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informazioni, deformazioni, spettacoli, culture
16 marzo 2006
Il Cavaliere scivola su donne e politica
ma lo sfidante Prodi non ne approfitta

Quando il gioco si fa duro... Ed eccoli lì, tutti con lo stesso nodo della cravatta (lo sottolinea il "Corriere della sera" in una dettagliata descrizione dell'abbigliamento di Berlusconi e Prodi), convenuti nel luogo stabilito per il duello
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18 febbraio 2006
Rossanda, o dell'ironia femminile
nel secolo delle passioni forti

A me sembra che nella “Ragazza del secolo scorso“ , Rossana Rossanda abbia vinto la scommessa di guardare alla storia senza aggiustarsela – diciamo - come due uova nel piatto.
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1 dicembre 2005
Se la radio parla un’altra lingua
Gli uomini alla radio parlano di donne. E il pubblico dei “radiotelefonisti” cambia volto. E’ successo nei giorni scorsi nel corso di due popolari e seguitissime trasmissioni radiofoniche
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25 novembre 2005
La trilogia del seno
Tre racconti brevi di densità straordinaria di Mahasweta Devi, nata a Dacca nel 1926, tra le più grandi scrittrici indiane, tradotta in tutto il mondo; un apparato critico di Gayatri Spivak
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30 ottobre 2005
Amore e guerra: fine di una parentela?
Che tra amore e odio, amore e morte, ci sia un legame che li fa apparire inseparabili, è una di quelle evidenze che sono rimaste per lungo tempo “invisibili”.

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13 ottobre 2005
Egoismo e persistenza: i saperi umani
chiamati in causa dalla vita quotidiana
“Essere egoisti a sufficienza/ è la parte ardua dell’amore/ avere la cieca persistenza/ di sconvolgere tutta un’esistenza/ solo per scopi personali./ Che faccia di bronzo senza eguali!”
La bella “ingenuità” di questa strofa (da Love )di Philip Larkin ha molto a che vedere con il convegno che a Cagliari ha affrontato - tra il 5 e l’8 dello scorso ottobre - le ardue questioni connesse a “I saperi umani e la consulenza filosofica”.

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13 settembre 2005
Il pasticcio del calcio italiano
e la provocazione del sindaco di Genova
Lo so, dovrei starne alla larga. Dal calcio, naturalmente. Perché è un pasticcio ormai inestricabile, perché il campionato è iniziato e i discorsi stanno a zero.

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25 agosto 2005
Leggere Virginia Woolf
con gli occhi di una donna di oggi
Canto del mondo reale. Virginia Woolf. La vita nella scrittura è un saggio di Liliana Rampello su Virginia Woolf, la più grande scrittrice inglese del '900. Ma è anche qualcosa di più.

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23 agosto 2005
Fare tv nel mondo arabo
Tra i reportage di Peter Arnett per Cnn della prima guerra del Golfo ai Media Free Zones (le aree franche dove fare tv satellitare in paesi pieni di diveti) c’è la rivoluzione mediatica imposta dall’avvento di Al Jazeera.

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26 luglio 2005
Ripensando a una vecchia legge
Non è prassi abituale che un ministro racconti in prima persona le idee, le riflessioni e tutti i ripensamenti che costituiscono l’elemento essenziale per la nascita di una nuova legge. Livia Turco ha deciso di farlo.
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10 giugno 2005
Lo specchio della tentazione antisemita
L’odio per gli ebrei è una catastrofe. Auschwitz sta lì a testimoniare questa che, per tutti/tutte noi rappresenta una “storia di famiglia“ (Jean-Francois Lyotard).
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25 aprile 2005
Felici o disperate?
Nessuna di loro ha problemi economici, diciamo pure che si parla di donne ricche; ognuna di loro possiede una particolare bellezza, una casa di lusso in una cittadina della buona borghesia statunitense, una famiglia, o un marito, dei figli, un amante.
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31 gennaio 2005
Se Charlotte Corday è un inutile temperino
Sacrificio d’artista: Frauen di Anselm Kiefer
Il 26 gennaio, presso l’Accademia di Francia a Roma si è inaugurata una grande esposizione dedicata ad Anselm Kiefer.
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20 novembre 2004
Le democristiane
Istantanee di un percorso politico

Nell’incontro dello scorso 8 novembre presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma, erano presenti - eccome! – in un pigiapigia inconsueto.
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4 novembre 2004
Alice Ceresa: rarità di una "prosa micidiale"
La pubblicazione in una sorta di cofanetto de “La figlia prodiga e altre storie“ è stata l’occasione, assieme all’addetta culturale e all’ambasciatore svizzero da poco insediato a Roma, per riparlare del lavoro di Alice Ceresa, scrittrice d’origine ticinese scomparsa due anni fa.
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11 settembre 2004
"Bellissime": un'altra storia italiana
Con Giovanna Gagliardo, ai tempi d’oro del femminismo, si tenne a battesimo (tra litigi e rappacificazioni, odi eterni e veloci amori) un collettivo (di donne) intorno alla libreria della Maddalena. Ognuna di noi lavorò a suo modo sulla scoperta della soggettività femminile.
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29 luglio 2004
Ulisse e i tre amori di Sylvia B.
E’ probabile che l’egocentrico, arrogante, superbo, ingrato, elemosinante supergeniale autore dell’Ulisse, colui che ha cambiato la sorte del romanzo novecentesco, proverebbe un qualche sconcerto nel vedere che, nel centenario del Bloomsday, c’è un libro che non ruota soltanto intorno a lui.
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22 luglio 2004
Torture, per non rimuovere lo scandalo
Pubblichiamo l'editoriale di "Leggendaria" e un intervento della direttrice Anna Maria Crispino, aggiungendo il sommario di articoli e autrici/autori che troverete sulla rivista, e l'articolo che al tema ha dedicato Ida Dominijanni sul "manifesto" del 20 luglio.
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29 maggio 2004
Sandokan, il boss come linguaggio
e la tentazione della politica
Il nome è una garanzia: Nanni Balestrini. Garanzia di scrittura. Scrittura come linguaggio. Interpretazione. Lavoro. Traduzione di realtà.

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6 maggio 2004
Il futuro alle spalle
Le profezie della prevenzione differita

Preveggenti, la redazione e le autrici dell’ultimo numero di DWF dedicato all’Algebra della prevenzione.

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4 maggio 2004
Se il generale è una cattiva ragazza
Sorridente e carina la ragazza fa capolino sulla sinistra della foto, guarda l’obiettivo e alza i pollici, in segno di vittoria. Come una qualunque coetanea in giro per il mondo.

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3 maggio 2004
Il "partire da sé" di Gad
(ovvero lavoro di cura e filosofia bantu)
Attento lettore di Via Dogana, il periodico della Libreria delle donne di Milano, Gad Lerner non si è lasciato sfuggire la ghiotta possibilità di trarne spunto, per operare uno scarto rispetto agli scomodi argomenti dell' attuale mainstream massmediatico
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16 aprile 2004
Le parole di Olympe
e il sogno della Rivoluzione
"Parole parole parole", cantava un'indimenticabile Mina alla volta di un prolisso Alberto Lupo. Lui parlava mentre lei avrebbe voluto che passasse ai fatti.

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30 marzo 2004
Liberiamo Gabor dal Grande Fratello
e costruiamo un Grande Impero Latino

Letture, visioni, profezie.
Sul sito di Repubblica trovo la storia di Gabor, il cucciolo Terranova che sta nella casa del Grande Fratello. La sua ex padrona lo rivendica.
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7marzo 2004
“Femminismo dei principi“
A Roma le donne difendono la legge francese

Di rimbalzo dalla Francia, il dibattito sul velo o, meglio, sul suo divieto “per legge“ nelle scuole pubbliche, è arrivato anche da noi.
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21 febbraio 2004
Sul velo una laicità troppo ostentata
Ho un mucchio di esitazioni quanto al progetto francese di “legge sulla laicità“. Il mero divieto, penso io, è segno di impotenza. D’altronde, laicità e scelta individuale; integrazione e discriminazione; oppressione e emancipazione sono temi da trattare con cura
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25 gennaio 2004
Il femminile secondo Touraine
Vi ricordate del XX secolo? La rivoluzione proletaria, i totalitarismi, le promesse democratiche, poi l’idea dello sviluppo sociale legato al progresso scientifico?
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7 gennaio 2004
I 50 anni nel Pci di Macaluso
Generazioni (maschili) a confronto

Una “lettura intellettualmente più onesta dell’esperienza di più generazioni di comunisti italiani”.
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30 dicembre 2003
La riduzione della politica a guerra
nel nuovo libro di Ingrao
A che punto è pervenuta la scienza dell’uccidere, la dottrina della guerra?

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21 dicembre 2003
Il paradosso della Francia laica
Non vieta l'oppressione ma il suo simbolo
La Francia è divisa, dall’inizio dell’anno, intorno alla questione di una legge che vieti d’indossare i simboli religiosi nelle scuole.
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11 dicembre 2003
Perché Amorfu' non vada al macero
Permettetemi un ricordo personale. Correva l’anno 1963, stavo preparando un film-inchiesta col regista Raffaele Andreassi, “Mondo cane all’italiana”

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26 novembre 2003
Le brave ragazze vanno in paradiso
le cattive dappertutto (in tre film)

Uma Thurman ha gli occhi blu sgranati dalla ferocia (Kill Bill – Vol.1); Jun Ichikawa non muove un muscolo del viso pallido (Cantando dietro i paraventi); Nicole Kidman è tutta un sorriso di ringraziamento verso i suoi protettori (Dogville)
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12 novembre 2003
Così arrivò la fame in diretta
Addio a Pappalardo. Walter Nudo ce l’ha fatta, a eliminare il rivale ingombrante, il maschio alfa che gli ha fatto la guerra da quando è arrivato all’”Isola dei famosi”.
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23 ottobre 2003
Con o senza velo ma non per legge
Il velo è un’offesa alla dignità personale perché stabilisce l’equazione tra donna e oppressione. Lo statuto delle donne che vige in gran parte dei paesi islamici (sistema giudiziario, tradizioni, religione e polizia religiosa, signori della guerra, signori ex tagliagole che dovrebbero assicurare la pace, fondamentalismi, applicazione della sharìa) inchioda l’essere sessuato femminile a un’immagine di donna schiavizzata
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8 ottobre 2003
Storie di PotOp: non solo derive “militari“ ma anche buone ragioni sociali
E’ evidente che il libro di Aldo Grandi “La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio", costruito attraverso testimonianze (mi pare più di sessanta) e documenti , non poteva che scontentare molti dei protagonisti di quel movimento
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26 settembre 2003
Tramonto violento del tifoso
Ecco, finalmente è accaduto. La guerra tra tifoserie, lo scontro con le forze dell'ordine ha conquistato il posto cui ambisce da sempre: il campo di "gioco"
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15 settembre 2003
Distruzioni. Decostruzioni. Creazioni
Mentre c’era la guerra in Iraq mia madre non è stata bene, e per qualche momento ho temuto per la sua vita.
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7 agosto 2003
"Vita" di Mazzucco: un secolo di storia italiana
negli archivi di Long Island

"Vita", il romanzo con cui Melania Mazzucco ha vinto quest’anno il premio Strega, è il quarto romanzo di questa autrice giovanissima
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20 luglio 2003
Felicità, percorsi del paradosso
Dal 10 al 13 luglio scorso a Trevignano si è parlato di felicità. Lo ha fatto il gruppo di donne che ha partecipato al IV seminario residenziale organizzato dalla SIL (Società italiana delle letterate)
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9 luglio 2003
Perché la figlia deve separarsi dalla madre
Con il femminismo avevamo fatto spazio, dentro di noi, a una figura materna attrattiva, ambigua, molto più complessa e misteriosa della figura che ci aveva consegnato fino a quel momento la storia. Così, per anni, abbiamo discusso di maternità reale e di maternità simbolica e, per costruirci una genealogia, siamo andate “alla ricerca dei giardini delle nostre madri” (come scrive Alice Walker)

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4 luglio 2003
Manuela Dviri una israeliana contro la guerra
Verrebbe da dire Manuela Dviri è una donna straordinaria. Non sarebbe giusto. Non sarebbe rispettoso delle scelte, della scelta che questa cittadina israeliana ha compiuto dopo l'uccisione di suo figlio, Joni, a opera di un razzo sparato dagli hezbollah in territorio libanese.
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22 giugno 2003
Il femminismo nascosto dalla “meglio gioventù
“Bellissimo, commovente, ma manca il movimento femminista”, mi dice un’amica con cui ho condiviso, appunto, il femminismo. E’ appena finita la prima parte di La meglio gioventù, il film per la Tv con cui Marco Tullio Giordana si è guadagnato accoglienze trionfali nella sezione del Festival di Cannes Un certaine regard
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2 giugno 2003
Islam, italian style
In “Islam italiano”, nuovo saggio di Stefano Allievi dedicato alla presenza islamica in Italia, non si legge
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24 maggio 2003
Nawal al Sa'dawi, icona del femminismo arabo
L’icona del femminismo arabo ha un bel viso scuro e una capigliatura candida. Nawal al Sa’dawi
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15 maggio 2003
Monica Incisa. Grande artista del sottotono
Achille Campanile diceva, “non è detto che un umorista contemporaneo faccia ridere i posteri e viceversa”.
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1 maggio 2003
Sars, i falsi allarmi dell'informazione
Tra la fine dei bombardamenti in Iraq e la condanna di Cesare Previti, i nostri media si sono occupati della Sars, la polmonite atipica
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> 13 aprile 2006


Kristeva: tre donne di genio nel '900
contro il "femminismo di massa"


È stato un incontro appassionante quello che si è avuto a Roma con Julia Kristeva, festeggiata per la traduzione della sua trilogia dedicata al genio femminile. Si tratta di tre libri dedicati rispettivamente a Hanna Arendt, Melanie Klein, Colette, pubblicati in Italia da Donzelli che per questa opera in corso di completamento (manca ancora all’appello il volume dedicato a Melanie Klein), ha ottenuto il premio Amelia Rosselli 2005, destinato dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Roma alle case editrici che valorizzano la creatività femminile. «Per presentarmi» ha detto Julia Kristeva, un’intellettuale speciale, di quelle che non si limitano a un unico terreno di studio, «devo dire che sono cresciuta in Bulgaria, sono francese e ho la cittadinanza europea, ma un pezzo della mia esistenza è radicato in America». Una nomade, dunque, della vita e del pensiero, che in un percorso singolare, dallo studio della letteratura a talento riconosciuto della semiotica, di cui ha studiato con Roland Barthes, l’ha portata verso la psicoanalisi. Per cui dalla fine degli anni Settanta accanto all’insegnamento all’Università Paris VII esercita come psicoanalista. “Sole nero. Depressione e melanconia“ (Feltrinelli), “In principio era l'amore. Psicoanalisi e fede“ (Il Mulino), “Stranieri a sé stessi“ (Feltrinelli) sono alcuni dei libri pubblicati in italiano, oltre i romanzi “I samurai“ (Einaudi) e “ La donna decapitata“(Sellerio) titoli che testimoniamo della pluralità dei suoi interessi, con un filo rosso a legarli: la passione per il legame che si crea tra la vita, i sentimenti, le persone, la parola. Come avviene soprattutto nelle donne. «È nell’affermazione di un io inseparabile dai legami, siano questi politici, psichici, sensoriali, amorosi, scritti, che sono tentata di leggere una costante della psicosessualità femminile» ha detto nella sala affollata non solo di donne a Roma. «Anche quando si ribella agli impedimenti, alle costrizioni, alle prigioni, e tutte le altre forme di concentrazione sociale che ci “banalizzano“» ha continuato «la donna si dedica senza sosta, in legame con l’oggetto, a reinventare costantemente le condizioni necessarie per la libertà psichica e politica». Un discorso alto e difficile, dunque, testimonianza di un pensiero originale, anche nelle premesse. «Non ho mai amato il femminismo di massa, che punta a liberare tutte le donne. C’è un elemento di totalitarismo, come nel Terrore, che voleva liberare tutti i borghesi, o l’Ottobre, con i proletari». Per questo ha scritto del genio femminile: «Una provocazione, per mettere a fuoco la singolarità, l’opera di alcune donne straordinarie che attraverso la loro vita e la loro opera hanno segnato la storia di questo secolo. In questo modo faccio appello alla singolarità di ciascuna». A cominciare dallo studio su Hanna Arendt, di cui è appena uscita l’edizione italiana (“Hanna Arendt. La via, le parole“, Donzelli, 296 pagine, 23 euro). Arendt, la filosofa che «preoccupata di difendere la singolarità dalla minaccia del totalitarismo, non si rifugia nell’incanto solipsisitico. E contro l’isolamento dei filosofi di cui deride la tribù malinconica e contro le folle anonime, invoca una vita politica capace di garantire la libertà di ciascuno nel legame della memoria e del racconto rivolto agli altri». E ancora, ha proseguito, proprio perché ha diagnosticato nel totalitarismo un male radicale che ha osato dichiarare la superfluità della vita umana «Arendt ha difeso la vita a condizione che la vita abbia un senso. La vita non come zoé, ma come bios, aperto a una biografia che si faccia memoria della città». Per questo ha potuto vedere in Eichmann la banalità del male, ha spiegato Julia Kristeva, perché ha visto in lui l’incapacità di pensare. Mentre lei, Arendt, «ha fatto della sua lotta politica una battaglia filosofica per il pensiero: non il pensiero che calcola, ma il pensiero che domanda, gusta, perdona». La liberazione delle donne, che le ha portate all’interno della polis, ha posto «il tema dell’eguaglianza o differenza dagli uomini. Questa è stata la grande domanda del ventesimo secolo. Il terzo millennio sarà quello delle sfide individuali». Allora esiste un genio femminile? «È questa inquietudine sul femminile che ha permesso alla nostra civiltà di svelare, in un cammino comune, che il genio è incommensurabile e si manifesta solo nel mettere a rischio pensiero linguaggio, tempo e ogni identità che vi si adagi».

Bia Sarasini






Può la moglie di un uomo pubblico
portare il velo?


Può la moglie di un uomo pubblico portare il velo? Una domanda che ha senso in Turchia, dove la candidatura a responsabile della Banca Centrale dell’attuale numero due Erdem Basci è decaduta, dopo la diffusione delle notizie sulla scelta della scelta della moglie di indossare la veste islamica. Naturalmente si tratta del capitolo di una battaglia politica, dove è in gioco (anche) la laicità dello Stato turco. Secondo il presidente della Repubblica Ahmet Sezer, che ha bloccato la nomina, ciò che è possibile per Emine Erdogan, moglie del premier Recep Tayyp Erdogan, islamico moderato eletto dal popolo, è inammissibile per la moglie del banchiere centrale, carica di nomina statale. E a nulla sono valse le proteste di Erdogan: «Si possono fare nomine sulla base di chi porta o non porta il velo? L’importante è che ci siano i meriti». Insomma, la scelta di una donna di aderire alla sua religione e nascondere corpo e viso, ha un peso nella vita pubblica del suo paese. Altrettanto significativo è l’esito della causa che in Gran Bretagna Shabine Begum ha condotto contro la sua scuola, a Luton, nel nord di Londra, che le proibiva di portare in classe il jilbab, una veste che copre interamente testa e corpo fino ai piedi. Il che non le impedisce di essere elegante, a giudicare dalle foto alla fine del processo in cui Sabine Begum appare piuttosto graziosa, nel suo jilbab viola per nulla informe. La Camera dei Lords, interpellata in appello dalla scuola, dopo il primo giudizio favorevole a Sabine, ha deciso che no. i diritti di Sabine Begum non sono stati violati. Il caso è simile alla storia delle sorelle che in Francia si presentarono a scuola con il velo, la vicenda che portò alla legge che vieta ogni simbolo religioso nelle scuole francesi, non solo il velo, ma anche la kippa ebraica, il turbante sick e crocefissi troppo vistosi. La storia inglese in realtà presenta notevoli elementi di interesse. A cominciare dalla difesa, sostenuta dall’avvocato Cherie Booth, più nota come moglie di Tony Blair. Specialista in diritti umani l’avvocato Booth ha argomentato che il liceo Denbigh di Luton, nel rispedire a casa Shabine Begum quando si era presentata indossando il jilbab, aveva violato il suo diritto a manifestare la propria religione e l’aveva illegittimamente privata del suo diritto all’istruzione. Tutto questo avveniva alcuni anni fa, quando a 12 anni Sabine, orfana, originaria del Bangladesh, aveva deciso di non voler più vestire con il kamezar salwari, l’insieme di tunica e pantaloni, più un velo sciolto, che nella scuola era stato scelto come “divisa“ per le ragazze islamiche. Perché questa storia non si capisce se non ritiene conto dell’obbligo anglosassone di andare a scuola in divisa, e che la tenuta femminile islamica, in una scuola frequentata al 75 per cento da studenti islamici, e con un preside islamico nato in Bengala, era stata scelta dopo una consultazione con la comunità, compresi genitori e iman. La Corte d’Appello della Camera dei Lord mostra di pensare che la signorina Begum e i suoi avvocati sinao più interessati a una battaglia di principio che alla sua istruzione, di fatto Shabine in questi anni non è andata a scuola. E ha argomentato che in Gran Bretagna non mancano scuole esclusivamente femminili, o altre in cui potesse indossare il jilbab secondo i suoi desideri. Shabine, che ora ha 17 anni, risponde che il kamezar salwari è l’abito che indossano le donne pakistane, e che le sembra curioso che nella patria dei diritti individuali lei non possa vestirsi come meglio crede. E si prospetta il ricorso alla Corte Europea. Un argomento paradossale che ribalta, fanno notare alcuni commentatori, lo schema che vede gli islamici appellarsi alla tradizioni, alle regole delle comunità, piuttosto che al diritto individuale. Il punto è che il conflitto si gioca intorno al modo di vestire di una ragazza, di una donna. Coperto o svestito, il corpo di una donna è sempre simbolo di altro. Della laicità dello stato, per esempio. Di libertà. Naturalmente non amo il velo, soprattutto dopo averlo portato, in Iran. Ma preferisco che una ragazza vada a scuola, anche velata, piuttosto che essere chiusa in casa. Perché sia libera, lei, non i simboli.

Bia Sarasini









> da leggere

Julia Kristeva, le biografie di Hanna Arendt e Colette tradotte in Italia da Donzelli. Di prossima uscita quella di Melanie Klein



Può la moglie di un uomo pubblico portare il velo?
di Bia Sarasini