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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
12 febbraio 2004
Chi ha paura del “listone rosa“
Da quasi due mesi, uno degli argomenti in discussione nel ceto politico-giornalistico del Mezzogiorno) è la Lista Emily-Napoli. Lista di donne che non esclude di scendere in campo alle prossime elezioni provinciali.
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11 febbraio 2004
Violenza, sinistra e "natura umana"
Fausto Bertinotti ha avuto il merito di riaprire la discussione a sinistra – soprattutto nella sinistra che si pensa come più radicale e “alternativa” – sul valore fondante della “non violenza”. Forse lo ha fatto con un metodo un po’ “violento”
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29 gennaio 2004
Da Sana'a l'idea di una democrazia
che si afferma con il tempo delle donne
Perché mi è parsa interessante la conferenza di Sana’a, voluta fortissimamente da Emma Bonino, organizzata da “Non c’è pace senza giustizia“ e dal governo dello Yemen?
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18 dicembre 2003
La figlia di Saddam
e la moglie dell'Imam
Delle tante cose dette intorno alla cattura di Saddam nulla è più incisivo di quelle immagini mute che sono state replicate tante volte in tv
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4 dicembre 2003
Radicali a congresso: il carisma di Emma
ma niente donne in direzione

Pubblichiamo un articolo di Letizia Paolozzi uscito sul mensile "Le ragioni del socialismo"

Nelle viscere dell’Ergife si è tenuto il secondo congresso nazionale dei radicali italiani.
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25 ottobre 2003
Bassolino: guai a diventare
ospiti fissi nel salotto di Vespa
Deve fare la sua testimonianza al corso di formazione di Emily, Napoli, sulla comunicazione politica.
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11 agosto-15 settembre 2003
Cercate la donna. A Castellammare
“Scandalo“ in Campania: la sindaca Ersilia Salvato chiama Anna Maria Carloni nella sua Giunta. Per le capacità di Anna Maria o/e perché è la compagna di Antonio Bassolino? Interventi e interviste di Alberto Leiss, Franca Chiaromonte, Letizia Paolozzi e Bia Sarasini

6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 28 marzo 2004


Pubblichiamo questo manifesto, lanciato dalla Francia perchè - anche se si può non essere d'accordo sul modo di affrontare alcuni temi e problemi e sul modo di accostarli - ci sembra un contributo interessante in un mondo percorso dalla paura e dai fondamentalismi


Ritrovare la forza di una laicità viva

Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico

Noi donne e uomini di cultura musulmana – credenti, agnostici o atei – denunciamo con la massima energia le dichiarazioni e atti di misoginia, d’omofobia e di antisemitismo, rivendicati in nome dell’Islam, di cui siamo i testimoni da qualche tempo, qui in Francia. Si verifica in tali casi una trilogia caratteristica dell’islamismo politico che è attivo da tempo in alcuni dei nostri paesi d’origine e contro il quale abbiamo lottato e siamo sempre decisi a lottare.

L’uguaglianza dei sessi, condizione di qualsiasi democrazia

Particolarmente impegnati per la difesa dell’uguaglianza dei diritti tra i sessi combattiamo l’oppressione di cui sono vittime le donne sottomesse ai codici sullo statuto personale, come accade ora in Algeria (a questo proposito i progressi fatti in Marocco mettono ancora più crudamente in luce il ritardo dell’Algeria) e, a volte, anche in Francia, tramite l’applicazione delle convenzioni bi-laterali. Siamo convinti che non puo’ esistere nessuna democrazia senza quest’uguaglianza dei diritti. Perciò appoggiamo senza nessuna esitazione né ambiguità la campagna “20 anni, baraka !” (20 anni, basta !) iniziata dalle donne algerine, campagna che culminerà nel mese di marzo 2004 e che chiede l’abolizione definitiva del codice della famiglia, contro il quale esse lottano da vent’anni.
Perciò ancora noi ci opponiamo al velo islamico, checchesia la posizione di ognuno di noi sull’opportunità di una legge che vieta il velo nelle scuole francesi oggi. In vari paesi, abbiamo visto le violenze, che vanno fino alla morte, subite da amiche o da conoscenti perché rifiutavano di portare il velo e pensiamo che, se rimane vero che il fiorire dei veli islamici in Francia abbia anche una delle sue origini nelle discriminazioni di cui sono vittime i figli dell’immigrazione, in nessun modo esse ne sono la causa (ivi compreso il fatto che in nessun modo il velo puo’ rappresentare un richiamo alla memoria magrebina). Dietro a questa pretesa “scelta” rivendicata da un un certo numero di ragazze che portano il velo, esiste una volontà di promuovere una società politica islamista appoggiata ad un’ideologia militante attiva sul terreno, la quale mette in mostra dei valori che rifiutiamo.

Basta con l’omofobia

Per gli islamisti, come per tutti i maschilisti ed integralisti, “essere un uomo” significa esercitare un potere sulle donne, ivi compreso il potere sessuale. Ai loro occhi ogni uomo che patteggia per l’uguaglianza dei sessi è potenzialmente un sotto-uomo, un “finocchio”. Questo modo di pensare è ricorrente e va di pari passo con il rafforzamento dell’islamismo politico : la sua ferocia è pari solo alla sua ipocrisia. Uno degli organizzatori della dimostrazione del 17 gennaio 2004 a favore del velo islamico dichiara cosi’ che “è uno scandalo che individui scioccati dal velo non siano scioccati dall’omosessualità” : secondo lui, è probabile che una società virtuosa sia una società che rinchiude le donne dietro il velo e gli omosessuali dietro le sbarre, come si è visto fare in Egitto.
Si trema pensando à ciò che tali teorie, se trionfassero, porterebbero per tutti gli “spudorati”, ossia le donne non velate, gli omosessuali o i miscredenti. Noi consideriamo invece che il riconoscimento dell’esistenza dell’omosessualità e la libertà per gli omosessuali di vivere la propria vita come loro la intendono è un progresso che non si discute : dal momento in cui una persona rispetta le leggi di protezione dei minoreni, le scelte sessuali di ognuno concernono solo lui e in nessun modo lo Stato.

Contro l’antisemitismo

Infine, condanniamo con la più grande fermezza, i discorsi antisemiti di cui sono carichi molti interventi recenti in nome dell’Islam. Così come le donne “spudorate” e gli omosessuali, gli ebrei diventano dei bersagli : “hanno tutto e non abbiamo niente !” è stato detto durante la dimostrazione del 17 gennaio scorso. Noi consideriamo che è qui in atto, ad opera dei movimenti integralisti, una strumentalizzazione del conflitto israelo-palestinese che favorisce l’antisemistismo più preoccupante. Nonostante la nostra oppositione alla politica dell’attuale governo israeliano, rifiutiamo di nutrire una visione arcaica e fantasmatica dell’“Ebreo” con l’utilizzazione di un conflitto storico e reale tra due popoli. Riconosciamo il diritto di Israele ad esistere come hanno fatto successivamente il congresso dell’OLP tenutosi ad Algeri nel 1988 e il vertice della Lega araba riunitosi a Beirut nel 2002 ; ed è in tale riconoscimento ribadito che si iscrive il nostro impegno a sostegno del popolo palestinese e del suo diritto a fondare uno Stato chiedendo di recuperare i territori occupati.

Una laicità viva

Siamo consapevoli che l’Islam di Francia non gode del dovuto riconoscimento e che mancano luoghi di preghiera, spazi per corsi di religione e cimiteri. Siamo consapevoli che molti giovani francesi dell’immigrazione, soffrendo di un ritardo considerevole nella loro promozione sociale e subendo una discriminazione costatata da tutti gli osservatori, non credono più tanto nel valore dell’idea di “laicità alla francese”.
Di fronte a questa perdita di valore due vie si offrono a loro : o ritrovare la forza di una laicità viva, ossia di un’azione politica quotidiana per affermare i loro diritti e rivendicare conquiste per le quali hanno lottato i loro padri e le loro madri, che appartenevano a classi sociali, culture, popoli, nazioni prima ancora di appartenere all’Islam ; oppure riconoscersi in una “oumma“ fittizia e computerizzata che non ha più niente a che fare con le realtà che li circondano e che sfoggia convinzioni repubblicane o terzomondiste per meglio disegnare una società di ineguaglianza, di repressione e di intoleranza. Questa seconda via non puo’ essere la nostra.

Première liste des signataires

ABADA Madiha, biologiste. ABDI Mohamed, secrétaire national de « Ni putes, ni soumises ». ADJARI Ahmed, fonctionnaire. AGGOUNE Fatima, universitaire, chercheur. AGMIR Karima, responsable associative. AGUERCIF Méziane, pédiatre. AÏT SI SLIMANE Nadia, infirmière retraitée. AÏT SI SLIMANE Taous, médiatrice scientifique. AÏT-KACEMI Séverine. AIT-KACIMI Mehdi, responsable de communication et de développement. AKROUF Sanhadja, éducatrice, militante associative. ALLAL Ghaouti-Chawky, vétérinaire. ALLAL Mehdi, consultant. ALLAL Tewfik, chef correcteur, militant syndical. ALLAL Zaki, ingénieur du son. ALLALI Mohammed-Ali, chômeur. AMARA Fadéla, présidente de « Ni putes ni soumises ». AMARA Slimane, responsable associatif. AMEYAR Hafida, journaliste. AMIRI Nadia, infirmière, chercheuse. AMMAR-KHODJA Farid, universitaire. AMMAR-KHODJA Soumya, écrivain. AOUDIA Rachida, chargée de communication. ARABDIOU Hakim, salarié. ARBAOUI Malik, salarié. ARBAOUI Nadia, architecte. AROUALI Alima, cinéaste. ASSERMOUH Ahmed, architecte. AYOUBI Mohamad, médecin. AYOUZ Mourad, économiste. B’CHIR Sophie. BABA-AHMED Ismet, cadre administratif. BABA-AHMED Khedidja, journaliste. BABA-AÏSSA Fawzia, enseignante. BABÈS Laïla, écrivain, professeur à l’Université catholique de Lille. BACHI Salim, écrivain. BACHIR Dora, hématologue. BACHIR Hamou, économiste. BAHA Myriam, chargée de clientèle. BE DIAF Linda, journaliste. BELHADDAD Souâd, journaliste, auteur. BELKEBIR Hamouche, médecin. BELKHODJA Fatiha, militante associative. BELKHODJA Omar, médecin. BELKHODJA Réda, ingénieur retraité. BELMATOUG Nadia, médecin. BEN YACOUB Azdine, dirigeant sportif. BENABDESSADOK Chérifa, journaliste. BENABDESSADOK Kamel, correcteur. BENALLÈGUE Ahmed, ingénieur. BENALLÈGUE Mustapha, enseignant chercheur retraité. BENAMMAR Souraya, chirurgien. BENAMRANE Djilali, économiste. BENAZZOUL Louisa, animatrice radio. BENBOURICHE Chérif, responsable associatif. BENCHALAL Mohamed, cancérologue. BENCHEIKH Djamel-Eddine, professeur des Universités, écrivain. BENCHEIKH Ghaleb, universitaire, écrivain. BENCHEIKH Soheib, chercheur en sciences religieuses. BENCHÉRIF Zoubida, chargé de clientèle. BENDADA Chahrazad, étudiante. BENDADA Farah, lycéenne. BENHABIB Fewzi, physicien, enseignant. BENHABIB Salim, ingénieur. BENHALLAK Fatima, psychomotricienne. BENMERAD Djamel, journaliste. BENNACER Mohand, maire adjoint d’Evry. BENNOUR Farid, poète, sociologue. BENRABAH Mohamed, professeur d’Université. BENSADEK Aziz, enseignant. BENSADEK Zouina, enseignante. BENSAID Rafik, créateur de mode. BENSLAMA Fethi, écrivain, psychanalyste. BENSLIMANE Mohamed, enseignant. BENSLIMANE Zahia, enseignante. BENT ABDESLAM Fadila, médiatrice juridique. BENYOUCEF Karim, ingénieur. BEREKSI Boumediène, médecin. BESNACI-LANCOU Fatima, éditrice. BEY Nadia, journaliste. BOKHAMY Mohammed, consultant. BOUABDILLAH Driss, professeur. BOUAMAMA Ali, professeur d’Université. BOUCHBOUBA Hélène, médecin. BOUCHOU Kamal, médecin. BOUILLIN-BELGHAZI Zohra, enseignante. BOUKADOUM Louiza, psychologue. BOUKHARI Nacer-Eddine, journaliste, auteur. BOUKHEMAL Saïda, réalisatrice. BOUMAZA Nawal, ethnologue. BOUMENDJEL Nadir, médecin. BOUNEB Djamila, enseignante. BOURGI Hussein, président du « Collectif contre l’homophobie ». BOUTIH Malek, secrétaire national du PS. CHÂABANE Nadia, enseignante. CHAFIK Sérénade, écrivain. CHAFIQ-BESKI Chahla, écrivain. CHALAL Abdérazaak, consultant. CHARAF Habib, directeur de production. CHÉRIF Mamia, chanteuse. CHÉRIGUI Amar, géologue CHIHABI Mustapha, représentant du Collectif pour les libertés des femmes en Irak. CHIOUA Brahim, dirigeant d’entreprise. CHORFA Zohra, conseillère municipale. CHOUGAR Rachid, médecin, militant associatif. CHOUGUI Rebeha, informaticienne. CHOUKRANE Abdelkader, militant syndical. DAKA Aomar, économiste, éducateur social. DAOUD Zakya, écrivain. DEBBOUZE Ahmed, conseiller municipal. DEBEC Tassadit, animatrice. DERAMCHI Salima, militante associative. DERMOUN Zorah, universitaire. DEROUAZ Yacine. DOULFIKAR Zineb, assistante sociale. DRIDJ Ben, formateur. DRIF Hocine. DRIF Latifa, conseillère MFPF. EDDAHRI-ZAÏD Rachida, cadre administratif, militante associative. EL-BAKI Mohamed, militant syndical, conseiller municipal. EL-FANI Nadia, réalisatrice. EL-FANI Samir, enseignant. EL-HATTAB Morad, écrivain. EL-KALADI Ahmed, enseignant chercheur. EL-KHABIR Hassan, enseignant. EL-RHAZOUI Nora, étudiante. FARÈS Nabile, écrivain, psychanalyste. GADOUCHE Latifa, juriste. GAFAÏTI Hafid, enseignant chercheur. GARNIER Laïla, militante associative. GHAZALI Aurida, assistante de direction. GHEMMOUR Karim, comptable. GHENIM Souhem, formatrice. GINET-BENCHEIKH Claudine, médecin. GOUDJIL Ziad, éducateur. GOURMALA-ALLAL Asma, médecin. GROUNE Hadda, formatrice. GUENIFI TOUGNE Asma, psychologue. HADJADJ Bachir, ingénieur retraité. HADJADJ Haider, chirurgien. HADJAZ Farid, attaché territorial. HADRI Edith, cadre administratif. HAFDANE Nour-Edine, enseignant. HAMAK Farida, photographe. HAMMADOU Ghania, journaliste, écrivain. HAOURI Halim, économiste. HARBI Mohammed, écrivain, historien. HASSANI Farida, chargée de communication. HIHI Abdelhamid, médecin. IDIR, chanteur. IFTISSEN Safia, militante associative. IGHILARIZ HAMDANE Louisette, ancienne combattante de la libération, psychologue. IGHILARIZ LETLAT Ouardia, employée. INOUGHI Nordine, journaliste. JBIL Kébir, président du MMLF (Mouvement des Maghrébins laïques de France). KACI Nadia, comédienne. KACI IGHILAHRIZ Houria, enseignante. KASMI Baya, scénariste. KASMI Mériem, lycéenne. KASMI Mohamed, artiste peintre. KASMI Shems-Eddine, étudiant. KESSAR Dahbia, infirmière, retraitée. KHELAF Hellal, ingénieur. KHÉLIL Hadj Ahmed, économiste. KHÉLIL Jaffra, doctorante. KHELIL Naziha, architecte. KHELOUFI Salima, metteur en scène. KHOUBZAOUI Hakim, salarié. KILANI Mohamed, vétérinaire universitaire. KODMANI Hala, attachée de presse. KRIMAT Mustapha, chargé de médiation scientifique. LABIDI Mohamed Karim. LADJEL Norredine, militant associatif. LADJISSI Hocine, direction d’exploitation logistique. LAFER Mourad, informaticien. LALEM Fatima, sociologue. LAOUEDJ Zineb, poète, enseignante à Paris-VIII. LAREDJ Waciny, romancier, enseignant à Paris-III. LE CLÉZIO Jémia, écrivain. LEBDAI Benaouda, maître de conférences à l’Université. LEBDAI Nadia. LIASSINE Nadia, médecin. LIASSINE Nedjma, arts spectacles et médias. LLEDO Naoual, ingénieure. LOSTE-BELGUELLOUCHE Laïla, coordinatrice de l’association « Chômeurs et précaires de Paris ». LOUANCHI Mourad, monteur cinéma. LOUANCHI Sherazad, monteuse cinéma. M’GOUNI Hassan, professeur de mathématiques. M’RINI Mohamed, ingénieur. MAAMAR Nour-Eddine, artiste dramatique. MADANI Lotfi, sociologue. MAHMOUDIAN Morteza, professeur honoraire d’Université. MANSOURI Farouk, consultant en informatique. MARTINEZ-MÉDIÈNE Claudie, enseignante. MEHDIOUI Nabil, enseignant. MEKBEL Nazim, fonctionnaire. MEKBOUL Sahra, universitaire. MEKLAT Mohand-Saïd, retraité. MELLALI Soleïman, chef de secteur web. MESSAOUDI Karim, cadre administratif, militant associatif. MESSAOUDI Samia, journaliste. METREF Arezki, journaliste, écrivain. MILLAL Hassan, chef de projet à la mairie d’Evry. MOHAMMEDI Mohand, statisticien. MOKRANE Arezki, journaliste. MORSLY Dalila, professeure d’Université. MOURAD-BEY Abdelmalek, consultant. MOUSSAOUI Rabia, formatrice. MOUTI Rasheed, ingénieur d’affaires. NACHI Nabila, ingénieur (ENSA). NADIF Mohamed, artiste dramatique. NEJJARINE Abderrahim, militant syndical. OTMANE Mohamed. OUYAHIA Abdenour, militant syndical. PLANCHARD Ouardia, gérante de PME. RABAH Rabah, mathématicien, enseignant chercheur. RAFAÏ-DELMOTTE Jamila, présidente d’association. REBAI Nadia, chargée de clientèle. REDJDAL Kaci, enseignant universitaire. RENARD Michel, ancien directeur de la revue « Islam en France ». RIDOUANE Rachid, linguiste. SAADI Nourredine, écrivain. SAFRI Mohammed, employé. SAHIRI Aziz, conseiller technique en prévention de la délinquance. SAIHI Horria, journaliste, réalisatrice. SAKER Aïcha, mouvement associatif. SALAH Benjamin, retraité de la police nationale. SAMRAKANDI Mohamed Habib, universitaire, directeur de Horizons maghrébins. SAYAH Farid. SEBBAR Leïla, écrivain. SEDDIKI Khadidja, artiste peintre. SENOUSSI Rachid, directeur de recherche en mathématiques. SETTOUTI Sid Ahmed, avocat. SHAALAN Tarek, cuisinier. SI MOHAMED Nasséra, cadre administratif, militante associative. SIDHOUM BÖE Meriem, journaliste. SIDI-BOUMEDINE Djamal, artiste peintre. SILEM Ali, artiste peintre. SINCLAIR Zora, professeur de langues. SMATI Zouina, artiste peintre. TABOURI Aziz, cadre. TABOURI Karima, enseignante. TALEB Kamel, coordinateur d’insertion. TALEB Louisa, fonctionnaire. TAMÈNE Zineb, avocate. TAOUCH Nourredine, ingénieur. TATEM N.E., dramaturge. TAZI Nadia, philosophe. TEFFAF Khaled. TESKOUK Djamel, réalisateur, syndicaliste. TIBERGUENT Aziz, médecin. TIBOUCHI Hamid, peintre, poète. TLEMÇANI Chérifa, chargée de clientèle. TOUATI Louisa, fonctionnaire. TOUMI Samir, mouvement associatif. TOUMLIT Lila, consultante. TOUNSI Ali, documentaliste. YACINE Assia, responsable associatif. YACINE Tassadith, écrivain. YAHYA-SAOUCHI Houria, directrice d’association. YAZID Malek, coordinateur cyber-base. ZAABAR Amine, informaticien. ZEGHEDI Meriem, étudiante. ZERAOUI Fouad, président de l’association des beurs gays Kelma. ZERROUKY Hassane, journaliste. ZIANI Zoubida, cadre administratif.




Ma non oscuriamo la voce
delle donne musulmane che si ribellano

Leggo sul sito DEA-Donna e Altri.it un lungo documento “Ritrovare la forza di una laicità viva”, manifesto della cultura musulmana, e riconosco tra le firme in fondo, amiche che conosco da anni, figlie di seconda e terza generazione di immigrati algerini in Francia, con le quali ho spesso condiviso pensieri e momenti di vita. A Parigi, come ad Algeri, a Tunisi, a Casablanca, nelle stanze delle donne dei piccoli villaggi dell’Atlante o giù verso gli infiniti deserti, di sabbia, di pietre e di solitudine, dove devi per forza sostare, quando attraversi tutti i veli di questo mondo lontano e vicino, che è l’islam magrebino.
Riconosco tra gli altri, Souad: siamo amiche da molti anni, tra Parigi ed Algeri, e ieri non ho fatto nessuna fatica a immaginarla mentre discuteva con gli altri quel documento, mentre s’affannava, scriveva, firmava… Souad di mestiere fa la giornalista, un paio di anni fa ad Algeri mi parlò di un libro che stava per pubblicare a Parigi, il suo primo libro. Nell’ intervista, che a nessuno interessò poi pubblicare, mi disse innanzitutto di quanto soffriva per quelle pagine che stavano per prendere il largo, staccate da lei, che vi aveva mescolato immaginario e biografia senza più neanche sapere dove finiva l’uno e dove l’altra iniziava.
Il libro di Soaud, figlia di immigrati algerini in Francia, racconta le schizofrenie delle relazioni madri-figlie, non tanto di fronte all’emancipazione e ai modelli della modernità della terra d’accoglienza, quanto di fronte al peso degli stereotipi - prodotti dallo stesso occidente - che finiscono per rendere ancora più ardue tutte le loro relazioni. In altre parole, l’identità modulata sulla parola “tradizione”, che oggi molti intellettuali occidentali anche di sinistra cuciono addosso alle donne musulmane, per Souad è peggio del burka talebano. Ed oltre a tutti i guasti che comporta sul piano del loro accesso ai diritti, favorisce la percezione collettiva di un occidente che riserva, a sé e a sè soltanto, il godimento delle libertà e dei diritti, dubbi compresi, mentre costringe l’altra a misurarsi con un’intreccio confuso di detti e di non detti, di invisibili e tenaci stereotipi, che producono differenziati livelli di esclusione, moltiplicando incomprensione e razzismo da una parte, alienazioni, rancori e violenze dall’altra.
A me pare che nelle parole di Soaud ci sia non solo il racconto di una vita tra due confini, ma soprattutto una richiesta a noi, donne del Mediterraneo, riguardo alla definizione dell’identità. Cito da Braudel: sta tra la linea dell’ulivo e la linea della palma, la regione mediterranea; qui dove più che in qualsiasi altra parte del mondo, occidente e oriente si sovrappongono da qualche millennio, le esperienze umane si sono scambiate e stratificate senza sosta, dando vita ad un’identità partecipata alle sue quattro rive.
Tanto a nord quanto a sud, ad est ed a ovest di questa nostra regione, il patriarcato ha segnato e segna la storia delle relazioni tra donne e uomini; i percorsi di emancipazione delle donne mediterranee stanno tutti dentro questo segno, nello scenario dell’evoluzione società rurale-industriale-postindustriale.
Inteso come manifesto di identità femminile nella riva sud, il dibattito sul velo delle musulmane rischia soprattutto di ingenerare confusione; per rispondere alla domanda se indossarlo sia soggezione al corano oppure agli uomini, dovremmo soprattutto “viaggiare” tra chi lo ha avuto “in dote”, quelle che lo indossano e quelle che lo rifiutano, senza identificarlo tout court con l’identità collettiva. “A proposito del corano e delle libertà femminili, vorrei dire alle amiche italiane che da noi il problema è l’interpretazione - mi dice una collega di Rabat, giornalista televisiva, credente e non velata -, “interpretazione” comporta anche riprenderci la parola sulla nostra identità di donne mediterranee. Il paradosso è che dobbiamo riprendercela anche nell’Occidente pluralista e democratico, che oscura completamente il punto di vista delle donne musulmane che rifiutano il velo come identità. Voi, le donne dei media, avete una responsabilità sul futuro del Mediterraneo, il fondamentalismo non rappresenta tutto l’islam, e non ci rappresenta tutte e tutti.”.
Allora, per questo senso di responsabilità, io provo adesso a raccontare un pezzo di vita delle donne mediterranee della riva sud come l’ho vista, conosciuta e sperimentata in anni e anni di concreta condivisione quotidiana. Una condizione di generalizzata ed intollerabile discriminazione, oggi più grave di venti anni fa, tanto tra le donne istruite e professioniste quanto tra le analfabete, contadine e pastore. Saldandosi con l’anima più retriva di un mondo disperso tra villaggi di argilla distanti anni luce tra loro e città cresciute con troppe contraddizioni, muovendosi tra rancori e frustrazioni coloniali e postcoloniali, aggrovigliato tanto alla questione del progresso quanto a quella dello stato-religione/ stato-nazione, il patriarcato sudmediterraneo è tracimato in una ferocia senza fine. La vita quotidiana della stragrande maggioranza delle donne è segnata da continue violazioni ai diritti più elementari, fondate su una costante pratica di inferiorità e diseguglianza del “femminile” rispetto al “maschile” che a nessuno interessa mettere in causa, poiche tra l’altro riflette le diseguaglianze e le contraddizioni della società musulmana moderna; c‘è poco da alzare le spalle, credetemi, quando un oscuro religioso, autoproclamatosi “saggio” pubblica un manuale “su come picchiare le mogli, secondo i detti del Profeta”. Il Profeta non lo ha mai detto, è vero, ma intanto il manuale è là, secondo la libera interpretazione del saggio! Le violenze contro le donne formano una trama fitta, annidata dappertutto: potrei raccontarti delle ragazze dei quartieri proletari di Casablanca che ogni sera gli amici d’infanzia disoccupati pestano, nell’indifferenza generale, per rubargli i due dirham che esse si sono guadagnate pulendo scale oppure in fabbrica. Oppure delle signore dei quartieri alti vessate dai mariti che le obbligano a indossare il velo per non essere esclusi dagli affari e dalla politica, con il vento che tira adesso.
Io credo che parlare dei percorsi delle libertà delle donne musulmane mediterranee ( anche perchè a costruirlo, questo Mediterraneo di pace, di diritti e sviluppo condivisi ci chiamano le politiche euromediterranee della Risoluzione di Barcellona), passi attraverso la nostra umiltà di ascoltare le parole della loro quotidianeità.
Io concludo questa lettera scritta di getto, sicuramente parziale, con la testimonianza di una donna algerina, aderente al gruppo fondamentalista delle “Sorelle Musulmane” che molti molti anni fa raccolsi al Algeri durante un reportage per il mensile “Noidonne”sulla società di fronte all’avanzata dei partiti islamisti (Ad Algeri, velate e svelate, settembre 1991). Può essere ancora utile per capire.
[…] L’anonima veste un chador di pesante stoffa marrone, stretto ai polsi, con l’abbottonatura a scomparsa sul davanti. Del viso mostra soltanto la fessura degli occhi, dietro gli occhiali da miope. Ha 47 anni, è sposata, 3 figli maschi, e da qualche anno è Sorella Musulmana […]. E’ solita raccontare la sua storia dando peso a tutti gli avvenimenti. A diciassette anni il padre la tolse dalla scuola per maritarla. Lei si rifiutò (frequentava il liceo pubblicò, avrebbe voluto fare il medico), pianse, fece anche lo sciopero della fame, sola, schivata anche dalla altre donne di casa, resistette per mesi, senza speranza. Poi si accordò con il promesso sposo, un cugino: l’avrebbe sposato in cambio degli studi. Ma dopo il matrimonio il cugino si rivelò imbroglione e furfante. Per anni ha sopportato le sue concubine, le sue assenze di mesi, le botte di giorno e le violenze di notte, è stata anche costretta ad abortire per paura che nascessero figlie femmine, la suocera e la famiglia non hanno mai alzato un dito per difenderla. E’ stata sempre una buona musulmana e una moglie sotttomessa, dice. Ma non è bastato. Allora ha deciso di andare più in là. Ha cercato la sottomisione totale a Allah, è diventata Sorella Musulmana.Applica la Legge rigidamente, senza tentennamenti. Non si opporrebbe al taglio della mano di suo figlio se fosse sorpreso a rubare. Con le sue due nuore è sferzante, le devono solo sottomissione, rispetto e lavoro. Così la temono, e lei si vendica del marito che adesso tutti biasimano, famiglia e vicinato. Ma chi la conosce bene racconta che dietro a tanta durezza, lei pianga ancora i suoi diciassette anni […].

Nella Condorelli





> per aderire

- Chi vuole firmare il manifesto, stabilire contatti e raccogliere informazioni può usare questi riferimenti:

[email protected]

tel. 06 81 60 65 43

> l'intervento

Ma non oscuriamo le musulmane che si ribellano
di Nella Condorelli