anima / corpo
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benessere malessere, la scienza, lo spirito, la vita
19 dicembre 2006
Il bambino ha bisogno di mamma e papà
ma l'amore può fare la differenza?
Generalmente, il segretario dei Diesse, Piero Fassino evita le posizioni acuminate.

Il patto di amore delle mogli
Si è detto tanto, e spesso con saggezza, su Piergiorgio Welby, la sua sofferenza e la tenacia della sua lotta per morire.
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20 novembre 2006
Tre religioni e "la parata dell'abominio"
Fare il gay pride a Gerusalemme è come stappare una bottiglia di champagne in faccia a un terremotato che sta rimuovendo le macerie della sua casa?

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14 novembre 2006
Contro l’affido
L’ultima notizia in materia riguarda la scelta del governo bielorusso di bloccare le vacanze natalizie che i bambini di quel paese vengono a trascorrere in Italia. I

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3 novembre 2006

Il velo è anche seduzione e differenza
Ma la politica pasticciona non lo vede

Si è riacceso il dibattito sul significato del velo islamico e su eventuali leggi per normarne l'uso. Interventi di Bia Sarasini, Franca Fossati, e di una lettrice che ci scrive: indosso il velo, ma mi batto per la libertà e i diritti delle donne.
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13 ottobre 2006
Ma il mercato del sesso è sempre coatto
“Questa notte, intorno alle 2, stazionando sul marciapiede, un’auto di pattuglia dei carabinieri, scorgendomi, si è catapultata verso di me.
La giustizia del cuore
e quella della legge
Chissà se la casa-famiglia dove è stata portata Maria, la bambina bielorussa contesa (che in realtà si chiama Vika), assomiglia a quel lager di miseria e squallore
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13 settembre 2006
Sulla Ru 486 un confronto impossibile
Questa rubrica è uscita su "Europa" del 13 settembre 2006
In Francia l’aborto chimico, ottenuto con la pillola Ru 486, senza ricovero ospedaliero, ma sotto controllo medico, è scelto da un numero crescente di donne.
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3 agosto 2006
La favola dell'"aborto facile"
Chi sta dalla parte della parola femminile
Documentazione ampia; scelta esplicita di stare dalla parte delle donne. Questo mi sono detta leggendo “La favola dell’aborto facile. Mito e realtà della pillola Ru486“ , il libro di Assuntina Morresi e Eugenia Roccella.
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21 luglio 2006
I pacs, e la voglia matta
di una "famiglia normale"
“Ma pure, sarete una zitella! E ciò è così terribile!“
“Non importa, Harriet, non sarò una povera vecchia zitella ed è solo la povertà che rende il celibato spregevole agli occhi d’un pubblico generoso!“
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15 luglio 2006
Se fossi la sorella di Zidane?
Non andrei troppo fiera di lui
Se io fossi la sorella di Zidane, ringrazierei mio fratello che ha dato una testata a Materazzi per difendere il suo e poi, immagino, anche il mio onore?


Il mondo tra i piedi. di Franca Fossati
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21 giugno 2006
Aborto, consultori, legge 40
Il punto di vista di Femminismo Libertario
Il presente documento, che ci accingiamo a rendere pubblico e divulgare per quanto ci sarà possibile - e con la volontà di organizzare diversi momenti di incontro per la sua discussione con altre donne - nasce da un moto di ribellione
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6 febbraio 2006
I Pacs, introduzione alla famiglia.
Perchè la Chiesa li teme tanto?
Io la voglia del vestito bianco lungo - pur senza velo - e del bouquet di fiorellini azzurri me la sono cavata. Sarà per questo che considero il matrimonio un istituto antico
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10 febbraio 2006
Prendersi cura della morte, al di là del diritto
Questo testo è stato pubblicato su "Le nuove ragioni del socialismo"
Ogni vita ha una sua storia. Esperienza singolare delle relazioni che ognuno di noi intrattiene con il mondo. Ma come vorremmo che si concludesse quest’esperienza?

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30 gennaio 2006
La differenza incerta di Benedetto XVI
Rosetta Stella, in dialogo sul Foglio con Vattimo e Buttiglione, ha detto dell’enciclica “Deus caritas est” che per profondità e chiarezza ricorda un concerto di Mozart .

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14 gennaio 2006
Una "teologia fatta in casa"
contro gli eccessi clericali e laicisti
Chissà se si può trovare un modo diverso di discutere di laicità e religione, di fede e ateismo
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8 dicembre 2005
Una speranza per la donna con il volto nuovo
Questo articolo è stato pubblicato anche sul Foglio
Una donna di Vincennes a cui un cane ha morsicato via mezza faccia: labbra, mento, parte del naso
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19 settembre 2005
Che sconcerto! Noi femministe
consigliamo alle ragazze di far figli
Voglio anch’io contribuire allo sconcerto che pare suscitato dal fatto che donne di sinistra, femministe e per di più convinte che la legge 40 avrebbe dovuto essere abolita
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26 luglio 2005
Il referendum perso ci riporta indietro?
Devo farmi un esame di coscienza...
di Letizia Paolozzi
Bisognerà discutere, nel femminismo, ma anche con quegli uomini che considerano interessante e utile il pensiero delle donne, se il risultato del referendum sulla legge 40 non ci riporti indietro.
Sull'aborto mi hanno "tradita" i più vicini
di Franca Fossati
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25 giugno 2005
Femministe prima e dopo il referendum. Un'associazione per ripensare la laicità
Dea ha partecipato con convinzione (per il "sì") alla battaglia referendaria, ospitando anche posizioni diverse. Riprendiamo il confronto dopo la sconfitta del referendum riproponendo articoli di Lea Melandri e Bia Sarasini pubblicati in questi giorni, e il testo base di una iniziativa per un aggiornamento delle ragioni del laicismo.
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12 aprile 2005
Il papa che avversava la modernità
e amava il "genio femminile"

di Bia Sarasini

I funerali del Novecento
di Lanfranco Caminiti

Ombre di Dio nelle caverne
di Bartleby
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28 marzo 2005
Morire: di chi è Terri Schiavo?
Di chi è Terri Schiavo? Del marito, dei genitori e fratelli, dello Stato, della legge? Oppure di Dio?
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8 dicembre 2004
Vedere e sapere, oltre il velo
Dialoghi tra un filosofo e alcune donne

Una donna, Hélène Cixous, scrive un racconto poetico su una donna – lei stessa – che guarisce improvvisamente dalla sua forte miopia grazie a una operazione chirurgica
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4 novembre 2004
Triangolo imperfetto
The dreamers, l’ultimo bellissimo film di Bernardo Bertolucci, racconta il ’68 parigino attraverso il triangolo amoroso di un fratello, una sorella e un amico comune.

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4 agosto 2004
DeA: perchè siamo per abrogare
totalmente la "legge crudele"
Abbiamo firmato per l’abrogazione totale della legge sulla procreazione assistita.
Non ci opporremo tuttavia ai quesiti referendari “parzialmente abrogativi“ anche se la nostra idea è che questa legge sia proprio da buttare. Tutta.
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24 febbraio 2004
Il libertino Carrère sul TGV
“Facciamo un gioco“ di Emmanuel Carrère, più che un racconto erotico è un testo libertino. Nel quale il linguaggio, grazie alla sua stessa finzione, ricostruisce la realtà. E il fantasma, alleandosi al desiderio, si fa scrittura scenica.
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29 gennaio 2004
Procreazione assistita: tre incontri
sulla "legge crudele" (non solo per le donne)

Questa della procreazione assistita è una legge crudele (come recitava l'invito a aderire alla manifestazione di sabato scorso, voluta da molte parlamentari del centro sinistra).
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4 dicembre 2003
"Diritti" per embrioni e feti al mercato
Questa settimana si torna a discutere in Senato della (illiberale) proposta di legge sulla procreazione assistita. Un articolo di Letizia Paolozzi e due interventi di Franca Chiaromonte e Gabriella Bonacchi
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3 novembre 2003
E a me non piace il duetto Mussolini - Turco
La vicenda delle coppie di fatto ha del ridicolo. Il movimento gay ha – spesso con toni molto intimiditi – fatto osservare che
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17 ottobre 2003
Dove duole la scarpa dello scienziato
Welfare e biotecnologie per soli uomini
Le mail hanno il vantaggio - che tutte e tutti conosciamo - della velocità. Ma sono segnate, anche, dal difetto di arrivare ai nostri indirizzi in un numero infinito.

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8 ottobre 2003
Non torna Lassie. E' agli arresti domiciliari
"E' pericoloso?" "Eh sì, è nell'elenco delle razze". "Che cretino!" Capita spesso di sentire discorsi simili

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17 settembre 2003
Non mettete anche gli anziani in scatola
Quando, in pieno ferragosto, i vecchi escono dall’ombra e dalle analisi degli specialisti, devono “ringraziare“ quel decesso collettivo che in Francia si trasforma in una vera ecatombe.
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24 agosto 2003
Ordine morale contro libertà sessuale a Parigi
Mentre l’estetica e il linguaggio della quotidianità hanno fatto del sesso un ingrediente primario dell’identità parigina alla moda
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31 luglio 2003
Adriano Sofri e le “ Gangs of '68 “
Nonostante siano persone di animo gentile, l’insistenza di Emanuele Macaluso o quella di Alberto Arbasino nel chiedere a Adriano Sofri che si faccia lui stesso promotore della grazia per sé, non mi convince.
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7 luglio 2003
L'omosessualità nel tempo della democrazia globale
Berlino e, una settimana dopo, Roma. Due manifestazioni (diverse, certo, quanto ai numeri :seicentomila la prima e ventimila la seconda) di orgoglio gay. Per ricordare altri tempi, altre imprese. Le imprese (e gli scontri con la polizia di New York) a Christopher Street
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3 giugno 2003
Il Dio delle donne
Sul libro di Luisa Muraro che si trascina dietro il linguaggio materno, l'intelligenza dell'amore e la differenza ragionano Franca Chiaromonte e Rosetta Stella
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10 maggio 2003

La prima porno-femminista?
Si chiamava Lilith e abbandonò l'Eden
All’età di 21 anni, Ovidie ha realizzato più di 40 lungometraggi, è la regista di due film porno e, il 6 maggio 2002, è stato pubblicato, in Francia, il suo primo libro: Porno Manifesto.
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2 maggio 2003
Venite in analisi, vi sentirete normali
" Se continuate a vivere, invecchierete?" "Quando mancate di ossigeno, provate una sensazione di soffocamento?.
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29 marzo 2003
“Nudus“, magazine sessualmente corretto
per libertini raffinati e militanti
Il " retour de l'ordre moral" annunciato dalla sinistra francese alcuni mesi fa ha già trovato la sua controtendenza
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18 febbraio 2003
Oscurantisti, giù le mani da Dolly
Dolly è morta. Aveva sette anni. E' stata soppressa perché "soffriva troppo", dicono i medici
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10 febbraio 2003
Le imbarazzanti verità del nudo
750 donne si spogliano per disegnare un cuore e uno slogan – no alla guerra – su una collina
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8 febbraio 2003
Bioetica: il travaglio della politica
Cattolici e musulmani, credenti e non credenti, ebrei e protestanti, donne e uomini
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12 gennaio 2003
Il valore del seme perduto
“Per fare un tavolo ci vuole il legno/ per fare il legno ci vuole l’albero/ per fare l’albero ci vuole il seme“
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18 dicembre 2002
Mi sento centenaria. Evviva
Quanto è simpatica l’ottuagenaria spot, l’arzilla vecchietta
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17 dicembre 2002
Sul papa e il silenzio di Dio
Perché non riesco a prenderlo sul serio ? Perché questa volta non mi impressiona più che tanto
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7 dicembre 2002
Siamo stanchi dell'aids (noi gay)
Siamo stanchi dell’Aids. Sono quasi vent’anni che se ne parla, quasi vent’anni che prudentemente indossiamo sterili preservativi
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> 19 gennaio 2007


La bellezza regale di Lucia
tra i bambini proletari di Montesanto

Lucia Mastrodomenico fu femminista.
Napoletana, mai reticente, diffidente però rispetto ai partiti politici tradizionali della sinistra. Proprio perché insofferente rispetto all’esclusione storica della cittadinanza femminile.
Provò, questa esclusione, a contrastarla. A modo suo. Senza mai chiedere tutela, inclusione.
Troppo fiera per piegarsi a combattere per l’ambizione politica, considerata come una disposizione maschile?
Ma no. Perché fu bellissima e questo le servì probabilmente come una corazza per guardare alle cose in modo appassionato ma standone alla superficie.
Alta, regale, pelle chiarissima, una cascata di capelli rossi, un corpo attraente coperto da abiti grandiosi, creatrice lei stessa di abiti che d’estate portava e Ponza, quando l’isola non era ancora un riferimento delle guide turistiche, Lucia Mastrodomenico accumulò curiosità diverse. Non impattò mai, credo per disinteresse, contro i bastioni maschili della politica. E del potere.
Si mosse tranquilla, con le sue qualità di donna e di profana della politica. Almeno, non preoccupandosi che altri – maschi – detenessero il monopolio della presa di parola e delle varie cucine elettorali della rappresentanza.
Fece molto, per Napoli e per il suo mondo.
Come si diceva allora, si impegnò per gli altri. Nella Mensa dei Bambini proletari di Montesanto, insieme a quei ragazzi di Lotta Continua – a partire da Goffredo Fofi - che nel ’72, raggruppando cattolici, piccolo-borghesi, qualche nobile, diede vita a un rapporto straordinario con i bambini ma anche con le donne del quartiere.
Un marito, un figlio, una sorella, Cinzia, che continuò il lavoro di sperimentazione pedagogica della Mensa, nata nel ’72, con un asilo ancora oggi funzionante.
Tra le sue relazioni, la più importanti, mai messa in questione, mai interrotta, mai ferita, quella con Luisa Cavaliere. Ambedue femministe, ambedue animatrici del pensiero che anche a Napoli legò con la pratica della differenza molti gruppi femminili, partecipò (con donne come Mariuccia Masala, Giovanna Borrello, Sandra Macci, Luciana Siddivò, Angela Putino. Angela, che ci ha lasciato anche lei) a esperienze di riviste (Madrigale per esempio) senza mai preoccuparsi delle difficoltà materiali, dei percorsi sussultori, aleatori, che le imprese femministiche hanno sempre seguito a Napoli, ma non soltanto lì.
Insieme a Luisa veniva a Roma alla Casa internazionale delle Donne. A Milano, alla Libreria delle donne.
Non volle mai abbandonare, nonostante i trenta anni passati a sfiorarci, discutere, provare a ripensare pratiche politiche, quelle sue radici, quei lacci fortissimi. Qualcosa che era per sempre,un patto mai tradito.
Leale, fedele, interessata alla rivoluzione nel campo del simbolico, del linguaggio e di organizzazione della società napoletana. La bellezza che portò con tanta leggiadria le permise di non provare mai un senso di impotenza di fronte ai pochi decisori. Alla loro arroganza. Non cadde negli eccessi, nelle seduzioni ma neppure nelle rivendicazioni. Probabilmente, non sentì il morso del potere dimostrando che c’è un modo lieve di stare nel mondo. Dal mondo scomparve, per un infarto, all’alba del 2007, accompagnata dal nostro stupore per il suo sorriso indimenticabile che non incontreremo più.

Letizia Paolozzi





Una donna dalle veloci parole
e dal pensiero tagliente

Luisa Muraro ricorda Angela Putino (dal manifesto del 17 gennaio 2007)

Angela Putino è morta l'altro ieri (Angela, scusami se parlo così di te, non avrei mai voluto, toccava a te, semmai, più giovane di me). Oggi viene sepolta ed è un gran lutto per la cerchia delle amiche e degli amici, come anche per la città di Napoli, che saprà come renderle onore. Lei è morta, ci restano i ricordi e i suoi libri, questi da leggere, studiare e commentare, quelli da mettere in comune: ciascuna, ciascuno ha il suo tesoro. Comincio io. La vidi e l'ascoltai per la prima volta quasi trent'anni fa, nel centro culturale «Virginia Woolf» di Roma, e precisamente nella sede del Buon Pastore, che adesso, interamente ristrutturata, è diventata la Casa internazionale delle donne.
All'epoca l'edificio era solo parzialmente agibile. Angela parlava di Simone Weil, il cui pensiero era allora e sarebbe rimasto al centro della sua riflessione. Ho il ricordo vivissimo di una donna incredibilmente piccola ed eloquente. Era infatti di piccola statura e all'epoca molto magra, graziosissima nelle sue movenze, il viso intelligente illuminato da un sorriso che non si spegneva mai completamente, e parlava con una eloquenza veramente rara, perché profonda e precisa nelle cose che diceva, quanto veloce e fluente, senza il soccorso di un solo appunto scritto. Questa resterà una caratteristica delle sue esposizioni, ma con il tempo ella imparò ad essere più indulgente verso i limiti intellettuali del suo pubblico, nel quale comprendo anche me.
Confesso, infatti, che quel giorno al Buon Pastore come tante altre volte poi, ho avuto difficoltà a cogliere pienamente quello che voleva dire e a volte non ci sarei riuscita senza l'aiuto dei suoi testi. Non che fosse astrusa o esoterica, era velocissima e mirava sempre a qualcosa, senza divagare. Il suo pensiero faceva tagli netti. Un solo esempio: negli anni del femminismo trionfante, ella scrisse e parlò intorno alla figura della donna guerriera, contrastando efficacemente l'inclinazione ai discorsi e agli atteggiamenti del risentimento femminile. Si deve ad Angela l'incontro con un testo che siamo molte a considerare importante anche per la politica delle donne, L'arte della guerra di Sun Tzu. Nella copia della mia biblioteca personale, trovo inserito il programma di un seminario residenziale del 1991, «Esercizi spirituali per giovani guerriere», guidato da lei. Su questo registro, forse per un ironico commento al proprio aspetto fisico o al mio gusto per l'immaginario medievale, ella un giorno mi chiese di farmi da scudiero. Ma non era solo per ridere, nella sua proposta c'era qualcosa di molto serio, di cui ho colto almeno questo, la sua preferenza per associarsi ad un'altra donna.
Al tempo del «Virginia Woolf», ci fu il legame con Alessandra Bocchetti, una delle fondatrici del Centro. Per tutto il tempo in cui frequentò la comunità filosofica Diotima, con scambi frequenti fra l'università di Verona e quella di Napoli, si accompagnò a Giovanna Borrello. Altre socie ha avuto sicuramente, io evoco vicende di un'esistenza umanamente molto ricca che conosco solo in parte; per esempio, devo sorvolare sulla vita di Angela all'università di Salerno, dove ha insegnato per molti anni. Recentemente, so che ha dato vita a un sito, adateoriafemminista.it insieme a Lucia Mastrodomenico, con la quale aveva fatto anche la rivista «Madrigale», anche questo un luogo di ricerca teorica. Per un caso strano e doloroso, la morte non ha rotto quest'ultima associazione ma, al contrario, l'ha resa definitiva: Lucia infatti è morta solo due settimane fa, all'età di 56 anni.
Ed ora l'eredità della studiosa, gli scritti, limitandomi a quelli che ho nella mia biblioteca: oltre ai contributi nei libri di Diotima (come La cura di sé in La sapienza di partire da sé, Liguori, Napoli 1996, che documenta il suo interesse per Michael Foucault) e a Amiche mie isteriche (Cronopio, 1998), un posto importante occupa Simone Weil e la passione di Dio. Il ritmo divino nell'uomo (Dehoniane, Bologna 1997), preceduto da articoli su riviste e da un convegno che a sua volta ha prodotto un libro curato da Angela insieme a Sergio Sorrentino: Obbedire al tempo. L'attesa nel pensiero filosofico, politico e religioso di Simone Weil (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1995), per arrivare all'ultimo libro, che rappresenta una nuova tappa nella sua riflessione filosofica: Simone Weil. Un'intima estraneità (Città aperta,) 2006).
Sì, bisogna riconoscere che, nella ricerca filosofica, dall'inizio alla fine, Angela Putino ha avuto un'unica, grande socia, l'autrice dei Quaderni. E ora che le vedo insieme, vedo anche che si assomigliano.
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L'amicizia che giunge come un dono

Recensione pubblicata sul "manifesto" del 17 gennaio 2007

L'ultimo libro di Angela Putino, Simone Weil. Un'intima estraneità (appena uscito da Città aperta, pp. 170, euro 15), si presenta come uno studio rigoroso, teso ed essenziale dell'intera opera dell'autrice francese. Al centro vi è appunto il concetto di «intima estraneità», di origine lacaniana: esso indica la relazione psichica con qualcosa che è esterno, ma che proprio per questo è più interno a ciò che è interno. In Weil, esso si declina come ciò che tocca nell'intimo, che apre all'infinito a partire dal qui e ora, da ciò che questa singolarità, questo corpo possono. Il passaggio al soprannaturale avviene attraverso un niente, un infinitamente piccolo che, sottraendosi alla procedura cumulativa che produce l'illimitato della volontà di potenza, apre a un infinito che inizia soprannaturalmente.
Una parte importante della riflessione di Putino riguarda l'insensatezza e la cattiva infinità di molti meccanismi sociali, governati dalla forza e inclinati verso la gregarietà delle masse e la violenza delle guerre: a questi cattivi infiniti, posti da Weil sotto il segno dell'idolatria, si contrappone un altro tipo d'infinito, frutto non di un'amplificazione né di un processo cumulativo, ma «tracciato di un'intensità».
Gli infiniti attuali
E' qui che entra in gioco, da parte di Weil, la lettura della matematica di Georg Cantor. In questo matematico tedesco all'infinito potenziale - ottenuto per accrescimento, per via di procedure cumulative, che sommano sempre un «più uno» a un numero dato e infinitamente estensibile - si contrappongono gli infiniti attuali, che sono quegli infiniti di cui è capace il qui e ora. C'è un passaggio al limite, che fa cadere ogni contabilità, ogni processo di accrescimento: le regole sono totalmente altre da quelle del finito, circoscrivono uno spazio in cui qualcosa si attualizza senza dover percorrere le vie del finito. Nei termini di Simone Weil, si potrebbe dire che la logica soprannaturale precede quella naturale: il modo in cui la logica soprannaturale, altrettanto rigorosa quanto le leggi della necessità ma irriducibile a esse, tocca il finito è quello della discesa, dell'incarnazione. La grazia - Dio - discende; noi possiamo solo restare in attesa paziente della sua epifania, disporci a riceverla.
Il modo in cui Putino attraversa il difficile campo della matematica cantoriana è governato da un principio di essenzialità: della speculazione di Cantor, viene riportato solo quanto è funzionale al discorso weiliano e alla sua tenuta politica e simbolica, nel conflitto di Weil contro i cattivi infiniti del «noi», della lotta per la potenza e della guerra, per far brillare altro, a partire dall'evento dell'incarnazione. Ne risulta che ciò di cui il qui e ora è capace «non gli appartiene»: è una «trascendenza immanente», è l'elemento fragile che può essere soffocato, è l'amicizia che non può essere cercata né voluta ma che giunge come un dono.
Innominabile abiezione
L'attraversamento della matematica di Nicolas Bourbaki (nome fittizio per «coprire» l'attività di un gruppo di matematici prevalentemente francesi) e degli infiniti cantoriani, posto sotto il segno di «un uso mistico della matematica», s'incrocia significativamente, nel testo di Putino, con una lettura della differenza sessuale: Weil viene vista come una pensatrice della differenza femminile, letta a partire dalle condizioni estreme, dai bordi della sventura e dell'abiezione. Il malheur diventa così il luogo dell'abietto femminile, di una condizione priva di ordine simbolico, perché espulsa dall'ordine fallologocentrico, ma proprio per questo capace di sovvertirlo, di insidiarlo, di fessurarlo.
Qui, la proposta di Putino rende conto di una scommessa ambiziosa e molto stimolante: l'autrice non solo riesce a inserire a pieno titolo - cosa non facile né scontata - Weil fra le pensatrici della differenza sessuale, ma soprattutto, di contro a molte interpretazioni del pensiero della differenza che enfatizzano, dell'essere donna, i risvolti etici della cura e dell'amorevole attenzione all'altro, mostra invece lo specifico apporto della differenza femminile nella sua capacità di scompigliare e rompere l'ordine simbolico maschile.
Le donne «non abitano, sono deprivate di simbolico, o, per meglio dire, di quel simbolico che permette di stanziarsi»: ma, a partire da questo luogo estremo, da questo «resto innominabile», dall'abietto (Kristeva), legato alla crudezza di un destino simbolico votato all'esclusione e a cui è costitutivamente interdetta ogni inclusione appaesante, è possibile «un ribaltamento nella spiritualità pura». Dal resto dell'abiezione, del malheur accettato e toccato dalla grazia, si passa ad altro, «che, poi, altro non è se non il reale». Cosicché l'essere donna è votato a una passione di dirsi che nel reale vede l'altro e non il sistema, la singolarità incarnata e non la costruzione cumulativa e contabile.
Lo spazio delle relazioni
Putino lavora convincentemente nella direzione, che già era stata inaugurata da Virginia Woolf, dell'estraneità femminile. E' da questo lato, della rottura rispetto all'ordine simbolico dato, che brillano anche, nei testi weiliani, termini come verità e giustizia: dal dato dell'incarnazione, della discesa di Dio, del passaggio ad altro consentito dal bordo estremo della sventura.
E' evidente il significato politico di quest'ipotesi di lettura: è un invito alle donne a non omologarsi all'ordine simbolico dato - quello fallocentrico, che è poi l'unico tuttora vigente, come ordine costruttivo, compatto e contabile -, a a porsi sempre dal lato di quell'irriducibile che può scompigliare i giochi già fatti e aprirsi ad altro, far rilucere, nel qui e ora di una configurazione simbolica data, un altro ordine di rapporti. Da questa prospettiva, viene illuminato anche lo spazio delle relazioni. Anche qui, la misura che indica non la deriva comunionale, non il fusionale del «noi» gregario, ma l'autentica apertura all'altro, è ciò che, venendo dall'esteriorità, muove toccando l'interiorità, ferendola con un desiderio che la smuove ma non la colma. Mentre ogni «noi» indica uno spazio in cui i corpi si stordiscono in inclusioni, in collettivi, aderendo compatti alla comune partecipazione alla forza, l'incarnazione parla invece dell'intima estraneità dell'altro, della possibilità di amare l'estremo, l'estraneo - anche Dio -, a prezzo di una perdita d'essere, che ci restituisce però qualcosa di molto interiore, per merito dell'impulso di un intimo desiderio che ci attraversa.
L'amore di Weil per i mistici segnala proprio questo, la ricerca di uno spazio di amicizia che non cerca l'unità come similarità di posizioni o di pensieri, ma la disponibilità ad aprirsi ad altro senza saturare lo spazio dell'incontro con le proprie proiezioni o immaginazioni, ma lasciandolo vuoto, disponibile a niente, e proprio così capace di far passare l'infinito. E' così che avviene l'incontro con un fuori che è la dislocazione di un interno, che non è padroneggiato né posseduto dal soggetto, ma che sempre gli sfugge: se l'intima estraneità è ciò che non si possiede, occorre accettare questa perdita - del proprio, del possesso, del potere -, per entrare in una relazione con l'altro governata non dall'etica della fraternità o della solidarietà, ma dal movimento passionale che consente l'accadere del desiderio.
Un'intima estraneità
Con significative quanto finora inesplorate somiglianze con La malattia della morte di Marguerite Duras, ciò che viene ad essere in comune fra me e lo straniero è proprio l'inappropriabile, ciò di cui non possiamo fare esperienza insieme, ma che proprio per questo ci attrae e ci unisce a partire da una divergenza incolmabile. «Grazia» è il nome di ciò che, in Weil, compare nella relazione quando c'è assoluta fedeltà alla carne e alla sua nudità. Lì, senza possesso e senza pretese, possiamo tuttavia abitare. Perché «ciò di cui siamo fatti è un'intima estraneità».

Wanda Tommasi





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Wanda Tommasi sull'ultimo libro di Angela