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5 giugno 2006
Nadine Gordimer: la verità nel romanzo
la speranza dalla vita quotidiana

Bisogna saperlo che ha 82 anni, Nadine Gordimer, a vederla camminare dritta come un fuso, elegante e sobria nella giacca nera di foggia orientale

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3 maggio - 31 maggio 2006
Rubriche di Franca Fossati uscite su Europa dal 3 al 31 maggio 2006
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13 aprile 2006
Kristeva: tre donne di genio nel '900
contro il "femminismo di massa"

È stato un incontro appassionante quello che si è avuto a Roma con Julia Kristeva, festeggiata per la traduzione della sua trilogia dedicata al genio femminile.
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16 marzo 2006
Il Cavaliere scivola su donne e politica
ma lo sfidante Prodi non ne approfitta

Quando il gioco si fa duro... Ed eccoli lì, tutti con lo stesso nodo della cravatta (lo sottolinea il "Corriere della sera" in una dettagliata descrizione dell'abbigliamento di Berlusconi e Prodi), convenuti nel luogo stabilito per il duello
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18 febbraio 2006
Rossanda, o dell'ironia femminile
nel secolo delle passioni forti

A me sembra che nella “Ragazza del secolo scorso“ , Rossana Rossanda abbia vinto la scommessa di guardare alla storia senza aggiustarsela – diciamo - come due uova nel piatto.
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1 dicembre 2005
Se la radio parla un’altra lingua
Gli uomini alla radio parlano di donne. E il pubblico dei “radiotelefonisti” cambia volto. E’ successo nei giorni scorsi nel corso di due popolari e seguitissime trasmissioni radiofoniche
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25 novembre 2005
La trilogia del seno
Tre racconti brevi di densità straordinaria di Mahasweta Devi, nata a Dacca nel 1926, tra le più grandi scrittrici indiane, tradotta in tutto il mondo; un apparato critico di Gayatri Spivak
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30 ottobre 2005
Amore e guerra: fine di una parentela?
Che tra amore e odio, amore e morte, ci sia un legame che li fa apparire inseparabili, è una di quelle evidenze che sono rimaste per lungo tempo “invisibili”.

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13 ottobre 2005
Egoismo e persistenza: i saperi umani
chiamati in causa dalla vita quotidiana
“Essere egoisti a sufficienza/ è la parte ardua dell’amore/ avere la cieca persistenza/ di sconvolgere tutta un’esistenza/ solo per scopi personali./ Che faccia di bronzo senza eguali!”
La bella “ingenuità” di questa strofa (da Love )di Philip Larkin ha molto a che vedere con il convegno che a Cagliari ha affrontato - tra il 5 e l’8 dello scorso ottobre - le ardue questioni connesse a “I saperi umani e la consulenza filosofica”.

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13 settembre 2005
Il pasticcio del calcio italiano
e la provocazione del sindaco di Genova
Lo so, dovrei starne alla larga. Dal calcio, naturalmente. Perché è un pasticcio ormai inestricabile, perché il campionato è iniziato e i discorsi stanno a zero.

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25 agosto 2005
Leggere Virginia Woolf
con gli occhi di una donna di oggi
Canto del mondo reale. Virginia Woolf. La vita nella scrittura è un saggio di Liliana Rampello su Virginia Woolf, la più grande scrittrice inglese del '900. Ma è anche qualcosa di più.

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23 agosto 2005
Fare tv nel mondo arabo
Tra i reportage di Peter Arnett per Cnn della prima guerra del Golfo ai Media Free Zones (le aree franche dove fare tv satellitare in paesi pieni di diveti) c’è la rivoluzione mediatica imposta dall’avvento di Al Jazeera.

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26 luglio 2005
Ripensando a una vecchia legge
Non è prassi abituale che un ministro racconti in prima persona le idee, le riflessioni e tutti i ripensamenti che costituiscono l’elemento essenziale per la nascita di una nuova legge. Livia Turco ha deciso di farlo.
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10 giugno 2005
Lo specchio della tentazione antisemita
L’odio per gli ebrei è una catastrofe. Auschwitz sta lì a testimoniare questa che, per tutti/tutte noi rappresenta una “storia di famiglia“ (Jean-Francois Lyotard).
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25 aprile 2005
Felici o disperate?
Nessuna di loro ha problemi economici, diciamo pure che si parla di donne ricche; ognuna di loro possiede una particolare bellezza, una casa di lusso in una cittadina della buona borghesia statunitense, una famiglia, o un marito, dei figli, un amante.
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31 gennaio 2005
Se Charlotte Corday è un inutile temperino
Sacrificio d’artista: Frauen di Anselm Kiefer
Il 26 gennaio, presso l’Accademia di Francia a Roma si è inaugurata una grande esposizione dedicata ad Anselm Kiefer.
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20 novembre 2004
Le democristiane
Istantanee di un percorso politico

Nell’incontro dello scorso 8 novembre presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma, erano presenti - eccome! – in un pigiapigia inconsueto.
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4 novembre 2004
Alice Ceresa: rarità di una "prosa micidiale"
La pubblicazione in una sorta di cofanetto de “La figlia prodiga e altre storie“ è stata l’occasione, assieme all’addetta culturale e all’ambasciatore svizzero da poco insediato a Roma, per riparlare del lavoro di Alice Ceresa, scrittrice d’origine ticinese scomparsa due anni fa.
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11 settembre 2004
"Bellissime": un'altra storia italiana
Con Giovanna Gagliardo, ai tempi d’oro del femminismo, si tenne a battesimo (tra litigi e rappacificazioni, odi eterni e veloci amori) un collettivo (di donne) intorno alla libreria della Maddalena. Ognuna di noi lavorò a suo modo sulla scoperta della soggettività femminile.
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29 luglio 2004
Ulisse e i tre amori di Sylvia B.
E’ probabile che l’egocentrico, arrogante, superbo, ingrato, elemosinante supergeniale autore dell’Ulisse, colui che ha cambiato la sorte del romanzo novecentesco, proverebbe un qualche sconcerto nel vedere che, nel centenario del Bloomsday, c’è un libro che non ruota soltanto intorno a lui.
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22 luglio 2004
Torture, per non rimuovere lo scandalo
Pubblichiamo l'editoriale di "Leggendaria" e un intervento della direttrice Anna Maria Crispino, aggiungendo il sommario di articoli e autrici/autori che troverete sulla rivista, e l'articolo che al tema ha dedicato Ida Dominijanni sul "manifesto" del 20 luglio.
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29 maggio 2004
Sandokan, il boss come linguaggio
e la tentazione della politica
Il nome è una garanzia: Nanni Balestrini. Garanzia di scrittura. Scrittura come linguaggio. Interpretazione. Lavoro. Traduzione di realtà.

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6 maggio 2004
Il futuro alle spalle
Le profezie della prevenzione differita

Preveggenti, la redazione e le autrici dell’ultimo numero di DWF dedicato all’Algebra della prevenzione.

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4 maggio 2004
Se il generale è una cattiva ragazza
Sorridente e carina la ragazza fa capolino sulla sinistra della foto, guarda l’obiettivo e alza i pollici, in segno di vittoria. Come una qualunque coetanea in giro per il mondo.

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3 maggio 2004
Il "partire da sé" di Gad
(ovvero lavoro di cura e filosofia bantu)
Attento lettore di Via Dogana, il periodico della Libreria delle donne di Milano, Gad Lerner non si è lasciato sfuggire la ghiotta possibilità di trarne spunto, per operare uno scarto rispetto agli scomodi argomenti dell' attuale mainstream massmediatico
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16 aprile 2004
Le parole di Olympe
e il sogno della Rivoluzione
"Parole parole parole", cantava un'indimenticabile Mina alla volta di un prolisso Alberto Lupo. Lui parlava mentre lei avrebbe voluto che passasse ai fatti.

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30 marzo 2004
Liberiamo Gabor dal Grande Fratello
e costruiamo un Grande Impero Latino

Letture, visioni, profezie.
Sul sito di Repubblica trovo la storia di Gabor, il cucciolo Terranova che sta nella casa del Grande Fratello. La sua ex padrona lo rivendica.
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7marzo 2004
“Femminismo dei principi“
A Roma le donne difendono la legge francese

Di rimbalzo dalla Francia, il dibattito sul velo o, meglio, sul suo divieto “per legge“ nelle scuole pubbliche, è arrivato anche da noi.
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21 febbraio 2004
Sul velo una laicità troppo ostentata
Ho un mucchio di esitazioni quanto al progetto francese di “legge sulla laicità“. Il mero divieto, penso io, è segno di impotenza. D’altronde, laicità e scelta individuale; integrazione e discriminazione; oppressione e emancipazione sono temi da trattare con cura
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25 gennaio 2004
Il femminile secondo Touraine
Vi ricordate del XX secolo? La rivoluzione proletaria, i totalitarismi, le promesse democratiche, poi l’idea dello sviluppo sociale legato al progresso scientifico?
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7 gennaio 2004
I 50 anni nel Pci di Macaluso
Generazioni (maschili) a confronto

Una “lettura intellettualmente più onesta dell’esperienza di più generazioni di comunisti italiani”.
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30 dicembre 2003
La riduzione della politica a guerra
nel nuovo libro di Ingrao
A che punto è pervenuta la scienza dell’uccidere, la dottrina della guerra?

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21 dicembre 2003
Il paradosso della Francia laica
Non vieta l'oppressione ma il suo simbolo
La Francia è divisa, dall’inizio dell’anno, intorno alla questione di una legge che vieti d’indossare i simboli religiosi nelle scuole.
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11 dicembre 2003
Perché Amorfu' non vada al macero
Permettetemi un ricordo personale. Correva l’anno 1963, stavo preparando un film-inchiesta col regista Raffaele Andreassi, “Mondo cane all’italiana”

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26 novembre 2003
Le brave ragazze vanno in paradiso
le cattive dappertutto (in tre film)

Uma Thurman ha gli occhi blu sgranati dalla ferocia (Kill Bill – Vol.1); Jun Ichikawa non muove un muscolo del viso pallido (Cantando dietro i paraventi); Nicole Kidman è tutta un sorriso di ringraziamento verso i suoi protettori (Dogville)
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12 novembre 2003
Così arrivò la fame in diretta
Addio a Pappalardo. Walter Nudo ce l’ha fatta, a eliminare il rivale ingombrante, il maschio alfa che gli ha fatto la guerra da quando è arrivato all’”Isola dei famosi”.
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23 ottobre 2003
Con o senza velo ma non per legge
Il velo è un’offesa alla dignità personale perché stabilisce l’equazione tra donna e oppressione. Lo statuto delle donne che vige in gran parte dei paesi islamici (sistema giudiziario, tradizioni, religione e polizia religiosa, signori della guerra, signori ex tagliagole che dovrebbero assicurare la pace, fondamentalismi, applicazione della sharìa) inchioda l’essere sessuato femminile a un’immagine di donna schiavizzata
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8 ottobre 2003
Storie di PotOp: non solo derive “militari“ ma anche buone ragioni sociali
E’ evidente che il libro di Aldo Grandi “La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio", costruito attraverso testimonianze (mi pare più di sessanta) e documenti , non poteva che scontentare molti dei protagonisti di quel movimento
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26 settembre 2003
Tramonto violento del tifoso
Ecco, finalmente è accaduto. La guerra tra tifoserie, lo scontro con le forze dell'ordine ha conquistato il posto cui ambisce da sempre: il campo di "gioco"
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15 settembre 2003
Distruzioni. Decostruzioni. Creazioni
Mentre c’era la guerra in Iraq mia madre non è stata bene, e per qualche momento ho temuto per la sua vita.
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7 agosto 2003
"Vita" di Mazzucco: un secolo di storia italiana
negli archivi di Long Island

"Vita", il romanzo con cui Melania Mazzucco ha vinto quest’anno il premio Strega, è il quarto romanzo di questa autrice giovanissima
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20 luglio 2003
Felicità, percorsi del paradosso
Dal 10 al 13 luglio scorso a Trevignano si è parlato di felicità. Lo ha fatto il gruppo di donne che ha partecipato al IV seminario residenziale organizzato dalla SIL (Società italiana delle letterate)
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9 luglio 2003
Perché la figlia deve separarsi dalla madre
Con il femminismo avevamo fatto spazio, dentro di noi, a una figura materna attrattiva, ambigua, molto più complessa e misteriosa della figura che ci aveva consegnato fino a quel momento la storia. Così, per anni, abbiamo discusso di maternità reale e di maternità simbolica e, per costruirci una genealogia, siamo andate “alla ricerca dei giardini delle nostre madri” (come scrive Alice Walker)

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4 luglio 2003
Manuela Dviri una israeliana contro la guerra
Verrebbe da dire Manuela Dviri è una donna straordinaria. Non sarebbe giusto. Non sarebbe rispettoso delle scelte, della scelta che questa cittadina israeliana ha compiuto dopo l'uccisione di suo figlio, Joni, a opera di un razzo sparato dagli hezbollah in territorio libanese.
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22 giugno 2003
Il femminismo nascosto dalla “meglio gioventù
“Bellissimo, commovente, ma manca il movimento femminista”, mi dice un’amica con cui ho condiviso, appunto, il femminismo. E’ appena finita la prima parte di La meglio gioventù, il film per la Tv con cui Marco Tullio Giordana si è guadagnato accoglienze trionfali nella sezione del Festival di Cannes Un certaine regard
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2 giugno 2003
Islam, italian style
In “Islam italiano”, nuovo saggio di Stefano Allievi dedicato alla presenza islamica in Italia, non si legge
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24 maggio 2003
Nawal al Sa'dawi, icona del femminismo arabo
L’icona del femminismo arabo ha un bel viso scuro e una capigliatura candida. Nawal al Sa’dawi
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15 maggio 2003
Monica Incisa. Grande artista del sottotono
Achille Campanile diceva, “non è detto che un umorista contemporaneo faccia ridere i posteri e viceversa”.
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1 maggio 2003
Sars, i falsi allarmi dell'informazione
Tra la fine dei bombardamenti in Iraq e la condanna di Cesare Previti, i nostri media si sono occupati della Sars, la polmonite atipica
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> 22 giugno 2006



Demi Moore, vendicaci tu
su quel divano della Farnesina


Questa rubrica è stata pubblicata su Europa il 21 giugno 2006

“Questa volta le intercettazioni non le leggo. Non faccio la guardona un’altra volta”. Così mi ero detta domenica. Anzi, avevo pensato tra me e me, il Corriere non lo compro più.
Scelta difficile per una milanese, ma chissà che non valga una volta tanto il principio “colpirne uno per educarne cento”. Uno sciopero individuale è sempre uno sciopero patetico tanto più se, come scrive Angelo Panebianco, “i giornali non possono che pubblicare”. In verità anche i lettori non possono che leggere. Così alla fine è stato anche per me. Ho letto. E i giornali continuo a comprarli. Consapevole di diventare complice di qualcosa che è squallido almeno quanto il contenuto delle conversazioni rubate.
Secondo Marco Pannella spiando le telefonate altrui si conosce il mondo. Quale mondo? Un mondo deformato, perché in realtà anche il più malvagio e porcello è in genere meno peggio di come può apparire trascritto dal maresciallo. Se ci fosse stato il telefono ai tempi di Jane Austen e un solerte magistrato avesse intercettato i maneggi della signora Bennet per maritare le sue cinque figlie a scapoli tanto ricchi quanto repellenti, pensate lo squallore. Meglio il romanzo, fa capire di più e meglio e salva le persone. In fondo la signora Bennet non era una cattiva madre, sapeva che non c’era altra strada per dare alle figlie, cinque addirittura, una vita dignitosa. E anche le ragazze lo sapevano bene e solo la voglia di consolare della Austen ci fa credere che Darcy sia come Laurence Olivier o Mattew Macfadyen.
Chi ci dice che non assomigliasse invece a Salvatore Sottile? Certo, mi si dirà, le ragazze Bennet non avevano scelta, ma per le nostre aspiranti soubrette è diverso. Appunto. Qui sono loro a scegliere e questo fa la differenza. E il loro Darcy-Sottile mica se lo prendono per tutta la vita. Lo so cosa dicono alcune mie amiche femministe: è qui che ci hanno portato le nostre lotte? Su un divano della Farnesina? Ma ti pare una scelta libera? Che ne sai dei “possibili ricatti, sparanze, promesse, suggestioni che precedono la scelta”, come scrive ieri Letizia Paolozzi su Liberazione? Sesso e potere, ancora. Sessualità delle donne e potere degli uomini, ancora. Anche i miei amici teocon commentano sconsolati ( e rassicurati nelle loro tesi): ecco la decadenza dell’Occidente, è qui che ci ha portato lo scardinamento della famiglia patriarcale e la troppa libertà femminile. Sì, perché alla fine le vere imputate sono loro, le ragazze che pur di andare in tv stanno al gioco del divano. Non ha scritto questo, ieri, Fabrizio Roncone, sempre sul Corriere? “Queste ragazze un po’ inquietanti, un po’ gonfie, con questi sorrisi siliconati, con queste magliette che esplodono, su questi tacchi altissimi, barcollanti e subito simpatiche, affabili, così abbronzate che la faccia tosta da annunciatrice, da aspirante soubrette, quasi nemmeno gliela vedi”. E giù quattro foto di giovani presentatrici-vallette.
E’ una vecchia storia che sia considerato più riprovevole chi vuol vendere un corpo e un sorriso per il video di chi, donna o uomo, vende abilità di parola e tempestivo schieramento al miglior offerente. Sia gli uni (le une,voglio dire) che gli altri tramite portavoce o ministro o alto funzionario. ( Il principe, invece, abbiamo capito che, in ogni caso, non conviene). Tutti che comunque sanno che qui, nella provincia italiana, il merito non paga quasi mai. Neppure per fare la velina. Non basta avere le tette più sode e saper danzare, ci vuole sempre qualcuno che ti scelga al posto di un’altra. In cambio di qualcosa, per lo più. Così come non basta avere un buon curriculum, la laurea , il dottorato, due lingue straniere per ottenere un contratto a termine in una redazione televisiva. Bisogna almeno conoscere qualcuno. Meritocrazia? Mercato? Ma di che cosa stiamo parlando? Se ti va bene va a caso o a simpatia.
Le intercettazioni non dicono di tutto questo. Parole smozzicate, allusioni sconce, miserie e quattrini. Poveri maschi che si credono di essere e bastano ventiquattromila voti per non essere più nessuno. E le scrivanie rigonfie di curricula, di foto, di lettere di presentazione saranno ereditate da un altro. Certo, se l’altro è un’altra sarà meno facile il gioco del divano. Finora è successo solo al cinema che Demi Moore obbligasse all’amplesso Michael Douglas, suo dipendente.

Franca Fossati



Il disordine dopo il silenzio

Questa rubrica è uscita su Europa il 14 giugno 2006

Anche se sono troppo poche e in ruoli periferici non si può dire che le donne non si facciano sentire, vedere e criticare in questa nuova legislatura. Se ne compiace Lea Melandri su Liberazione (6 giugno): “con gioia e con sorpresa abbiamo sentito pronunciare in quelle arene grondanti di agonismi maschili parole, concetti, linguaggi a molte di noi familiari perché cresciuti nel crogiuolo di vite raccontate ad altre, fatte oggetto di analisi e di considerazioni più generali”. Ma quando parole, linguaggi e concetti non sono familiari? Come guardano le femministe le ‘altre’ al potere? In genere male, anzi malissimo. Silvia Ronchey fa l’inventario, sull’ultimo numero di Io donna, degli apprezzamenti rivolti dalle intellettuali (di sinistra) milanesi alla nuova sindaca, Letizia Moratti. “Il suo modo di pensare non ha niente di femminile” (Gae Aulenti); “donne non si nasce, si diventa” (Carmen Covito); “che sia una donna non me ne importa niente” (Ottavia Piccolo). D’altra parte durante tutta la campagna elettorale il sito femminista www.usciamodalsilenzio.it, nato per sostenere la grande manifestazione in difesa della 194 che si svolse a Milano in gennaio, ha tuonato –comprensibilmente- contro la candidata del centro destra. Ma è singolare, negli interventi delle donne che lì si esprimono, il fatto che più che il programma venga rinfacciata a Moratti l’intenzione di svolgere un ruolo “materno” nei confronti della città. Eppure l’idea di una politica materna appartiene di diritto ad alcuni filoni dell’elaborazione femminista. Oggi che Milano ha per la prima volta un sindaco donna è evidente l’imbarazzo delle più impegnate: come riconoscere che è anche una propria vittoria il fatto che la città sia governata non da un avversario politico, bensì da un’ avversaria? “Come digerire –scrive Assunta Sarlo de Il Diario- che il primo sindaco donna di Milano sia proprio lei?” Questo ci tocca, scrive Ileana, “Donna Letizia che porta il cognome del marito e che al marito dedica la sua vittoria”. Eppure è con lei, riconosce saggiamente Maria Rosaria, che dovremo confrontarci e realizzare i nostri progetti.
“Forse può essere una nuova sfida. –azzarda Susanna Camusso- Il suo programma non prometteva bene, ma possiamo sempre farglielo cambiare”.
Contraddizioni, conflitti. Non solo tra donne e uomini, non solo tra donne di destra e di sinistra. Ma tra donne. Finalmente.
Emma Bonino che ipotizza l’invio di aerei italiani in Afghanistan (Corriere della sera, 12 giugno) e Lidia Menapace che vuole sciogliere le Frecce tricolori. Morena Piccinini della Cgil che si oppone all’idea, (già smentita dal governo), di innalzare per le donne l’età pensionabile e Marina Salomon, imprenditrice ‘illuminata’ che è favorevole. A condizione che ci sia una maggior flessibilità di orari nel periodo della vita in cui i figli sono piccoli e i genitori anziani, quando serve più tempo per la famiglia. (La Stampa, 12 giugno). Marina Corradi che celebra su L’Avvenire (11 giugno) la bimba nata dalla madre cerebralmente morta e Chiara Saraceno e Ida Dominijanni che si interrogano su “quel corpo di donna ridotto a contenitore, prima di un feto e poi di organi da spiantare” ( La Stampa, 12 giugno; Il Manifesto, 13 giugno). C’è troppa confusione? Ci sarebbe bisogno di una sintesi? Forse. Ma per ora accontentiamoci di ascoltare parole di donne in libertà.
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Franca Fossati



E' cominciata la restaurazione?

Questa rubrica è apparsa su Europa del 7 giugno 2006

Fare l’amore senza restare gravide, grazie alla contraccezione, è o non è un fatto di libertà per le donne? La risposta, affermativa, sembra ovvia e scontata alle più giovani. E’ ben più carica di significato per quelle che giovani non sono più e che, per affermare la signoria sul proprio corpo e la maternità come scelta, hanno speso un pezzo importante della loro vita.
Ma allora perché sul Corriere della sera di lunedì 3 giugno, se pure un po’ nascosto nella Terza pagina, c’è un articolo di Francesca Izzo che ribadisce quale conquista sia stata per le donne separare sessualità e procreazione? C’era ancora bisogno di dirlo? Anche le bis e le trisnonne che ricordano il sesso amaro e impaurito della loro giovinezza, quando la maternità era un destino e un obbligo, a cui si sfuggiva solo con l’aborto clandestino o la rinuncia all’amore, anche loro lo sanno. Leggendo l’articolo si scopre che si tratta di una replica a un breve intervento di Lucetta Scaraffia comparso, sempre sul Corriere, il 3 giugno. Dove si sosteneva che per evitare lo scontro di civiltà con le società musulmane sarebbe opportuno che le ministre del nuovo governo evitassero di parlare di Pacs, di pillola abortiva e di revisione della legge sulla fecondazione assistita. Temi che vanno nella direzione “di separare sempre più nettamente la sessualità dalla procreazione e di fondare su questo punto la libertà femminile”. Agli islamici, anche a quelli moderati, (ma anche a un numero crescente di cristiani), questa libertà non piace. Quindi bisognerebbe soprassedere. Questa la conclusione di Scaraffia.
Povera Hirsi Ali che, per affermare per le donne islamiche il diritto alla stessa libertà delle occidentali, compreso quello di dirsi atea, è stata condannata a morte dai fondamentalisti. E povera Europa, povera Olanda che – come ha scritto Barbara Spinelli (La Stampa, 28 maggio)- “non hanno saputo dar rifugio all’apostata, sancendo la solitudine di chi fuori dalle chiese è senza tetto”. E povere noi, se per evitare lo scontro di civiltà, cancelliamo la nostra, quella che finora e con tanta fatica ci siamo conquistate. Francesca Izzo ammette che la libertà femminile è ancora giovane e immatura, non c’è ancora “sufficiente cultura per comprenderla e governarla” ma, insiste, “questi limiti non autorizzano affatto alla regressione”. Regressione? Reazione ? Restaurazione? Chiamiamola come vogliamo. Certo che va di moda tra gli intellettuali. Un esempio? Un’intera pagina de Il Foglio del 3 giugno titolata ‘Elogio della diseguaglianza’ . Tema: le tesi del professor Steven E. Rhoads, americano della Virginia, che auspica il ritorno a un sano patriarcato e liquida amabilmente il femminismo (“androgino”, dice). Sostiene il professore che la maggior parte delle donne vogliono tornare a casa a fare figli e marmellate, mentre quelle laureate e in carriera di sicuro non riusciranno a sposarsi e a essere felici. E poiché donne e uomini non sono eguali, non possono certo aspirare alla parità di ruoli.
Come direbbero al solito bar Sport: la donna sotto e l’uomo sopra.
Ovvero l’elogio della differenza a sesso unico.

Franca Fossati