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7 agosto 2003
"Vita" di Mazzucco: un secolo di storia italiana
negli archivi di Long Island

"Vita", il romanzo con cui Melania Mazzucco ha vinto quest’anno il premio Strega, è il quarto romanzo di questa autrice giovanissima
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20 luglio 2003
Felicità, percorsi del paradosso
Dal 10 al 13 luglio scorso a Trevignano si è parlato di felicità. Lo ha fatto il gruppo di donne che ha partecipato al IV seminario residenziale organizzato dalla SIL (Società italiana delle letterate)
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9 luglio 2003
Perché la figlia deve separarsi dalla madre
Con il femminismo avevamo fatto spazio, dentro di noi, a una figura materna attrattiva, ambigua, molto più complessa e misteriosa della figura che ci aveva consegnato fino a quel momento la storia. Così, per anni, abbiamo discusso di maternità reale e di maternità simbolica e, per costruirci una genealogia, siamo andate “alla ricerca dei giardini delle nostre madri” (come scrive Alice Walker)

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4 luglio 2003
Manuela Dviri una israeliana contro la guerra
Verrebbe da dire Manuela Dviri è una donna straordinaria. Non sarebbe giusto. Non sarebbe rispettoso delle scelte, della scelta che questa cittadina israeliana ha compiuto dopo l'uccisione di suo figlio, Joni, a opera di un razzo sparato dagli hezbollah in territorio libanese.
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22 giugno 2003
Il femminismo nascosto dalla “meglio gioventù
“Bellissimo, commovente, ma manca il movimento femminista”, mi dice un’amica con cui ho condiviso, appunto, il femminismo. E’ appena finita la prima parte di La meglio gioventù, il film per la Tv con cui Marco Tullio Giordana si è guadagnato accoglienze trionfali nella sezione del Festival di Cannes Un certaine regard
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2 giugno 2003
Islam, italian style
In “Islam italiano”, nuovo saggio di Stefano Allievi dedicato alla presenza islamica in Italia, non si legge
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24 maggio 2003
Nawal al Sa'dawi, icona del femminismo arabo
L’icona del femminismo arabo ha un bel viso scuro e una capigliatura candida. Nawal al Sa’dawi
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15 maggio 2003
Monica Incisa. Grande artista del sottotono
Achille Campanile diceva, “non è detto che un umorista contemporaneo faccia ridere i posteri e viceversa”.
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1 maggio 2003
Sars, i falsi allarmi dell'informazione
Tra la fine dei bombardamenti in Iraq e la condanna di Cesare Previti, i nostri media si sono occupati della Sars, la polmonite atipica
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> 15 settembre 2003


Distruzioni. Decostruzioni. Creazioni

Mentre c’era la guerra in Iraq mia madre non è stata bene, e per qualche momento ho temuto per la sua vita. Era la cosa che mi preoccupava di più, e mi assorbiva, perché per giornate che mi sono sembrate lunghissime andavo a trovarla in ospedale. Le notizie dalla guerra erano uno sfondo cupo e opaco, punteggiato da qualche vivida immagine nei tg della sera. Uno sfondo che però risuonava con qualche concordanza nel mio paesaggio mentale, attraversato dalla realtà di quell’altra malattia. Per consolarmi ho letto di più e soprattutto ho ascoltato più musica. A un certo punto mi sono reso conto che nelle letture e nelle musiche tornava un tema, una parola: creazione. Mi sono chiesto se, in modo stranamente inconsapevole, quella parola mi avesse attratto per opposizione allo spettacolo della distruzione che contemplavo nei servizi televisivi da Baghdad, e nel timore di una distruzione per me più vicina e più grande. Mi è anche capitato di pensare che se muore una madre, una donna, non solo scompare un mondo, come avviene per ogni morte umana, ma cessa anche una potenzialità di generazione, di creazione. Di creazione di nuovi individui e nuovi mondi. E’ ben vero che anche noi uomini, in fondo, partecipiamo al fatto della riproduzione. Ma avvertiamo oscuramente che se noi siamo – o eravamo – padroni della cultura e della civiltà, non è nelle nostre mani – nel nostro corpo - il segreto più profondo della vita. La forza simbolica della figura materna resta salda al centro del nostro universo. Magari è rimossa, travisata, fraintesa, negata o mitizzata. Ma può sempre riemergere con la forza della verità quando si produce una frattura, incombe un pericolo totale. Appunto l’avvento di una fine del mondo.

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Distruzione creatrice. Alla natura del capitalismo è stato dedicato questo ossimoro assoluto. E certamente fondato. La forza distruttrice oltrepassa ora la soglia della dimensione produttiva, sociale, culturale, per assumere di nuovo la forma della guerra. La guerra non è certo un’invenzione del capitalismo. Si potrebbe persino dire che solo dopo l’avvento capitalistico è stata pensata la possibilità razionale, politica, di una “pace perpetua” mondiale. Ma certo è in quest’epoca del dominio del denaro e della tecnica che la guerra assume un carattere totale e radicale (con i recenti estremi opposti di combattenti che uccidono tecnologicamente sicuri di non rischiare la vita e di altri combattenti che uccidono solo rinunciando alla propria vita. Tutti uccidono, per determinazione o per caso calcolato, molti civili inermi). Si ha però la sensazione che la capacità “creatrice” del sistema basato sulla mediazione del denaro, che fa evaporare ogni cosa, sconti qualche difficoltà, proprio quando sembra scomparso dalla faccia della terra un qualche principio alternativo capace di contrastarlo. La vittoria anglo-americana in Iraq è anche la manifestazione di una tragica impasse, con più piani di intepretazione possibili. E’ stato osservato (da Letizia Paolozzi in un commento apparso su questo sito) che apprezzare la “liberazione” avvenuta dalla tirannia di Saddam non autorizza certo a dire che ora gli iracheni e le irachene sono “liberi”, “libere”. La libertà è una conquista simbolica, sociale, e poi anche istituzionale, fondata nella coscienza e nelle azioni e relazioni delle persone. Non si può creare dall’esterno, nemmeno con una “liberazione”

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Lo “Zohar”, il “libro dello splendore”, vuole svelare i segreti della creazione raccontata nel “Genesi”, e descrive in modo affascinante e oscuro come nella forma stessa delle lettere delle parole che nominano Dio e i suoi attributi si scorga la dinamica essenziale tra il principio maschile e quello femminile (la Sekinah).

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All’inizio, nell’oratorio di Haydn “La Creazione”, la musica si avvita su se stessa senza “concludere”, perché vuole descrivere il “caos” primigenio. Una sensazione di confusione, disagio, attesa. Fino a che la nascita del mondo non produce accordi e cori di grande gioia, forza, serenità. Anche la nascita dell’uomo e della donna è accompagnata dall’esaltazione gioiosa dell’esistenza, dell’amore, e dell’unione della coppia. La musica, però, finisce prima che Eva raccolga il frutto dall’albero della conoscenza.

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Forse gli uomini si sono vendicati di quel gesto, che ha prodotto la fine del mondo edenico, scippando a Eva il potere magico della mela, per costruire un nuovo mondo a modo loro, in cui non si corresse il rischio che una donna si esibisse in imprese così avventate. Questo mondo, però, a misura pressochè unica, traballa paurosamente. Se ne sono accorti recentemente anche molti uomini, che si sono votati alla sua “decostruzione”. Certi intellettuali americani, meno raffinati, e un po’ dileggiati in Europa, hanno detto qualcosa di vero. Non è finita “la storia”. Ma “una storia” forse è finita davvero. E lo “scontro delle civiltà” che stiamo vivendo forse annuncia un cambio di civiltà – come sostengono le donne di "Via Dogana" – che riguarda il cuore dell’Occidente e quindi il mondo intero.

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Il filosofo Jacques Derrida riceve il 22 settembre 2001 – dieci giorni dopo l’attentato alle Twin Towers – il premio Adorno a Francoforte. E fa un discorso – un po’ in tedesco e un po’ in francese – “sulla lingua dello straniero, quindi dell’immigrante, dell’emigrato o dell’esiliato”. Parla di un sogno di Walter Benjamin – tedesco fuggitivo in Francia nel 1939 – raccontato in francese, in una lettera alla moglie di Adorno. Vi appare tra l’altro una bellissima donna in un letto, che scosta la coperta per far vedere non il suo corpo, ma un disegno sul lenzuolo che è anche una scrittura. Queste visioni procurano a Benjamin una felicità che lo tiene sveglio per ore…

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L’ultimo libro di Paul Feyerabend, “Conquista dell’abbondanza”, è uscito postumo e incompiuto per volontà della moglie, e di un amico che ha lavorato sui manoscritti. E’ un saggio sul fatto che l’astrazione tipica del pensiero occidentale ha probabilmente accompagnato grandi progressi dell’umanità, ma ha sicuramente rimosso dalla conoscenza scientifica e filosofica gran parte dell’”abbondanza e della ricchezza dell’essere”. C’è una frase, a un certo punto: “ogni cultura è in potenza tutte le culture”. Nella nota che la commenta Feyerabend attribuisce al femminismo un ruolo decisivo nelle culture diverse da quella occidentale per un’opera di mediazione universalistica sul terreno della libertà e dei diritti, senza violenze e procedendo in un modo “particolarizzante, non oggettivo”

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Alcuni contadini iracheni, forse c’è una donna tra loro, e qualche bambino, offrono da bere e da mangiare ai soldati americani e inglesi che avanzano nella loro campagna. Questa immagine televisiva, nei primi giorni della guerra, l’avevo immagazzinata con il suo effetto di stupore in un cassetto del cervello, che è stato riaperto dalla citazione che me ne ha fatto, qualche tempo fa, Luisa Muraro. Sarebbe bello rintracciare quelle immagini (saranno archiviate da qualche parte, oltre che nei nostri cervelli?), magari rintracciare anche quelle persone. Saranno ancora vivi quei contadini? E quei soldati? Il mondo definito da quel gesto e da quell’immagine può essere scoperto, nominato, e quindi creato?

Alberto Leiss

(questo articolo, in una versione leggermente diversa, è pubblicato sull'ultimo numero, di settembre, della rivista "Via Dogana")






> da leggere e ascoltare

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Gershom Scholem, I segreti della creazione, Adelphi, 2003, pagg 149, euro 9,00
- Jean - Luc Nancy, La creazione del mondo, o la mondializzazione, Einaudi, pagg 118, euro 13,00
- Jacques Derrida, Il sogno di Benjamin, Bompiani, pagg 55, euro 5,00
- Paul Feyerabend, Conquista dell’abbondanza, Cortina, pagg 350, euro 27,50
- Franz Joseph Haydn, La Creazione, dir. Leonard Bernstein, Deutsche Grammophon