storie / corsivi
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racconti di persone, polemiche ad personam
3 agosto 2003
La tentazione del silenzio
sulla morte di Marie Trintignant
Marie Trintignant è morta. Un edema cerebrale provocato dalla lite con il suo compagno
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20 luglio 2003
Muscoli e cuore della senatrice
Rodham Clinton
I giornali di tutto il mondo hanno dato grande rilievo alla pubblicazione dell’autobiografia di Hillary Rodham Clinton
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9 giugno 2003
Don De Lillo e lo spettro del capitalismo
Un giorno d’aprile del 2000 Erick Packer, New York, 28 anni, esce di casa per andare dal barbiere. Non vi farà mai ritorno. Il suo è un viaggio lungo un giorno, ma anche lungo tutta una vita e un’epoca, l’ epoca del ‘tempo e del denaro’ come mi dice Don DeLillo, l’autore di "Cosmpolis",.
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11amaggio 2003
Pari opportunità, ma non per le "bugiarde"
Il testo approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta,
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13 aprile 2003
Caro Tronti, contro la forza imperiale Usa
vorrei una "potenza" senza "potere"
L’America in Iraq impiega brutalmente tutta la forza perché ha paura di una sua nuova debolezza.
Dibattito: interventi di Moretti, Caminiti, Paolozzi, Leiss, e riferimenti a articoli di Luisa Muraro, Luigi Pintor
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30 marzo 2003
Se solo fossimo umani
Siamo un’amabile, odiosa, affettuosa, rozza, tenera, vile, intelligente, caotica, virtuosa
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20 marzo 2003
Dialogo immaginario sulla nuova presidente Rai
A - “Vedo qui tra voi pochissime donne. Il 7% mi dicono. Chiedo come mai, e la risposta è che la vostra cultura è maschile, aggressiva, competitiva. Bene, ma se siete così energici, perché non investite la competitività nel dare più profitti all’azienda invece che discriminando le colleghe“ ? (così Giovanni Agnelli, all’ultima assemblea dei quadri Fiat, nel racconto di Gianni Riotta)“. Ecco. In un Paese che ha della politica istituzionale e delle cariche pubbliche una concezione molto virile, se non patriarcale, Lucia Annunziata presidente del Cda secondo me è una buona cosa
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> 25 settembre 2003


Le critiche di Gisele Halimi contro Badinter
e l'associazione "nè puttane nè sottomesse"

13 settembre alla Courneuve.
Il nome - Courneuve - é ricorrente nella cronaca nera dei quotidiani francesi: zona sensibile, alto tasso di immigrati, violenza nelle scuole e nei ghetti degli HLM (case popolari).
Il quartiere della periferia nord- est di Parigi ha pero', oggi, sotto un cielo eccezionalmente terso e nel grande parco dove é allestita la Fete de l'Humanité, il fascino del multietnismo romantico e solidaristico da mobilitazione ideologica che alcuni grossi avvenimenti di massa mi comunicano.
"Gli uomini sono minacciati da un complotto femminista?" é il dibattito del giorno. Lo presiede Gisele Halimi, femminista di origini tunisina, fondatrice dell'associazione "Choisir la cause des femmes" nota fin dagli '70 per le battaglie antisessiste e antimachiste e per la legge contro la discriminazione degli omosessuali. A lei si deve l'introduzione, all'interno delle ricerche condotte dall'ONU, di un ISDH, un indice sessuato di sviluppo umano (che correggeva il IDH, indice di sviluppo umano). E' attualmente impegnata contro "la sanzione sulla parità" che le formazioni partitiche possono scegliere di pagare se non vogliono rispettare la quota di donne presenti al loro interno.
Gisèle Halimi si ribella contro la tesi di "Fausse route" punta avvelanata di un antifemminismo diffuso (se ne è già scritto su DeA).
Elisabeth Badinter, Marcela Iacub e Catherine Millet accusano il femminismo di vittimizzazione, moralizzazione, di una deriva differenzialista e ispirata dal femminismo americano. Sottolineano che il rapporto nazionale sulle donne vittime di violenze ENFEVV (condotto fra marzo e luglio 2000,e tornato di attualità dopo la morte di Marie Trintignant), prende in considerazione le violenze fisiche e quelle psicologiche; che il femminismo vuole "omologare la sessualità maschile" e stabilire un "nuovo ordine morale".
Gisèle Halimi sottolinea che la violenza contro le donne é un dato presente nella nostra società, universale e socialmente trasversale. E' pericoloso mettere in discussione il rapporto sulla violenza nei confronti delle donne, istituito durante la conferenza mondiale di Pechino nel 1995. Sottolinea che la sua battaglia é condotta all'interno di una associazione mista e " volta alla creazione di una nuova società in cui gli uomini sono liberati dalla liberazione delle donne". Contro le neo- femministe, autrici del manifesto "né colpevoli, né sottomesse: libere di prostituirsi", dichiara che la scelta libera della prostituzione non esiste: "é una visione borghese di chi fantastica sul film Bella di giorno di Bunuel con Catherine Deneuve".
Gisèle Halimi disegna i contorni di un femminismo nobile, alto, ideologico che esclude, sul suo versante superiore, il pericolo delle "liberali".
Dall'altra parte, sul versante inferiore, quello che viene dalla strada, manifesta il suo scetticismo e esprime le sue critiche nei confronti dell'associazione "ni putes ni soumises" composto dalle ragazze delle periferie, perché non abbastanza femministe. Una particolarità tutta francese e tutta recente: allergia e impopolarità del politico e della politicizzazione delle pratiche sociali e predisposizione all'associazionismo.
L'associazione é mista e lotta per una relazione di rispetto reciproco fra gli uomini e le donne, denuncia una violenza tanto più dolorosa in quanto passa attraverso la banalizzazione delle ingiurie sessiste e un controllo crescente dello spazio da parte degli uomini. Reagisce al deterioramento dei rapporti fra uomini e donne nelle periferie delle città francesi aggravatosi negli anni '80 e accompagnato da un processo di islamizzazione. Questa, infine, l'ombra del movimento per Halimi: l'associazione lotta contro le violenze subite non denunciandone direttamente gli autori ma la società che li produce. L'associazione scongiura, in questo modo, il rischio di rafforzare l'ondata di antirazzismo nei confronti della popolazione giovane magrebina e la sua strumentalizzazione da parte della politica interna di sensibilizzazione sul tema della sicurezza.
Insomma, finite le ideologie, la teoria annoia. O forse farebbe bene a aprirsi alla materia esplosa, plurale e multipla del femminile: vibriamo su contenuti nuovi (Badinter e Iacub hanno avuto un enorme successo mediatico per la diffusione di contenuti forti, provocatori) e la lotta si sposta dalla rive gauche alle difficili condizioni delle periferie. E se preferisce dirsi apolitica va bene lo stesso? E se delle parole delle neo-femministe salvassimo la tesi di deromanticizzazione rispetto alla percezione del corpo, del sesso, delle relazioni?

Veronic Algeri