locale / globale
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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
7 ottobre 2005
Perchè, io donna, dovrei appassionarmi
a queste maldestre primarie?
In questa fase, che per comodità e a rischio di banalizzare, chiamerei di transizione, sono entrate nel frullatore della politica “le questioni eticamente sensibili“
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29 settembre 2005
Via Quaranta e i dubbi dell’istruzione
Il 21 settembre il presidente della Repubblica ha invitato gli studenti italiani a declinare la logica dell’accoglienza nel corso dell’anno scolastico appena iniziato.

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29 luglio 2005
La ripresa del Burundi
Quando arriva nel seggio una gran folla le si fa incontro, felice di poterle stringerle la mano. Un vecchio mi sussurra all’orecchio di non avvicinarla, perché si è decolorata i capelli e fuma in pubblico.
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29 luglio 2005
Romana, Piera, Francesca, Alfonsina, Faustai
Le primarie dell’Unione sono già aperte. Le primarie dell’Unione sono già chiuse.... Con interventi di Bia Sarasini, Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, Marina Terragni.

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26 luglio 2005
Dopo le bombe. Apologia dolce del fatalismo
I nemici tra noi. Un "paki" nel Deserto della solitudine
Tre interventi di Letizia Paolozzi e Bia Sarasini su noi e il mondo dopo gli attentati di Londra
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25 giugno 2005
Imparare da una donna
La nostra condizione attuale fa sì che le donne possano vivere anche senza uomini, il che rovina tutto.
Immanuel Kant
….
Una donna africana siede in alto e fa lezione. Più in basso, di fronte a lei, la ascolta rispettosamente un re, circondato da dottori della religione islamica.
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20 giungo 2005
Un funerale con saluti a braccia tese
Un commosso saluto di molti amici venuti da tutta Italia: Così il tg1 delle 13 di venerdì 17 giugno ha definito l’adunanza dei molti che hanno approfittato della morte del giovane barista di Varese, ucciso pochi giorni prima in una rissa che ha visti coinvolti due albanesi.
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4 giugno 2005
Tutta l'Africa è paese
La settimana ricca di appuntamenti della rassegna ItaliaAfrica voluta a Roma da Walter Veltroni si è chiusa con il grande concerto di Piazza del Popolo sabato 28 giugno

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28 maggio 2005
L'azzardo della lista rosa
E' appena uscito dall'editore Guida di Napoli il libro di Letizia Paolozzi "La passione di Emily e l'azzardo della lista rosa".

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7 maggio 2005

Resistenze violente e non
«Non c’è una via per la pace. La pace è la via». Sono parole di Thic Nath Hanh, il monaco vietnamita buddista zen che durante la guerra del VietNam diede vita al movimento di resistenza non-violenta dei”Piccoli corpi di pace”.

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2 aprile 2005
Ci piace la politica di Alessandra?
Per giudicare non basta l'antifascismo

E adesso che abbiamo visto su Rai3 l’unico confronto televisivo con il governatore del Lazio, il suo antagonista e Alessandra Mussolini
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2 marzo 2005
Da Pechino a New York
Quando un essere umano rischia di precipitare gli si tende una rete per evitare che finisca male.

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13 febbraio 2005
Le primarie? Non buttiamole

Vorrei che il discorso sulle primarie andasse avanti. E non fosse inghiottito dalla opacità che di solito avvolge le proposte politiche che non piacciono.
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4 novembre 2004
Buttiglione e il fantasma anticattolico

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il pregiudizio anticristiano, anticattolico. Questione quanto mai confusa, di difficile dipanamento. Qualche proposta di riflessione
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14 ottobre 2004
Afghanistan, il voto velato
Non condivido la gioia di chi ha esultato per le recenti elezioni in Afghanistan, soprattutto per ciò che ha riguardato le elettrici.
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30 settembre 2004
Donne che amano quello che fanno
Si sono tolte il velo, hanno sorriso, appena liberate. Quando sono scese dall’aereo, sorridenti, si sono prese per mano, in mezzo alla piccola folla che le circondava.
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22 settembre 2004
Che cosa vuole veramente un uomo?
Si sa che Freud a un certo punto si domandò: che cosa vuole veramente una donna? E che non seppe trovare risposta. Credo che oggi la domanda decisiva sia: che cosa vuole veramente un uomo?

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19 agosto 2004
Usa, adotta una famiglia
Le donne single con figli a carico non saranno più sole: con loro da qualche tempo c’e John Kerry, il candidato democratico
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30 luglio 2004
L’occhio attento del Sudafrica
Due donne si guardano con tenerezza carezzando l’una il volto dell’altra
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30 giugno 2004
Donne in lista e desiderio di politica
Qualcosa è successo
Conclusi i ballottaggi, una come me, attenta a ciò che accade alle donne, si domanda se, appunto, le mie sorelle di sesso siano state votate.
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26 maggio
Una scommessa con molti fantasmi
Non c’è nulla di particolarmente originale - per chi consideri la legge sulla procreazione assistita sbagliata - nell’aver firmato il referendum dei radicali
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21 maggio 2004
"Le donne arabe si muovono, le italiane no"
Emma Bonino: non snobbate il referendum

Qualche giorno fa i Radicali hanno ripercorso i trent’anni trascorsi dalla vittoria del referendum per confermare la legge sul divorzio.

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16 maggio 2004
Ficcare il naso in Indonesia
Oltre un mese dopo le elezioni, sono stati resi noti i risultati del voto in Indonesia: ha vinto con il 21.58% il partito Golkar dell’ex dittatore Suharto

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12 maggio 2004
La lista rosa a Napoli
La crisi a Castellammare
Tre articoli di Letizia Paolozzi con una intervista al sindaco di Pomigliano d'Arco
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28 marzo 2004
Ritrovare la forza di una laicità viva
Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico
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12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 24 ottobre 2005


Per le donne né 50, né 30, né 25 per cento
L'equazione misogina dei franchi onorevoli

Perché l'emendamento del governo, sulle “quote rosa“ non è stato votato dall'opposizione? Qualche giorno fa titolava Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista: “La maggioranza cancella le donne dal Parlamento“. E’ vero: per una maggioranza incredibilmente compatta che ha varato la riforma elettorale, appunto, a colpi di maggioranza, è stato un raro esempio di “voce dal sen fuggita“ il voto (segreto) di un cospicuo numero di polisti (110 i franchi tiratori) contro un proprio emendamento.
L’emendamento su cui il governo aveva espresso parere positivo prevedeva nelle liste bloccate la presenza di una donna ogni tre uomini. Emendamento offensivo?
Ma tutta la legge, a parere della minoranza, era offensiva. Sarebbe dunque stato meglio non entrare nel merito; non contrapporre i due emendamenti presentati invece dalle parlamentari dell’Unione. Il primo chiedeva una presenza femminile del 50 % (richiesta impossibile da “fateci sognare“ visto che ora in Parlamento le donne sono all’incirca il 9 %); il secondo, in subordine, parlava di un 30 % (da intendere come “riduzione del danno“). Francamente, non sono stata capace di vedere la grande differenza da quel 25 % per cento che l’emendamento del governo proponeva.
E comunque, alcuni parlamentari del centrosinistra (Udeur, Sdi, sostenuti dalla Margherita insieme ad altri del Polo e del gruppo misto) hanno pensato bene di chiedere il voto segreto per “svelare“ hanno spiegato il maschilismo della Cdl. A quel punto “lo spirito contro le donne“ (definizione di Piero Fassino) ha trionfato.
Ai mei tempi si chiamava misoginia. La misoginia esiste ancora benchè più civilizzata. Si può contrastare. Purché ci si dica la verità. Perché tra sesso e potere lo scontro continua a esistere: nell’Isola dei famosi come nelle aule parlamentari.
La prima cosa è riconoscerla. Come? Per chi crede nella rappresentanza di sesso (per chi è convinto – non è il mio caso - che le donne siano in parlamento in rappresentanza delle donne), il punto è rendere praticabile la politica istituzionale alle donne. Ma allora, la polemica sul ghetto delle “quote rosa“, sulla riserva indiana è fuori contesto.
Per chi – è il mio caso – pensa che sia insopportabile vedere la politica (istituzionale) nelle mani di soli maschi (non è detto che le donne farebbero meglio ma bisogna pure che abbiano la possibilità di provarci) il problema è simbolico. Non di rappresentanza ma di rappresentazione del sesso femminile. Di registrazione da parte delle istituzioni di un ordine – e anche di un disordine - sociale.
E tuttavia so che questo nuovo ordine può essere ancora attraversato da sussulti patriarcali, da tendenze fallocratiche, da una più o meno esplicita nuova misoginia.
Una editorialista della Bild scriveva, riferendosi a Angela Merkel, che gli uomini politici fanno fatica a “accettare che il paese sia diretto da una donna“. Una donna in grado di determinare i grandi orientamenti della politica? D’altronde, il partito della Merkel, la CDU, l’Unione cristiano democratica, preferisce che le donne stiano a casa, con i figli. Combinare lavoro e carriera con la famiglia non è roba che funziona per quel partito tradizionalista.Dunque, essere donna non basta. Certo, si giudica dai programmi. Ma il fatto che si chiami Angela ha rappresentato un valore aggiunto.
Il 52 % dei francesi pare che sostenga la candidatura di Ségolène Royal all’Eliseo. Lei ha osservato: Già il fatto che si discuta della candidatura di una donna è un grande progresso. Un cambiamento della società francese“. Ma poi si è precipitata a aggiungere che la guerra contro di lei è quella maschile: degli uomini del Ps.

Ma non è mai, in Francia, in Germania, in Italia, solo questione di “donne statiste“, di donne che dirigono uno Stato. A contare è la presenza di “donne senza qualità“, musilianamente parlando. Lo sguardo deve abituarsi alla presenza femminile. Così si batte la misoginia. Senza pretendere dalle donne che siano eccezionali, straordinarie, eroiche.
Curiosa, in questo senso l'affermazione del “Foglio“ che pretenderebbe donne capaci di contare in politica senza cordate. Forse che D'Alema, Casini, Berlusconi, Fassino, Prodi ecc. le cordate le disdegnano? Comunque, se le donne hanno ambizioni politiche, queste ambizioni vanno sostenute. Se le donne vogliono mettere al mondo dei figli e stare con loro, vanno messe in condizione di farlo. La famiglia è cambiata; sono cambiati i rapporti tra i sessi e quelli con i figli. Non è però cambiata la politica e soprattutto i partiti. Qui la pedagogia della differenza non ha neppure cominciato il suo lavoro. Può darsi che al Senato una mediazione le donne riescano a trovarla (convincendo i rispettivi partiti). Questo, senza aggrapparsi alla supposta incostituzionalità “per omissione“ (così il costituzionalista Stefano Ceccanti). Farebbe davvero così schifo una simile mediazione o si preferirà una presenza femminile a discrezione di ogni singolo partito?

Letizia Paolozzi




E che miseria il "trappolone" dei maschi
di sinistra che vogliono il voto segreto...


1.Bene, bravi. Complimenti. Che altro dire del capolavoro realizzato alla Camera, la bocciatura a larga maggioranza dell’emendamento alla nuova legge elettorale proporzionale a favore di quote riservate alle donne in Parlamento? Risultato anche di un gioco delle parti, di tentativi di alleanza tra donne di destra e sinistra poi falliti – ma onestamente non capisco perché da sinistra non si è comunque votato per l’emendamento del 25 per cento- soprattutto di quella che si potrebbe chiamare l’astuta-mossa-del-voto-segreto. Cioè la richiesta firmata da deputati –uomini- di centrosinistra (Udeur, Sdi, Margherita), con alcuni di Udc e Forza Italia, che chiedeva il segreto dell’urna proprio per gli emendamenti “rosa“. Un punto per il centrosinistra, secondo una miserevole lettura tatticista, un bel trappolone in cui il centrodestra sarebbe caduto in pieno, disobbedendo per la prima volta alle indicazioni del governo. Tattica che poi si è visto come è andata a finire, con il centrodestra compatto come non mai. Alla fine rimangono i fatti. Che sono questi: la Camera dei deputati ha votato a favore della strenua difesa dei posti –delle poltrone- degli uomini in parlamento. Un problema per tutti conservare il posto, non solo per la maggioranza, in base alla semplice e chiara regola che “ogni posto a una donna è un posto in meno a un uomo“. Naturalmente ha più di un argomento Fassino (“a me lo dici che ho tante di quelle donne…“) e non si vede a quale tradizione di valorizzazione femminile possa richiamarsi Daniela Santanchè. Eppure non saranno molti i deputati, anche di centrosinistra, ad avere realmente sofferto della bocciatura di questi emendamenti. E quanto alla Cdl, si è visto dopo quanto fosse a rischio. In fondo “avevano spaventato gli uomini“ ha detto anche Berlusconi. E non si capisce se lo spavento è stato per quella poltrona che avrebbe potuto scappare di sotto. O per l’insolita visione di un gruppo di donne che lavora per obiettivi propri. Insomma, franchi tiratori di massa, ma su questioni che non fanno vera divisione, tra uomini. Roba che basta dire “ma poi ci penso io“ e tutto si aggiusta. Insomma, roba di donne.
2. Dice. Ma come fai ad appassionarti alle quote? Sono una miseria (lo ha sostenuto Claudia Mancina sul Riformista). Quote o non quote, -in passato mi piacevano poco, ora le considero uno strumento utile, messa sull’avviso anche dalla tenacia con cui gli uomini le avversano- è che si è toccato un punto limite. Io lo chiamo il “caso italiano“, una versione diversa da quella generalmente dibattuta sui media. Uno speciale impasto di misoginia, cambiamento senza innovazione, resistenza passiva delle antiche forme con quell’effetto di paralisi generale che tutti subiamo e che tanti provano a spiegare. La politica si autoconserva come cittadella maschile, il racconto dei media si sofferma sui “mostri“, mamme o concorrenti di reality che siano. E poi. Valentina Vezzali è campionessa del mondo di scherma a quattro mesi dal parto. Bravissima, ma l’attenzione di tutti è sulla maternità, non sulla gara. Anche l’entusiasmo –che condivido- alla fine ha un retrogusto eccessivo. Come se oggi si fosse madri come decenni fa, chiuse in casa e basta, come se essere donna fosse un ingombro a cui non si riesce a trovare un posto. Come se si condividesse l’idea che parto, maternità non sono normali vicende della vita. Come se “mamma è un’altra cosa“, non fosse un’idea del passato, ma un vincolo, un ideale, un incubo del presente, in politica come nella vita quotidiana. Per non parlare di Angela Merkel, tra poco cancelliera in Germania. Una carriera, un successo che le quote naturalmente non garantiscono. E comunque, quote o non quote, impossibile da costruire, nel nostro paese. Non c’è abitudine ad alleanza e fiducia, tra donne e uomini. Mentre le alleanze tra donne si muovono –per ora- in aree laterali rispetto al potere, poco o molto che sia. O –tranne qualche eccezione- non sanno sostenere il conflitto. Insomma, il “caso italiano“ nel suo splendore. Questo paese immobile, poco creativo, di figli come di idee, anche perché non sa trovare la forma per accogliere le donne di questo tempo. Sembra uno slogan, è la pura verità.

Bia Sarasini



Garanzie: le donne le vogliono o no?

Un incontro organizzato da Emily il giorno 27 ottobre alla sala della Protomoteca del Campidoglio dalle ore 17.

Oggi la presenza delle donne nel Parlamento italiano è la più bassa d'Europa.
Oggi la legge elettorale proposta dal Polo, nel testo che arriverà al Senato, non prevede alcun articolo riguardante la presenza delle donne nelle liste.
L’associazione Emily non vuole lasciar cadere la questione.
E’ vero che questa legge elettorale è sbagliata ma il tema della presenza delle donne nel Parlamento è elemento costitutivo della democrazia. Non si può costringere in un dibattito specifico.
D’altronde, il voto alla Camera ha dimostrato un’incapacità di affrontare il problema. Ma in questo modo si esclude la possibilità di un rinnovamento della classe politica: a destra come a sinistra. D’altra parte, l’assenza di un sesso risulta imbarazzante agli occhi delle cittadine e dei cittadini di questo Paese.
Quali sono i modi per riaprire la discussione?
Intanto con l’ascolto di ciò che hanno da dire le donne sulla rappresentanza/rappresentazione. E poi, praticando lo strumento delle primarie (sperimentato positivamente in questi giorni) nelle prossime consultazioni elettorali: dalle elezioni politiche a quelle dei sindaci. Infine, riflettendo sulla possibilità di presentare liste di donne.
L'iniziativa di Emily vuole riaprire il confronto nell’intento di trovare una posizione condivisa in previsione del voto sulla legge elettorale al Senato.
Interverranno le senatrici Chiara Acciarini, Anna Donati, Tana de Zulueta, Albertina Soliani e Miriam Mafai.
Sono state invitate le associazioni femminili romane; i e le parlamentari del centrosinistra. I capigruppo di Camera e Senato; le segreterie dei partiti dell’Unione.





TRE INCONTRI/SEMINARI SUL LIBRO DI TAMAR PITCH
"I DIRITTI FONDAMENTALI: DIFFERENZE CULTURALI, DISUGUAGLIANZE SOCIALI, DIFFERENZA SESSUALE"

(G.Giappichelli Editore, Torino, 2004)

Organizzati dall' Associazione Generi e Generazioni
Scuola di studi femministi presso Casa Internazionale delle Donne in via della Lungara 19, Roma sala Simonetta Tosi

1° INCONTRO, GIOVEDÌ 3 NOVEMBRE ORE 18
La dimensione globale. Differenza sessuale e differenze culturali .Con Tamar Pitch, Bianca Pomeranzi, Gabriella Rossetti
Argomenti
Domande aperte sull’universalismo dei diritti umani e le sue contraddizioni ( tra imposizione di una cultura occidentale dei diritti – le guerre in nome dell’estensione dei diritti - e attribuzione di diritti a comunità etniche, a descapito delle singolarità)
Universalismo identitario (produzione di identità di genere o di identità etnico-culturali, anche con esiti tragici, cfr.le guerre in Jugoslavia,) e universalismo delle molteplicità. La teoria delle capacità di Marta Nusbaum
La differenza sessuale (primaria: il differire dell’uno) e le altre differenze. Le politiche identitarie e le (conseguenti) misure antidiscriminatorie o di tutela, se sono criticabili nelle politiche ispirate al multiculturalismo, tanto più lo sono per le donne.
Quale valore e quale attualità della Conferenza di Pechino:l’emersione di abusi contro le donne e l’ancoraggio ai diritti, il superamento della separazione sfera pubblica/sfera privata.

2° INCONTRO MARTEDÌ 6 DICEMBRE ORE 18
La dimensione teorica. Donne, diritto e diritti. Per una politica della sovranità.
Con Tamar Pitch e Maria Grazia Giammarinaro
Argomenti
Il dilemma della differenza. Le diverse posizioni femministe rispetto al diritto e ai diritti.
Le politiche contro le discriminazioni tendono a produrre politiche dell’identità. Il diritto tende a produrre il genere. Politiche dell’uguaglianza e della differenza: tra assimilazione e riproduzione della discriminazione. Critiche alle politiche che riproducono e moltiplicano gli status.
La decostruzione del soggetto (maschio, occidentale e bianco) e dello standard dei diritti. Come decostruire lo standard, tenendo conto della corporeità, della cultura, ecc, senza dar luogo a una moltiplicazione dei diritti.Come tener conto della relazionalità dei soggetti ed evitare conflittualità giuridiche assurde nelle dimensioni relazionali. “Condivido del pensiero della differenza sessuale l’idea che la lotta per i diritti non solo non può esaurire la politica delle donne, ma che di per sé non è idonea a produrre libertà femminile. ..non ha significato né la sessuazione del soggetto politico né lo sviluppo di una libera soggettività politica femminile. Ma diversamente da questo pensiero, credo che titolarità e accesso ai diritti siano una precondizione necessaria, se non sufficiente, a preparare il terreno per questo sviluppo”(Pitch, p.131). Politiche produttive di sovranità possono usare a proprio vantaggio leggi e diritti, produrne di nuovi, svuotarli o abolirli; producono sovranità e ci orientano rispetto al diritto, che comunque non è il fine ultimo (pp. 104-105, 116).

3° INCONTRO La dimensione pratica. Disuguaglianze e pari opportunità negli Usa, in Europa, in Italia (gennaio 2006)
Argomenti
Usa: nascita delle Affermative Actions: parità (assimilazione) e pari opportunità (privilegi ed esclusioni); rigidità dell’uso esclusivo del linguaggio dei diritti, conflittualità anche drammatiche.
Europa: le politiche europee di pari opportunità nei punti di partenza o anche nei punti di arrivo?(cfr.risoluzioni, direttive, programmi europei; la diversità nella giurisprudenza della Corte di giustizia europea, ecc).
Italia: il femminismo istituzionale e il femminismo della libertà, “sopra la legge”.
Impostazioni teoriche delle leggi di parità e di p.o. (antidiscriminazione, assimilazione, democrazia sostanziale, ecc) e risultati – molto scarsi e riduttivi – nell’implementazione.



La morale, la legge, la politica, proseguiamo il percorso

Sabato 5 novembre h.11 -15 alla Casa internazionale delle donne Roma, via della Lungara 19

Nell’incontro del 21 maggio che abbiamo intitolato “Non solo referendum”, molte hanno concordato sull’esigenza di costruire un percorso dopo il voto. A tutte noi il confronto elettorale, e la semplificazione dei temi che ha imposto, stava stretta. Già in quell’occasione si è avvertito il divario tra il dibattito nella scena politico-mediatica e la riflessione che richiedono questioni quali: la ricerca scientifica e le tecnologie, il conflitto simbolico sul venire al mondo e le figure genitoriali, la funzione della legge e la distinzione tra etica e diritto.
La secca sconfitta nel referendum aggiunge nuovi motivi di approfondimento e discussione tra noi. Molte e diverse possono esserne state le ragioni. Vi sono quelle attinenti al merito delle tecnologie che, pure estranee all’esperienza della gran parte di donne e uomini, hanno però un’inquietante impatto sull’immaginario. Tra queste, alcune ci coinvolgono più da vicino : la difficoltà di nominare il desiderio femminile di maternità; cosa ne è dei corpi, cosa ne è della relazione tra uomo e donna. Ve ne sono altre attinenti alla politica. Nonostante il nostro discorso avesse alle spalle un lavoro di riflessione, nonostante l’impegno di molte a farlo vivere nella campagna elettorale, dobbiamo prendere atto che troppo poco questo ha segnato quel dibattito, né è riuscito ad influire sul voto. Ha prevalso la contrapposizione tra Vita e Scienza, tra la laicità e l’etica dei valori.
Dopo il voto la sconfitta è stata invece nostra: ed è tornato il ritornello sul silenzio delle donne, delle femministe innanzitutto.
C’è, e non da oggi, un’evidente strumentalità e approssimazione nel come si dà conto delle idee e pratiche femministe. Ma la difficoltà più seria è la mancanza di una sfera pubblica in grado di accogliere e far circolare un discorso e un agire politico altro da quello costruito sull’intreccio sempre più stretto ed autoreferenziale tra il sistema politico ed i media. A distanza di oltre un decennio dall’emergere della crisi della politica, e di fronte al suo acuirsi, dovremmo non solo riprenderne l’analisi, ma cercare nuove forme di comunicazione tra noi e una diversa incisività.
In questi mesi alcuni dei nodi allora emersi si sono ripresentati. Primo tra tutti quello di un rilancio, con modalità inedite, della sovrapposizione di religione, morale, legge. Dalla fecondazione, ai Pacs, alla pillola RU486 e all’ultima offensiva sull’aborto. E’ sempre più compromessa la laicità dello Stato dalla scelta di alcune istituzioni della Chiesa di assumere un ruolo politico diretto, andando ben oltre il piano del richiamo ai valori morali fino a pronunciarsi sulla validità e legittimità costituzionale delle norme. Ma non c’è solo l’iniziativa della Chiesa. La novità più consistente è sul versante della politica, sempre meno in grado di esprimere una qualità alta della politica stessa e sempre più esposta all’attrazione dei “valori ” fino all’esplicita messa in questione della laicità dello Stato .
Ma soprattutto dovremmo interrogarci sulle spinte che attraversano la società, che vengono riassunte e semplificate come il ritorno del sacro: sintomo di un profondo disagio di civiltà, ma anche di una ricerca attiva di senso, tanto più sentita quanto più si immiserisce la sfera dell'agire collettivo e dell'impegno civile.
Vi invitiamo ad incontrarci per mettere a confronto le nostre riflessioni sul dopo referendum

Maria Luisa Boccia, Grazia Zuffa

Collabora all’organizzazione dell’incontro l’Associazione Generi e Generazioni







> il dibattito

E che miseria anche i deputati maschi di sinistra
di Bia Sarasini


Un incontro con Emily


Tre incontri con Generi e generazioni


Un incontro con Boccia e Zuffa su etica e politica

Le primarie monosex del centrosinistra