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16 aprile 2004
Le parole di Olympe
e il sogno della Rivoluzione
"Parole parole parole", cantava un'indimenticabile Mina alla volta di un prolisso Alberto Lupo. Lui parlava mentre lei avrebbe voluto che passasse ai fatti.

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30 marzo 2004
Liberiamo Gabor dal Grande Fratello
e costruiamo un Grande Impero Latino

Letture, visioni, profezie.
Sul sito di Repubblica trovo la storia di Gabor, il cucciolo Terranova che sta nella casa del Grande Fratello. La sua ex padrona lo rivendica.
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7marzo 2004
“Femminismo dei principi“
A Roma le donne difendono la legge francese

Di rimbalzo dalla Francia, il dibattito sul velo o, meglio, sul suo divieto “per legge“ nelle scuole pubbliche, è arrivato anche da noi.
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21 febbraio 2004
Sul velo una laicità troppo ostentata
Ho un mucchio di esitazioni quanto al progetto francese di “legge sulla laicità“. Il mero divieto, penso io, è segno di impotenza. D’altronde, laicità e scelta individuale; integrazione e discriminazione; oppressione e emancipazione sono temi da trattare con cura
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25 gennaio 2004
Il femminile secondo Touraine
Vi ricordate del XX secolo? La rivoluzione proletaria, i totalitarismi, le promesse democratiche, poi l’idea dello sviluppo sociale legato al progresso scientifico?
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7 gennaio 2004
I 50 anni nel Pci di Macaluso
Generazioni (maschili) a confronto

Una “lettura intellettualmente più onesta dell’esperienza di più generazioni di comunisti italiani”.
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30 dicembre 2003
La riduzione della politica a guerra
nel nuovo libro di Ingrao
A che punto è pervenuta la scienza dell’uccidere, la dottrina della guerra?

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21 dicembre 2003
Il paradosso della Francia laica
Non vieta l'oppressione ma il suo simbolo
La Francia è divisa, dall’inizio dell’anno, intorno alla questione di una legge che vieti d’indossare i simboli religiosi nelle scuole.
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11 dicembre 2003
Perché Amorfu' non vada al macero
Permettetemi un ricordo personale. Correva l’anno 1963, stavo preparando un film-inchiesta col regista Raffaele Andreassi, “Mondo cane all’italiana”

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26 novembre 2003
Le brave ragazze vanno in paradiso
le cattive dappertutto (in tre film)

Uma Thurman ha gli occhi blu sgranati dalla ferocia (Kill Bill – Vol.1); Jun Ichikawa non muove un muscolo del viso pallido (Cantando dietro i paraventi); Nicole Kidman è tutta un sorriso di ringraziamento verso i suoi protettori (Dogville)
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12 novembre 2003
Così arrivò la fame in diretta
Addio a Pappalardo. Walter Nudo ce l’ha fatta, a eliminare il rivale ingombrante, il maschio alfa che gli ha fatto la guerra da quando è arrivato all’”Isola dei famosi”.
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23 ottobre 2003
Con o senza velo ma non per legge
Il velo è un’offesa alla dignità personale perché stabilisce l’equazione tra donna e oppressione. Lo statuto delle donne che vige in gran parte dei paesi islamici (sistema giudiziario, tradizioni, religione e polizia religiosa, signori della guerra, signori ex tagliagole che dovrebbero assicurare la pace, fondamentalismi, applicazione della sharìa) inchioda l’essere sessuato femminile a un’immagine di donna schiavizzata
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8 ottobre 2003
Storie di PotOp: non solo derive “militari“ ma anche buone ragioni sociali
E’ evidente che il libro di Aldo Grandi “La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio", costruito attraverso testimonianze (mi pare più di sessanta) e documenti , non poteva che scontentare molti dei protagonisti di quel movimento
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26 settembre 2003
Tramonto violento del tifoso
Ecco, finalmente è accaduto. La guerra tra tifoserie, lo scontro con le forze dell'ordine ha conquistato il posto cui ambisce da sempre: il campo di "gioco"
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15 settembre 2003
Distruzioni. Decostruzioni. Creazioni
Mentre c’era la guerra in Iraq mia madre non è stata bene, e per qualche momento ho temuto per la sua vita.
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7 agosto 2003
"Vita" di Mazzucco: un secolo di storia italiana
negli archivi di Long Island

"Vita", il romanzo con cui Melania Mazzucco ha vinto quest’anno il premio Strega, è il quarto romanzo di questa autrice giovanissima
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20 luglio 2003
Felicità, percorsi del paradosso
Dal 10 al 13 luglio scorso a Trevignano si è parlato di felicità. Lo ha fatto il gruppo di donne che ha partecipato al IV seminario residenziale organizzato dalla SIL (Società italiana delle letterate)
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9 luglio 2003
Perché la figlia deve separarsi dalla madre
Con il femminismo avevamo fatto spazio, dentro di noi, a una figura materna attrattiva, ambigua, molto più complessa e misteriosa della figura che ci aveva consegnato fino a quel momento la storia. Così, per anni, abbiamo discusso di maternità reale e di maternità simbolica e, per costruirci una genealogia, siamo andate “alla ricerca dei giardini delle nostre madri” (come scrive Alice Walker)

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4 luglio 2003
Manuela Dviri una israeliana contro la guerra
Verrebbe da dire Manuela Dviri è una donna straordinaria. Non sarebbe giusto. Non sarebbe rispettoso delle scelte, della scelta che questa cittadina israeliana ha compiuto dopo l'uccisione di suo figlio, Joni, a opera di un razzo sparato dagli hezbollah in territorio libanese.
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22 giugno 2003
Il femminismo nascosto dalla “meglio gioventù
“Bellissimo, commovente, ma manca il movimento femminista”, mi dice un’amica con cui ho condiviso, appunto, il femminismo. E’ appena finita la prima parte di La meglio gioventù, il film per la Tv con cui Marco Tullio Giordana si è guadagnato accoglienze trionfali nella sezione del Festival di Cannes Un certaine regard
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2 giugno 2003
Islam, italian style
In “Islam italiano”, nuovo saggio di Stefano Allievi dedicato alla presenza islamica in Italia, non si legge
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24 maggio 2003
Nawal al Sa'dawi, icona del femminismo arabo
L’icona del femminismo arabo ha un bel viso scuro e una capigliatura candida. Nawal al Sa’dawi
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15 maggio 2003
Monica Incisa. Grande artista del sottotono
Achille Campanile diceva, “non è detto che un umorista contemporaneo faccia ridere i posteri e viceversa”.
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1 maggio 2003
Sars, i falsi allarmi dell'informazione
Tra la fine dei bombardamenti in Iraq e la condanna di Cesare Previti, i nostri media si sono occupati della Sars, la polmonite atipica
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> 3 maggio 2004


Il "partire da sé" di Gad
(ovvero lavoro di cura e filosofia bantu)

Attento lettore di Via Dogana, il periodico della Libreria delle donne di Milano, Gad Lerner non si è lasciato sfuggire la ghiotta possibilità di trarne spunto, per operare uno scarto rispetto agli scomodi argomenti dell' attuale mainstream massmediatico: dall'intrattabile tema degli ostaggi italiani in Iraq, fino alla "noia" comunicativa dell' indigeribile allargamento europeo. Ha così preso di petto una classica tematica "femminista" - il lavoro di cura - e ha civettato con un metodo - altrettanto classico - del femminismo: il partire da sé. Con la sicurezza (un po' incosciente) che ne caratterizza l'approccio televisivo, Lerner ha allestito il solito caravanserraglio da poter bacchettare comodamente. Così, sulla base di un "partire da sé" liberamente rivisitato, erano riunite a consesso, per parlare delle (alla lettera) faccende di casa propria, intellettuali di vario femminismo - da Adriana Cavarero a Bianca Beccalli a Marina Terragni - un petulante studioso del fenomeno migratorio, e alcune sindacaliste, ecc.: tutte interrogate (non mi ricordo a questo proposito la posizione dello studioso) sulla provenienza etnoculturale dei propri aiuti domestici. Poiché il quesito della serata - dedicata alle badanti - era proprio questo: sarà o non sarà che le donne italiane si emancipano a spese delle extracomunitarie? Fin qui tutto bene, data l'impossibilità di rispondere, ad una domanda così posta, se non con un: sì è proprio vero, le italiane scaricano sempre più spesso il peso della loro emancipazione sulle "sorelle" di altre etnie e nazionalità. Dicevo - dunque - tutto bene per il "pinocchietto" Lerner, specialista di tutte le tecniche buone per mettere in difficoltà i deboli, televisivamente (ma non solo) parlando. Così la combattiva Cavarero risultava spiazzata, dovendo ammettere di intrattenere un annoso rapporto con una veneta ("un classico! Altro che amicizia" ha esultato Lerner), Beccalli giocava in difesa declamando con il tono - fintamente neutro della scuola anglosassone - l'origine della sua persona di servizio, e le altre riproducevano (con ancor più sommesse e colpevoli parole) una mappa in sedicesimo dei flussi migratori mondiali. Finchè… anche il bacchettatore è stato bacchettato, e una meravigliosa filosofa bantu in turbante e sorriso solare lo ha zittito, rubando il cuore a tutti con la semplice arte della sua umanità. Eh sì, perché l'oggetto del contendere era, questa volta, presente davvero anima e corpo, e ha dimostrato in modo più efficace di cento saggi, che cosa significa il duello con il "diventare soggetto dell'oggetto", che è poi l'essenza del "partire da sé". Così la filosofa bantu ha fatto capire a Lerner quanto siano sterili e sbagliate i canoni da lui (e dai più) usati per misurare i gradi di libertà e asservimento, e come sia equivoca la linearità (dall'alto verso il basso e viceversa) con cui siamo soliti interpretare le relazioni umane. Ma ha fatto anche capire a Cavarero (più che alle altre, mi sembra) come sia pesante la delega alle "sorelle" dei paesi più poveri e (si pensa) arretrati, della cura di creature fragili e amate come i bambini e i vecchi; di come rimanga ricca e insostituibile l'esperienza della prossimità al bisogno altrui; di come sia sbagliato sposare la logica di chi ha bollato la "cura" con lo stigma del femminile e - dunque - della subalternità; di come, infine, questa consapevolezza sia - forse - alla base di molte scelte femminili che appaiono oggi sfociare in una sorta di retromarcia rispetto a recenti conquiste: nel mondo della politica come nel mondo dell'impresa. Questo è - comunque - quanto si chiedono gli studiosi del fenomeno, modernissimo e inquietante, della nuova "cifra nera" femminile, quella specie di buco che sembra risucchiare le energie delle donne una volta conclusa - con esiti pur generalmente più che positivi - la fase della formazione.
Viene allora da rovesciare il furbesco interrogativo di Lerner: non senza ringraziare mille volte il cielo che la storia non sia andata in senso inverso, magari logorando il talento delle filosofe bantu nel lavoro di "incuria" televisiva… e viceversa


Gabriella Bonacchi




Cara Gabriella, perché
una critica così distruttiva?


Gad Lerner sarà anche astuto, ma fa il giornalista, e il tema -il lavoro di cura come argomento per il Primo maggio 2004- giornalisticamente c'era tutto. Leggerà Via Dogana, o quanto meno ce l'avrà in mazzetta, e questo non è un male. E se ha voluto partire da sé, secondo la lezione delle donne, vuol dire che ha riconosciuto autorità femminile. Quanto al cavanserraglio delle sue ospiti, di cui facevo parte, esse hanno fatto e detto quello che hanno saputo e potuto, nella massima disponibilità e buona fede, e di ciò che hanno detto qualcosa di buono certo ha preso liberamente a circolare, così come a me è capitato di verificare personalmente.
Lo studioso di flussi migratori non era affatto petulante ma ascoltante e assai discreto, volendo dare, io credo, precedenza su questo argomento alle donne che se ne intendevano di più, "intellettuali" o lavoratrici che fossero.
Il clima della trasmissione era molto buono, di ascolto reciproco. La filosofa bantu non ha bacchettato nessuno ma ha voluto porgere il suo prezioso pensiero alle altre, che ha chiamato non retoricamente "sorelle", con grazia e sapienza e in una meravigliosa lingua, e da tutte ha ricevuto apprezzamento e gratitudine.
Il cuore di Gabriella Bonacchi, che bacchetta, lei sì, dal vostro sito, forse non è stato toccato dalle sue parole come lei sostiene. Rinuncerebbe, altrimenti, alla distruttività che applica nella sua critica. Distruttività che a me appare come qualcosa da interrogare. Perciò la interrogo:

Marina Terragni




Colf e badanti, non cado nella trappola

Non ho visto la puntata de L’infedele che Gad Lerner ha dedicato al rapporto che le donne italiane hanno con colf e badanti, ma ho letto Donne globali. Tate, colf e badanti di Barbara Ehrenreich e Arlie Russel e i numerosi articoli che hanno generato il dibattito sui giornali; non ultimo, ho letto anche le parole di Gabriella Bonacchi su questo sito.
Terreno difficile, quello che mescola sentimenti, relazioni e denaro, cioè quello che accade nel rapporto tra noi italiane e le altre sorelle di sesso straniere che sollevano la nostra vita da numerose incombenze. Difficile anche perché molto spesso nella relazione entrano come protagonisti i nostri cari, figli e genitori anziani, per esempio (ma anche amiche più grandi d’età che necessitano di assistenza, vicine di casa che col tempo ci sono divenute familiari e così via), donne e uomini che noi – le datrici di lavoro – affidiamo a cure che non sono solo materiali.
Indubbiamente in molti casi la diseguaglianza c’è, come negarlo?, pure io mi sento più propensa a cogliere nella mia esperienza personale e non solo, la complessità di quel rapporto asimmetrico, di leggerlo anche alla mia compagna di vita, colf o badante che sia e di provare a trasformarlo sempre in meglio con felicità. E non sono sola in questa esperienza di vita: molte le straniere di ogni dove che trascorrono festività insieme ai loro datori, molte le italiane che accompagnano le loro colf nei consultori per la salute, che comprano regali per quei figli lontani, vuoto doloroso per le madri che sono qui anche per loro, ma che pure colgono la sfumatura condivisa di quel gesto di amore.
Chi è stata nelle questure italiane per accompagnare una di quelle straniere a regolarizzare la loro permanenza in Italia ha visto che la maggioranza delle persone presenti a svolgere il compito del garante erano donne.
Perché si occupano degli affari di famiglia, certo, ma anche perché sanno gestire meglio i loro rapporti e curarli con più amore, per se stesse e per gli altri. Un cammino che noi italiane ci siamo fatte coltivando esperienze, guadagnando consapevolezza e libertà.
Ecco perché non condivido chi, come Manuela Cartosio su Il Manifesto del primo maggio, parla del denaro come mezzo di liberazione dal senso di colpa delle datrici rispetto alle badanti, come autogol del percorso femminile italiano, o mancata comprensione dell’importanza del “prendersi cura di”. Non sarà su questo terreno che mi sentirò sottrarre le mie conquiste: la libertà individuale e il lavoro di cura certo non mi mancano, mi fanno arrivare sfinita a letto ogni sera. Ma senza alcun senso di colpa verso chi ogni giorno ha un rapporto di lavoro con me e la mia famiglia fatto di stima reciproca e affetto, senza tralasciare che l’emancipazione verso cui dovrei sentirmi in colpa, contribuisce a produrre anche un po’ di reddito.

Monica Luongo








> da consultare

Relazioni tra badanti e badati



> la polemica

Cara Gabriella
perché sei così critica?
di Marina Terragni


Ma io non cado nella trappola
di Monica Luongo

> da leggere
“Donne globali. Tate, colf e badanti“ di Barbara Ehrenreich e Arlie Russel, Feltrinelli
pag.312, euro 25