locale / globale
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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
12 settembre 2006
Ma la libertà ci obbliga all’imprudenza?
O forse all'irragionevolezza?

Non varrebbe la pena di tornare sull’accusa di “imprudenza“ rivolta dal prefetto di Roma Achille Serra alle ragazze francesi che hanno accettato un passaggio offerto da due sconosciuti alla stazione di Milano

La liberazione più difficile
Quella maschile
Pubblichiamo un articolo di Lorenzo Di Santo apparso sul quotidiano "Il Centro" di Pescara
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7 settembre 2006
Peccato di informazione
A volte, più dei terribili fatti di cronaca nera, colpisce la strumentalizzazione di commenti e cronache legati ai fatti stessi.

Voi maschi potreste anche parlare
E noi schierarci con Kaur e Hina

Allo stupro omofobico e/o fascista (vedi Viareggio); al più comune e nascosto stupro familiare; allo stupro discotecaro e a quello turistico se ne è aggiunto un altro, definito etnico perché compiuto da immigrati.

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2 settembre 2006
Il "silenzio delle femministe"
e la schizofrenia di uomini e media

Se la bordata di articoli che criticano “il silenzio delle femministe“ continua, tra poco lo stupro, la violenza, il disprezzo del corpo e della mente femminile dipenderanno dalle donne che non sono scese in piazza.
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20 agosto 2006
La tragedia di Hina, la libertà femminile
e la possibilità di convivere tra diversi

L’orrendo omicidio di Hina, la ragazza pakistana uccisa dal padre con la probabile complicità di altri parenti maschi , è il tipico caso di una tragedia personale e familiare che diventa detonatore di interrogativi e ansie che attraversano il senso comune

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19 luglio 2006
Uganda, quando le donne
si liberano dalla servitù del marciapiede
Kampala
«Rivolgersi a Dio? Ci mette troppo tempo a cambiare le cose. La prostituzione mi permetteva invece di guadagnare facilmente e senza grosse competenze».
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14 agosto 2006
Al mare senza il velo
A Rimini porzioni di arenile riservate alle signore velate che cosi’ possono fare il bagno senza violare i limiti imposti dal corano.
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30 luglio 2006
Donne in politica: paura del conflitto
(e di essere se stesse)

Chi ricorda i clamori che hanno circondato l’insediamento del Governo Prodi? Non ha mantenuto le promesse, si era detto in molti, donne e uomini: dove sono tutte le donne che aveva garantito di portare al governo?

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19 luglio 2006
Sono desiderabili nuovi partiti a sinistra?
Sono passati alcuni mesi dal voto e forse è già il tempo di farsi qualche domanda sul futuro della maggioranza che vede per la prima volta unite al governo intorno a un programma comune (per quanta ironia si sia fatta sulla sua prolissità) tutte le sinistre politiche esistenti in Italia.
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20 giugno 2006
Documenti sul referendum
costituzionale confermativo
Pubblichiamo qui di seguito alcuni documenti che ci sono stati inviati sulla scelta aperta con il referendum confermativo sulla riforma della seconda parte della Costituzione approvata a maggioranza dal centrodestra.
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24 maggio 2006
Emily va in città
(10 punti - e più - per viverci meglio)
Questo è il lavoro portato avanti da alcune donne dentro e intorno all’associazione Emily: un insieme di proposte aperte – dieci elementi - da sottoporre a discussione e da integrare.
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19 maggio 2006
Deluse dal governo Prodi
Ma siamo pronte al conflitto con gli uomini?
Sono sei, le ministre del governo Prodi. Donne di valore, Livia Turco, Giovanna Melandri, Barbara Pollastrini, Linda Lanzillotta, Rosi Bindi, Emma Bonino, che non hanno avuto, non tutte, un incarico di peso.

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13 maggio 2006
Auguri al presidente Napolitano
Dopo il fattore k sparirà il fattore kd?
Massimo D'Alema avrebbe detto (lo fece un po' avventatamente al tempo della Bicamerale, lo avrà fatto più saggiamente adesso?) "ex malo bonum".

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30 aprile 2006
Emily: le donne nella nuova fase politica
I conti in Parlamento e la sfida delle città

Pubblichiamo la relazione - a cura di Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi - tenuta all’incontro nazionale dell’associazione Emily il 27 di aprile al Buon Pastore, la Casa Internazionale delle donnedi Roma

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27 aprile 2006
Camere senza vista
‘L’Italia è in una situazione politica preoccupante’. L’aggettivo ‘preoccupante’, condannato alla progressione dall’originaria natura participiale, si pone di fronte agli italiani ‘inermi’ come una domanda continua.

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13 aprile 2006
Preferisco questo risultato
E' una prova della verità per tutti
Il Riformista ha titolato mercoledì 12 aprile: il Cavaliere prova a fare la Cancelliera. Alludendo a Angela Merkel e alla proposta di Berlusconi di imitare la Germania varando una “grossa coalizione” per governare un paese uscito spaccato a metà dal voto.
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31 marzo 2006
Vogliamo più candidate
Ma che cosa vogliamo dalla democrazia?
La Fondazione Marisa Bellisario ha condotto un’indagine sulla presenza delle donne in tv all’interno delle tribune elettorali e nei dibattiti politici denunciando un "oscuramento televisivo di candidate e giornaliste"

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1 marzo 2006
Le vignette contro Maometto?
Un' Europa forte chiederebbe scusa

Sarà perché sono particolarmente sensibile all’uso che nelle riviste, nelle vignette oppure nei fumetti porno viene fatto del corpo femminile, ma non mi convince la rivendicazione della libertà di espressione rispetto alle vignette satiriche danesi. Con due interventi di Alberto Leiss e Aldo Tortorella
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9 febbraio 2006
Donne in carriera politica?
Vivamente sconsigliato alle "mogli di..."

Potrei arrampicarmi, come un agile indigeno, sul banano più alto (ma dove lo trovo questo banano?) e poi lanciarmi nel vuoto.
Il giallo delle quote rosa fantasma
La vicenda delle "quote rosa" si è conclusa, a quanto pare, in forma paradossale.
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26 gennaio 2005
Gerusalemme.
Una madre terra, due figli prediletti

Le donne arabe che vivono in Israele e che hanno sposato mariti poligami non vedono riconosciuto il loro status di mogli – essendo la poligamia vietata

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16 gennaio 2005
Un sabato a Milano
La mia giornata milanese, sabato 14 gennaio, è cominciata con un breve incontro di lavoro nella sede di una piccola società di marketing che si chiama “LaboDif”.
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8 dicembre 2005
Di padre in figlio
Nel corso della settimana appena trascorsa abbiamo assistito a prove tecniche di nuovo governo.
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25 novembre 2005
Ti picchio così ti cancello
La violenza sulle donne è oggi l’unico dato che accomuna gli uomini del pianeta...

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7 novembre 2005
Al Parlamento e ai partiti: legge elettorale
e programmi non rimuovano la forza femminile

Siamo stanche, e stanchi, del sentimento di desolazione che proviamo di fronte alla parata dei politici, tutti e sempre maschi, che si autorappresenta dovunque.
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30 ottobre 2005
Primarie, quote, liste di sole donne
Si annuncia la “riscossa rosa” in Parlamento?

Il Parlamento che uscirà in aprile dalle elezioni del 2006 avrà un numero di donne come l’attuale, cioè minimo? Si interrogano le donne riunite dall’associazione Emily

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24 ottobre 2005
Per le donne né 50, né 30, né 25 per cento
L'equazione misogina dei franchi onorevoli
Perché l'emendamento del governo, sulle “quote rosa“ non è stato votato dall'opposizione? Qualche giorno fa titolava Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista: “La maggioranza cancella le donne dal Parlamento“.

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7 ottobre 2005
Perchè, io donna, dovrei appassionarmi
a queste maldestre primarie?
In questa fase, che per comodità e a rischio di banalizzare, chiamerei di transizione, sono entrate nel frullatore della politica “le questioni eticamente sensibili“
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29 settembre 2005
Via Quaranta e i dubbi dell’istruzione
Il 21 settembre il presidente della Repubblica ha invitato gli studenti italiani a declinare la logica dell’accoglienza nel corso dell’anno scolastico appena iniziato.

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29 luglio 2005
La ripresa del Burundi
Quando arriva nel seggio una gran folla le si fa incontro, felice di poterle stringerle la mano. Un vecchio mi sussurra all’orecchio di non avvicinarla, perché si è decolorata i capelli e fuma in pubblico.
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29 luglio 2005
Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Faustai
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse.... Con interventi di Bia Sarasini, Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, Marina Terragni.

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26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
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25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
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20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
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4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

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28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

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7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

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2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 18 settembre 2006


Fede e ragione secondo Ratzinger
e la tortura che diventa trendy


Non sono convinta che a sospingere le parole di Benedetto XVI sia “un forte vento di medioevo“. Provo a discuterne con Piero Sansonetti, che ha commentato su Liberazione gli interventi del Papa in Baviera, lasciando da parte gli argomenti teologici e filosofici nei quali, d’altronde, mi sentirei a disagio.
Certo, le parole del Pontefice seguono un disegno capace di sparigliare i percorsi obbligati. Da quello sullo “choc delle civiltà“ (che tutti nelle dichiarazioni si precipitano a scongiurare distinguendo tra islam e islamismo), allo scontro tra Occidente cristiano e Islam. Ma è anche vero che i suoi discorsi sono tirati da una parte e dall’altra. Alla Turchia, Pakistan, Kuwait dalla sala Stampa della Santa Sede hanno dovuto spiegare che al Papa “sta a cuore un chiaro e radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza“. Avrebbe potuto aggiungere che anche il cristianesimo, storicamente, ha praticato la violenza ma nella situazione attuale pochi, nel mondo islamico, sembrano disponibili a una qualsiasi critica della loro religione. E delle pratiche che da essa derivano. Mi chiedo: quei paesi sono offesi perché il Papa ha condannato il jihad almeno se attribuiamo a questo termine il significato di “guerra santa”, e sappiamo che non è l’unico possibile?
Arrivo a ciò che mi divide dal direttore di Liberazione. Per Sansonetti conta il giudizio complessivo sui discorsi di Benedetto XVI. Per me è importante che mi venga offerta la possibilità di riflettere sulla relazione problematica tra Dio e il mio essere donna: una donna non credente.
L’ex professore Ratzinger aveva già dimostrato nella “Lettera sulla collaborazione dell’uomo e della donna nel mondo e nella Chiesa“ e poi nell’enciclica Deus caritas est la sua preferenza per il dialogo con la cultura e i problemi attuali. Ora, nel ritorno alla Baviera delle origini, ha provato a declinare in altro modo l’opposizione tra Gerusalemme e Atene. E’ il “Logos che significa insieme ragione e parola“ a opporsi al fanatismo, alla violenza, malattie mortali delle religioni. Fede e ragione possono incontrarsi. Nella società moderna molto spesso la ragione, senza il controllo della religione, finisce per deragliare.
Che significa deragliare?
Non starò a elencare i mali che ci affliggono né userò roboanti parole intorno a una società senza utopia né progetto. Una società nella quale l’assenza di autorità simbolica produce la vittoria del più forte. Non citerò il proliferare di armi di distruzione di massa o la manipolazione genetica; le guerre, i massacri, le lotte tra clan etnico-religiosi, i femminicidi, la violenza sulle donne.
Prendo un minuscolo particolare tra quel mucchio di segni creati apposta per colpire il nostro immaginario di donne e uomini dell’Occidente: un famoso fotografo di moda, Stevert Meisel, che ricrea scene di tortura, abusi, umiliazioni simili a quelle procurate dai marines ad Abu Ghraib. “Una condizione morale di emergenza“ scrive la storica Joanna Bourke. Una condizione morale nella quale le fantasie di tortura diventano “trendy“.
Di fronte a una simile poltiglia, è sufficiente aggrapparsi alla laicità, alla secolarizzazione occidentale? Basta l’affermazione che ognuno di noi possiede una spiritualità personale senza bisogno di coltivare il sacro e l’evangelizzazione?
Insieme alle mie sorelle di sesso muoviamo molti e ragionevoli rimproveri al cattolicesimo in crisi profonda eppure immobile di fronte a una serie di cambiamenti quali il rapporto tra i sessi, la trasformazione della famiglia/famiglie, le relazioni genitori-figli, l’affermazione dell’autonomia individuale.
Eppure esistono altre, terribili contraddizioni. Per affrontare le quali c’è bisogno di “cambiare-modo-di-pensare“ (come ha scritto il filosofo Giovanni Reale sul Corriere della Sera). Il direttore di Liberazione misura i discorsi dell’ex professore Ratzinger a seconda della loro vicinanza o lontananza da alcuni modi di pensare che la filosofia e la politica conoscono bene: capitalismo, fondamentalismo, liberismo, ateismo, edonismo, consumismo. Come spesso mi accade, provo diffidenza per gli “ismi“.
Come mai? Lascio a Sansonetti la scelta tra due spiegazioni. Forse dipende dal fatto che il mio corpo e la sua possibilità di mettere al mondo dei bambini mi avvicina al mondo reale (mentre mi allontana dalle ideologie) oppure il mio corpo è una prigione che mi rende sorda ai grandi temi (ideologie appunto) che il cosiddetto sesso forte palleggia non tanto bene.
In conclusione, Benedetto XVI sa che Dio tiene alla libertà dell’uomo e della donna. Questo è l’oggetto dei suoi discorsi: la relazione problematica tra Dio e i non credenti. E allora, la domanda che mi pongo è la seguente: Colui che ha fede vive meglio di colui che non la trova?

Letizia Paolozzi










La lezione di Ratisbona

Questo articolo di Luisa Muraro è pubblicato nel sito della comunità filosofica di Diotima www.diotimafilosofe.it

I fatti sono noti, il 12 settembre 2006 il capo della Chiesa cattolica, Benedetto XVI, nel corso di un viaggio nella sua terra natale, ha fatto lezione all’Università di Regensburg (Ratisbona) sul tema: fede, ragione e università, il terzo termine avendo un significato pregnante e difficile da rendere, che potrebbe essere, con parole dell’oratore, il luogo o istituzione del dialogo “nel tutto dell’unica ragione”, significato molto impegnativo ed esposto ad un’inevitabile obiezione, che riguarda la difficoltà di accordarlo con la secolare esclusione delle donne dall’istituzione universitaria. Ma restiamo all’episodio in questione: alcuni riferimenti fatti nel corso della lezione all’islam e a Maometto, hanno provocato un’ondata di proteste in quasi tutto il mondo islamico, placata dalle scuse del papa e dalla diplomazia vaticana, ma non interamente mentre io scrivo, insieme ad una straordinaria massa di commenti e interpretazioni che hanno portato il papa sulle prime pagine dei giornali, come ai tempi di Giovanni Paolo II. Si è parlato poco di quello che Ratzinger ha detto e molto di quello che ha fatto, che potremmo chiamare una (involontaria, alcuni dicono e altri negano) provocazione nei confronti dell’islam. Ma forse le cose non sono così semplicisticamente sconnesse, forse invece sono tra loro intrecciate; comunque sia, io vorrei tentare una lettura in equilibrio sui due versanti, quello dottrinale e quello politico.
Semplificando, si può ripartire la responsabilità dell’accaduto, per quello che ha di negativo, in tre parti: la divulgazione giornalistica (che ha qualche scusante nella lezione, in sé perfettamente intelligibile ma teoricamente impegnativa), la sensibilità del mondo islamico (che ha molte scusanti e una buona ragione, la causa palestinese sempre in alto mare) e una certa ambiguità della lezione stessa.
Cominciamo da quest’ultima. Volendo introdurre una tesi cruciale: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio, Ratzinger fa riferimento alla presa di posizione di un imperatore bizantino in guerra con i Turchi e sprezzante verso il messaggio di Maometto. Strana scelta, che molti hanno considerato più che inopportuna, sconsiderata, ma che potrebbe avere un senso preciso. Può essere che Ratzinger abbia voluto chiamare l’Islam ad un confronto ad alto livello sul terreno della forza della ragione che può (e deve) prendere il posto della violenza. In una situazione di rinnovato, grave conflitto dove molti, sia cristiani sia islamici, ricorrono alla forza e si appellano a Dio, ecco che uno dei contendenti si appella alla forza della ragione come unica forza rispondente alla natura di Dio e chiama l’altro al confronto.
Va in questo senso anche un’altra stranezza, poco notata ma non trascurabile, secondo me, e cioè che il papa-docente commenta le parole di Manuele II Paleologo, dicendo che si esprime in una maniera sorprendentemente aspra, rude… Un minimo di senso storico obbliga a protestare che no: quel modo di esprimersi, da parte di un imperatore cristiano del sec. XIV che tenta di arrestare l’avanzata turca, è normale, e se c’è qualcosa che sorprende, è nella sua ripresa da parte del papa di Roma, oggi. E subito ci si ricorda che questo stesso papa, contravvenendo alle regole della diplomazia vaticana, ha ricevuto in udienza un personaggio controverso come la povera Oriana Fallaci, autrice di testi antislamici al limite del razzismo. Un altro lapsus? Forse, ma quello che traspare, in ogni caso, è un intento di attualizzazione della storia conflittuale fra cristiani e islamici, che è in contrasto con i passati orientamenti della Santa Sede (pare a me, che però non sono un’esperta), ma che certamente è finalizzato non allo scontro bensì al confronto. Da quest’ultimo punto di vista, sia detto per inciso, manca sensibilmente al testo, e forse manca all’uomo, ogni accento d’ammirazione per l’islam, la cui cultura ha aspetti sublimi proprio dal punto di vista religioso.
Qualcuno potrebbe obiettare che, per il presente, non ha senso parlare di un conflitto tra cristianesimo e islam, perché la situazione conflittuale di oggi, a parte certe pericolose fantasie di guerra di religione che la Chiesa cattolica respinge, nasce piuttosto dall’ostilità crescente di una parte del mondo islamico nei confronti dell’invadenza del cosiddetto Occidente (che, in realtà, sono i paesi che fanno capo agli Usa). Io sono d’accordo: esistono molte situazioni conflittuali in cui c’entra anche la religione, a livello locale, mentre una situazione di conflitto o confronto sul piano religioso, a livello globale, non c’è. Ma ecco che la sua possibilità a Ratisbona è stata evocata, ed è questo il punto, è questo che è capitato, che la possibilità di un confronto religioso, in primo luogo teologico, tra cristianesimo e islam è stata evocata. Evocata, e in una certa misura abbozzata, con un intento duplice, sempre secondo la mia lettura: da una parte, spostare i contrasti su un piano più alto e degno, quello della teologia, dall’altra, chiamare i paesi di tradizione cristiana a farsi forti della loro eredità. Si potrebbe anche riassumerlo in un unico intento, che è di restituire protagonismo alla dimensione religiosa nella nostra civiltà attivandola non a livello settario ma a livello di ricerca razionale.
Chi vuole capire Ratisbona dal punto di vista sia politico sia dottrinale, deve tener conto che il papa ha interpellato l’Islam avendo presente la nostra società, la cui posizione lui stesso considera intrinsecamente povera e debole. La parte maggiore della lezione è dedicata a fare la storia di questa debolezza, cominciata all’interno del pensiero cristiano con un processo che prende il nome di deellenizzazione del cristianesimo, vale a dire con l’espulsione dell’idea greca del logos (parola e ragione) dal pensiero cristiano.
In questa parte è ben riconoscibile, detto per inciso, una tematica svolta nei primi anni Settanta da Gustavo Bontadini, Metafisica e deellenizzazione (Milano 1975), che polemizza con pensatori del tempo, sia teologi sia filosofi, fra i quali Vattimo, al quale va questo grazioso incipit: “La schiera dei deellenizzatori s’è arricchita del nome di Gianni Vattimo: acquisto di peso, dato che si tratta d’una delle migliori intelligenze filosofiche della giovane generazione”. I punti in comune fra il filosofo dell’Università cattolica di Milano e il docente di Ratisbona, sono molti, fra i quali spicca la domanda se qualcosa dell’eredità greca sia incorporato nella dottrina cristiana in maniera essenziale. La risposta di entrambi, in polemica con la deellenizzazione della teologia cristiana, è affermativa, il che, sia chiaro, non equivale ad escludere una fede ignara e ignorante. Ma, rispetto agli anni Settanta, il paesaggio è enormemente cambiato, per la fine del socialismo e per tutto quello che si chiama globalizzazione, ed è in questo mutato paesaggio che il docente di Ratisbona trova un argomento che sarebbe piaciuto a Bontadini: la nozione moderna di ragione che si è ristretta entro limiti che lasciano fuori gli interrogativi essenziali dell’uomo e lo stesso nome di Dio, si è resa inadeguata ad un vero dialogo con l’umanità intera. “Nel mondo occidentale, leggiamo, domina largamente l’opinione che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia che ne derivano, siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio questa esclusione del divino dall’universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più profonde.”
È questa la tesi conclusiva, della lezione, con la quale io consento, fatta salva la differenza di percorso. Detto in breve, la lotta per la libertà femminile, unita alla lettura di alcune filosofe, ultima in ordine di tempo Iris Murdoch, mi ha portato a vedere la pochezza di una razionalità che sta ai rapporti di forza e si attiene alla sola verifica empirica, che non si sbilancia per il vero e per il buono, e che in pratica offre, come uniche alternative ad un lavoro critico senza fine, la scelta puramente individuale o la fede settaria.
Ma resta una perplessità davanti al fatto che il papa-docente, invitando la società “occidentale” a ritrovare il meglio dell’antica eredità greca e cristiana, ed entrando così in una geografia politica e religiosa alquanto arrischiata, non formuli, contestualmente, un forte invito a coloro che gli sono più vicini e possono ascoltarlo, affinché depongano il linguaggio e i comportamenti che impediscono il dialogo: sembra non sfiorarlo il timore, piuttosto ovvio nel presente contesto storico, che l’invito a ritrovare una grandezza perduta sia finalizzato più al confronto-scontro, che non al confronto-dialogo. Al di là delle buone intenzioni, quello che egli cerca è una potenza spirituale da affiancare oppure da sostituire a quella dei soldi e delle armi?
Torna il sentimento di una certa ambiguità. La cui fonte potrebbe trovarsi, molto semplicemente, nella doppia figura di Ratzinger a Ratisbona, uno studioso che fa lezione all’università ma che non smette di essere il capo autorevole di una chiesa, una combinazione che alcuni commentatori cattolici hanno giudicato inopportuna, se non impraticabile.
Un mio amico teologo e studioso delle origini del cristianesimo, Bernard Van Meenen, ci suggerisce invece di pensare che siamo in presenza di una novità storica, ossia di un papa, come ce ne sono stati alcuni in tempi lontani, che intende operare teologicamente, senza separare il piano del pensiero pensante (ricercante, interrogante) e quello dell’agire politico. Vuol dire che il papa fa sua la parola disarmata dello studioso e che lo studioso accetta la responsabilità del papa? È una veduta molto interessante, per quello che fa capire e, soprattutto, per la prospettiva che suggerisce. Infatti, non solo aiuta ad eliminare la ridicola e persistente idea che molti si sono fatti dell’infallibilità del papa, non solo si accorda bene con quel programma della teologia che Ratzinger formula verso la fine della lezione, avere il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione, non ridurne la grandezza (secondo le istanze del criticismo kantiano), perché solo a questa condizione “una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica entra nel dibattito del tempo presente” (io sottolineo). Essa mette tutta la faccenda di Ratisbona in una prospettiva di politica del simbolico, che nel femminismo della differenza abbiamo sintetizzato in questa formula: il massimo di autorità con il minimo del potere. Non un ideale ma l’idea guida di una pratica di trasformazione delle istituzioni, delle regole, dei rapporti tra le persone, pratica che molte hanno fatto propria per sottrarsi al piano dei rapporti di forza e delle contrapposizioni, e sostituirlo con i conflitti relazionali e l’efficacia della parola scambiata e condivisa. È una strada già aperta, l’apertura io la conosco con il nome di politica delle donne, ma questo importa poco, non dubito che esistano altri passaggi, non dimentico che, ragionando sui rapporto fra autorità e potere, Hannah Arendt ha creduto di riconoscere nella Chiesa cattolica del nostro Medioevo un’istituzione che coltivava più l’autorità che il potere. Forse, se volgiamo lo sguardo verso l’Oriente cristiano o verso la un tempo lontana, ora non più, Asia, troveremmo esempi migliori (Il Dio dell’Asia di Ilaria Maria Sala, Milano 2006, ecco un libro da leggere, lo consiglierei a Benedetto XVI se fosse un mio studente), ma non importa. Semmai, c’è da ripensare a fondo quel “tutto dell’unica ragione”, non per respingere il concetto ma per imparare la lezione storica di un presunto universale che si è edificato sulla tacita esclusione di quelli che non si conformavano alla sua legge, e che ha finito per farsi valere con il ricorso alla violenza, pensarlo invece come il cielo che può contenere i rischi di frammentazione connessi al passaggio in altro, che è la mia formula preferita per l’universale.


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> da consultare

Editoriale di Piero Sansonetti su Liberazione sul primo discorso di Ratzinger in Baviera

La lezione di Ratisbona
di Luisa Muraro