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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
6 agosto 2003
Giustizia per la Città
Il caso Mambro e Fioravanti
Lavoravo all’“ Unità“ e per quel giornale, allora diretto da Walter Veltroni, avevo intervistato Francesca Mambro.
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21 luglio 2003
Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere
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16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 11 agosto - 15 settembre 2003


Cercate la donna. A Castellammare

Grande agitazione in quel di Napoli per la mossa a sopresa della sindaca di Castellamare di Stabia, Ersilia Salvato, che per rilanciare la sua giunta, contestata dai partiti della sua stessa maggioranza, ha tra le altre cose affidato l’assessorato al bilancio a Anna Maria Carloni. “Il mattino” , con un singolare editoriale in prima pagina di Antonello Velardi, ha sollevato un “fattore famiglia”: infatti tutti sanno che Anna Maria Carloni è da molti anni compagna di Antonio Bassolino, presidente della giunta regionale, e uomo di punta della sinistra non solo in Campania. Non che sia chiaro dal lungo e un po’ tormentato scritto quale sarebbero i problemi concreti sollevati dal “fattore famiglia”. Nessuno infatti può negare alla Carloni un profilo consolidato e autonomo di impegno politico, che tra l’altro risale a ben prima del suo rapporto con Bassolino. Resta il fatto che la cosa “fa problema”: l’editorialista, preoccupato soprattutto di accertare l’opinione in merito di Bassolino, invita a ben meditare, per non danneggiare la sinistra e addirittura “il bene della politica”!.
Ha risposto Franca Chiaromonte – parlamentare Ds, altro nome noto, anche per discendenza familiare, a Napoli - invitando a considerare che non è più il tempo in cui i legami familiari possono fare intralcio per le donne, rispetto alla “carriera” politica. In questo caso, poi, più che i legami familiari hanno contato i legami politici tra donne, essendo Salvato, Carloni e Chiaromonte tutte impegnate nell’associazione femminile “Emily”, che ha tra gli scopi proprio quello di promuovere le donne che desiderano impegnarsi nella politica, e che a Napoli è assai forte.
Il dibattito ha coinvolto già varie voci. Rosa Russo Iervolino, sindaca a Napoli, ha difeso Anna Maria Carloni, protestando pubblicamente perché viene chiamata “lady Bassolino”. Il Riformista ha segnalato il fatto ricordando che, tra l’altro, Bassolino ha promosso numerose donne – una vera e propria “onda rosa” – in posti di responsabilità al governo della Campania.
Ciò che colpisce – almeno per ora – è che al clamore per l’identità e il "fattore familiare" della persona si accompagnano pochissime informazioni e valutazioni sui problemi politici che hanno infiammato il clima intorno alla giunta di Castellammare. Se si raggiungono le pagine interne del “Mattino” si leggono le dichiarazioni di Ersilia Salvato (“Carloni assessore per meriti suoi”), si capisce che la tensione tra sindaca e partiti – soprattutto il suo, i Ds – è alta. Ma non è ben chiaro perché. Ci sono divergenze sui programmi? C’è irritazione nei partiti perché la sindaca fa e disfa di testa sua? La risposta a queste domande è rimandata – a quanto pare – a una “conferenza programmatica” prevista in settembre.
Così, dall’esterno, il caso sembra indicativo – con la vitalità simpaticamente esuberante di Napoli - soprattutto di un problema più generale, che commentatori più seriosi della stampa nazionale (vedi un editoriale di Sabino Cassese sul Corriere della sera, e interventi di Michele Salvati su Repubblica e Beppe Chiarante sull’Unità) vanno affrontando in questi giorni a proposito del primo nuovo statuto regionale approvato in Calabria.
Si tratta degli interrogativi sul buon funzionamento, o meno, delle forme di governo attuate in questi anni negli enti locali e nelle regioni, all’insegna di quel “presidenzialismo” di cui tanto si parla anche per il governo nazionale, e che ha avuto il primo “via libera” con l’elezione diretta dei sindaci, e poi dei “governatori” regionali. C’è un’insoddisfazione che aumenta nelle assemblee elettive e nei partiti, per quello che viene considerato il potere eccessivo degli esecutivi rafforzati dall’elezione diretta, e dal potere del sindaco o presidente regionale, che può sempre minacciare la propria maggioranza di ricorrere al voto in caso di dissensi eccessivi. Non entro nel merito della questione, se non osservando che queste nuove regole sono nate dalla percezione, non proprio falsa, di una dilagante crisi dei partiti negli ultimi dieci o vent’anni. Crisi che non mi sembra affatto superata. Certamente le assemblee elettive sono in sofferenza. Ci vorranno anche nuove regole, ma il punto dolente è la qualità dei loro legami effettivi con la società, con le comunità – locali in questo caso – che hanno espresso con la mediazione (spesso scadente) dei partiti i loro rappresentanti. Da questa debolezza deriva spesso anche una insufficienza progettuale e programmatica, la tendenza a operare in logiche di schieramento strumentali.
A Napoli e Castellammare si profila un nuovo soggetto politico – una associazione di donne, diretta da personalità autorevoli come Carloni e Chiaromonte – che di fatto svolge un ruolo autonomo e trasversale rispetto ai partiti, in particolare i Ds e le altre forze della sinistra. Questo mi sembra il fatto interessante. E personalmente, più che essere tanto curioso dell’opinione di Bassolino (che sicuramente ci sarà), sarei più curioso delle intenzioni politiche delle donne che si sono associate, sicuramente per autotutelarsi e autopromuoversi in un universo - quello della rappresentanza istituzionale - dominato dal maschile. Ma a questo punto, per affrontare la crisi della politica, l’esserci delle donne è sicuramente una novità necessaria, ma non di per sé sufficiente. O no? Castellammare sarà un test nazionale più interessante del contestato statuto calabrese?

Alberto Leiss




Emilio versus Emily
Allora sì che il conflitto sarebbe esplicito


Alberto Leiss chiede a chi, come me, come Annamaria Carloni lavora per rafforzare la presenza femminile nelle istituzioni se questa presenza, da sola, sia sufficiente a cambiare la politica. Di più: a far intravvedere una qualche soluzione alla sua crisi.
Mi verrebbe da dare una rispostaccia: no, ma chissenefrega. Non per la domanda di Alberto, dettata, come mostra tutto il suo articolo oltre che il lavoro a questo sito, da autentica curiosità e aspettativa nei confronti delle donne. La tentazione della rispostaccia mi viene dalla mia esperienza degli ultimi dieci anni: esperienza istituzionale e, anche, di partito. Di quella, cioè, che è stata definita “politica seconda”. Esperienza dei meccanismi che sovrintendono i giudizi che gli uomini (e, a volte, le donne) danno delle donne quando e dove le donne competono sullo stesso terreno degli uomini: il potere.
Un simpatico amico dei Ds di Ercolano da qualche tempo dice di voler fondare un’associazione dal nome Emilio; sottotitolo: “mai più una donna sindaca”. Emilio, ovvero la risposta a Emily. Una battuta, certo. Significativa, però, se non altro della forza che in Campania (ma anche da qualche altra parte d’Italia) Emily sta guadagnando. Una forza che l’articolo di Alberto cita e riconosce.
Emilio versus Emily, allora: magari il conflitto fosse così esplicito!
E invece no. Invece il conflitto che si scatena quando le donne e gli uomini si muovono sullo stesso terreno, viene occultato, mascherato. Quasi fosse “normale”, per gli uomini, trovarsi a competere con l’altro sesso. Quasi non fosse una delle più clamorose smentite della centralità maschile nella sfera pubblica.
Uno degli schermi – tra i più potenti – consiste esattamente nella (presunta) esaltazione delle qualità femminili. Ricordate la donna con la gonna sognata da Roberto Vecchioni? Bene. La sua traduzione politica si veste di elogi del femminile: le donne sono più brave nel tenere relazioni, nel parlare di certe cose…peccato , però, che tali qualità difficilmente si rintraccino in quella donna, in quella sindaca, in quella assessora.
Oppure ci viene detto: “ma come, tu che sei così brava nel sostenere le tue idee, com’è possibile che difendi l’operato di quella signora che non la pensa come te? Quasi che gli uomini non si sostenessero tra loro, al di là di come la pensano. Succede quasi sempre. (Mi) è successo, mi succede pure tutte le volte che mi sono trovata a sostenere prima la candidatura, poi le scelte di Ersilia Salvato: prima o poi, arriva sempre qualche “amico” che mi ricorda che Ersilia e io la pensiamo diversamente su molte cose. Confesso di provare un piacere sottile nel trovare ogni volta la risposta che meglio significa che, per me, l’evidenziarsi nel mondo e nella politica (anche in quella seconda) del sostegno da donna a donna viene prima delle idee (quando va bene) o delle correnti (quando va male) che dovrebbero separami da lei e unirmi, e sostenere lui.
Poi, certo, la politica deve cambiare. Tutta la politica. A cominciare da quella di partiti che difficilmente hanno saputo seguire virtuosamente il cambiamento di amministratori, sindaci, presidenti che, per legge, rispondono alla cittadinanza e non, appunto, ai partiti. Forse, anche la “dialettica” tra sindaci, presidenti e partiti, particolarmente vivace nel Mezzogiorno e di cui parla qui Letizia Paolozzi potrebbe essere interpretato alla luce del conflitto tra i sessi di cui sopra. E’ un azzardo. Forse una battuta. Registro, però, che mentre a Castellammare si rifaceva la giunta, mentre a Napoli c’è una sindaca e alcune brave assessore sono al lavoro nel Comune e nella Regione, i Ds campani discutevano di nuovi organismi e i nomi erano, manco a dirlo, tutti di uomini.

Franca Chiaromonte




Salvato: "Sì, scelgo donne capaci.
Quindi i cittadini e la società civile"


Di nemici, il primo cittadino, anzi, la prima cittadina di Castellammare, Ersilia Salvato, ne deve avere tanti. Magari dipende dalla debolezza dei partiti, nel Mezzogiorno ancora più litigiosi (perché più deboli) che in altre parti del Paese. Oppure dal potere che il sindaco ha di nominare gli assessori, di attribuire cariche e incarichi nei consigli di amministrazione.
Sindaci “cacicchi“ li chiamò - secondo il suo simpatico stile - Massimo D’Alema. Ma eravamo nel ’93. Una stagione nella quale, per ovviare alla crisi della politica, si pigiò l’acceleratore su un diverso rapporto tra sindaci e cittadini.
Ora i partiti in sofferenza, procedono agitando la bandiera della rappresentanza politica mentre la società civile prova, se pure in ritardo, a comunicare con le istituzioni attraverso una parvenza di corpi intermedi, come Emily (scuola di politica per le donne) o Diametro (gruppo cultural-politico che si raccoglie intorno a Antonio Bassolino).
A Castellammare, per la Giunta (insediamento il 10 giugno 2002) è tutto un percorso a ostacoli. Sicuramente, dipende anche dal carattere della sindaca, che non si può definire una frequentatrice della mediazione. Lei si appella al popolo (veramente, parla di “relazione con i cittadini“) sostenendo che, in particolare tra le donne, era diffusa la denuncia della chiusura da parte dell’amministrazione precedente. Con lei tutt’altra musica. La cittadina e il cittadino vengono ascoltati. Ma le forze politiche si infuriano.
Ai colpi bassi seguono gli espliciti tentativi (ci hanno già provato e riprovato dopo la vittoria di Salvato in quel10 giugno 2002 ) di porre termine all’esperienza della Giunta.
Saranno antichi odii tra vecchi sinistri oppure, più probabilmente, rivendicazione di uno spazio minacciato?
“Qui i partiti ruolo e spazio l’avevano sempre avuto. Poche persone che decidevano. Anche con il mio predecessore era così. All’inizio della mia esperienza, avevo fortemente puntato su una valorizzazione dei ruoli di tutti, ma anche sulla distinzione netta tra ruoli e funzioni. Se i partiti sono soggetti promotori di iniziative politiche, occorre una reciprocità . Devono accettare che la gestione del pubblico spetti all’amministrazione. Io sono aperta ai partiti, però non posso essere ricattata“.
E vai a capire se si sia trattato di ricatti, di faccende personali marcite nel tempo o di differenze di vedute su come amministrare. Certo, alcuni Diesse (per la precisione, tre), hanno provato, accordandosi con l’opposizione, a far cadere la Giunta.
Non sono riusciti a rimediare i sedici voti necessari.
Comunque, Ersilia Salvato (un alto numero di legislature alle spalle ; un andirivieni tra partiti della sinistra ; approdo attuale in Socialismo 2000, il gruppo di Cesare Salvi nella sinistra Ds), sfuggita all’imboscata , rinnova la Giunta esercitando la sua autonomia. Quattro le nomine dei partiti; quattro, tra le quali Anna Maria Carloni, assessore al Bilancio, sono nomine del sindaco. Restano due caselle libere in attesa che i Diesse si pronuncino. Ammesso che rinuncino al loro intensissimo lavorio per affossare il primo cittadino di Castellammare .
Intanto, nel mese di agosto, sulla stampa locale (Corriere del Mezzogiorno, Repubblica, Mattino), la spruzzata “rosa“ tiene banco. Gesto di teatro quello della Salvato che ha chiamato delle donne a sostenere la Giunta ? Oppure, operazione “politicamente corretta“ di ingraziarsi l’opinione pubblica, perlomeno quella femminile ? E cosa significa che tra gli assessori ci sia la compagna del governatore della Campania ? Sostiene qualcuno che lei, Carloni, funziona come “longa manus“ di Bassolino. Una forma di rappresentanza anche questa ma la battaglia che si svolge, nemmeno troppo sotterranea, nel partito dei diesse non accenna a placarsi.
Durante la campagna elettorale – è la ricostruzione di Salvato – l’hanno sostenuta molte donne : una squadra quasi tutta femminile, delle cittadine considerate fino a quel momento politicamente residuali. Bisognava continuare insieme. Ecco la vicesindaca. E la promozione di donne nella macchina comunale. Non “donne in quanto donne ma perché hanno competenze, saperi, qualità umane“.
A fine settembre (dal 26 al 28) appuntamento per la conferenza programmatica. Ovviamente “la costruzione di quest’evento non riguarda solo le forze politiche ma le associazioni, i movimenti, la società“. Si tratta di vedere se la Giunta, con i suoi attori diversi da quelli tradizionali , sarà in grado di resistere. Senza che la società civile deleghi, automaticamente , i suoi bisogni alle forze politiche.

Letizia Paolozzi





Carloni: "Vi spiego perchè la battaglia
di Castellammare è la nostra battaglia"


E’ stato il caso politico dell’estate, in Campania. Ersilia Salvato, sindaca di Castellammare di Stabia, in agosto ha rinnovato la giunta, nominando quattro nuove assessore. Una decisione che ha suscitato polemiche di ogni tipo, rituali nella forma: opposizione (An) indignata, ma anche affini perplessi, oltre naturalmente difese appassionate, insolite nelle tematiche.
Chi si fosse trovato in vacanza sulle belle coste della Campania, e avesse sbirciato le cronache locali avrebbe trovato titoli dedicato a Emily, a donne che contano e determinano alleanze, provocando schieramenti appassionati. Un impatto sorprendente. Certo non è la prima volta che la sindaca si scontra con il sitema dei partiti.
Stupisce che il caso, che ha coinvolto un leader come Antonio Bassolino, abbia trovato un’attenzione distratta nelle pagine nazionali dei quotidiani. La pietra, o il pretesto, dello scandalo è stata la nomina ad assessore al bilancio di Anna Maria Carloni, da molti anni compagna di vita del governatore della regione. Responsabile a Napoli di Emily, l’associazione per l’area del centro sinistra fortemente radicata nel territorio campano, che sostiene le donne in politica, Carloni rivendica la sua scelta: "Ersilia Salvato è la nostra battaglia politica, nostra di Emily, intendo. Potrei dire che Ersilia siamo noi. Per cui accettare la sua proposta, di cui non ignoravo le difficoltà, è stato del tutto naturale. Era trasparente, faceva esplicito riferimento a Emily, mettendo in gioco una relazione politica chiara".
Carloni non si è stupita dell’asprezza del dibattito che l’ha presa mira: "Forse se fossi appena arrivata a Napoli alcuni interventi particolarmente sgradevoli mi avrebbero colpita. Ma sono in questa città da dieci anni, mi aspettavo una reazione simile. Non è un caso che non abbia più praticato la politica, che è sempre la stata la mia passione e la mia attività da quando avevo quattordici anni".
Anna Maria Carloni, il cui ultimo lavoro politico è stato nello staff della ministra delle pari opportunità Anna Finocchiaro, all’inizio della legislatura del centro sinistra, è dipendente di una società privata, la Banca Popolare di Ancona, ora in aspettativa "L’unico impegno politico che ho mantenuto è stato quello con le donne. Uno spazio di libertà".
E’ molto preoccupata per la situazione di Castellammare: "Non credevo che la situazione politica fosse così grave. Abbiamo davanti un mese cruciale, é stato eletto presidente del consiglio comunale Bonifacio, l’antagonista di Ersilia Salvato in campagna elettorale".
La fa sorridere l’accusa di strumentalizzazione: "Sì, alcuni hanno detto che nella mia scelta non c’entrano niente le donne, ma la volontà di Ersilia Salvato di ingraziarsi il governatore e i diesse. Non capiscono che Castellammare è da sempre parte importante del progetto sulla regione. Se questo era lo scopo, mi sono fatta strumentalizzare ben volentieri".
Della mancanza di risonanza nazionale spiega "che le donne oggi sono più interessanti nel sud che, come si sa, gode di minore attenzione mediatica. L’evoluzione delle nostre vicende ha portato a posizioni contrattuali forti che non esistono altrove, di cui fanno parte anche battaglie perdute, come quella di Benevento. Non siamo riuscite a far entrare donne nella giunta".
Giudica Castellammare "una caso emblematico di resistenza al cambiamento di una certa politica. I partiti si comportano come se non esistesse il sindaco, pretendono di continuare a determinare tutto". Per il suo assessorato ha già pronti una serie di progetti : "Andrebbe introdotta una finanza innovativa; recuperare fondi, ricontrattare il debito. E si sta pensando di introdurre la pratica del bilancio partecipativo. Oltre naturalmente lo sviluppo di interventi , molti già in corso, di sostegno al turismo, che vadano oltre al degrado e la de-industrializzazione".
In attesa della resa dei conti che attende la giunta Salvato a fine settembre, con Anna Maria Carloni la conversazione torna alle coppie in cui entrambi i partner fanno politica, un caso che anche Italia si fa sempre più frequente: "Di sicuro è difficile, bisogna superare i falsi moralismi. Vivere con un leader della politica dà accesso a informazioni e relazioni privilegiate, è un fatto indubitabile. Il punto è assumere pubblicamente le responsabilità delle proprie scelte, anche se non credo che ci siano ricette valide per tutti. Contano molto le personalità, le sensibilità individuali. Io ho scelto di privilegiare la mia rete di relazioni, le relazioni con le donne".

Bia Sarasini










> da consultare
-
"Il mattino" del 9 e del 10 agosto 2003.
- il "Corriere della sera" del 9 agosto.
- "Il riformista" del 9 agosto
- "La repubblica" del 10 agosto
- "L'Unità" del 9 agosto

> l'inchiesta
Emilio contro Emily: ecco il vero conflitto
di Franca Chiaromonte

Salvato: scelgo le donne e la società civile
di Letizia Paolozzi

Carloni: perchè questa è la nostra battaglia
di Bia Sarasini