locale / globale
>>
relazioni politiche, dal quartiere al mondo
27 aprile 2006
Camere senza vista
‘L’Italia è in una situazione politica preoccupante’. L’aggettivo ‘preoccupante’, condannato alla progressione dall’originaria natura participiale, si pone di fronte agli italiani ‘inermi’ come una domanda continua.

> continua

13 aprile 2006
Preferisco questo risultato
E' una prova della verità per tutti
Il Riformista ha titolato mercoledì 12 aprile: il Cavaliere prova a fare la Cancelliera. Alludendo a Angela Merkel e alla proposta di Berlusconi di imitare la Germania varando una “grossa coalizione” per governare un paese uscito spaccato a metà dal voto.
> continua
31 marzo 2006
Vogliamo più candidate
Ma che cosa vogliamo dalla democrazia?
La Fondazione Marisa Bellisario ha condotto un’indagine sulla presenza delle donne in tv all’interno delle tribune elettorali e nei dibattiti politici denunciando un "oscuramento televisivo di candidate e giornaliste"

> continua

1 marzo 2006
Le vignette contro Maometto?
Un' Europa forte chiederebbe scusa

Sarà perché sono particolarmente sensibile all’uso che nelle riviste, nelle vignette oppure nei fumetti porno viene fatto del corpo femminile, ma non mi convince la rivendicazione della libertà di espressione rispetto alle vignette satiriche danesi. Con due interventi di Alberto Leiss e Aldo Tortorella
> continua

9 febbraio 2006
Donne in carriera politica?
Vivamente sconsigliato alle "mogli di..."

Potrei arrampicarmi, come un agile indigeno, sul banano più alto (ma dove lo trovo questo banano?) e poi lanciarmi nel vuoto.
Il giallo delle quote rosa fantasma
La vicenda delle "quote rosa" si è conclusa, a quanto pare, in forma paradossale.
> continua

26 gennaio 2005
Gerusalemme.
Una madre terra, due figli prediletti

Le donne arabe che vivono in Israele e che hanno sposato mariti poligami non vedono riconosciuto il loro status di mogli – essendo la poligamia vietata

> continua

16 gennaio 2005
Un sabato a Milano
La mia giornata milanese, sabato 14 gennaio, è cominciata con un breve incontro di lavoro nella sede di una piccola società di marketing che si chiama “LaboDif”.
> continua

8 dicembre 2005
Di padre in figlio
Nel corso della settimana appena trascorsa abbiamo assistito a prove tecniche di nuovo governo.
> continua

25 novembre 2005
Ti picchio così ti cancello
La violenza sulle donne è oggi l’unico dato che accomuna gli uomini del pianeta...

> continua

7 novembre 2005
Al Parlamento e ai partiti: legge elettorale
e programmi non rimuovano la forza femminile

Siamo stanche, e stanchi, del sentimento di desolazione che proviamo di fronte alla parata dei politici, tutti e sempre maschi, che si autorappresenta dovunque.
> continua

30 ottobre 2005
Primarie, quote, liste di sole donne
Si annuncia la “riscossa rosa” in Parlamento?

Il Parlamento che uscirà in aprile dalle elezioni del 2006 avrà un numero di donne come l’attuale, cioè minimo? Si interrogano le donne riunite dall’associazione Emily

> continua

24 ottobre 2005
Per le donne né 50, né 30, né 25 per cento
L'equazione misogina dei franchi onorevoli
Perché l'emendamento del governo, sulle “quote rosa“ non è stato votato dall'opposizione? Qualche giorno fa titolava Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista: “La maggioranza cancella le donne dal Parlamento“.

> continua

7 ottobre 2005
Perchè, io donna, dovrei appassionarmi
a queste maldestre primarie?
In questa fase, che per comodità e a rischio di banalizzare, chiamerei di transizione, sono entrate nel frullatore della politica “le questioni eticamente sensibili“
> continua

29 settembre 2005
Via Quaranta e i dubbi dell’istruzione
Il 21 settembre il presidente della Repubblica ha invitato gli studenti italiani a declinare la logica dell’accoglienza nel corso dell’anno scolastico appena iniziato.

> continua

29 luglio 2005
La ripresa del Burundi
Quando arriva nel seggio una gran folla le si fa incontro, felice di poterle stringerle la mano. Un vecchio mi sussurra all’orecchio di non avvicinarla, perché si è decolorata i capelli e fuma in pubblico.
> continua

29 luglio 2005
Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Faustai
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse.... Con interventi di Bia Sarasini, Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, Marina Terragni.

> continua

26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
> continua

25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
.
> continua

20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
> continua

4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

> continua

28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

> continua

7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

> continua

2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
.
> continua

2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

> continua

13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
> continua

4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
> continua

14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
> continua

30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
> continua

22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

> continua

19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
> continua

30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
> continua

30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
> continua

26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
.
> continua

21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

>
continua
16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

> continua

12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
> continua

28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
> continua

12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
> continua

11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
> continua

29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
> continua

18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
>
continua

4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
> continua

25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
> continua

11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
> continua

21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
> continua

16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
>
continua

16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
>
continua

13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
> continua

2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
> continua

8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
> continua

31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
> continua

22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
> continua

26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
> continua

20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
> continua

4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
> continua

19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
> continua



> 30 aprile 2006


Emily: le donne nella nuova fase politica
I conti in Parlamento e la sfida delle città


Pubblichiamo la relazione - a cura di Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi - tenuta all’incontro nazionale dell’associazione Emily il 27 di aprile al Buon Pastore, la Casa Internazionale delle donnedi Roma, perché ci sembra interessante riflettere sulla presenza delle donne nelle istituzioni e sugli ostacoli che incontra.
La discussione scaturita dall’incontro ha toccato vari punti. Per molte questa legge elettorale non cambierà dal momento che i partiti non vorranno rinunciare al ruolo di potere nella composizione delle liste che gli viene dato dalla legge stessa. Emily dovrebbe dire come ridurre il danno di questa legge che è contraria agli intenti dell’associazione.
Molte hanno chiesto di prestare attenzione a forme organizzative e di comunicazione diverse dal passato. Una “rete vera“ in grado di rappresentare punti di forza anche locali. Troppo saltuario e distante è stato fino adesso il rapporto con le dirigenti nazionali. Probabilmente occorre anche una modifica dello statuto dell’associazione.
Sul partito democratico qualcuna si è detta in disaccordo invitando a non far coincidere con la costruzione di questo partito il ruolo di Emily. Anche sulla partecipazione di forze come la Rosa nel Pugno ci sono state voci femminili contrarie. Rispetto alle prossime amministrative, Emily lavorerà per comporre dei punti di elaborazione sulle grandi aree metropolitane (Torino Milano Roma Napoli). Torneremo in seguito sull’argomento.


Benvenute a questo incontro che assieme a Franca Chiaromonte, presidente di Emily, abbiamo fortemente voluto. Chiediamo scusa intanto per la scelta frettolosa di questa data (una prossima occasione di incontro intendiamo prepararla a giugno, dopo il voto delle amministrative). Forse la data non è adeguata per gli impegni delle socie, ma bisognava riprendere il filo delle nostre riflessioni. E con urgenza, dopo il risultato delle elezioni politiche.
E, appunto, considerando il fatto che il 28 e 29 maggio c’è il primo turno delle amministrativa in 1270 comuni e 9 province. Si vota per la regione Sicilia e in grandi città come Roma, Napoli, Torino, Milano e in tantissimi centri medi e piccoli. Abbiamo poco tempo a disposizione per attrezzarci e dobbiamo anche dare una valutazione dei guadagni e delle perdite della fase che abbiamo alle spalle.
A parte le difficoltà sopravvenute dopo la presentazione della lista Emily composta di sole donne per la provincia di Napoli – l’assenza della presidente, Franca Chiaromonte ha molto pesato - due sono stati, ci sembra, gli elementi problematici che ci siamo trovate di fronte. Il nuovo sistema elettorale messo in campo dal centrodestra; la questione delle cosiddette quote rosa.
Il nuovo sistema elettorale viene considerato una legge-porcata a detta del suo stesso autore, Calderoli. Certo, il risultato negativo di questa legge basata su circoscrizioni regionali e liste bloccate sta sotto i nostri occhi: ha sicuramente allontanato gli elettori da chi compete per essere eletto. I candidati spesso sradicati dal territorio, incapaci di ascolto vero della società. Lo stesso fatto che molti partiti, nel simbolo elettorale, più che al marchio che ne rappresenta il senso e la “ragione sociale”, abbiano dato risalto al nome del leader, attesta la personalizzazione mediatica esasperata di queste elezioni. Personalizzazione che non giova alle donne-candidate le quali, pure, hanno una particolare vicinanza con la vita quotidiana delle persone.
Quanto al numero di donne elette, il nostro giudizio resta sfumato. Sicuramente le elette al Senato, per merito del centrosinistra, sono aumentate da poco meno dell’8 per cento che erano al 12 per cento (e anche alla Camera, soprattutto dopo i molti subentri, il numero delle elette è aumentato). D’altronde, non sono tanti i partiti che hanno mantenuto le promesse. Rispetto a Emily, nel gruppo delle dirigenti nazionali è stata rieletta la presidente nazionale Franca Chiaromonte, Fulvia Bandoli, Giovanna Melandri, Tana de Zulueta, Anna Donati, Albertina Sogliani; per la prima volta entra al Senato la presidente di Emily Napoli, Anna Maria Carloni.
Tuttavia alcune tra le dirigenti dell’associazione (Chiara Acciarini, che negli ultimi due anni ha guidato l’associazione, Giovanna Grignaffini, Laura Pennacchi) non sono state ricandidate.
Politicamente, l’associazione ha continuato a sostenere il progetto di partito democratico, ma le marce indietro, le brusche frenate, le oscillazioni della Margherita e dei Ds, non hanno giovato a questo progetto. Non solo. Leader della passata stagione della prima Repubblica stanno tornando in campo con un loro protagonismo e una tiepida simpatia per il progetto del partito democratico.
Anche nei Ds non c’è compattezza e soprattutto non c’è elaborazione, scambio, messa in circolo di valori nuovi sui quali il futuro partito democratico possa trovare le gambe per camminare. Viene esclusa, o perlomeno non se ne discute, la possibilità di un rimescolamento nell’Ulivo che arrivi a coinvolgere forze come la Rosa nel pugno, i Verdi, ma anche la stessa Rifondazione.
E le donne? Hanno fatto un loro percorso, spesso separato dai rituali, liturgie, rapporto con il potere, inteso come collante burocratico dei partiti.
Il rapporto tra le donne di Emily e i partiti – in particolare i Ds - non si è sciolto. Citiamo la situazione di Cosenza nella quale le dimissioni di Eva Catizone hanno prodotto una lacerazione nell’associazione. Quattro donne hanno abbandonato Emily e la nostra sensazione è che il partito della Quercia abbia avuto un peso maggiore del patto contratto tra l’associazione e la ex sindaca. A nostro giudizio è un errore che, nonostante i nostri tentativi, non si sia riuscite a discutere pubblicamente e limpidamente della questione con la presidente di Emily Cosenza.
Nella vicenda di Castellammare, a Ersilia Salvato era accaduto qualcosa di simile. A Torino sono sorte altre difficoltà che poco hanno a che fare con gli intenti di un’associazione come Emily. Molto con la questione delle candidature ripartite per aree politiche.

Perciò una delle domande che urgono – proprio per la costruzione del partito democratico - è la seguente: fino a dove può spingersi la fedeltà al partito politico di riferimento? Forse le donne si sentono più sicure se agiscono in relazione con dirigenti maschi, capigruppo, capicorrente, capi spirituali e politici? E’ questo il segno di una sfiducia delle donne in se stesse, che esclude la possibilità di agire, insieme, tra donne, in relazione?
Nelle scorse elezioni politiche le donne sono risultate poco visibili. Un tipo di confronto duro, cercato ad arte dall’ex premier e comunque accettato dall’opposizione (“Bisogna mandare via Berlusconi“) ha tolto la parola alle donne?
Eppure, nella composizione delle liste, abbiamo notato una spinta femminile a esserci comunque, anche in posizione non eleggibile. Ma questa spinta non è stata interrogata: d’altronde, se il disinteresse femminile rispetto alla politica istituzionale è abbastanza esplicito, se le donne si ritraggono, perché succede che una volta elette le donne si tirino indietro anche quando arrivano al potere? Non è solo un giudizio negativo sui modi in cui il potere è declinato dagli uomini ma secondo noi il desiderio femminile è intermittente, mentre gli uomini costruiscono la loro strategia a lunga scadenza.
Quanto al secondo punto, quello delle quote rosa, la discussione è rimasta sospesa. Al momento non sappiamo cosa deciderà Romano Prodi, anche se delle quote rosa ha promesso un’applicazione. A oggi si parla di un numero alto otto o nove donne nel governo. Sarebbe un’ottima cosa. Resta il dato che il meccanismo delle quote non è molto amato dalle donne. L’unica via d’uscita che a noi sembra praticabile è quella di produrre una legge a termine, cioè da sperimentare per più di una legislatura.
Sul risultato del voto, l’uno e l’altro schieramento hanno raccolto consensi da tutte le categorie. E più o meno in egual misura dai due sessi. Il che significa che sono scomparse le casalinghe del centro-sud che decretarono la vittoria di Berlusconi nel 2001?
C’è stato lo spostamento di circa un milione e mezzo di elettori in più a favore dell’Unione (forse anche provenienti dalla Casa della Libertà, che comunque ha aumentato di alcune centinaia di migliaia i propri voti); la maggiore propensione dell’elettorato giovanile verso il centro sinistra piuttosto che verso il centrodestra, anche questo in controtendenza rispetto al recente passato, con una maggioranza netta alla Camera e risicata al Senato: il premio di maggioranza alla Camera e i senatori eletti all’estero hanno rappresentato due veri effetti boomerang.
Alla spaccatura del voto in due schieramenti (ma il commento di Ilvo Diamanti di qualche giorno fa e poi la frase pronunciata dal presidente della Repubblica Ciampi dovrebbero invitarci a maggiore cautela rispetto a questa storia di un Paese dilaniato da una "guerra civile") fa riscontro la frammentata distribuzione geografica dei consensi: il Nord, Liguria a parte, tutto con Berlusconi, incluse le aree che alle regionali gli avevano voltato le spalle; il Centro, escluso il Lazio, con Prodi che ottiene consensi soprattutto nelle ex “regioni rosse”; il Sud a macchia di leopardo, anche qui con conferme e smentite rispetto alle regionali.
Una possibile spiegazione evidenzierebbe il timore del Nord preoccupato di dover ripartire col resto del paese il proprio benessere; un Centro fedele alle sue radici, sia pure con la comparsa di isole “azzurre”; un Sud che, non dappertutto, si attende dal centrosinistra ma soprattutto dallo Stato migliori prospettive di crescita.
La proposta unitaria del centrosinistra ha avuto successo. Infatti va segnalato un 3% al di sopra della somma di quanto le sue componenti abbiano raggiunto presentandosi separatamente al Senato.
Questo è un segnale che conforta l’ipotesi di costruzione del partito democratico.
Emily crede nel bipolarismo e nella coalizione. Per questo pensiamo sia importante sostenere che tra le culture che devono costituire il nuovo profilo del partito democratico, ci siano anche i frutti del pensiero politico femminile, in special modo per quel che riguarda la crisi della rappresentanza e l’esigenza, quindi, di inventare strumenti di conoscenza e di rapporto nuovi con la “società civile”: pratiche politiche che si svolgono fuori da quel che resta (o ritorna) dei partiti.
E le primarie? Lo strumento avrebbe dovuto essere “patrimonio acquisito nella politica del centrosinistra“ giacché proprio di Romano Prodi hanno decretato il trionfo, ma vengono messe in questione dai partiti. Più che ricorrervi come strumento di democrazia partecipativa, a noi pare che a brandirle siano i singoli e le singole sfidanti per tentare di rompere equilibri di potere consolidato. Noi continuiamo a credere che occorrano regole certe per le primarie così da sollecitare davvero la partecipazione, senza fare di questo strumento un’arma impropria.
Allora, come primo passo pensiamo sia necessario tornare a una legge elettorale maggioritaria. Su questo Emily, come sulle primarie, vuole continuare a insistere. Sappiamo che prima della costituzione del governo ci sono passaggi istituzionali inderogabili: convocazione del Parlamento, elezione dei presidenti di Camera e Senato e degli altri organi che ne regolano il funzionamento, formazione dei gruppi parlamentari e poi, a Camere riunite integrate dai rappresentanti delle Regioni, elezione del presidente della Repubblica. Sarà probabilmente il nuovo Presidente a conferire a Prodi l’incarico di formare il Governo. Non bisogna dimenticare che a breve ci sarà il referendum confermativo delle riforme costituzionali approvate nella passata legislatura con i soli voti della Casa delle libertà.
Saremmo state in grado e avremmo voluto sostenere candidature femminili per le più alte cariche dello Stato? Oppure riteniamo negativo il modo di produrre quei passaggi istituzionali – attraverso accordi poco comprensibili, poco limpidi ?
Comunque, una associazione di donne che intende lavorare alla costruzione del partito democratico, potrebbe avere un ruolo trasversale in due o tre direzioni diverse:
- verso la società, i luoghi di lavoro, professioni, università ecc, cercando di tenere aperti canali permanenti con la rappresentanza.
- verso le altre donne della coalizione, sia nei partiti (compreso il Forum delle donne di Rifondazione sia altre associazioni ) per dare un contributo all’intelligenza oltre che all’unità della coalizione che deve sostenere il governo, pur mantenendo le appartenenze eventualmente diverse.
- anche verso le donne dei partiti, associazioni e fondazioni del centrodestra ci potrebbe essere una iniziativa, nel segno di quella cultura delle relazione e del dialogo, del conflitto non mortale, di cui si parla a proposito delle donne. Un primo passo potrebbe essere l’approvazione della legge sulle cosiddette quote rosa.
- Sin qui siamo a metodi e stili di comportamento. C’è poi la questione dei “contenuti”. Vedendo quali sono eventualmente gli interessi della “categoria”, ma con l’ambizione di portare un punto di vista diverso su tutto, e un metodo più decente per discutere e decidere.
L’associazione sa che una scadenza importante è rappresentata dal voto amministrativo. Vogliamo sostenere – esplicitamente - quei candidati maschi che hanno fatto una buona politica, in particolare in rapporto alle donne (il nostro riferimento è Walter Veltroni a Roma). Ma soprattutto vogliamo avere un occhio di riguardo per le candidature femminili del centrosinistra: Rosa Russo Iervolino a Napoli, Rita Borsellino in Sicilia. Vogliamo sentire cosa hanno da dirci donne come Alessandra Siragusa, entrata nella lista di Rita Borsellino. E le candidate di Emily al consiglio comunale di Napoli. Vogliamo e invitiamo a tenere conto delle presenze femminili nelle circoscrizioni.
Al momento non abbiamo notizia di liste di donne ma ci farebbe piacere che se ne presentassero là dove ci sono le condizioni.
L’impegno per la città ci coinvolge tutte. E’ una possibilità più umana di produrre relazionalità sociale. Intendiamo partecipare a questa battaglia con un nostro punto di vista.
Che significa anche prestare particolare attenzione al tema del lavoro. Soprattutto nel Mezzogiorno il lavoro incrocia la questione delle donne. E nel mercato del lavoro si registra una rincorsa femminile. Si richiede flessibilità e le donne sono più flessibili degli uomini. Si richiede plasticità e le donne sono più plastiche, mediamente più preparate professionalmente. Quanto alla maggiore capacità nella gestione della complessità, le donne si vanno dimostrando più capaci.
Dalla costruzione del partito democratico alle regole della rappresentanza al tema del lavoro in rapporto con l’ambiente, la scuola, la società nella quale viviamo, questi ci sembrano i compiti dell’associazione. In fondo, sono compiti che riguardano la democrazia, il modo di viverla e di agirla, e anche di modificarla. In meglio.







Perchè alla provincia di Trieste ha vinto
una donna (battendo dopo 30 anni la destra)

Credo che quanto accaduto a Trieste per l'elezione alla presidenza della Provincia possa essere motivo di riflessione e di dibattito per tutte le persone interessate a una presenza di donne nelle istituzioni del nostro paese. Maria Teresa Bassa Poropat, candidata dopo un lungo travaglio nei partiti del centrosinistra, ha vinto ribaltando pronostici e previsioni (da circa 30 anni la provincia era governata da una coalizione di centrodestra) che la davano fino a pochi giorni prima dell'elezioni, perdente, contemporaneamente il centrosinistra ha perso in Comune, alla Camera e al Senato. Intorno alla sua candidatura, grazie anche alla sua storia passata di assessora con delega alle pari opportunità nella giunta comunale di Illy, si è costruita una rete di donne con provenienze varie, che ha affiancato in modo autonomo la sua campagna elettorale. Tutti e tutte in città oggi parlano di una vittoria delle donne, costruita non contro i partiti ma certamente al di là di essi. La Bassa Poropat ha sempre rivendicato una sua autonomia ed indipendenza dai partiti, ha parlato ad uomini e donne mantenendo sempre la sua specificità di genere, impegnandosi a varare una giunta composta per metà di donne, riconoscendo la questione della presenza femminile come centrale e prioritaria per garantire a tutti i cittadini e alle cittadine una democrazia compiuta. Oggi sta lavorando intorno a questa giunta in modo trasparente richiamando gli impegni presi durante la campagna elettorale ed invitando i partiti a fare le loro proposte direttamente e non in modo trasversale, dichiarando che la responsabiltà delle nomine è la sua. Non so come andrà a finire ma i presupposti sembrano positivi soprattutto tenendo conto che, invece, il centrosinistra era convinto di prendere il comune per cui oggi si trova a fare i conti con quelli e quelle che sono rimasti fuori!
La mia può essere una posizione di parte visto che in questa cosa ho creduto e mi ci sono impegnata però mi piacerebbe se su quanto è successo a Trieste si potesse approfondire perchè credo che, almeno in questa regione, la sconfitta del centrosinistra alle politiche e alle comunali sia da imputare anche all'arroganza e alla miopia dei partiti che non hanno permesso (certo non in modo chiaro ma nelle cose) che la rete funzionasse anche per le altre donne candidate rivendicando alle diverse segreterie dei partiti l'organizzazione della campagna stessa.

Assunta Signorelli













> il contributo

Perchè alla Provincia di Trieste ha vinto una donna (battendo dopo 30 anni la destra)
di Assunta Signorelli