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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
19 luglio 2006
Sono desiderabili nuovi partiti a sinistra?
Sono passati alcuni mesi dal voto e forse è già il tempo di farsi qualche domanda sul futuro della maggioranza che vede per la prima volta unite al governo intorno a un programma comune (per quanta ironia si sia fatta sulla sua prolissità) tutte le sinistre politiche esistenti in Italia.
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20 giugno 2006
Documenti sul referendum
costituzionale confermativo
Pubblichiamo qui di seguito alcuni documenti che ci sono stati inviati sulla scelta aperta con il referendum confermativo sulla riforma della seconda parte della Costituzione approvata a maggioranza dal centrodestra.
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24 maggio 2006
Emily va in città
(10 punti - e più - per viverci meglio)
Questo è il lavoro portato avanti da alcune donne dentro e intorno all’associazione Emily: un insieme di proposte aperte – dieci elementi - da sottoporre a discussione e da integrare.
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19 maggio 2006
Deluse dal governo Prodi
Ma siamo pronte al conflitto con gli uomini?
Sono sei, le ministre del governo Prodi. Donne di valore, Livia Turco, Giovanna Melandri, Barbara Pollastrini, Linda Lanzillotta, Rosi Bindi, Emma Bonino, che non hanno avuto, non tutte, un incarico di peso.

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13 maggio 2006
Auguri al presidente Napolitano
Dopo il fattore k sparirà il fattore kd?
Massimo D'Alema avrebbe detto (lo fece un po' avventatamente al tempo della Bicamerale, lo avrà fatto più saggiamente adesso?) "ex malo bonum".

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30 aprile 2006
Emily: le donne nella nuova fase politica
I conti in Parlamento e la sfida delle città

Pubblichiamo la relazione - a cura di Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi - tenuta all’incontro nazionale dell’associazione Emily il 27 di aprile al Buon Pastore, la Casa Internazionale delle donnedi Roma

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27 aprile 2006
Camere senza vista
‘L’Italia è in una situazione politica preoccupante’. L’aggettivo ‘preoccupante’, condannato alla progressione dall’originaria natura participiale, si pone di fronte agli italiani ‘inermi’ come una domanda continua.

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13 aprile 2006
Preferisco questo risultato
E' una prova della verità per tutti
Il Riformista ha titolato mercoledì 12 aprile: il Cavaliere prova a fare la Cancelliera. Alludendo a Angela Merkel e alla proposta di Berlusconi di imitare la Germania varando una “grossa coalizione” per governare un paese uscito spaccato a metà dal voto.
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31 marzo 2006
Vogliamo più candidate
Ma che cosa vogliamo dalla democrazia?
La Fondazione Marisa Bellisario ha condotto un’indagine sulla presenza delle donne in tv all’interno delle tribune elettorali e nei dibattiti politici denunciando un "oscuramento televisivo di candidate e giornaliste"

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1 marzo 2006
Le vignette contro Maometto?
Un' Europa forte chiederebbe scusa

Sarà perché sono particolarmente sensibile all’uso che nelle riviste, nelle vignette oppure nei fumetti porno viene fatto del corpo femminile, ma non mi convince la rivendicazione della libertà di espressione rispetto alle vignette satiriche danesi. Con due interventi di Alberto Leiss e Aldo Tortorella
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9 febbraio 2006
Donne in carriera politica?
Vivamente sconsigliato alle "mogli di..."

Potrei arrampicarmi, come un agile indigeno, sul banano più alto (ma dove lo trovo questo banano?) e poi lanciarmi nel vuoto.
Il giallo delle quote rosa fantasma
La vicenda delle "quote rosa" si è conclusa, a quanto pare, in forma paradossale.
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26 gennaio 2005
Gerusalemme.
Una madre terra, due figli prediletti

Le donne arabe che vivono in Israele e che hanno sposato mariti poligami non vedono riconosciuto il loro status di mogli – essendo la poligamia vietata

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16 gennaio 2005
Un sabato a Milano
La mia giornata milanese, sabato 14 gennaio, è cominciata con un breve incontro di lavoro nella sede di una piccola società di marketing che si chiama “LaboDif”.
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8 dicembre 2005
Di padre in figlio
Nel corso della settimana appena trascorsa abbiamo assistito a prove tecniche di nuovo governo.
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25 novembre 2005
Ti picchio così ti cancello
La violenza sulle donne è oggi l’unico dato che accomuna gli uomini del pianeta...

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7 novembre 2005
Al Parlamento e ai partiti: legge elettorale
e programmi non rimuovano la forza femminile

Siamo stanche, e stanchi, del sentimento di desolazione che proviamo di fronte alla parata dei politici, tutti e sempre maschi, che si autorappresenta dovunque.
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30 ottobre 2005
Primarie, quote, liste di sole donne
Si annuncia la “riscossa rosa” in Parlamento?

Il Parlamento che uscirà in aprile dalle elezioni del 2006 avrà un numero di donne come l’attuale, cioè minimo? Si interrogano le donne riunite dall’associazione Emily

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24 ottobre 2005
Per le donne né 50, né 30, né 25 per cento
L'equazione misogina dei franchi onorevoli
Perché l'emendamento del governo, sulle “quote rosa“ non è stato votato dall'opposizione? Qualche giorno fa titolava Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista: “La maggioranza cancella le donne dal Parlamento“.

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7 ottobre 2005
Perchè, io donna, dovrei appassionarmi
a queste maldestre primarie?
In questa fase, che per comodità e a rischio di banalizzare, chiamerei di transizione, sono entrate nel frullatore della politica “le questioni eticamente sensibili“
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29 settembre 2005
Via Quaranta e i dubbi dell’istruzione
Il 21 settembre il presidente della Repubblica ha invitato gli studenti italiani a declinare la logica dell’accoglienza nel corso dell’anno scolastico appena iniziato.

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29 luglio 2005
La ripresa del Burundi
Quando arriva nel seggio una gran folla le si fa incontro, felice di poterle stringerle la mano. Un vecchio mi sussurra all’orecchio di non avvicinarla, perché si è decolorata i capelli e fuma in pubblico.
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29 luglio 2005
Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Faustai
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse.... Con interventi di Bia Sarasini, Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, Marina Terragni.

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26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
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25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
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20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
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4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

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28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

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7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

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2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 30 luglio 2006


Donne in politica: paura del conflitto
(e di essere se stesse)


Chi ricorda i clamori che hanno circondato l’insediamento del Governo Prodi? Non ha mantenuto le promesse, si era detto in molti, donne e uomini: dove sono tutte le donne che aveva garantito di portare al governo? E perché le ministre hanno perlopiù incarichi senza portafoglio? Sembrava l’apertura di un fronte, l’impegno a vigilare che si tenesse fede a nuovi impegni, a significativi incarichi femminili nelle giunte, nei consigli di amministrazione. Poi è caduto il silenzio, anche e soprattutto tra donne e associazioni di sinistra. Perché il governo Prodi è un governo amico, anzi, è il nostro governo, e come si fa a mantenere punti di conflitto con chi è amico?
Eppure la situazione non è cambiata in nulla. Le diverse tornate elettorali hanno messo in evidenza una forte debolezza delle donne impegnate nella politica istituzionale. C’è qualche aumento di punti in percentuale, ma nulla di significativo. E si è avuta la sorpresa di elezioni comunali dove le donne sono diminuite, come a Roma, o sono totalmente assenti, come a Napoli, a parte la sindaca. Il prevalere dei partiti, si è analizzato, ha imposto (a tutti, naturalmente) una logica di schieramento e appartenenza che sacrifica le donne: nelle elezioni, nel conferimento degli incarichi, nelle nomine. Una conseguenza è che le donne che si fanno strada sono quelle più legate ai partiti, agli uomini che detengono il potere e affidano gli incarichi. Oppure succede ciò che è avvenuto nelle recenti, lodevoli e –posso dirlo?- appena sufficienti nomine di donne nei consigli di amministrazione in enti di competenza del ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli. Le prescelte, in genere nominate nella proporzione di una per consiglio, si sono affrettate a dire: spero di essere stata scelta per le mie capacità, non perché sono una donna. Fra tutte, cito la simpatica Gigliola Cinquetti, nominata nel consiglio di amministrazione dell’Ente lirico dell’Arena di Verona. Possibile, mi chiedo, che a nessuna venga mai in mente di dire: mi hanno scelta perché sono una donna brava e capace. E finalmente si uscisse dalla trappola, dal conflitto tra donna e capace?
Che ormai è proprio un problema delle donne che fanno politica in Italia, quella di non riconoscersi come donne, come ha scritto un paio di settimane fa Luisa Muraro nella rubrica Controcorrente (ebbene sì, un settimanale popolare e sofisticato ritiene interessante una filosofa femminista) che tiene ogni settimana su “Vanity Fair”: «Da noi le donne in politica si chiamano, e vogliono esser chiamate, con titoli di genere maschile». All’estero è molto diverso. Anche Angela Merkel, che pure all’inizio della sua campagna elettorale aveva messo in ombra l’essere donna, si fa chiamare die Kanzlerin, la cancelliera, come non sempre traducono correttamente giornali e tiggì italiani, per non parlare della Spagna, dove c’è la vicepresidenta-primera, e poi le deputate, le questore, e così via. Anche la lingua italiana avrebbe tutte le possibilità di declinare al femminile, infatti, nota Muraro, «nessuno ha problemi a chiamare operaia un’operaia, salumiera una salumiera, sarta una sarta. Perché allora quella richiesta del maschile quando una donna va a occupare cariche tradizionalmente maschili? Sembra che ci sia un complesso di inferiorità, sembra che si cerchi importanza nel maschile. E questo non fa che screditare le aspirazioni femminili». E non c’è solo l’esempio del signor sindaco, come vuole essere chiamata Letizia Moratti.
Se le donne in politica non credono in se stesse, e si affidano solo alla mediazione degli uomini, non c’è speranza. Neanche per loro, che tendono a diminuire, o a trovare sempre nuove difficoltà, perché se il quadro non cambia, la carta “donne“ sarà solo una pedina nel gioco i scambio tra i partiti. Come già avviene.
Insomma, la strada è una sola, il conflitto. Nessuno regala nulla, neanche le quote. Che sono uno strumento (transitorio) di lotta, non un beneficio. Un conflitto che non può essere generale, ma su singoli punti, da sostenere con forza. Per esempio sulla nuova legge elettorale. O sulla revisione della legge 40. Punti di conflitto che vanno tenuti aperti, mentre si creano alleanze trasversali, non tanto con l’opposizione, quanto con uomini disponibili a riconoscere l’autorevolezza femminile su questo. Per alimentare confronti, dibattiti, scambi di idee, che facciano del conflitto non una dichiarazione di principio, ma una pratica sostenibile, con l’obiettivo di essere efficace.

Bia Sarasini





Donne in politica: il mutamento
è ancora troppo debole

Pubblichiamo la relazione di Chiara Acciarini
all'assemblea nazionale di Emily tenuta il 21 luglio 2006

Care amiche di Emily, oggi ci ritroviamo qui dopo aver affrontato tre importanti appuntamenti elettorali - le elezioni politiche, le amministrative e il referendum – e, in generale, possiamo dire che gli esiti di tutte le consultazioni hanno portato novità positive al nostro paese.
Il centrosinistra è al governo. Certo la sua è un maggioranza esigua e non poche sono le difficoltà all’interno della coalizione e tuttavia è al governo.
Anche il rinnovamento delle amministrazioni locali e regionali ha registrato una notevole affermazione dei sindaci dell’Unione e persino la mancata vittoria di Rita Borsellino in Sicilia è stata accompagnata da una consistente riduzione della distanza (in termini percentuali) tra i due poli.
Infine, il risultato del referendum ha dimostrato la maturità del popolo italiano che ha saputo comprendere quanto di demagogico e di destabilizzante era contenuto nel progetto di revisione costituzionale proposto e votato dal centrodestra.
Complessivamente, insomma, il centrosinistra ha vinto così come - rispetto al referendum - hanno vinto l’attaccamento alla Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza e…il buon senso.
Ma, ci siamo chieste in molte, le donne hanno vinto? La domanda è tanto più pressante in quanto siamo andate a queste elezioni dopo la modifica dell’articolo 51 che garantisce l’accesso delle donne alle cariche pubbliche e il dibattito nonché la mancata approvazione delle “quote rosa”, espressione che non ci piace ma che sta diventando pressocché impossibile non utilizzare. La risposta che ci diamo non può essere, tuttavia, né netta né a tutto tondo poiché a caratterizzare la presenza delle donne nelle cariche politiche locali e nazionali sono, insieme, luci ed ombre.
Esaminiamo, innanzitutto, i dati relativi al numero delle parlamentari. Nella precedente legislatura le deputate erano 73, quindi rappresentavano l’11,6%; oggi sono 109, pari al 17,14%. Le senatrici erano 25 e rappresentavano il 7,5%; oggi sono 43, pari al 13,97%. Siamo, perciò, molto lontane da quel 33% che costituisce l’obiettivo fissato dall’Unione europea e anche dal 30,5% dell’attuale Parlamento europeo. Del resto non è un caso che le nuove statistiche nazionali ci collochino - quanto a numero di elette e in una graduatoria che comprende la quasi totalità dei paesi di tutto il mondo – al 48esimo posto, uno degli ultimi.
Certo un incremento c’è stato ed è anche doveroso dire che non tutti i partiti si sono comportati allo stesso modo. In generale, i partiti del centrosinistra hanno registrato una maggiore presenza femminile e le “maglie nere” sono andate all’Udc e alla Lega Nord per quanto riguarda la Camera (rispettivamente con il 7,69% e l’8,7% di donne elette) e, per ciò che concerne il Senato, alla Lega Nord e ad Alleanza nazionale (con lo 0 e il 2,44%).
Anche la formazione del governo ha riservato qualche luce e molte ombre. Le ministre sono sei contro le due del precedente governo di centrodestra. Le sottosegretarie sono quattordici contro le sette del governo Berlusconi. Complessivamente, su centodue componenti il governo le donne sono venti, una percentuale pari al 19,6% e, dunque, ben lontana dall’auspicato 33% e lontanissima dal 50% del governo Zapatero. Non mi soffermo qui sulla qualità delle deleghe, ne parleremo nel corso del dibattito: dico solo che si tratta (salva qualche eccezione) di deleghe “non pesanti” proprio nel senso che rischiano di non pesare a sufficienza sull’operato del governo ma che è nostro compito rendere via via sempre più significative.
I dati sulle amministrazioni locali e regionali sono più difficili da raccogliere e da riassumere. Ci accontenteremo, dunque, di qualche cifra indicativa. Nelle Presidenze delle Regioni non c’è stato incremento alcuno: le Presidenti donna restano due, Mercedes Bresso e Maria Rita Lorenzetti. Negli ottanta comuni interessati al voto sono state elette quattro sindache, due dalla Cdl (Letizia Moratti a Milano e Antonella Faggi a Lecco) e due dell’Unione (Rosa Russo Jervolino a Napoli e Alessandra Antonica a Galatina, in provincia di Lecce). Per quanto riguarda le giunte vi riporto i dati delle quattro grandi città interessate al voto:
Torino: quattro su sedici (25%)
Milano: quattro su sedici (25%)
Roma: cinque su sedici (31,25%)
Napoli: quattro su sedici (25%)
E proprio a Napoli si registra un dato a dir poco sconcertante: nessuna donna, tranne il sindaco Jervolino, siede nel Consiglio comunale.

Credo di non sbagliare, tentando di leggere i dati sin qui snocciolati, nel dire che non di una vera inversione di tendenza si può parlare ma solo di qualche debole segnale di mutamento. E credo di interpretare il pensiero di molte di noi aggiungendo che tali segnali di mutamento sono costati sforzi defatiganti all’interno dei partiti; che la battaglia è stata aspra e raramente le donne sono riuscite a “fare squadra”; che la campagna elettorale, dove c’era la preferenza unica, ha visto alcune esponenti di Emily raggiungere brillanti risultati ma anche sconfitte amare.
Insomma, i nodi irrisolti ci sono tutti ed è bene cercare di capire come si può precedere e quali obiettivi possiamo cercare di realizzare.
Dobbiamo dare il nostro contributo per risolvere il “caso Italia”, segnalato anche dal Comitato delle Nazioni Unite per l’attuazione della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (Cedaw). Il Comitato, nel 2005 - commentando il quarto e quinto periodico dell’Italia - ha sottolineato la persistenza e la pervasività dell’atteggiamento patriarcale e degli stereotipi radicati sui ruoli e sulle responsabilità delle donne come oggetti sessuali nonché l’utilizzo di questi stessi stereotipi da parte dei mass media e nella pubblicità ed ha espresso preoccupazione per la sottorappresentanza delle donne in cariche politiche e anche in quell’ampia gamma di cariche che vanno dagli alti funzionari pubblici agli organi di nomina governativa, dagli organi dirigenti dei partiti politici a quelli delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali.
Le azioni positive che dobbiamo contribuire ad innescare possono essere così articolate:
- Interventi legislativi e forme di autoregolamentazione da parte dei partiti per garantire la rappresentanza delle donne;
- Azioni per incentivare e sostenere la presenza delle donne dove la scelta non viene compiuta con le elezioni, ma attraverso sistemi di cooptazione;
- Formazione e sostegno per le donne che vogliono partecipare alla vita pubblica.
Una prima intervento legislativo dovrebbe essere compiuto, a mio giudizio, per limitare il costo delle campagne elettorali che negli ultimi anni è lievitato a dismisura. Come ha detto Giovanna Zincone “un sistema elettorale che obbliga a costose compagne svaluta l’impegno etico e sopravvaluta la capacità di spendere. E se l’impegno etico si distribuisce forse equamente tra i sessi, lo stesso non vale per la capacità di spendere: le candidate hanno minore abilità nel procurarsi finanziamenti”. Poiché il nostro stesso nome ci impone di occuparci di questo tema, io credo proprio che sia ora di promuovere un’iniziativa su questo punto. Siamo sempre state consapevoli che esistono dei costi non comprimibili delle campagne elettorali e abbiamo pensato ad una rete di donne per sostenerle. Ma ci si è spinti troppo in avanti. I limiti devono essere fissati e il costo delle campagne deve essere ridimensionato. Questo farebbe del bene a tutta la politica.
Passo ora ad esaminare il tema dei sistemi elettorali, in particolare quello dell’attuale sistema di elezione del Parlamento. Come sappiamo, una recentissima legge ha instaurato un sistema proporzionale con importanti correttivi maggioritari: si tratta di una legge farraginosa, imprevedibile negli effetti e con alcuni aspetti di incostituzionalità. E’ una legge che non ci piace e che il centrosinistra si propone di cambiare. Tuttavia non possiamo nasconderci che in via teorica il sistema delle liste bloccate previsto dalla riforma si presta assai bene a garantire la presenza minima di entrambi i sessi, combinata con un obbligo di alternanza in base al genere. Non a caso - seppure in modo sbagliato e senza effetti concreti - il percorso parlamentare ha fatto emergere con forza il tema delle “quote rosa”.
Ora ci troviamo di fronte agli effetti di questa legge, che ha dato una maggioranza più stabile alla Camera e più incerta al Senato. Per quanto riguarda la presenza femminile i risultati complessivi sono già stati enunciati e sono il frutto delle autonome scelte dei partiti. Ma io penso che, al di là del mero discorso quantitativo, ne vada fatto un altro e in modo molto franco. Il proporzionale a lista bloccata non ha permesso lo sviluppo di quel lavoro in cui Emily ha tanto creduto: la valorizzazione delle competenze e il rapporto diretto fra eletti ed elettori. Insomma, l’esaltazione del ruolo dei partiti e la scelta dei posti vincenti operata nel seno delle segreterie è andato in una direzione, non voglio dire opposta, ma certo assai differente, da quello che Emily ha individuato come il terreno privilegiato per l’affermazione della presenza delle donne nella vita pubblica. Non solo, la presenza di tredici partiti che concorrevano ai posti di governo ha certamente portato alla moltiplicazione delle poltrone e alla…sottrazione di molte donne in gamba che avrebbero potuto fare parte dell’esecutivo.Ed allora io credo che dobbiamo chiedere l’abrogazione di questa brutta legge. Certo, il ritorno al maggioritario che abbiamo conosciuto non ci garantisce di per sé una più elevata rappresentanza femminile, ma la revisione dell’articolo 51 della Costituzione potrebbe permettere di richiedere in ogni caso le quote rosa sulla parte proporzionale.
E comunque, sia con la legge vigente sia con una legge nuova basata sul sistema maggioritario io penso che debba essere ripreso con forza il tema della trasparenza nella selezione delle candidature proponendo, per esempio, l’uso delle primarie per indicare la posizione nella lista o nell’attribuzione dei collegi.
Il tema della trasparenza andrebbe utilizzato anche per le cosiddette “cooptazioni” a cominciare da quelle per il governo, chiedendo impegni preventivi al candidato premier che, nel momento stesso in cui si sottopone alle primarie, dovrebbe dichiarare esplicitamente le modalità e i rapporti quantitativi fra i generi che intende adottare nella formazione del governo.
L’attività di formazione e di sostegno delle candidature devono in ogni caso proseguire, ma quanto è accaduto in questi mesi richiede un ragionamento comune e l’individuazione di un piano preciso di azione per la nostra associazione. Insomma, dobbiamo entrare a piedi giunti nel dibattito sul funzionamento della nostra Repubblica, consapevoli che la presenza delle donne nella vita politica è elemento costitutivo, non negoziabile dello stesso sistema democratico.
Dal dibattito di oggi devono scaturire le linee guida per l’attività della sede nazionale e delle sedi locali. Abbiamo alle spalle un periodo difficile della vita dell’associazione, ma credo che, con il ritorno di Franca, si sia aperto un nuovo periodo che deve vederci tutte impegnate
Nel rilancio della nostra presenza sulla scena politica.





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> da consultare


Chiara Acciarini:
relazione all'assemblea nazionale di Emily