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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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3 gennaio 2003
Donne e uomini: i numeri del divario
Le decisioni prese dai grandi della Terra e il loro impatto nella realtà quotidiana di uomini e donne che quei grandi hanno eletto, ma non solo.
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30 dicembre 2002
Sono preoccupata:devo salvare il mondo?
Alla fine dell’Anno, si fanno sempre un po’ i conti. Per le donne le cose sembra non vadano male. Anzi. Vanno tanto bene che c’è quasi da preoccuparsi.
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> 31 marzo 2003

Il "no" al conflitto in Iraq di Libèration
nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile

Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice: la forma sostituisce l’idea ma in una dimensione sentimentale, simbolica, mentale e istintiva. Starck usa leggere le informazioni con un "sorvolo quotidiano in cui le sue intuizioni, come un ricettore passivo di vibrazioni, gli restituiscono l’essenza del mondo".
La storia, spiega, ha cessato di essere lineare, siamo adesso all’epoca della simultaneità con un esponenziale aumento delle immagini e delle informazioni. Questa visione frontale e scopica della notizia Stark l’ha tradotta nel suo progetto di impaginazione intervenendo su tre elementi: i titoli, il testo e le fotografie sono tre nastri continui. Il senso deriva cosi dal confronto e dall’accostamento in una serie di scintille. Questa "orizzontalità carnale dell’informazione" in cui i titoli si urtano, porta a un risultato instabile, cacofonico e urlante. Il casuale accostamento degli eventi, rapido e orizzontale, senza gerarchie e senza premeditazione, genera dei corto circuiti dell’intelligenza, sveglia il lettore.
La prima pagina offre tutto il suo spazio al no di Chirac su sfondo rosso, il colore del rifiuto e l’ultima pagina contiene il suo Memo,un diario di conflitti e morti da non dimenticare.
Come uscire dall’alienazione? Questo il tema dominante dei suoi molteplici progetti e dalla sua attività bulimica e diversificata. Starck accosta la dimensione morale al campo del design con un risultato prodigioso: strano e misterioso sentimento che si impadronisce del lettore, il riconoscimento si doppia con un turbamento, il segno si confonde con il significato per meglio marcare l’onnipotenza del significante.
A pie’ di pagina scorre un nastro con gli slogan di una coscienza vigile e mordente: civilizziamo la nostra civilizzazione, un dittatore può nasconderne un altro, radicalizziamoci, il progresso è una poesia, cambiamo l’angolo di visione, il turismo è la continuazione del colonialismo, sostituiamo il bello con il buono, condividiamo, la materia è un mezzo, l’umano è il fine, l’intelligenza é femminile.
E’ questa una informazione al femminile? Quella che traduce l’orizzontalità della storia contemporanea, elimina le gerarchie degli eventi, riporta la simultaneità, è ancora capace di stupirsi e desta le coscienze.

Veronic Algeri




L’arte, rifugio enigmatico
e protesta di fronte alla guerra

Nell’ultimo decennio, l’arte mondiale sembrava essersi ripiegata in una versione apolitica del postmodernismo, smarrita in un impasto di teorie e film d’azione: promessa di un futuro digitale che anteponeva lo spettacolo alla realtà. Ora, con la guerra a “tutto tondo” presentato come quotidiana fantasmagoria televisiva, gli artisti si trovano all’improvviso in una situazione surreale: dover rendere la realtà, reale. Ovvio, perciò, assistere ad una ripresa dell’onestà propria dei periodi antecedenti perché il mondo ha sempre bisogno di creatività quando l’orizzonte si offusca e la luce diventa terribilmente buia.
Guernica, la monumentale risposta di Picasso alla Guerra Civile Spagnola è, di questi tempi, nella mente di tutti: un dipinto che incapsula il momento drammatico con cui si sta confrontando l’umanità intera. Picasso, non è il solo artista moderno che fu contrario alla belligeranza. Scuole di poeti, scrittori, filosofi, artisti - poco dopo la prima guerra mondiale – si espressero
sull’argomento. Kathe Kollwitz, che perse il figlio nel 1914 e il nipote nel 1944, denunciò l’effetto devastante della guerra sulle madri e sulle vedove rimaste sole. Otto Dix, dipinse immagini corrosive sulla sua esperienza in trincea. Il dadaismo, il surrealismo, il futurismo e il costruttivismo fecero leva sul risveglio degli ideali dopo la prima guerra mondiale. La denuncia è sempre esistita. Gli archeologi hanno trovato su rotoli di papiro e rilievi murali, immagini della battaglia di Kadesh nel 1275 circa A.C.; la guerra di Troia fu fondamentale per l’arte del vaso greco. Hieronymus Bosch nel trittico Il giardino delle delizie e Brueghel nei Sette peccati capitali – entrambi pittori non interventisti - interpretarono lo spavento e il dolore umano in tempi d’assedio. Chiasso e caos esistono nell’inferno poiché quello è il luogo posseduto dai demoni. Con il romanticismo e la ritrattistica, alcuni pittori – tra ritratti di re e generali a cavallo – rivelarono il prezzo dei conflitto. Rubens, nelle Conseguenze della guerra, espresse il suo punto di vista attraverso la mitologia romana, rappresentandoci Venere che tenta di trattenere la furia di Marte. In una prospettiva più moderna e iconoclasta c’è Francisco Goya (che pur coinvolto con Carlo IV, mantenne sempre una visione privata, indipendente e satirica) e il suo ciclo di ottanta stampe: I Disastri della Guerra. Creato tra il 1810 e il 1814 durante l’occupazione napoleonica della Spagna, denunciò sia l’invasione che la resistenza: entrambi atti feroci contro l’umanità.
Seppure il mondo artistico dopo la guerra del Vietnam sembra essersi ritirato dalle prime linee, l’arte inerente all’orrore e ai danni dei conflitti è forse meno visibile ma non scomparsa. Sa come fare fronte al mondo impazzito. Theodor Adorno aveva scritto, “Dopo Auschwitz, la poesia sarà impossibile…scomparirà”. Non è andata così e l’arte rimane sempre un posto enigmatico, complesso, gratificante, commovente. È il luogo dove ritorneremo sempre e da dove, credo, veniamo tutti.

Gaia De Beaumont






> da leggere
Il numero di "Libération" dell'11 marzo 2003 disegnato da Philippe Starck
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L'arte rifugio enigmatico e protesta di fronte alla guerra