merci / desideri
>>>
produrre e consumare tra pubblico e privato
2 luglio 2005
Travestirsi per raccontare
l'Italia che non si vede mai
Sono tre le chiavi di lettura offerte a chi legge “Una notte da entraineuse. Lavori, consumi, affetti narrati da una reporter infiltrata”.
> continua

25 aprile 2005
Ma le donne come
sopravvivono al lavoro?
Come vive il lavoro una donna? Domanda retorica se rivolta a quanti (e quante) suppongono che i due sessi, il loro corpo e la loro mente, abbiano gli stessi desideri, ripulse, piaceri, frustrazioni, speranze.

> continua

28 marzo 2005
Fannulloni di tutto il mondo, unitevi
Come lavorare senza fare nulla. E l’obiettivo del best-seller francese “Buongiorno pigrizia”, delizioso libretto provocatorio di Corinne Maier, economista part-time presso l’Edf (Electricité de France), ma anche psicanalista, oltre che madre di due figli.
> continua

1 dicembre 2003
Scanzano ha vinto, ma io non mi rallegro
C’è da rallegrarsi per la vittoria del “popolo di Scanzano” contro la decisione del governo di piazzare lì il sito per stipare le scorie nucleari?
> continua

11 maggio 2003
Diritti, referendum, flessibilità: una lingua
che non parla delle realtà di chi lavora
Probabilmente, non andrò a votare per il referendum sull’estensione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori alle aziende con meno di quindici dipendenti
> continua

15 aprile 2003
Straniere e prostitute, ma non solo vittime
Carla Corso e Ada Trifirò si occupano dell’assistenza alle prostitute e lottano per il riconoscimento dei loro diritti
> continua.

27 marzo 2003
Essere emigrate in Italia
A dodici anni di distanza dalla pubblicazione de “Gli immigrati in Italia” Laterza torna in libreria con “L’esperienza migratoria.Immigrati e rifugiati in Italia”
> continua

14 marzo 2003
Andiamo a fare shopping con Virginia Woolf
La pratica dei consumi è attività che il mondo globalizzato conosce bene
> continua

14 gennaio 2003
Proviamo a cambiare il bilancio (ma non come vorrebbe Berlusconi)
Per il terzo anno consecutivo, gli autori di "La Finanziaria per noi. Come usare i soldi pubblici per diritti, pace, ambiente", compiono lo sforzo
> continua

16 dicembre 2002
Il sesso dopo i sessant'anni
So bene di trattare un argomento delicato ma non posso evitare di dare uno sguardo
> continua

10 dicembre 2002
Effetto Sarkozy: femministe contro prostitute
La legge di Sarkozy continua ad infiammare il dibattito sulla prostituzione
> continua

10 ottobre 2002
La scoperta dei “mille euro“ a notte
Un giorno sì e l’altro pure apprendiamo da giornali e telegiornali di qualche maxi-retata nei bordelli o sale massaggi di lusso
> continua
> 10 settembre 2005


il governatore perseguitato
e l'arroganza che acceca gli uomini

C’è una sorta di persecuzione contro Antonio Fazio?
Certo, gli argomenti pretestuosi come quello di uno scontro tra finanza laica e finanza cattolica si sprecano. Mentre la pressione per far dimettere “il banchiere cattolico“ ha un che di truculento. Vera e propria campagna mediatica (guidata dal Corriere della Sera i cui editorialisti e cronisti e giornalisti hanno dimostrato una straordinaria passione aziendale) dei poteri forti – sicuramente non più tanto forti, altrimenti sarebbe bastato un discreto cenno con gli interlocutori giusti per mettere un punto al pasticcio dell’estate- e di alcuni interessi editoriali, imprenditoriali e bancari.
Tutto ciò l’avrete notato.
Come avrete notato l’aggrapparsi al suo ruolo – una fissità – da parte del governatore della Banca d’Italia. Dipende, la sua reazione, dall’intensità della pressione affinché se ne vada? Oppure, si lega a un’ostinazione caratteriale, alla sicurezza di aver rispettato le regole e seguito la legge?
Si capirà in seguito quanto ci sia di fondato in questa sicurezza.
Nel frattempo, la Procura di Roma sta verificando la legittimità di tutti gli atti firmati personalmente dal Governatore sull’affare Antonveneta così da accertare – ci sono sei mesi di tempo - se per caso non abbia favorito Fiorani e i suoi soci.
Resta la domanda: Fazio avrebbe dovuto mostrare la sensibilità istituzionale di autosospendersi? Nel nostro singolare Paese, quando c’è di mezzo la magistratura, la prova di innocenza consiste nel restare al proprio posto. La prova di colpevolezza sarebbe quella di ritirarsi in un angolino in attesa delle risposte della magistratura.
D’altronde, le “colpe“ del capo di Bankitalia non riguardano tanto le omissioni compiute (forse) in modo da favorire degli immobiliaristi, i quali di immobili non ne hanno mai costruiti. Nemmeno uno a due piani. Il pasticcio si annida nel “prima“: Cirio, Parmalat, Argentina, do you remember? Lei, signor governatore, si è dimenticato di tutelare i risparmiatori.
Aggiungo che, tra i punti del contendere, per l’uno e l’altro schieramento, ci sono le regole. Regole affidate al buon senso istituzionale. Addirittura, dettate dalle consuetudini. Le consuetudini hanno una loro importanza. Benché si rivelino esili fuscelli, pronti a essere travolti dalla marea reazionaria oppure dalle ondate di cambiamenti.
Quando mio figlio era piccolo, mia madre e mia nonna mi insegnavano che andava coperto e calzato e incappellato anche d’estate. Arrivò il dottor Spock e scarpine, magliettine, cappellini andarono a farsi benedire.
Prendiamo la storia del mandato a vita. C’era e non c’era. Appariva per scomparire subito dopo. Una volta scoperto quanto fosse aleatoria una simile norma, tutti ci sono saltati sopra. Come? Una carica perpetua? Scandalo, orrore, pubblica vergogna.
Le regole consuetudinarie si capisce che non funzionano più solo quando la frittata è fatta.
Ora che la frittata è lì, sul piatto, si è intervenuti con il mandato a termine, e la collegialità (ah il mito della trasparenza!) presumendo di aver tagliato la testa al toro.
Immagine sanguinolenta. L’ “uomo di Alvito“ (metafora che, nonostante la fiera rivendicazione del sindaco del succitato paese, non andrebbe presa troppo sul serio) avrà deciso invece di difendere l’onore restando al proprio posto. Benché le banche centrali ormai contino poco, il fatto che il suo onore coincida con quello di Bankitalia non è sicuro che salverà il governatore e contemporaneamente può pesare rovinosamente su Palazzo Kock.
Secondo me, l’arroganza rende gli uomini ciechi.
D’altronde, di donne arroganti ne girano poche. Perché non hanno potere; perché non raggiungono lo stipendio dell’attuale Governatore della Banca d’Italia (il più alto tra i banchieri centrali tranne quello di Hong Kong) o perché si concedono di più ai cambiamenti del mondo, sapendo che gira e non lo puoi fermare?
Non saprei. Sui muri della mia città un manifesto invita al convegno intorno alla “Questione morale Codice Zapatero (proposte all’Unione per il buon governo)“. Ci saranno, sabato 17 settembre al Residence Ripetta, una quarantina di persone con le loro comunicazioni e contributi. Da Occhetto a Tortorella, da Colombo a Salvi, tutti uomini. Dunque, la questione morale, per come è declinata, è squisitamente maschile?
Qualcuno citerà a questo punto le intercettazioni delle telefonate della signora Fazio. A parte il fatto che non è mai buona cosa tirare fuori tutto: riesumare conversazioni, scambi telefonici, bigliettini, annotazioni dirette a parenti, amici, confidenti e confessori, il linguaggio della signora del governatore appartiene al vocabolario di molte madri di famiglia. E’ più vero quel linguaggio del trash dello “scarparo“ Diego Della Valle con le sue accuse ai “pupari“.
La famiglia non si butta a mare.
Quella dei proprietari di un giornale, quella della signora Fazio. Addirittura, quella dell’Unipol. Ci sono automobilisti–militanti, delusi per la scalata di Consorte alla Bnl. Quasi che il loro legame con la sinistra passi attraverso una compagnia di assicurazioni.
Per tornare al governatore: probabilmente, un passo indietro lo farà. Quando decide lui. Speriamo che non sia troppo tardi.

Letizia Paolozzi








> da leggere

Un' estate di intercettazioni telefoniche, soprattutto sul "Corriere della sera" e su "La Repubblica"