un caffé. Voleva farsi esplodere. Ma non ci è riuscita. In genere, sono le famiglie a spedire allo sbaraglio le donne sfruttando il loro desiderio di martirio“.
L’affermazione non raccolse grandi consensi.
“Come si risponde al terrorismo di Stato? E tra guerra e terrorismo noi non facciamo distinzione “ fu la domanda assai retorica e pronunciata con malanimo, dalle disobbedienti. D’altronde, le femministe provocano, non saprei dire per quale motivo, simpatie e antipatie estreme . Sproporzionate al loro credo che sarà pure sbagliato ma nemmeno tanto rispetto alle dottrine gonfiate per necessità mediatica che sentiamo ripetere in alcuni passaggi cruciali – e Napoli e Genova e Roma- dal nostro movimento.
“La schiavitù delle donne nel mondo arabo è tramontata con le kamikaze al femminile e con Wafa Idrisse Ayyat al Akhras“ avvertirono, con il piglio di un gruppo di esperti pubblicitari, le disobbedienti . Significava che il vero femminismo non poteva prescindere da quegli esempi islamici.
La ragazza in disparte fece una smorfia considerando la pagina che aveva iniziato a coprire di appunti molto fitti.



Occorre interpretare il livello di internità che i militanti sono disposti a assumere. Viene proposto il criterio di porre nei passaggi di formalizzazione di rapporti stabili con proletari e compagni rivoluzionari che compiono il passaggio di adesione alla proposta politico-organizzativa delle Br, la dichiarazione di riconoscimento nella linea politica e nei principi organizzativi , e la dichiarazione del tipo di rapporto in cui s’intende entrare; in particolare se ci si vuole relazionare concretamente all’obiettivo della costruzione dell’organizzazione dei rivoluzionari di professione oppure si vuole concorrere a questo fine senza assumersi in prima persona questa responsabilità , in un rapporto organizzato ma esterno.



Convinta che le ragazze non hanno necessariamente ragione in quanto sono più giovani, la femminista decise di aprire le ostilità. I disturbi comunicativi avevano già cominciato a produrre una reciproca diffidenza che forse sarebbe rientrata di fronte a una sincera ammissione delle inquietudini e dei gineprai che il femminismo , quello storico, che è l’unico valido giacché gli altri non hanno alcuna influenza.
Senonché, nel preciso istante in cui stava per entrare nei dettagli , spuntò una donna con i capelli lunghi neri e lisci.
“Sono stata una militante complessiva“ disse di sé, quasi avessimo di fronte la protagonista di un dramma spettacolarmente grandioso . E poi : “Non ha più senso la lotta armata. L’ho capito quando ho cominciato a sentire la morte sul collo e si è consumata la sconfitta della mia generazione. Con gli infami che, deposte armi e bagagli, si precipitavano a denunciarci“ aggiunse precipitosamente.
Le disobbedienti obiettarono che la lotta armata non le riguardava . Sia quella vecchia sia la nuova.
La ragazza in disparte nel frattempo aveva cambiato posizione.
C’è stata una ritirata strategica . Ma dal momento che le nuove Br non sono comunisti su Marte e neppure emarginati in preda a un delirio di potenza, c’è stata la ripartenza. Con l’avanzamento, lo scardinamento, il superamento, il calibramento.
Comunque, ripresero le disobbedienti mentre la stanza cominciava a svuotarsi, noi non disprezziamo la guerra di classe. Cioé sì, ma no, sebbene, in quanto, al giorno d’oggi: finirono in confusione. Il terrorismo come resistenza politica organizzata al potere va compreso. E’ la sola risposta possibile degli esclusi, perdenti, lasciati sul bordo della strada.
Per gli sfruttati gli doleva il cuore.
In un tripudio di effervescenza, fu citata l’eccezionale lotta degli autoferrotranvieri di Milano. E di quelli genovesi. Che avevano reagito all’orecchio da mercante e bucato il muro di silenzio dei media. Roteò nell’aria che andavano considerati nipotini delle magliette a strisce. Nessuno si azzardi a sostenere che gli operai sono una specie in via di estinzione, sibilò il mucchio infagottato.
E gli alberi dell’Amazzonia, le culture naturali di granturco? fu la ritorsione della femminista. Quindi elencò i gamberi da fiume, storioni, temoli, rane verdi, beccacce di mare, morette tabaccate, gallinelle d'acqua, mignattini, martin pescatori, tuffetti, svassi maggiori, tutti in forte diminuzione , causa inquinamento, nella zuppa evolutiva.
La mia congettura è che volesse recuperare terreno quando non scartò la soggettività dell’autoferrotranviere , benché il femminismo si appassionava in modo particolare per le imprese cooperative e relazionali.
“Sulla pratica di relazione siamo d’accordo“ concesse , dopo una lunga sospensione , la donna che era stata militante complessiva. Si accese pure una sigaretta, e questo provocò , nonostante avesse approvato la relazione, una netta ripulsa da parte delle militanti della differenza . Che erano anche ecologiste, ambientaliste e animaliste. Tutto sommato, antiglobalizzazione.
Sostenne che l’opzione eversiva rappresentò la scelta disperata di un altro tempo. “Adesso che è pure scomparsa l’offensiva proletaria, le nuove Br sono soltanto una banda di serial killer . C’è una differenza abissale di ambito, di contesto storico e culturale. Allora le azioni militari erano centinaia e migliaia di militanti nelle organizzazioni armate“.
Per rafforzare la diversità delle vicende vissute da lei e quelle odierne, colpì con il pugno destro il palmo della mano sinistra. Disobbedienti , se ammirate, comprendete, vi identificate nelle nuove Br, dovete avere la testa dura. Fatta di legno o di marmo.
Intanto la ragazza in disparte scriveva affannosamente.



Anche le piccole iniziative firmate Mcc, Nipr, Npr o Nac, hanno riaperto la prospettiva della presa del potere. La portata del contributo al lancio e avanzamento del processo rivoluzionario che questa organizzazione ha dato e sta dando con la ripresa dell’iniziativa - spostamento di borsoni con il cartaceo e quelli con gli attrezzi dove si deve intendere 100 chili di esplosivo da cava, due bombe a mano “ananas“, duecento detonatori e poi divise e “fratini“ di carabinieri e polizia, videocassette più una copia-giocattolo del mitragliatore M12 e drappi rossi - sul piano strategico a partire dal 1999, andando a intervenire sulla contraddizione dominante fra classe/Stato che disarticola il progetto della borghesia imperialista.



Dalla riunione scomparve, se mai c’era stata, qualsiasi traccia di affabilità. Evidentemente, nella sinistra la critica si trasforma quasi sempre in un’esperienza devastante.
“La libertà femminile è venuta al mondo. Per questo non mi faccio carico dei brigatisti. Vecchi e nuovi. Preferisco riflettere sulla contraddizione di sesso “ non si trattenne la femminista , che sfoggiava una rigidità monolitica, poco incline al dialogo. Aver allentato i rapporti con il sesso maschile, la spingeva a ingigantire le sue certezze fino a applicarle all’intero pianeta femminile. Ma nella sede dei Cobas, il potere d’attrazione della libertà non ebbe molto seguito. La militante che era stata complessiva , dopo aver ricacciato indietro i capelli, si accinse a difendere, con la bravura tecnica di un Uri Caine , la sovversione del passato. Per quanto possa apparire bizzarro, attribuì impegnative ragioni a chi era piuttosto assetato di sangue.
“L’ansia di riscatto fu una motivazione forte . Ci spinse fin sull’orlo dell’abisso. Anche mio fratello, all'incirca nel '75 si arruola nelle Br, formazione strategica con un respiro nazionale. La disarticolazione seguì più tardi, dopo l'assalto al cielo, ma noi siamo cresciuti in un coacervo di tensioni sociali. Io vengo da una famiglia di tradizione comunista, poverissima. Mio padre fu colpito da un ictus mentre stava tenendo un comizio. Siccome non avremmo potuto pagargli la cassa di zinco per il trasporto, i compagni lo caricarono sull'automobile che era già morto. Viaggiò stecchito accanto all'autista. Da Matera a Napoli, su una vecchia Aprilia. Per metterla in moto si versava nel radiatore una chiara d'uovo, in modo da tappare i buchi“.
Sul romanzo famigliare scese il silenzio. Neppure la rivoluzione venne presa in esame. D’altronde, noi l’abbiamo sempre considerata più desiderabile in teoria che nella sua concreta realizzazione e il cuore del problema lì così nella sede dei Cobas , consisteva nello scegliere tra Br vecchie e nuove. Come in un concorso di bellezza. La ragazza in disparte allargò le braccia a pala di mulino. Il quaderno le scivolò dalle ginocchie. Lo raccolse . Aveva ancora spazio per gli appunti nella pagina di destra che era scritta per metà.



La candidatura non è definitiva però viene sancito il tipo di relazione - se a tempo pieno o part time - che s’imposta e il tipo di apporto. Quando si arriva all’omicidio, la prospettazione è la seguente: che nella struttura della società capitalistica vi sono soggetti particolarmente importanti, per cui l’attacco a questi stessi significa indebolire il sistema. Gli esclusivi quanto sterili contributi d’opinione non interessano. Guai a mettere in secondo piano le esigenze dell’organizzazione. Per questo è importante stabilire una graduatoria sul tipo di disponibilità che si ha intenzione di garantire. Regolari a tempo pieno, irregolari e date le condizioni storiche e la necessità di avere forze che possano essere radicate e presenti nel campo proletario, e nello stessso tempo di avere il massimo di agibilità nel lavoro mili tante, si riconosce la figura del semiregolare.



“Le terroriste sono una variante del tradizionale eroe virile“ precisò , sentendosi ormai sconfitta, la femminista. Al contrario, le disobbedienti puntarono dritte sugli effetti nefasti della desertificazione della terra e il buco dell’ozono . A impegnarle era il campo eco-eco, che poi sarebbe, abbreviato , il campo economico e ecologico. “La violenza è necessaria contro l’ingiustizia e lo sfruttamento. Diciamo che ce n’è una buona e una cattiva nelle mani dello stato“ conclusero. Con tanti saluti per il caro Hobbes.
La ragazza in disparte strinse gli occhi. Simile a un gatto disturbato da un suono sconosciuto, chiuse il quaderno. Prima che la riunione si sciogliesse, non c’era più.
Qualche giorno dopo la riunione è comparsa sui giornali la fotografia piuttosto sfocata di una giovane donna che, nei tratti, ricordava la ragazza in disparte nella nostra riunione. Secondo la polizia, l’arrestata apparterrebbe al ceto dirigente del nuovo terrorismo. Bisogna però diffidare di queste spiegazioni. Sovente, a dettarle, è quel pregiudizio deciso a scoprire un comando centrale in ogni forma di organizzazione che ci minaccia .
D’altronde, perché un personaggio così importante avrebbe abbandonato in fretta i piatti sporchi nel lavello per farsi poi trovare dopo due giorni , sottoscrivendo con il suo vero nome un contratto d’affitto nel residence tra l’Aurelia e la ferrovia per la Toscana?
Quanto alle disobbedienti e femministe, me compresa, se qualcuna ha ravvisato delle rassomiglianze tra l’immagine fotografica e la ragazza del quaderno, si è tenuta i suoi dubbi.

Letizia Paolozzi