locale / globale
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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
18 settembre 2006
La violenza contro le donne ci riguarda:
prendiamo la parola come uomini
Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini sulle donne. Con dati allarmanti anche nei paesi “evoluti” dell’Occidente democratico

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18 settembre 2006
Fede e ragione secondo Ratzinger
e la tortura che diventa trendy

Non sono convinta che a sospingere le parole di Benedetto XVI sia “un forte vento di medioevo“. Provo a discuterne con Piero Sansonetti, che ha commentato su Liberazione gli interventi del Papa in Baviera,

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12 settembre 2006
Ma la libertà ci obbliga all’imprudenza?
O forse all'irragionevolezza?

Non varrebbe la pena di tornare sull’accusa di “imprudenza“ rivolta dal prefetto di Roma Achille Serra alle ragazze francesi che hanno accettato un passaggio offerto da due sconosciuti alla stazione di Milano

La liberazione più difficile
Quella maschile
Pubblichiamo un articolo di Lorenzo Di Santo apparso sul quotidiano "Il Centro" di Pescara
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7 settembre 2006
Peccato di informazione
A volte, più dei terribili fatti di cronaca nera, colpisce la strumentalizzazione di commenti e cronache legati ai fatti stessi.

Voi maschi potreste anche parlare
E noi schierarci con Kaur e Hina

Allo stupro omofobico e/o fascista (vedi Viareggio); al più comune e nascosto stupro familiare; allo stupro discotecaro e a quello turistico se ne è aggiunto un altro, definito etnico perché compiuto da immigrati.

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2 settembre 2006
Il "silenzio delle femministe"
e la schizofrenia di uomini e media

Se la bordata di articoli che criticano “il silenzio delle femministe“ continua, tra poco lo stupro, la violenza, il disprezzo del corpo e della mente femminile dipenderanno dalle donne che non sono scese in piazza.
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20 agosto 2006
La tragedia di Hina, la libertà femminile
e la possibilità di convivere tra diversi

L’orrendo omicidio di Hina, la ragazza pakistana uccisa dal padre con la probabile complicità di altri parenti maschi , è il tipico caso di una tragedia personale e familiare che diventa detonatore di interrogativi e ansie che attraversano il senso comune

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19 luglio 2006
Uganda, quando le donne
si liberano dalla servitù del marciapiede
Kampala
«Rivolgersi a Dio? Ci mette troppo tempo a cambiare le cose. La prostituzione mi permetteva invece di guadagnare facilmente e senza grosse competenze».
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14 agosto 2006
Al mare senza il velo
A Rimini porzioni di arenile riservate alle signore velate che cosi’ possono fare il bagno senza violare i limiti imposti dal corano.
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30 luglio 2006
Donne in politica: paura del conflitto
(e di essere se stesse)

Chi ricorda i clamori che hanno circondato l’insediamento del Governo Prodi? Non ha mantenuto le promesse, si era detto in molti, donne e uomini: dove sono tutte le donne che aveva garantito di portare al governo?

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19 luglio 2006
Sono desiderabili nuovi partiti a sinistra?
Sono passati alcuni mesi dal voto e forse è già il tempo di farsi qualche domanda sul futuro della maggioranza che vede per la prima volta unite al governo intorno a un programma comune (per quanta ironia si sia fatta sulla sua prolissità) tutte le sinistre politiche esistenti in Italia.
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20 giugno 2006
Documenti sul referendum
costituzionale confermativo
Pubblichiamo qui di seguito alcuni documenti che ci sono stati inviati sulla scelta aperta con il referendum confermativo sulla riforma della seconda parte della Costituzione approvata a maggioranza dal centrodestra.
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24 maggio 2006
Emily va in città
(10 punti - e più - per viverci meglio)
Questo è il lavoro portato avanti da alcune donne dentro e intorno all’associazione Emily: un insieme di proposte aperte – dieci elementi - da sottoporre a discussione e da integrare.
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19 maggio 2006
Deluse dal governo Prodi
Ma siamo pronte al conflitto con gli uomini?
Sono sei, le ministre del governo Prodi. Donne di valore, Livia Turco, Giovanna Melandri, Barbara Pollastrini, Linda Lanzillotta, Rosi Bindi, Emma Bonino, che non hanno avuto, non tutte, un incarico di peso.

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13 maggio 2006
Auguri al presidente Napolitano
Dopo il fattore k sparirà il fattore kd?
Massimo D'Alema avrebbe detto (lo fece un po' avventatamente al tempo della Bicamerale, lo avrà fatto più saggiamente adesso?) "ex malo bonum".

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30 aprile 2006
Emily: le donne nella nuova fase politica
I conti in Parlamento e la sfida delle città

Pubblichiamo la relazione - a cura di Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi - tenuta all’incontro nazionale dell’associazione Emily il 27 di aprile al Buon Pastore, la Casa Internazionale delle donnedi Roma

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27 aprile 2006
Camere senza vista
‘L’Italia è in una situazione politica preoccupante’. L’aggettivo ‘preoccupante’, condannato alla progressione dall’originaria natura participiale, si pone di fronte agli italiani ‘inermi’ come una domanda continua.

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13 aprile 2006
Preferisco questo risultato
E' una prova della verità per tutti
Il Riformista ha titolato mercoledì 12 aprile: il Cavaliere prova a fare la Cancelliera. Alludendo a Angela Merkel e alla proposta di Berlusconi di imitare la Germania varando una “grossa coalizione” per governare un paese uscito spaccato a metà dal voto.
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31 marzo 2006
Vogliamo più candidate
Ma che cosa vogliamo dalla democrazia?
La Fondazione Marisa Bellisario ha condotto un’indagine sulla presenza delle donne in tv all’interno delle tribune elettorali e nei dibattiti politici denunciando un "oscuramento televisivo di candidate e giornaliste"

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1 marzo 2006
Le vignette contro Maometto?
Un' Europa forte chiederebbe scusa

Sarà perché sono particolarmente sensibile all’uso che nelle riviste, nelle vignette oppure nei fumetti porno viene fatto del corpo femminile, ma non mi convince la rivendicazione della libertà di espressione rispetto alle vignette satiriche danesi. Con due interventi di Alberto Leiss e Aldo Tortorella
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9 febbraio 2006
Donne in carriera politica?
Vivamente sconsigliato alle "mogli di..."

Potrei arrampicarmi, come un agile indigeno, sul banano più alto (ma dove lo trovo questo banano?) e poi lanciarmi nel vuoto.
Il giallo delle quote rosa fantasma
La vicenda delle "quote rosa" si è conclusa, a quanto pare, in forma paradossale.
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26 gennaio 2005
Gerusalemme.
Una madre terra, due figli prediletti

Le donne arabe che vivono in Israele e che hanno sposato mariti poligami non vedono riconosciuto il loro status di mogli – essendo la poligamia vietata

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16 gennaio 2005
Un sabato a Milano
La mia giornata milanese, sabato 14 gennaio, è cominciata con un breve incontro di lavoro nella sede di una piccola società di marketing che si chiama “LaboDif”.
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8 dicembre 2005
Di padre in figlio
Nel corso della settimana appena trascorsa abbiamo assistito a prove tecniche di nuovo governo.
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25 novembre 2005
Ti picchio così ti cancello
La violenza sulle donne è oggi l’unico dato che accomuna gli uomini del pianeta...

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7 novembre 2005
Al Parlamento e ai partiti: legge elettorale
e programmi non rimuovano la forza femminile

Siamo stanche, e stanchi, del sentimento di desolazione che proviamo di fronte alla parata dei politici, tutti e sempre maschi, che si autorappresenta dovunque.
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30 ottobre 2005
Primarie, quote, liste di sole donne
Si annuncia la “riscossa rosa” in Parlamento?

Il Parlamento che uscirà in aprile dalle elezioni del 2006 avrà un numero di donne come l’attuale, cioè minimo? Si interrogano le donne riunite dall’associazione Emily

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24 ottobre 2005
Per le donne né 50, né 30, né 25 per cento
L'equazione misogina dei franchi onorevoli
Perché l'emendamento del governo, sulle “quote rosa“ non è stato votato dall'opposizione? Qualche giorno fa titolava Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista: “La maggioranza cancella le donne dal Parlamento“.

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7 ottobre 2005
Perchè, io donna, dovrei appassionarmi
a queste maldestre primarie?
In questa fase, che per comodità e a rischio di banalizzare, chiamerei di transizione, sono entrate nel frullatore della politica “le questioni eticamente sensibili“
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29 settembre 2005
Via Quaranta e i dubbi dell’istruzione
Il 21 settembre il presidente della Repubblica ha invitato gli studenti italiani a declinare la logica dell’accoglienza nel corso dell’anno scolastico appena iniziato.

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29 luglio 2005
La ripresa del Burundi
Quando arriva nel seggio una gran folla le si fa incontro, felice di poterle stringerle la mano. Un vecchio mi sussurra all’orecchio di non avvicinarla, perché si è decolorata i capelli e fuma in pubblico.
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29 luglio 2005
Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Faustai
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse.... Con interventi di Bia Sarasini, Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, Marina Terragni.

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26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
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25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
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20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
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4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

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28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

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7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

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2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 7 novembre 2006



La crisi dei partiti
è una crisi maschile

Questo articolo è pubblicato sull'ultimo numero de "Le ragioni del socialismo"

Che la crisi attanagli i partiti, è evidente. Nell’indebolimento dei canali della partecipazione, la crisi si riverbera sulla politica. Una politica meno desiderabile se non per una cerchia ristretta di politici di professione e militanti esperti. Proprio per questo si sta aprendo una fase inedita. Con il tentativo di costruire il partito democratico.
Sappiamo bene che questa costruzione dovrebbe costringere a un profondo rivolgimento delle idee e delle visioni della società. Qui sta la scommessa a fronte della pura conservazione di formule ideologiche o di pratiche politiche nelle quali resistono solo partiti che funzionano in quanto macchine della rappresentanza.
Adesso che il treno del Partito democratico si è mosso, chi ha deciso di salirci (non tutto il centrosinistra giacché una parte dei Diesse ipotizza e opera per un nuovo soggetto della sinistra, dirimpetto al partito democratico), giustamente - come si conviene a viaggiatori diffidenti e insieme organizzati - fa le pulci al percorso di questo treno.
Magari, una parte della diffidenza si spiega con l’impressionante smania italiana di fondare partiti nuovi (ma lo sono davvero con tutte le scissioni dalle quali traggono forza per germogliare?)
Basta fotografare Publio Fiori che zappetta sul terreno di una possibile Rifondazione democristiana ostacolato da Gianfranco Rotondi con la sua Democrazia Cristiana “per le autonomie“. E se ovviamente non si intende qui paragonare il futuro partito democratico ad alcune tessere del fu Scudo crociato, bisogna pur ammettere che c’è una domanda di forme organizzate della politica. E che questa domanda permane, resiste. Nonostante le difficoltà e gli stenti di alcuni tra i partiti ai quali si è dato vita (esempio eclatante l’unificazione impossibile tra Sdi e Radicali nella Rosa nel pugno).
Un partito nuovo, comunque, dovrebbe innanzitutto rispondere ai problemi che abbiamo tra i piedi: terrorismo, globalizzazione, droga, violenza, immigrazione, diritti, minoranze, ingiustizie economiche, disparità sociali, questioni identitarie. Servono idee per intervenire nella realtà. Le idee vanno messe in pratica, affinché si trasformino in politica. In caso contrario che senso avrebbe la grande quantità di battesimi?
In tanti pensano che i vecchi partiti si siano lasciati scappare di mano la realtà. Il partito democratico potrebbe cambiare le cose. Ma immaginarselo nuovo di zecca è difficile. Le radici hanno una loro nobiltà: se sono abbastanza robuste, è possibile ripiantarle. Le diverse famiglie di appartenenza del centrosinistra europeo (ma guarda, accanto, ma separata, c’è anche quella comunista!), si esprimono con teorie, pratiche e linguaggi. Hanno ancora un peso, una ragione di esistenza. Evitare di scegliere le famiglie e le culture alle quali riferirsi, ciò che è da tenere e ciò che si può eliminare, significa perdere la memoria, trasformarsi in fantasmi. Anzi, diventare degli ectoplasmi.
Nel caso del Pd si tace sul socialismo europeo. Tra le motivazioni forti dell’unione Diesse-Margherita, c’è l’utilità dal punto di vista elettorale (lo è già stata nelle ultime elezioni politiche alla Camera dei deputati) di unire in un “contenitore“ che nega di essere tale, i due partiti. Probabilmente, i supporter e i simpatizzanti del Pd (quelli che hanno costituito l’asse del “popolo delle primarie“) coltivano un diverso sentimento: vorrebbero essere coinvolti nelle decisioni del nuovo partito. Ricominciare da zero. Tanto che plana su di loro l’accusa di plebiscitarismo.
Associazioni tematiche, iniziative di impegno e solidarietà civile chiedono di partecipare alle decisioni. Ma cosa si salverà e cosa si butterà via dei partiti di appartenenza? Il processo di costituzione e di organizzazione del partito democratico, punta sulla logica democratica: una testa-un voto. E’ vicino il rischio di scardinare l’attuale forma-partito e di ritrovarsi con una organizzazione politica dove tutto sfoci nel rapporto “cittadini-leader“.
Parola grossa, questa del rischio. Chi è salito sul treno del Partito democratico, potrebbero dichiararsi soddisfatto se solo raggiungesse un indebolimento di potere del vecchio ceto politico. Dal momento che i meccanismi sono ormai bloccati e le posizioni irrigidite, le procedure (anche quella per la selezione dei leader) hanno una loro influenza.
I costituzionalisti si affidano al ritorno del maggioritario uninominale, a un cambiamento della legge elettorale (la “porcata“ calderoliana). Gli altri seguono convinti. Perlomeno ci sperano. Vero è che contrastare la frammentazione, equivale a semplificare. Semplificare però spinge alla separazione. A Orvieto non è andata la sinistra di Fabio Mussi, Cesare Salvi, l’ambientalismo di Fulvia Bandoli. Tradotto in cifre, sarebbe una quarantina di parlamentari che potrebbero abbandonare i Diesse. Allo stesso tempo, nella Margherita la discussione che ha preceduto Orvieto non si è dipanata in modo tranquillo.
Qui, per il viaggiatore, si verifica un’amara sorpresa: l’unità tanto desiderata, della quale “dobbiamo tener conto“ (Romano Prodi), per ora non c’è. Il premier è stato votato con le primarie. Tutti e tutte insieme, in fila, con un solo candidato a disposizione. Quando e se mai si celebreranno delle vere primarie nel Partito democratico, sarà un’altra storia.
Non c’è soltanto in gioco quella che Sebastiano Vassallo nella relazione tenuta a Orvieto ha definito “la dannazione della politica italiana, il frazionismo, l’incapacità di elaborare visioni condivise e la mancanza di un senso di responsabilità collettiva nei confronti di un progetto di lungo termine per migliorare il Paese“. In gioco oggi sono i cambiamenti (e certo “le visioni condivise“) che avvertiamo nel nostro modo di porci rispetto alla vita e alla morte, alla nascita, alla riproduzione. Al patto di solidarietà e alle relazioni tra individui. Relazioni che le donne hanno sostenuto e sostengono e che negli ultimi tre, quattro decenni, sono riuscite a modificare radicalmente. Anche per via della contemporanea rivoluzione scientifica.
Questi temi non sono dei titoli o degli slogan sui quali a turno incrociare le spade tra laici e cattolici, bensì pezzi della nostra esistenza. Dunque, è importante il linguaggio che si usa. Sentire i radicali che invitano a firmare “per l’eutanasia“, segnala una pericolosa deriva linguistica.
Nominare soggetti, problemi e temi: dopo e solo dopo sarà possibile la necessaria mediazione tra diverse posizioni e al limite, diverse etiche. Il silenzio, come via d’uscita dalle situazioni complicate, funziona poco. Non aiuta a cercare soluzioni con un segno di civiltà (ne hanno scritto sul Riformista Andrea Benedino e Anna Paola Concia) quanto alla cittadinanza politica dei diritti degli omosessuali mentre perde di vista quei soggetti che potrebbero fornirgli idee, pratiche politiche, ma anche un linguaggio capace di intervenire nella crisi della politica.
Prendiamo uno dei sintomi più eclatanti, per usare un termine caro allo psicoanalista francese Jacques Lacan, di ciò che si tace, che non si vuole vedere, che si rimuove: il sesso femminile.
Notava la studiosa Chiara Saraceno che non ci sono donne ai convegni, tavole rotonde, nel parlamento, enti locali, comuni, regioni, banche, authority. Maschi sono i due presidenti delle camere. E maschili sono i think tank, le fondazioni, le scuole che stanno fiorendo in previsione del Partito democratico mentre poche erano le donne nell’assemblea costituente del 4 luglio scorso.
Per la verità Rifondazione comunista è un’eccezione. Ha mandato un numero grande di donne in Parlamento. Sta provando l’esperienza di una direzione duale – maschile e femminile – nella sua Federazione giovanile.
Questo per i partiti e i luoghi apicali di potere. Nella società è diverso. I luoghi dove si distribuisce la giustizia, dove si insegna, dove si fa ricerca, dove ci si associa per produrre cambiamento, per inventare diritti nuovi e nuove libertà sono frequentati e voluti da donne. Anche l’opinione pubblica femminile c’è, esiste. Basta prendere ad esempio la manifestazione del 14 gennaio scorso a Milano sull’aborto.
Comunque, la crisi non è solo della politica, dei partiti. Ma anche dei maschi. L’ha ricordato lo storico Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio, al seminario nazionale “Teodem: una nuova questione cattolica?“ (pubblicato sul Foglio di Giuliano Ferrara). “E’ anche una crisi del maschio –se mi permettete di dirlo – che è il risultato dei cambiamenti della società, della donna, della famiglia. La crisi del modello maschile (dovremo dirlo una volta) ha avuto la sua ultima stagione nella crisi del militante politico (quello del Pci, del ’68 e dei partiti), quello dell’uomo imprenditore. Si potrebbe aggiungere che la crisi del modello maschile porta ad una carenza di voglia di paternità, di futuro, di famiglia, di sacrificio e via dicendo“.
Dunque, i caratteri fondamentali del nuovo partito dovrebbero disegnare un quadro più complicato e più ricco dello scontro sul quale ricamano i giornali tra ulivisti e partitisti, nostalgici del socialismo del tempo che fu e sostenitori del gazebo in ogni piazza, fautori di un nuovo compromesso storico e innovatori spinti.
Supporre, come accade nei Diesse e nella Margherita, e nel futuro partito democratico, che la soluzione, quanto al sesso femminile sia nelle cosiddette “quote rosa“ è azzardato. Si tratta dello sviluppo di un semplice meccanismo. Niente di più. Un meccanismo necessarie ma legato all’attualità. Le quote non piacciono, sono un ghetto, non rispondono alla presenza femminile nella vita di ogni giorno, tuttavia bisogna sperimentarle, visto che non si è ottenuto niente in altro modo a livello di rappresentanza.
Piuttosto, gli uomini e le donne dovrebbero lasciarsi reciprocamente spazio. Oggi il sesso femminile ha potere solo dove non c’è potere maschile. Per questo, non convince l’accostamento donne-giovani, nel rivendicare la presenza di un terzo delle une e un terzo degli altri accanto a un terzo di maschi.
Le donne hanno compiuto la loro rivoluzione (pacifica). I giovani e con loro le ragazze che il Primo Maggio festeggiano San Precario, si trovano di fronte – non per la prima volta – la difficile convivenza con la propria condizione giovanile. E devono fare i conti con la globalizzazione. Ma nel Sessantotto, quando provarono a cambiare il mondo, a mettere “la fantasia al potere“ (dimenticandosi della democrazia), ragazzi e ragazze fecero i conti - simbolicamente - con un sistema patriarcale, quello dei loro padri. Il parricidio segnò quel tempo, quando decisero di lottare contro l’autoritarismo e in questo modo una generazione rivendicò il diritto di partecipare alla Storia, di entrarvi in maniera collettiva.
Per questo, magari arrivando a conclusioni diverse dalle nostre, andrebbero ascoltate con maggiore attenzione le culture politiche, i temi eticamente sensibili, quel soggetto femminile che ha prodotto tante trasformazioni nel secolo appena trascorso. Un partito nuovo, il partito democratico, farebbe bene a rifletterci.

Franca Chiaromonte Letizia Paolozzi
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(6 ottobre 2006)

Sono una donna, non una santa
Datemi un motivo per aderire al Pd

“Sono una donna, non sono una santa“ cantava Rosanna Fratello. Anch’io non sono una santa. Questo significa che per me la politica non si esaurisce nei partiti e che sono ultrastufa della sordità che affligge i responsabili politici (generalmente di sesso maschile) e che detesto i leader arroganti (quasi tutti). Inoltre, mi farei tagliare la lingua piuttosto che rivendicare un’appartenenza alla cosiddetta "società civile" anche se resto convinta che i conflitti producano spesso delle buone idee. Infine, non ho mai partecipato a un girotondo e però non dico “Ah che schifo la politica!“
Al contrario, sono curiosa. Per esempio, della proposta di dare vita a un Partito democratico.
Subito dopo aggiungo che mi impressiona questa smania tutta italiana di costruire nuovi partiti. Publio Fiori zappetta sul terreno di una possibile Rifondazione democristiana ostacolato da Gianfranco Rotondi con la sua Democrazia Cristiana “per le autonomie“. Naturalmente non voglio paragonare il futuro Partito democratico a queste tessere dello Scudo crociato ma capisco che c’è una domanda di nuove e più efficaci forme organizzate della politica nonostante le difficoltà dei partiti ai quali si è dato vita (esempio eclatante quello della Rosa nel pugno). E del resto, un po' specularmente al progetto di Partito democratico, ecco che si avanza anche un "nuovo soggetto" della sinistra alternativa, critica, o radicale, che dir si voglia.
Un partito nuovo dovrebbe innanzitutto rispondere ai problemi che abbiamo tra i piedi: terrorismo, globalizzazione, droga, violenza, immigrazione, minoranze. Se i vecchi partiti si sono lasciati scappare di mano la realtà, in gergo politico: i contenuti, allora facciamo un nuovo partito.
Ma nel futuro Pd di contenuti poco si discute.
Eppure ci vogliono idee per intervenire nella realtà. E le idee vanno messe in pratica, perché si trasformino in politica. Sennò perché questi battesimi? Nel caso del Pd mi sembra che l’idea portante sia un’altra: utilità dal punto di vista elettorale (lo è già stato - nella versione embrionale della lista unitaria - nelle ultime elezioni politiche alla Camera dei deputati) di unire Margherita e Diesse.
Questo pensano i politici di professione, i militanti con antica esperienza. Invece i supporter e i simpatizzanti del Pd vorrebbero essere coinvolti nelle decisioni del nuovo partito. Allora, io domando: cosa si salverà e cosa si butterà via dei partiti di appartenenza? Ci sarà un diverso coinvolgimento o prevarranno le vecchie logiche? Come ci si atteggerà rispetto a un ceto politico che non può essere scartato come delle vecchie pantofole?
Ora questo ceto politico possiede navigata esperienza, tiene in pugno l’apparato, i quadri fedeli, gli staff. Da decenni partecipa alle traversie delle varie famiglie politiche, da quella socialdemocratica a quella cattolica. Difficile che si spogli dei suoi abiti, dei suoi comportamenti, dei meccanismi tribali e dei legami tra sodali. Non ci si libera facilmente dei simboli di un potere accumulato, di uno status e soprattutto di una trama di relazioni che hanno costituito il comune sentire.
Mi si potrebbe obiettare che non si può restare a bagno nella nostalgia. Ormai gli abiti sono logori. Fino a un certo punto. Si possono operare dei rattoppi. Soprattutto se si è al governo.
Tra quanti sostengono l’impresa del Pd, i costituzionalisti si affidano al ritorno al maggioritario uninominale, a un cambiamento della legge elettorale (la “porcata“ calderoliana). Gli altri seguono convinti. O perlomeno sperano. Mi interrogo se non sia proprio la magia di certe formule a impedire un lavoro serio sulla realtà. Vero è che contrastare la frammentazione, equivale a semplificare. Ma semplificare spinge alla separazione. A Orvieto - al seminario ulivista che si apre oggi, venerdì 6 ottobre - non va la sinistra di Fabio Mussi, Cesare Salvi, e l’ambientalismo di Fulvia Bandoli. Tradotto in cifre, una quarantina di parlamentari. Allo stesso tempo, nella Margherita la discussione che ha preceduto Orvieto non si è dipanata in modo tranquillo.
E il futuro leader del Pd? Ma no, escluso che sia Romano Prodi. Allora, via ai nomi (i soliti): D’Alema, Rutelli, Veltroni... Poche le novità (se va bene, quello di Enrico Letta). Anche qui, un garbuglio di pulsioni politiche. Allo stato attuale, il premier consuma quel po’ di leadership accumulata passando da un disastro linguistico all’altro. Però è stato votato dal popolo delle primarie. Tutti e tutte insieme, in fila, con un solo candidato (vero) a disposizione. Intendeva, quel popolo, spezzare il meccanismo di partiti ridotti a macchine di mera rappresentanza, a partiti degli eletti.
Quando e se mai si faranno le primarie nel Partito democratico, sarà tutta un’altra storia. I quattro milioni che hanno scelto l’attuale premier, hanno cominciato a picconare - se ne rendessero conto o no - la forma-partito. Eppure la scommessa di un collante che tenga insieme gli uomini e le donne dovrebbe costringere a un profondo rivolgimento delle idee. Pensare il senso delle moderne libertà, della responsabilità individuale e collettiva, delle condizioni di sicurezza del vivere comune sono sfide per le quali non basta il cambiamento della legge elettorale o di “primarie vere“.
Non si costruisce un partito nuovo se non si prendono le diverse culture (che poi sono teorie, pratiche e linguaggi) e non le si fa incrociare insieme. Nel Partito democratico si suppone di eliminare gli ostacoli (l’ingresso nel Pse che non piace a tutti) evitando di nominare le culture politiche di appartenenza (la tradizione socialista). Eppure non è questione di prolungare il passato ma di saper scegliere nel proprio passato quanto è ancora utilizzabile oggi, per guardare senza paraocchi ai problemi attuali (per esempio: i temi eticamente sensibili).
Ma così si perdono di vista i soggetti nuovi, la strada che hanno percorso e che continuano a percorrere.
Non ho bisogno di citare l’indifferenza nei confronti delle donne.
La rimozione la conosciamo tutti e tutte.
Notava una seria studiosa come Chiara Saraceno che non ci sono donne ai convegni, tavole rotonde, nel Parlamento, enti locali, comuni, regioni, banche, authority. Maschi sono i due presidenti delle camere. E maschili sono i think tank, le fondazioni, le scuole che stanno fiorendo in previsione del Partito democratico, mentre poche erano le donne nell’"assemblea costituente" del 4 luglio scorso.
Per la verità Rifondazione comunista (e probabilmente la Sinistra europea?) fa eccezione. Ha mandato un numero grande di donne in Parlamento. Sta provando l’esperienza di una direzione duale – maschile e femminile – nella sua federazione giovanile.
Questo per i partiti e i luoghi apicali di potere. Nella società altra storia. Dove si distribuisce la giustizia, dove si insegna, dove si fa ricerca, dove ci si associa per produrre cambiamento, per inventare diritti nuovi e nuove libertà: qui si trovano i luoghi frequentati e voluti dalle donne.
Esiste un’opinione pubblica femminile. L’ha dimostrato anche la manifestazione del 14 gennaio scorso a Milano. O l’appello degli uomini sulla violenza sessuale. Presa di parola pubblica e assunzione di responsabilità, con riconoscimento della libertà delle donne.
In conclusione io che “sono una donna ma non sono una santa“, come faccio a dare credito al Pd se le cose restano immutate?

Letizia Paolozzi









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di Letizia Paolozzi