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relazioni politiche, dal quartiere al mondo
19 gennaio 2003
Le azioni di Condoleeza
Non c'è pace per la politica delle azioni (discriminazioni) positive. E non solo perché, stando a quanto racconta "La Repubblica", l'attacco, questa volta, viene da Condoleeza Rice, che di pace, da qualche tempo, proprio non sembra volerne sentir parlare.
Il presidente Bush, infatti, in controtendenza con la politica e il diritto americani degli ultimi vent'anni, ha dichiarato
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3 gennaio 2003
Donne e uomini: i numeri del divario
Le decisioni prese dai grandi della Terra e il loro impatto nella realtà quotidiana di uomini e donne che quei grandi hanno eletto, ma non solo. Summit, conferenze e vertici decidono quasi sempre anche i destini dei paesi in via di sviluppo, dirigendo fondi e investimenti, aiuti e sanzioni in una direzione piuttosto che in un’altra.
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30 dicembre 2002
Sono preoccupata:devo salvare il mondo?
Alla fine dell’Anno, si fanno sempre un po’ i conti. Per le donne le cose sembra non vadano male. Anzi. Vanno tanto bene che c’è quasi da preoccuparsi.
Cominciamo dal riconoscimento alle “persone dell’anno“. Sono tre donne “le accusatrici per fini morali“

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> 4 febbraio 2003

Donne Usa contro la guerra

Madri e figlie, sorelle e zie. Si definiscono così le donne americane della Lega internazionale per la Pace e la Libertà (WILPF), autrici di un appello rivolto alle donne irachene e trasformatosi in un testo che punta a raccogliere migliaia di firme da inviare al Congresso, che si chiama, significativamente “Da donne a donne”.
Le donne del WILPF assicurano anzitutto alle irachene il loro rifiuto della guerra e la garanzia che stanno operando in tutti i modi per evitare quello che definiscono il “cambio di regime” in Iraq a opera di Stati Uniti e Gran Bretagna, e riconoscendo che i primi non “hanno mai interrotto la guerra” contro il paese di Saddam dal 1991.
L’impegno del WILPF parte anzitutto dalla considerazione che il peso del funzionamento di una società grava maggiormente sulle spalle delle donne, e alla “più grande responsabilità” che esse hanno se devono aggiungere a ciò il peso di sottrarli alla paura, alla sofferenza, alla malnutrizione. L’appello si conclude con una chiamata a tutte le donne affinché vengano intraprese azioni non violente per scongiurare la guerra.
Schierate dunque donne del femminismo istituzionale statunitense nel fare quanto in loro potere per evitare il conflitto, nel dire no all’intervento armato. A cui si sono aggiunte qualche giorno dopo 25 parlamentari americane che hanno firmato un appello da sottoscrivere dal titolo “Donne contro la guerra” e in cui, rivolgendosi alle “sorelle d’animo e gentildonne” che “imbracciano la vita e la pace”, chiedono di fermare l’imminente conflitto.
In Italia alcune parlamentari dell’Ulivo e di Rifondazione comunista hanno scritto al Presidente della Camera Casini, chiedendo che si faccia promotore di una discussione con Berlusconi in Parlamento: “Nel mondo – si legge nel documento – in Europa, leader e governi hanno fatto sentire la loro voce per rafforzare l’Onu, per negare l’urgenza di una guerra che finirebbe, insieme a morti e distruzioni, per estendere conflitti, rinsaldare alleanze disperate e fondamentalismi (…) In tutto questo pesa il silenzio confuso e il comportamento ambiguo, del tutto inadeguato, del governo italiano”.

Monica Luongo









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