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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
7 novembre 2006
La crisi dei partiti
è una crisi maschile
Questo articolo è pubblicato sull'ultimo numero de "Le ragioni del socialismo"
Che la crisi attanagli i partiti, è evidente. Nell’indebolimento dei canali della partecipazione, la crisi si riverbera sulla politica.

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18 settembre 2006
La violenza contro le donne ci riguarda:
prendiamo la parola come uomini
Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini sulle donne. Con dati allarmanti anche nei paesi “evoluti” dell’Occidente democratico

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18 settembre 2006
Fede e ragione secondo Ratzinger
e la tortura che diventa trendy

Non sono convinta che a sospingere le parole di Benedetto XVI sia “un forte vento di medioevo“. Provo a discuterne con Piero Sansonetti, che ha commentato su Liberazione gli interventi del Papa in Baviera,

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12 settembre 2006
Ma la libertà ci obbliga all’imprudenza?
O forse all'irragionevolezza?

Non varrebbe la pena di tornare sull’accusa di “imprudenza“ rivolta dal prefetto di Roma Achille Serra alle ragazze francesi che hanno accettato un passaggio offerto da due sconosciuti alla stazione di Milano

La liberazione più difficile
Quella maschile
Pubblichiamo un articolo di Lorenzo Di Santo apparso sul quotidiano "Il Centro" di Pescara
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7 settembre 2006
Peccato di informazione
A volte, più dei terribili fatti di cronaca nera, colpisce la strumentalizzazione di commenti e cronache legati ai fatti stessi.

Voi maschi potreste anche parlare
E noi schierarci con Kaur e Hina

Allo stupro omofobico e/o fascista (vedi Viareggio); al più comune e nascosto stupro familiare; allo stupro discotecaro e a quello turistico se ne è aggiunto un altro, definito etnico perché compiuto da immigrati.

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2 settembre 2006
Il "silenzio delle femministe"
e la schizofrenia di uomini e media

Se la bordata di articoli che criticano “il silenzio delle femministe“ continua, tra poco lo stupro, la violenza, il disprezzo del corpo e della mente femminile dipenderanno dalle donne che non sono scese in piazza.
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20 agosto 2006
La tragedia di Hina, la libertà femminile
e la possibilità di convivere tra diversi

L’orrendo omicidio di Hina, la ragazza pakistana uccisa dal padre con la probabile complicità di altri parenti maschi , è il tipico caso di una tragedia personale e familiare che diventa detonatore di interrogativi e ansie che attraversano il senso comune

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19 luglio 2006
Uganda, quando le donne
si liberano dalla servitù del marciapiede
Kampala
«Rivolgersi a Dio? Ci mette troppo tempo a cambiare le cose. La prostituzione mi permetteva invece di guadagnare facilmente e senza grosse competenze».
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14 agosto 2006
Al mare senza il velo
A Rimini porzioni di arenile riservate alle signore velate che cosi’ possono fare il bagno senza violare i limiti imposti dal corano.
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30 luglio 2006
Donne in politica: paura del conflitto
(e di essere se stesse)

Chi ricorda i clamori che hanno circondato l’insediamento del Governo Prodi? Non ha mantenuto le promesse, si era detto in molti, donne e uomini: dove sono tutte le donne che aveva garantito di portare al governo?

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19 luglio 2006
Sono desiderabili nuovi partiti a sinistra?
Sono passati alcuni mesi dal voto e forse è già il tempo di farsi qualche domanda sul futuro della maggioranza che vede per la prima volta unite al governo intorno a un programma comune (per quanta ironia si sia fatta sulla sua prolissità) tutte le sinistre politiche esistenti in Italia.
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20 giugno 2006
Documenti sul referendum
costituzionale confermativo
Pubblichiamo qui di seguito alcuni documenti che ci sono stati inviati sulla scelta aperta con il referendum confermativo sulla riforma della seconda parte della Costituzione approvata a maggioranza dal centrodestra.
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24 maggio 2006
Emily va in città
(10 punti - e più - per viverci meglio)
Questo è il lavoro portato avanti da alcune donne dentro e intorno all’associazione Emily: un insieme di proposte aperte – dieci elementi - da sottoporre a discussione e da integrare.
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19 maggio 2006
Deluse dal governo Prodi
Ma siamo pronte al conflitto con gli uomini?
Sono sei, le ministre del governo Prodi. Donne di valore, Livia Turco, Giovanna Melandri, Barbara Pollastrini, Linda Lanzillotta, Rosi Bindi, Emma Bonino, che non hanno avuto, non tutte, un incarico di peso.

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13 maggio 2006
Auguri al presidente Napolitano
Dopo il fattore k sparirà il fattore kd?
Massimo D'Alema avrebbe detto (lo fece un po' avventatamente al tempo della Bicamerale, lo avrà fatto più saggiamente adesso?) "ex malo bonum".

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30 aprile 2006
Emily: le donne nella nuova fase politica
I conti in Parlamento e la sfida delle città

Pubblichiamo la relazione - a cura di Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi - tenuta all’incontro nazionale dell’associazione Emily il 27 di aprile al Buon Pastore, la Casa Internazionale delle donnedi Roma

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27 aprile 2006
Camere senza vista
‘L’Italia è in una situazione politica preoccupante’. L’aggettivo ‘preoccupante’, condannato alla progressione dall’originaria natura participiale, si pone di fronte agli italiani ‘inermi’ come una domanda continua.

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13 aprile 2006
Preferisco questo risultato
E' una prova della verità per tutti
Il Riformista ha titolato mercoledì 12 aprile: il Cavaliere prova a fare la Cancelliera. Alludendo a Angela Merkel e alla proposta di Berlusconi di imitare la Germania varando una “grossa coalizione” per governare un paese uscito spaccato a metà dal voto.
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31 marzo 2006
Vogliamo più candidate
Ma che cosa vogliamo dalla democrazia?
La Fondazione Marisa Bellisario ha condotto un’indagine sulla presenza delle donne in tv all’interno delle tribune elettorali e nei dibattiti politici denunciando un "oscuramento televisivo di candidate e giornaliste"

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1 marzo 2006
Le vignette contro Maometto?
Un' Europa forte chiederebbe scusa

Sarà perché sono particolarmente sensibile all’uso che nelle riviste, nelle vignette oppure nei fumetti porno viene fatto del corpo femminile, ma non mi convince la rivendicazione della libertà di espressione rispetto alle vignette satiriche danesi. Con due interventi di Alberto Leiss e Aldo Tortorella
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9 febbraio 2006
Donne in carriera politica?
Vivamente sconsigliato alle "mogli di..."

Potrei arrampicarmi, come un agile indigeno, sul banano più alto (ma dove lo trovo questo banano?) e poi lanciarmi nel vuoto.
Il giallo delle quote rosa fantasma
La vicenda delle "quote rosa" si è conclusa, a quanto pare, in forma paradossale.
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26 gennaio 2005
Gerusalemme.
Una madre terra, due figli prediletti

Le donne arabe che vivono in Israele e che hanno sposato mariti poligami non vedono riconosciuto il loro status di mogli – essendo la poligamia vietata

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16 gennaio 2005
Un sabato a Milano
La mia giornata milanese, sabato 14 gennaio, è cominciata con un breve incontro di lavoro nella sede di una piccola società di marketing che si chiama “LaboDif”.
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8 dicembre 2005
Di padre in figlio
Nel corso della settimana appena trascorsa abbiamo assistito a prove tecniche di nuovo governo.
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25 novembre 2005
Ti picchio così ti cancello
La violenza sulle donne è oggi l’unico dato che accomuna gli uomini del pianeta...

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7 novembre 2005
Al Parlamento e ai partiti: legge elettorale
e programmi non rimuovano la forza femminile

Siamo stanche, e stanchi, del sentimento di desolazione che proviamo di fronte alla parata dei politici, tutti e sempre maschi, che si autorappresenta dovunque.
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30 ottobre 2005
Primarie, quote, liste di sole donne
Si annuncia la “riscossa rosa” in Parlamento?

Il Parlamento che uscirà in aprile dalle elezioni del 2006 avrà un numero di donne come l’attuale, cioè minimo? Si interrogano le donne riunite dall’associazione Emily

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24 ottobre 2005
Per le donne né 50, né 30, né 25 per cento
L'equazione misogina dei franchi onorevoli
Perché l'emendamento del governo, sulle “quote rosa“ non è stato votato dall'opposizione? Qualche giorno fa titolava Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista: “La maggioranza cancella le donne dal Parlamento“.

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7 ottobre 2005
Perchè, io donna, dovrei appassionarmi
a queste maldestre primarie?
In questa fase, che per comodità e a rischio di banalizzare, chiamerei di transizione, sono entrate nel frullatore della politica “le questioni eticamente sensibili“
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29 settembre 2005
Via Quaranta e i dubbi dell’istruzione
Il 21 settembre il presidente della Repubblica ha invitato gli studenti italiani a declinare la logica dell’accoglienza nel corso dell’anno scolastico appena iniziato.

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29 luglio 2005
La ripresa del Burundi
Quando arriva nel seggio una gran folla le si fa incontro, felice di poterle stringerle la mano. Un vecchio mi sussurra all’orecchio di non avvicinarla, perché si è decolorata i capelli e fuma in pubblico.
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29 luglio 2005
Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Faustai
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse.... Con interventi di Bia Sarasini, Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, Marina Terragni.

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26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
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25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
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20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
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4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

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28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

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7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

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2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 14 novembre 2006



Il socialismo del futuro
guarda alla forza femminile

Nasceranno nuovi partiti nella sinistra italiana? Pubblichiamo la relazione di Fulvia Bandoli alla recente assemblea nazionale che ha visto riunite in vista del congresso Ds le componenti di sinistra, ambientalista e socialista (Mussi, Bandoli, Salvi e Spini) sotto lo slogan: a sinistra per un nuovo socialismo.

Oggi inizia un percorso nuovo per noi che siamo qui e per tante e tanti che non condividono la proposta del partito democratico , una proposta oramai in campo da tempo ma che dopo Orvieto ha avuto una accelerazione che sarebbe miope non vedere.
L'interrogativo che sta davanti a noi è principalmente uno: può l'Italia, unico paese d'Europa, fare a meno di un grande soggetto politico della sinistra legato al socialismo europeo e capace allo stesso tempo di inventare il socialismo del futuro? Io penso fermamente che non possa.
E vorrei anche dire con chiarezza che certo ne deve discutere il congresso dei Ds, ma non è tema che riguardi solo gli iscritti: questo tema riguarda l'intera società italiana.
Il socialismo non è stato solo una ideologia, e non è neppure una concezione del mondo priva di limiti, anzi vedo bene i molti errori che hanno attraversato la concreta storia di questo movimento mondiale e di questa cultura politica…ma so altrettanto bene che questa è la filosofia politica dalla quale ancora possiamo ricavare una lettura critica e trasformativa del mondo, se sapremo innovarla e metterla al passo con il futuro. In nome del socialismo si sono spesso negate libertà essenziali ma sempre in quel nome interi popoli hanno acquisito nuovi diritti, riforme avanzate dello stato sociale, una formidabile espansione della democrazia. Come tutte le grandi visioni del mondo e dello sviluppo ha registrato vittorie e grandi battute di arresto ma dilettarsi con un dibattito sulla fine del socialismo è puro esercizio dialettico, finche milioni di esseri umani e decine di forze politiche sceglieranno di dirsi socialisti o socialdemocratici e continueranno a "cercare ancora…" vorrà dire che parliamo di un corpo vivo, che muove persone in carne ed ossa, che governa Paesi, che sa produrre idee e programmi.
La globalizzazione come astratta occasione non esiste e, dunque, essa non è nè buona né cattiva: esiste solo la concretissima globalizzazione che ha finora caratterizzato la fine del secolo scorso e l'inizio di questo, ingiusta per miliardi di esseri umani, che non li fa guarire se malati, che non li colloca stabilmente sulla loro terra, che non è capace di fare arrivare l'acqua ad un miliardo di loro, che ne fa vivere decine di milioni sui rifiuti e altri quasi in schiavitù.
Essa non cade dal cielo, è il prodotto di decenni, ma in particolare degli ultimi venti anni di politiche liberiste; ma è anche il risultato, care compagne e cari compagni, di una formidabile caduta di spirito critico e di attenzione al mondo che purtroppo coinvolge la sinistra italiana ed europea.
O si ridistribuiscono diversamente le risorse naturali, il denaro, il credito, i diritti, le opportunità , le libertà e la giustizia sociale, oppure questo mondo non reggerà i cambiamenti climatici e sarà messo in crisi dalla povertà e dalla insicurezza crescente.
Se la Comunità internazionale registra passivamente gli ultimi dati Onu sulla povertà ( che ci dicono di un aumento inaccettabile) senza cercare risposte valide, se si celebra per un giorno il Nobel a Yunus ma poi l'accesso al credito per i poveri resta interdetto, se si tocca con mano la inefficacia delle sedi internazionali allora bisogna avere il coraggio politico da parte dell'Europa di mettere in discussione quelle sedi e di crearne altre, rappresentative e democratiche, e di colpire privilegi consolidati.
Sono temi vitali perché un mondo ingiusto e malato di disuguaglianza e di insostenibilità non potrà mai essere un mondo pacifico. La sinistra che vorrei e il socialismo del futuro dovranno parlare tutti i giorni questa lingua internazionale….ecco perché abbiamo scritto nella bozza di manifesto che il mondo domanda un nuovo socialismo.
Quando si perde per più di mezzo secolo la sfida volta a liberare interi continenti di questo pianeta dal bisogno, quando si fa marciare come una tartaruga il treno delle energie rinnovabili,quando la desertificazione attacca le agricolture e la vita di milioni di persone, quando è chiaro oramai a tanti economisti che il mercato non può salvaguardare, regolare e rinnovare le risorse naturali primarie, quando il Pianeta si scalda e si risponde solo con buoni Protocolli...quando si ha consapevolezza di tutto questo, e noi l'abbiamo, allora una nuova e moderna classe dirigente di sinistra comincia a scrivere un'altra pagina, nella quale l'ecologia cessa di essere cultura di nicchia e diventa parte essenziale di un socialismo moderno e dello stesso governo razionale del mondo.
La Pace e la riflessione sulla non violenza sono altri due principi importanti per il rinnovamento della nostra cultura politica. Finalmente l'unilateralismo prende un colpo negli Stati Uniti e si può aprire una fase diversa. Noi non escludiamo l'uso della forza in casi estremi e sotto l'egida dell'Onu ma sappiamo altrettanto bene che l'uso della forza e la guerra sono sempre una sconfitta. Per questo aprire la mente alla forza vitale della non violenza è un tentativo che le classi dirigenti di un mondo nuovo e più giusto devono pienamente consentirsi.
Con il ritiro dall'Iraq abbiamo dato un segnale di coerenza con quella che era sempre stata la nostra posizione su quella guerra, abbiamo svolto un ruolo essenziale nel conflitto Libanese , ora dobbiamo riuscire a mettere nell'agenda dell'Onu la scelta concreta di una forza di interposizione a Gaza. Noi riconosciamo da sempre il diritto alla esistenza di Israele e sappiamo vedere la svolta fondamentalista che ha investito il governo Palestinese, ma i tragici massacri di questi giorni nella striscia di Gaza ci dicono che è urgente riprendere la strada del negoziato perchè sorgano due Stati che imparino a convivere e rispettarsi. E anche la posizione espressa in questi giorni dal nostro Ministro degli Esteri sulla missione in Afghanistan, volta a ripensare gli obiettivi di quella missione militare sono il segno di una politica estera finalmente visibile, con un suo profilo e con una sua forte autonomia e autorevolezza.
Per lavorare coerentemente per la Pace non dobbiamo essere mai strabici, il gas che ci viene dalla Russia non ci deve far dimenticare la tragica sorte di Anna Politoskaia e delle decine di giornalisti che , come lei, hanno perso la vita per manifestare le loro idee, non dobbiamo dimenticare la Cecenia, il Darfur e i tanti conflitti ancora aperti. Un pacifismo unilaterale mina le ragioni stesse della Pace, ma un pacifismo obiettivo e capace di indignarsi e di combattere tutte le violazioni dei diritti dei popoli è una cultura forte e di cui i governi possono avvalersi. Così come la ripresa di una trattativa per il disarmo deve ritornare nell'agenda dell'Europa e del mondo se non vogliamo che nel riarmo vadano più risorse di quante ne stiamo mettendo nella ricerca, nella scuola e nella lotta alla povertà messe insieme.

Abbiamo scritto nel Manifesto che è venuto il tempo di mettere in valore la libertà e la differenza femminile…. Come non vedere i passi concreti che si fanno in altri paesi e persino in latino america o in africa e la paralisi che invece caratterizza la politica italiana? Una società di donne e di uomini domanderebbe una politica fatta da uomini e donne.....Non si tratta di definire solo quote, qui c'è un nodo che riguarda la democrazia nel nostro paese. Incompiuta è quella democrazia che non sa rappresentare i due sessi, arretrata e conservatrice è quella classe politica che lavora attivamente per tenerne uno ai margini. E assai poco attrattivi risultano partiti che perpetuano da decenni una egemonia tutta maschile. Ci si interroga parecchio sulla crisi dei partiti ma spesso le risposte sono burocratiche e stantie: donne e uomini alla pari nel governo della cosa pubblica sono una novità dirompente, ad esempio.
Resistere a questa innovazione non ha più alcun senso.
Le motivazioni che si adducono a sostegno della costruzione del partito democratico sono varie ma due più di altre sono frequenti : la necessità di unire i diversi riformismi, l'esigenza di rispondere alla crisi e alla frammentazione del sistema politico con la creazione di partiti più grandi che garantirebbero più stabilità, maggiore governabilità, minore conflittualità.
Non possono essere solo queste le ragioni per costruire una nuova forza politica, ci vogliono idee e valori comuni, radicamento sociale forte, effettiva partecipazione. Ma se devo dire per intero quel che penso...quel che non mi persuade è proprio la ragione di fondo che muove la costruzione del partito democratico....Siamo veramente di fronte solo ad una crisi del sistema politico o non si tratta piuttosto di una vera e propria crisi della politica e dei partiti stessi che si trascina oramai da oltre quindici anni? Si è pensato di scavalcarla con mutamenti del sistema elettorale salvo scoprire che nessun sistema elettorale può rivitalizzare una politica che perde di senso, che si fa sempre più personalistica e oligarchica, che riduce la partecipazione dei cittadini a fatto episodico, che annulla la battaglia delle idee, che si distanzia dalla vita dei cittadini. Mai come oggi la politica e i partiti sono vissuti come corpi estranei, mai come oggi l'autorevolezza di chi fa politica è stata così bassa.
E anche stavolta si propone una sorta di scavalcamento ...mettere insieme due o più partiti in crisi per farne uno solo. Il compagno Reichlin ha chiesto proprio a noi se non ci siamo per caso accorti del fatto che in molti territori, nel nostro partito,comandano solo gli eletti e intorno a loro ruota una sorta di sistema di potere chiuso e oligarghico....vorrei tranquillizzarlo e dirgli che ce ne siamo accorti da parecchio tempo e abbiamo tentato anche di porre il tema all'attenzione del gruppo dirigente del nostro partito. Ma domando a mia volta: perchè mai il Pd dovrebbe risolvere d'incanto queste distorsioni?
Se guardo alla poco edificante vicenda del tesseramento nella Margherita direi che sono assai preoccupata e quasi certa che alle nostre distorsioni altre se ne aggiungeranno. E non vedo anticorpi capaci di combatterle perchè i più efficaci anticorpi che sono la trasparenza delle decisioni, la collegialità nella gestione, la responsabilità di un gruppo dirigente non fanno più parte da tempo della nostra pratica politica.
Insomma io ho la netta impressione che il partito democratico sia una risposta abborracciata ma soprattutto arretrata alla crisi della politica, un altro aggiramento, per non guardare in faccia le ragioni vere che hanno determinato questo netto allontanamento della politica dalle sue finalità: cambiare e migliorare la vita della polis, introdurre principi ,diritti e valori nella convivenza civile, produrre idee e programmi, governare con i cittadini.
Il socialismo dei cittadini lo chiama il premier socialista spagnolo. Io non lo chiamo in alcun modo, chiedo soltanto di riflettere sul fatto che se la politica non si rinnova può darsi le forme-partito che vuole ma non riacquisterà credibilità. Così come è piuttosto curioso che su tutti i nodi più seri che si attorcigliano attorno alla nascita del Pd, penso a quelli che attengono alla laicità dello Stato, al posto e ai diritti del lavoro e al ruolo dell'impresa e delle banche in una moderna società, alla gestione dei beni pubblici primari, ai diritti civili , si continuino a registrare differenze enormi e si faccia finta di nulla. Come quando si mette la polvere sotto il tappeto per non vederla.
Prima si sciolgono i nodi e poi semmai si tesse la tela.
Pare invece che un destino ineluttabile si sia impossessato dei gruppi dirigenti di maggioranza dei ds e della margherita...non si può fermare il treno che è partito! E anche questa, permettetemi di dirlo, non è una cosa che può scaldare molto il cuore di coloro che dovrebbero aderirvi.
Fino a qualche settimana fa i massimi dirigenti del nostro partito assicuravano che per loro l'ingresso del Pd nel partito del socialismo europeo era una scelta irrinunciabile, ora siamo passati a frasi del tipo…."un legame forte con Pse, un rapporto forte e intenso" e il Presidente Prodi si è spinto addirittura oltre..con un azzardo teorico del tutto infondato .." Il riformismo- ha detto due giorni fa- è un naturale passo oltre il socialismo"
Non amo i giri di parole perché le parole dovrebbero corrispondere al loro significato, e questa sarebbe già una prima vera riforma per ridare credibilità alla politica. Il riformismo è un metodo e la democrazia è la via che si segue per fare le riforme. Definire il riformismo un passo che va oltre il socialismo significa mettere sullo stesso piano un metodo e una visione del mondo e dello sviluppo, snaturando ad un tempo il significato di entrambi i termini.
Proprio per le cose che ho sin qui detto non sono mai stata del tutto convinta che la adesione del partito democratico al Pse sia la mossa che da sola risolve quelle che per ora restano, tra noi, differenze profonde.
Io non nego legittimità al disegno di costruire il Pd, ma non vorrei fosse negata legittimità alla proposta che noi oggi avanziamo qui chiaramente e senza contorcimenti. Per noi che abbiamo scritto questo Manifesto deve rinnovarsi e svilupparsi in Italia e diventare sempre più forte e unitario un grande e plurale soggetto politico della sinistra collocato nel socialismo europeo e capace di dialogare con tutta la sinistra cosiddetta radicale, perchè questa sinistra è anch'essa al Governo e vive una fase di profonde trasformazioni che sarebbe sbagliato non vedere e non cogliere. Insomma una forte sinistra in una grande alleanza che è L'Ulivo.Ed è chiaro che il principale soggetto che deve porsi il compito di realizzare una grande e plurale forza socialista in Italia sono i Ds che ci provarono in passato ma che di fronte alle prime difficoltà abbandonarono l'opera. E accanto a questa grande forza di sinistra dovrebbe radicarsi e rafforzarsi un centro democratico e liberale. Invece di concentrare tutta la competizione dentro un unico partito fatto di grandi , organizzate e rigide correnti, che rischierebbero di paralizzarlo e di annullarne le specifiche culture politiche e le identità, penso faccia meglio alla politica un sano confronto tra due grandi forze politiche lealmente alleate a sostegno del governo e capaci entrambe di espandersi in direzioni diverse.
Si può non essere d'accordo con questa proposta politica ma non le si può negare piena cittadinanza nel dibattito che ci apprestiamo ad aprire.
Un dibattito che mi auguro sia rispettoso delle regole, aperto e fraterno. Si può discutere anche duramente e ci si può dividere senza farsi male e senza scomuniche reciproche, conservando l'impegno che tutti ci lega al sostegno di questo Governo che così difficilmente abbiamo tutti insieme conquistato.
Noi abbiamno chiesto con forza il congresso perchè è impensabile che si arrivi al superamento dei Ds senza averlo deciso, per risulta o peggio costruendo dati di fatto e decisioni in sedi che non siano le nostre sedi sovrane ed elette. Ora che l'abbiamo ottenuto lo faremo al meglio delle nostre forze e delle nostre idee, non per testimoniare una proposta ma per far vincere la nostra proposta. Questo e solo questo è quel che dobbiamo decidere oggi, perchè le battaglie difficili si compiono un passo alla volta e di volta in volta si valutanoo i risultati ottenuti.
Ma farete la scissione ci chiedono alcuni commentatori politici poco attenti e legati a schemi vecchi ? Ma da che cosa mai ci scinderemmo se scompare il partito nel quale comunemente militiamo? La domanda è sbagliata e il tema non è questo.
Tra pochi mesi si aprono i congressi di sezione, si avvia il confronto.
A sinistra per il socialismo, questa nuova area politica che si forma in funzione di questo congresso, e che raccoglie persone che provengono da diverse esperienze politiche, inizia oggi il suo percorso.
E saranno le donne e gli uomini che la formeranno a decidere come arricchirne il Manifesto e quali contenuti dare alla mozione congressuale che presenteremo. Io propongo che la nostra pratica politica sia democratica e partecipata, il contrario della delega ai saggi, e che ci si prenda sin d'ora l'impegno di cercare e di raccogliere forze nuove.
Ho detto all'inizio che questo dibattito non può interessare solo i ds, quando si parla, in un paese, del destino del più grande partito della sinistra anche i non iscritti, gli elettori, il mondo della cultura, del lavoro,le altre forze politiche e le associazioni vorranno dire la loro. E per fortuna!
Noi daremo vita ad un dialogo con molti fili, e terremo le finestre aperte su tutti questi mondi.

Fulvia Bandoli






Alla ricerca della viriltà perduta

Questa rubrica è uscita su "Europa" l'8 novembre 2006

Tra i due litiganti? Le donne, tre, a salvare l’immagine dei radicali più che godere. Rita Bernardini, Elisabetta Zamparuti e Maria Antonietta Farina sorridono con una piccola rosa tra le mani nelle foto ricordo. Marco Pannella continuerà a proporci grandi idee e lunghi monologhi. Daniele Capezzone una raffica di iniziative parlamentari, più o meno “volenterose”. Alle tre signore toccherà trovare iscritti, quattrini e tenere in piedi quella baracca piccola e instancabile che è “il soggetto politico radicale”. Infatti, come ha detto Emma Bonino a Repubblica (6 novembre), “senza uno strumento partito funzionante non si fa niente”. Mentre l’ex segretario ha definito“nostra polizza di assicurazione” la nuova segretaria. (Corriere della sera, 6 novembre). Ma Bernardini preferisce essere definita “segretario”, perchè c’è ancora bisogno di una desinenza maschile per sentirsi autorevoli. Altrove, comunque, nei partiti più grandi e nel nascente partito democratico, di segretarie nemmeno il coraggio di una promessa.
Succede piuttosto che, quando un ex importante uomo politico della prima repubblica come Cirino Pomicino vuol mettere sotto accusa i tredici anni di potere di Antonio Bassolino, gli attribuisca tra le colpe anche quella di aver fatto “eleggere al Senato della repubblica financo la propria moglie” (Il Giornale, 3 novembre). La lunga storia di impegno, la bravura, l’intelligenza di Annamaria Carloni (tra le fondatrici di “Emily”) contano niente. E’ una moglie.
Una signora, d’altronde, “quando si trova ad avventurarsi nei ‘luoghi pubblici’, deve osservare in modo scrupoloso le regole. Ovunque si trovi sarà sempre ordinata e terrà un atteggiamento composto”. Così sulla “Grande Enciclopedia della donna” che uscì a fascicoli dal 1962 al 1966. Il fatto che venga ripubblicata oggi sarà casuale? Se lo chiede Natalia Aspesi su Repubblica (5 novembre). E sarà casuale che venga lanciato su Io donna, se pure con un titolo ironico (“Tremate, tremate i maschi sono tornati”), il libro di Harvey C. Mansfield “Virilità”? Il filosofo americano, già intervistato con enfasi da Il Foglio lo scorso aprile , sostiene che nel nostro paese il suo libro troverà particolare ascolto, visto che “la virilità è un valore ben riconosciuto fin dai tempi di Mussolini” e ha trovato la sua continuità nel celodurismo della Lega. Si potrebbe proporgli un incontro con quegli uomini che hanno promosso l’appello “la violenza alle donne ci riguarda”. Un confronto sulla virilità a cui sarebbe interessante assistere. Per immaginarselo si può leggere su www.womenews.net la breve cronaca che fa Daniela Pandolfi della riunione pubblica di Roma di un gruppo di uomini dell’appello. Presenti alcune donne che non hanno voluto perdersi “per nessuna ragione al mondo” un inizio, tra maschile e femminile.
Non agli uomini, ma alle istituzioni e al governo chiede una “parola pubblica” sulla violenza l’Assemblea milanese di “Usciamo dal silenzio”. Il documento, vero e proprio documento politico con tanto di preambolo e allegati, è pubblicato sul sito omonimo (www.usciamodalsilenzio.it) insieme alla proposta di una manifestazione/festa da tenere il 25 novembre (giornata internazionale contro la violenza sulle donne) alla Stazione Centrale di Milano. Se ci saranno tante e multietniche ragazze non sarà solo un replay di “riprendiamoci la notte” e un gioco di reduci in difesa.

Franca Fossati













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di Franca Fossati