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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
16 luglio 2003
Veltroni tra dolore e musica
Un'altra idea di politica?
Parla di sofferenza e di mancanza. Conosce bene il potere di media. Gli piace il jazz. Ha una cultura pop-americana. E' un politico di professione. Il sindaco di Roma sotto la lente di ingrandimento di Letizia Paolozzi, Bia Sarasini, Franca Chiaromonte, Lanfranco Caminiti e Alberto Leiss
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16 giugno 2003
Se lui e lei vogliono provare
a dare un'anima alla politica
Mentre si torna a discutere sullo stato delle relazioni tra donne e uomini, da Asolo arriva qualche novità
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13 giugno 2003
Cosa significano "sì" e "no" nella guerra dei sessi?
Letizia Paolozzi
recensisce il libro di Elisabeth Badinter che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra i sessi, e invita gli uomini a imitare la "leggerezza" di Beckham. Le risponde Bianca Pomeranzi: le donne tra partiti e movimenti provino a parlarsi. Al seminario della Società delle Letterate, quasi "stati generali" del femminismo italiano. (Monica Luongo). Un numero della rivista "Posse" sul "divenire-donna della politica". Scalfari esorta le giovani donne a lottare contro la violenza del potere (Alberto Leiss).
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2 maggio 2003
Torna la "questione meridionale", ma a sesso unico
Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi recensiscono i libri di Isaia Sales, Gianfranco Viesti e Vincenzo Moretti sulla situazione nelle regioni del Sud dopo le politiche del centrosinistra. Un dato comune è la rimozione, o quasi, della realtà e dei desideri delle donne nel Sud. Vincenzo Moretti risponde a Letizia e Franca riconoscendo la "svista".
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8 aprile 2003
Come l'amore per la bellezza
salva le città brutte e degradate

“Le forme intorno a noi e la relazione di differenza” sono i temi della discussione di donne e alcuni uomini
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31 marzo 2003
Il “no“ alla guerra di Libération nel segno di Starck: l'intelligenza è femminile
Philippe Starck, che espone fino al 12 maggio al Centro Pompidou a Parigi, ha ridisegnato e impaginato il quotidiano francese Libération dell’11 marzo. Il suo è un intervento "funzionalista post-freudiano", dice
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22 marzo 2003
Rimandare, rimandare, rimandare?
Sulla guerra idee e parole, non solo "azioni"
Le assise delle donne Ds sono state rinviate "a data da destinarsi". Hanno spiegato : perché piovono missili sull’Iraq“
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26 febbraio 2003
Contro istituzioni monosex non valgono
le "quote", ma il desiderio femminile
"Un partito di solo maschi capirà cosa milioni di elettrici vogliono da scuola, welfare, dinamica sociale?"
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20 febbraio 2003
Più donne che uomini contro la guerra
Con qualche "se" e qualche "ma"
Alla manifestazione del 15 febbraio, moltissime donne. Citando un vecchio testo della Libreria delle donne di Milano : “Più donne che uomini“. Dunque, più donne che uomini contro la guerra.
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4 febbraio 2003
Donne Usa contro la guerra
Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF)
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19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica"
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> 20 luglio 2003


Tra "kamikaze" della politica
e orfane delle pari opportunità

Accosto segnali diversi, dei quali però vale la pena di discutere . Perché attengono al modo, ai modi indicati (che non significa realizzati) dal governo Berlusconi per rispondere ai cambiamenti intervenuti in Italia. Più precisamente, al fatto che le donne in questo Paese sono cambiate.
Il governo promette 500 milioni di euro nel 2004 per il piano a sostegno delle nascite. Lascio da parte l’interrogativo sul “tipo di famiglia“ alla quale il ministero del Welfare fa riferimento. Certo, in Francia, una politica di incentivi ha dato buoni risultati. Ovviamente, saranno le donne per prime a decidere se vogliono e a quali condizioni avere un figlio. Ma il tentativo di rimuovere gli ostacoli rappresenta un obiettivo serio del Parlamento .
A proposito di Parlamento, a fronte della misera presenza femminile, l’imbarazzo non è di oggi. Adesso ci si mette pure la classifica Onu. Siamo trentaduesimi nel mondo quanto ai dati sull’integrazione femminile nella vita professionale politica : 71 donne contro 547 maschi eletti nel Parlamento italiano sono veramente una roba modesta.
Che guaio, venire dopo Botswana e Namibia !
Attenzione, però . “La donna che vive in Italia è molto più libera di quella che vive nel Botswana, anche se occupa meno seggi in parlamento“ (dal Corriere della Sera ). Nel Botswana, paese più ricco dell’Africa, il fatto che il 40 % degli adulti sia sieropositivo, rende meno invidiabile l’altro “primato“ . Comunque, bisogna intendersi sul senso che può avere la presenza femminile nel Parlamento. Nella società le donne ci sono. Anche se poche nei posti dirigenti . Alessandra Mussolini ha drammatizzato questo vuoto di presenze, parlando di “burqua invisibile “ per le italiane e di “donne che cercano un pigmalione uomo, altrimenti pensano di non riuscire a emanciparsi“ . La senatrice della Margherita Cinzia Dato chiede (con una legge presentata insieme a Giuliano Amato) che in tutte le elezioni (politiche, amministrative ed europee) ci sia almeno una quota del 30% di candidate. Ma altre proposte l’hanno preceduta ; altre seguiranno.
Ora, è vero che leggi e modifiche istituzionali hanno una presa limitata, quando non corrispondono a mutamenti sociali e individuali reali . Tuttavia, una volta cambiata la Costituzione (come è avvenuto con l’art. 51), tanto vale fare qualcosa per attuare quella norma. E se la norma vuole spingere a un maggiore equilibrio tra i sessi, io non mi scandalizzo. Femminilizzare le istituzioni è questione, secondo me, che attiene alle necessità di una democrazia meno sclerotizzata dell’attuale. Questa democrazia non rispecchia la realtà della presenza femminile nella società.
Ogni tanto se ne accorge il presidente della Repubblica, magari il presidente della Camera. Tuttavia, io temo, le forme della democrazia rappresentativa che conosciamo non lasciano grande spazio di libertà al sesso femminile. Probabilmente, il difetto è a monte : una democrazia pensata (da uomini) su misura di un cittadino astratto e “universale“. Un cittadino asessuato che non esiste nella realtà.
Mi sono incuriosita nel leggere il titolo della relazione di Daniela Santanché (Alleanza nazionale) intitolata “W la differenza“ . Sarei una di quelle (e quelli) che considera la differenza dei sessi leva di cambiamento. Per le donne e per gli uomini. Anche lei, signora Santanché ?
E’ vero, il panorama è desolante . Le istituzioni politiche e i partiti sono “un club maschile“. Ma cosa significa volere più donne nel Parlamento, nei comuni, nelle assemblee regionali ? Qualcuna/o pensa (spera, si augura) che il nostro sesso possa cambiare il modo di fare politica . Ciò equivale a affermare che il modo di fare politica delle donne è diverso da quello degli uomini. Di questo non abbiamo prova sicura (senza bisogno di citare i soliti esempi di Margaret Thatcher, Golda Meir ecc.)
Può darsi, invece, che alcune (o molte) donne desiderino stare nelle istituzioni a parità con gli uomini. Le forme della rappresentanza fin qui immaginate (i partiti, il loro modo di essere organizzati, i varii sistemi elettorali, quello maggioritario in special modo) non le aiutano.
Un sistema di incentivi (un bonus per i partiti che mettono più donne ; pubblica gogna per quelli che insistono nel comporre liste eletttorali tutte barbe e baffi) non farà “la differenza“ però qualche scossa potrebbe introdurla.
Certo, alcune donne, individualmente, possiedono forza e autorevolezza. Adriana Poli Bortone, sindaca An di Lecce, dice di sé : “Penso che ci si debba proporre con prepotenza, con la consapevolezza di dover sostenere una conflittualità elevatissima. Io mi sono sempre comportata così, da kamikaze“ (supplemento del “Corriere della Sera“ Io donna ). Altre non nascondono di avere un riferimento maschile . Per la diessina Livia Turco, l’Ulivo unificato “indica un’ambizione e un progetto per la verità non nuovo. Di questo parlava D’Alema “ (sul “manifesto“ ).
E’ vero che le donne non sono, oggi, bisognose di una protezione particolare . Anzi, svolgono un ruolo essenziale nel mantenere i legami sociali fondamentali. L’opinione pubblica glielo riconosce. Mentre la pratica politica istituzionale non se ne accorge. Ma non se ne accorgono neppure loro, le donne. Che in Parlamento poco si sostengono. Salvo a volte incontrarsi, trasversalmente, su quelli che Santanché definisce (mi pare con un certo ribrezzo) “tematiche di competenza femminile“.
Gli uomini, invece, un riconoscimento di autorità se lo danno. Alla fine, dopo essersi messi molte dita negli occhi, sono tutti lì, insieme, intorno al tavolo : i leaders del Polo, quelli dell’Ulivo.
Quando poi i luoghi istituzionali sono sottoposti a critica per la loro impermeabilità al sesso femminile, decidono di inventarsi commissioni, coordinamenti . Addirittura, un ministero delle Pari opportunità. Una dicitura che, tra l’altro, tende ad annacquare la presenza femminile in un generale mare di svantaggi sociali .
Servono simili strutture ? A me danno l'impresssione di essere politicamente inconcludenti anche se alla guida della Commissione nazionale per le Pari Opportunità c’è stata una sociologa capace come Marina Piazza. E non bisogna escludere che alcune donne sentano il bisogno di strutture di autotutela.
D’altronde, il fossato con le istituzioni ( e, naturalmente, con i luoghi del comando, del potere ) è francamente troppo profondo per non tentare di lanciare qualche passerella tra stato e società . Servirebbero delle invenzioni, al posto di quelle ambiguë forme di sottogoverno femminile paritario. Corpi intermedi, li chiama la sociologia politica. Capaci di sostenere progetti selezionati e intelligenti . Ma rispettosi – e questo è l’importante - dei cambiamenti intervenuti.

Letizia Paolozzi






> da leggere
-
servizi sul Rapporto Onu dedicato a donne e potere sul "Corriere della sera" dell'8 luglio 2003

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-"All'ombra di Pigmalione", inchiesta di Marina Terragni su "Io donna" del 19 luglio 2003


> da leggere
- intervista a Livia Turco sul “manifesto“ del 19 luglio 2003)

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