reale / virtuale
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informazioni, deformazioni, spettacoli, culture

24 maggio 2003
Nawal al Sa'dawi, icona del femminismo arabo
L’icona del femminismo arabo ha un bel viso scuro e una capigliatura candida. Nawal al Sa’dawi
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15 maggio 2003
Monica Incisa. Grande artista del sottotono
Achille Campanile diceva, “non è detto che un umorista contemporaneo faccia ridere i posteri e viceversa”.
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1 maggio 2003
Sars, i falsi allarmi dell'informazione
Tra la fine dei bombardamenti in Iraq e la condanna di Cesare Previti, i nostri media si sono occupati della Sars, la polmonite atipica
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11 aprile 2003
La guerra in Iraq vista dalla nostra
"comoda poltrona occidentale"
Che cosa guardiamo, noi che siamo seduti in una “comoda poltrona occidentale“ (Asor Rosa sul "manifesto") ?
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24 marzo 2003
Isabella e Eduardo: c'era un tempo della leggerezza e dell'ironia (in mezzo al mare)
C'era un tempo in cui la leggerezza era un segno di intelligenza. Un tempo in cui l'ironia era, insieme, un obbligo e una dote naturale. E' il tempo raccontato da Isabella Quarantotti De Filippo nel suo "In mezzo al mare un'isola c'è", il racconto, il diario di tre mesi - "i più felici della mia vita" - passati con Eduardo
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23 marzo 2003
Tre mostre americane a Roma
L'arte come luogo di "aimance" e di pace
American Accademy, Roma, il tempio sacro della cultura degli Usa. Tutto è perfetto
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7 marzo 2003
Si svolge in un aereoporto
la favola filosofica di Amélie Nothomb
Dal “ Chi é“ di Amélie Nothomb sappiamo che, nata a Kobe, in Giappone
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2 marzo 2003
“Accattone“ nuova rivista romana sulle piccole apocalissi quotidiane
Presentazione del direttore editoriale Lanfranco Caminiti
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16 febbraio 2003
Il programma Micromega brucia i tempi
ma non fa la differenza

"Un’altra Italia possibile" è il titolo dato al nuovo numero di Micromega, che batte sul tempo
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7 febbraio 2003
Roth: chi vince e chi muore nel sesso
David Kepesh, il protagonista dell’“Animale morente“non è particolarmente simpatico
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19 gennaio 2003
Ti amo, Littizzetto
“Veramente tenchiu” (come dice Luciana Littizzetto) per il suo esilarante libro “La principessa sul pisello“
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29 dicembre 2002
Lotta di testate per lettrici molto ideali
E’ un periodo di cambiamenti vorticosi, nei mensili femminili. E’ appena uscito il numero di gennaio di Marie Claire
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> 2 giugno 2003


Islam, italian style

In “Islam italiano”, nuovo saggio di Stefano Allievi dedicato alla presenza islamica in Italia, non si legge una compiuta analisi delle differenze di genere dentro gli elementi da lui presi in esame, ma va evidenziato comunque un tentativo di sottolineare alcuni aspetti della convivenza di italiani e musulmani che tiene conto dello specifico femminile.
Quella che più di tutto mi ha incuriosita riguarda le conversioni delle italiane alla fede islamica, in questo caso quella sciita. Si tratta di un fenomeno che è anche all’origine di numerose coppie miste e non obbligatorio. Infatti l’uomo non musulmano che voglia sposare una donna di fede islamica ha l’obbligo di conversione, la donna no: il sociologo spiega che le donne italiane che scelgono uno sciita (nel nostro paese si tratta quasi sempre di iraniani) lo fanno in seguito alla conversione, per una scelta “elettiva e selettiva”, per coerenza con i dettami della nuova fede che considera il matrimonio come il completamento del percorso di conversione.
Come definire il fenomeno (di cui purtroppo Allievi non fornisce il dato numerico)? Adesione al proprio credo, rigore? Probabilmente sì, nel bene e nel male. Nella grande comunità tunisina di Mazara del Vallo – per esempio – i matrimoni misti non esistono (la media da circa trenta anni è di uno all’anno o poco meno all’anno), tuttavia tra questi è maggiore il numero dei casi in cui il coniuge tunisino è la donna. Il dato è significativo, perché la legge, come detto prima, impedisce a un uomo non islamico di sposare una donna di quella fede, anche dietro nullaosta del governo italiano (il matrimonio non viene registrato dalle autorità tunisine in questo caso). Così se una donna tunisina si innamora di un uomo di Mazara la determinazione deve essere forte, perché le costrizioni sociali arrivano da entrambe le sponde del mediterraneo.
Uguali condizionamenti anche nel resto dell’Italia. Il saggio di Allievi ci dice “esiste una domanda sociale che associa il velo alla donna islamica e dunque lo vuole”; riporta testimonianze di donne contattate dalla tv nazionale per interviste mai realizzate perché dietro richiesta di indossare davanti alla telecamera l’”hijab” esse non lo facevano. Insomma, dice che c’è un pensiero occidentale che vuole le islamiche associate tout court alle schiave, fenomeno che insieme ad altri comportamenti condiziona anche la vita privata di molte coppie miste.
Sappiamo che non è sempre così naturalmente, e il libro fa uno sforzo notevole per sottolineare le numerose differenze in seno alla comunità araba in Italia e altrove. Ma la questione femminile non si può liquidare in un capitolo di quattro pagine, in cui si mettono insieme schiavitù e infibulazione, poligamia e veli sul capo. Se chi come Allievi, mette notevole impegno da anni per il riconoscimento culturale e sociale del mondo islamico in Italia, e poi limita al minimo l’indagine del mondo femminile, le speranze di un riconoscimento degno del secondo gruppo religioso nazionale resteranno lontane.

Monica Luongo









> da leggere
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Stefano Allievi, Islam italiano, Einaudi, 266 pagine, 13,50 euro