anima / corpo
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benessere malessere, la scienza, lo spirito, la vita
4 dicembre 2003
"Diritti" per embrioni e feti al mercato
Questa settimana si torna a discutere in Senato della (illiberale) proposta di legge sulla procreazione assistita. Un articolo di Letizia Paolozzi e due interventi di Franca Chiaromonte e Gabriella Bonacchi
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3 novembre 2003
E a me non piace il duetto Mussolini - Turco
La vicenda delle coppie di fatto ha del ridicolo. Il movimento gay ha – spesso con toni molto intimiditi – fatto osservare che
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17 ottobre 2003
Dove duole la scarpa dello scienziato
Welfare e biotecnologie per soli uomini
Le mail hanno il vantaggio - che tutte e tutti conosciamo - della velocità. Ma sono segnate, anche, dal difetto di arrivare ai nostri indirizzi in un numero infinito.

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8 ottobre 2003
Non torna Lassie. E' agli arresti domiciliari
"E' pericoloso?" "Eh sì, è nell'elenco delle razze". "Che cretino!" Capita spesso di sentire discorsi simili

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17 settembre 2003
Non mettete anche gli anziani in scatola
Quando, in pieno ferragosto, i vecchi escono dall’ombra e dalle analisi degli specialisti, devono “ringraziare“ quel decesso collettivo che in Francia si trasforma in una vera ecatombe.
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24 agosto 2003
Ordine morale contro libertà sessuale a Parigi
Mentre l’estetica e il linguaggio della quotidianità hanno fatto del sesso un ingrediente primario dell’identità parigina alla moda
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31 luglio 2003
Adriano Sofri e le “ Gangs of '68 “
Nonostante siano persone di animo gentile, l’insistenza di Emanuele Macaluso o quella di Alberto Arbasino nel chiedere a Adriano Sofri che si faccia lui stesso promotore della grazia per sé, non mi convince.
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7 luglio 2003
L'omosessualità nel tempo della democrazia globale
Berlino e, una settimana dopo, Roma. Due manifestazioni (diverse, certo, quanto ai numeri :seicentomila la prima e ventimila la seconda) di orgoglio gay. Per ricordare altri tempi, altre imprese. Le imprese (e gli scontri con la polizia di New York) a Christopher Street
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3 giugno 2003
Il Dio delle donne
Sul libro di Luisa Muraro che si trascina dietro il linguaggio materno, l'intelligenza dell'amore e la differenza ragionano Franca Chiaromonte e Rosetta Stella
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10 maggio 2003

La prima porno-femminista?
Si chiamava Lilith e abbandonò l'Eden
All’età di 21 anni, Ovidie ha realizzato più di 40 lungometraggi, è la regista di due film porno e, il 6 maggio 2002, è stato pubblicato, in Francia, il suo primo libro: Porno Manifesto.
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2 maggio 2003
Venite in analisi, vi sentirete normali
" Se continuate a vivere, invecchierete?" "Quando mancate di ossigeno, provate una sensazione di soffocamento?.
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29 marzo 2003
“Nudus“, magazine sessualmente corretto
per libertini raffinati e militanti
Il " retour de l'ordre moral" annunciato dalla sinistra francese alcuni mesi fa ha già trovato la sua controtendenza
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18 febbraio 2003
Oscurantisti, giù le mani da Dolly
Dolly è morta. Aveva sette anni. E' stata soppressa perché "soffriva troppo", dicono i medici
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10 febbraio 2003
Le imbarazzanti verità del nudo
750 donne si spogliano per disegnare un cuore e uno slogan – no alla guerra – su una collina
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8 febbraio 2003
Bioetica: il travaglio della politica
Cattolici e musulmani, credenti e non credenti, ebrei e protestanti, donne e uomini
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12 gennaio 2003
Il valore del seme perduto
“Per fare un tavolo ci vuole il legno/ per fare il legno ci vuole l’albero/ per fare l’albero ci vuole il seme“
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18 dicembre 2002
Mi sento centenaria. Evviva
Quanto è simpatica l’ottuagenaria spot, l’arzilla vecchietta
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17 dicembre 2002
Sul papa e il silenzio di Dio
Perché non riesco a prenderlo sul serio ? Perché questa volta non mi impressiona più che tanto
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7 dicembre 2002
Siamo stanchi dell'aids (noi gay)
Siamo stanchi dell’Aids. Sono quasi vent’anni che se ne parla, quasi vent’anni che prudentemente indossiamo sterili preservativi
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> 29 gennaio 2004


Procreazione assistita: tre incontri
sulla "legge crudele" (non solo per le donne)


Questa della procreazione assistita è una legge crudele (come recitava l'invito a aderire alla manifestazione di sabato scorso, voluta da molte parlamentari del centro sinistra). Tuttavia, nonostante sabato scorso, 24 gennaio, fossero "più donne che uomini" (dal titolo di un vecchio testo della Libreria delle donne), troverei sbilanciato chi considerasse la legge 1514 unicamente contro le donne. Contro il corpo femminile.
Questa è una legge che si schiera apertamente contro la società civile di cittadini, utenti, operatori: donne e uomini. Indifferente al dolore, non guarda ai milioni di italiani malati che sperano solo nella ricerca, nella possibilità intravista grazie alle cellule staminali. E’ una legge che non riflette sulla protesta degli scienziati, dei ricercatori, degli operatori perchè, in realtà, li giudica tutti (da Rita Levi Montalcini a Carlo Flamigni) dei Frankenstein.
Non ha interesse a ascoltare il desiderio di avere un figlio. Dell’uomo e della donna. Un desiderio che cresce a dismisura all’interno della coppia (so bene che esiste anche un desiderio delle omosessuali), pur essendo il corpo femminile a dover sopportare la gran parte della sofferenza.
Ora il testo sulla procreazione assistita sta per essere licenziato definitivamente dall’aula di Montecitorio. Ma poiché sono tanti i soggetti colpiti da questa legge, questi soggetti pur con linguaggi diversi tra loro, si sono ritrovati a Roma. In tre differenti appuntamenti. Che tuttavia dovranno necessariamente incrociarsi. Sia che venga scelta la strada del ricorso alla Corte costituzionale, sia quella di una legge di iniziativa popolare (personalmente la preferirei al referendum). Accompagnando questa fase con forme di disobbedienza pubblica come i viaggi organizzati all’estero che, d’altronde, già funzionano. Oppure con una serie di azioni positive: la possibilità per le coppie di fare ricorso ai tribunali, grazie a un pool di giuristi messo a disposizione da varie associazioni.
Dunque, al primo appuntamento partecipano la Società italiana delle storiche, la Associazione donne e scienza, il centro interdisciplinare Ricerche e studi delle donne, la associazione GIUdIT – Giuriste d’Italia, la Società italiana delle letterate.
Perché, si chiedono, guardando alla storia del femminismo italiano (che è anche la loro storia), non siamo state capaci di modificare il discorso pubblico, di contrastare chi, oggi, intende colpire la libertà femminile?
Di fronte a un mondo politico con le sue correnti, battaglie interne e giochi sempre più indecifrabili, la delusione è grande. Ancora più grande la delusione di chi ha ragionato sul nocciolo corporeo e affettivo, evidenziando i rischi dello sviluppo tecnico-scientifico ma sa che adesso deve difendersi da un "ritorno al passato" assai minaccioso. Difendersi significa sapere che questa è una legge contro le donne ma anche contro gli uomini: il femminismo dovrebbe attrezzarsi con una griglia di relazioni che non escludano l’altro sesso e che siano, insieme, capaci di produrre rotture simboliche, conflitti di senso, nuove forme della politica.
Nel secondo appuntamento, associazioni di cittadini, di malati e di medici si uniscono per dire il loro no alla legge. C’è l’associazione Madre Provetta (www.madreprovetta.org [email protected]) con il coordinamento nazionale, l’associazione Luca Coscioni, quella dei talassemici, il Cecos Italia, la Lega italiana fibrosi cistica, moltissime altre. Sono lì per la tutela della salute riproduttiva e per la prevenzione delle malattie genetiche. Discutono dal punto di vista medico-scientifico e politico-giuridico sulle conseguenze e l’impatto della legge 1514. Un gruppo eterogeneo e trasversale è una assoluta novità. Sono associazioni di coppie infertili ma anche organizzazioni di malati o portatori di gravi patologie genetiche (come la talassemia e la fibrosi cistica). Aderiscono anche organizzazioni che promuovono una migliore qualità della vita dei malati di cancro, dei portatori di handicap e dei midollesi.
Viene ricordato che la nuova legge 1514 sulla PMA impedisce la selezione degli embrioni non affetti da malattie ereditarie dopo l’esecuzione della Diagnosi genetica preimpianto. Inoltre, l’art. 13 comma 1,2, afferma che la ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche a essa collegate, volte alla tutela e allo sviluppo dell’embrione stesso e qualora non sia disponibile metodologia alternativa. Da ciò consegue che, riducendosi i margini dell’intervento terapeutico, si riducono gli ambiti della ricerca, la prospettiva della sperimentazione su cellule staminali embrionali e persino "la via italiana alla clonazione a fini terapeutici" così come descritta dalla commissione Dulbecco (istituita dall’allora ministro Veronesi). Il discorso è preciso ma il corpo, la salute delle donne resta in ombra. Confusa nel lago di sofferenza che comprende tutti ma annulla la differenza dei sessi.
Terzo appuntamento, quello voluto dalle parlamentari del centrosinistra che hanno votato contro la 1514. Atmosfera elettrizzata e rabbiosa. Succede negli incontri di massa. Parlano in tante. Barbara Pollastrini, coordinatrice delle donne Ds, promette di stanare l’Ulivo chiedendo alla prossima riunione della lista unitaria "un pronunciamento pubblico a difesa della laicità dello stato e del pluralismo etico". Ottime intenzioni. Anche se non si capisce come potrà mai l’Ulivo trovare la forza di uscire dai suoi cincischiamenti sulle misure a favore del credito, sulle pensioni, sul conflitto in Iraq.
Parla anche qualche uomo (il ginecologo Flamigni, il bioeticista Maurizio Mori, il costituzionalista Ceccanti che dice: "La legge deve ridurre il male ma non può pensare di imporre il bene"). Manca la voce dei Radicali. Il segretario Diesse, Fassino, manda una "agile" missiva di alcune pagine. La testimonianza di Gerardo Tricarico, vicepresidente della LIFC (Lega italiana fibrosi cistica), due figli affetti da questa malattia, viene ascoltata nel più totale silenzio.
Quanto alla scarsa presenza maschile, sembra che nel centrosinistra i cosidetti temi della vita e della morte, restino appaltati alle donne. D’altronde, gli uomini, se non si aggrappano alle competenze (politica, scienza, diritto), faticano a esprimersi. Magari sono dei quaranta, cinquantenni che amano, vivono, sposano delle femministe e tuttavia restano degli analfabeti quando devono parlare del corpo, del desiderio di avere un figlio. Come se le loro compagne non gli avessero insegnato nulla.
La tre giorni è stata chiusa dalle “Galline ribelli“ (collettivo universitario A/matrix: [email protected] ) che ha distribuito uova dorate con acclusa carta d’identità. Il gruppo intende ricordare la primazia materna in questi tempi di sacralizzazione dell’embrione.
Letizia Paolozzi




> 5 febbraio 2004

Intanto facciamo valere
la minaccia di referendum

Non ho proprio voglia, come molte e molti – credo, di tenermi questa legge sulla fecondazione artificiale. Ero all’incontro dell’associazione Madre Provetta, su cui Letizia Paolozzi ha scritto in queste pagine, dandomi l’esatta sensazione di quello che anch’io ho colà percepito. Penso che da quel consesso e contesto sicuramente verranno fuori azioni  di protesta civile, certamente utili. Ma in quel luogo del referendum per abrogare tutta o in parte la legge, annunciato da diversi il giorno stesso dell’approvazione della medesima, si è parlato poco e quando con un discorso prevalentemente malmostoso. Ho sentito persino un certo timore, una certa reticenza nell’affrontare l’argomento. Entrambi assolutamente comprensibili perché c’è qualcosa “dietro” l’approvazione di questa legge che costituisce un peso quasi di coscienza.
Lo sento anch’io e si trasforma in una domanda un tantino angosciosa. Come mai? Malgrado tanta scienza e conoscenza accumulate qui da noi;   intelligenza espressa solo pochi anni fa dal Manifesto di Bioetica Laica;   tanto dibattito (per dire due luoghi: le pagine del Sole24Ore della domenica, il Corso di Bioetica organizzato dalla Fondazione Einaudi),  tanto sapere profuso con la solita generosità da Radio Radicale, prima con le trasmissioni di Cinzia Caporale, ora con altre; e malgrado caterve di libri da riempire una biblioteca; e con tanta produzione femminile di altissimo livello (Boccia, Zuffa, Pitch, per dire solo di alcune femministe romane), poi le israeliane, l’esperienza spagnola, e poi, e poi e poi….  insomma: come mai  malgrado tutto  questo ben di  dio, nulla  ha contato, ha influenzato le decisioni politiche? Solo perché siamo nel “caso italiano”, nel paese che - per come è messo – non può che  partorire la legge sulla procreazione tecnologica più brutta  d’Europa?  Siamo in pieno “caso italiano”, non c’è dubbio, ma non credo che le cause stiano solo in quello che gli inventori di questa formula, i Radicali, denunciano, ovvero nella mancanza di democrazia e nel censura dell’informazione. Credo che le cause siano molto più profonde e, magari, in un’altra sede, andrebbero analizzate.
Per sfuggire alla rabbia e alla tristezza, ho aderito al comitato per il referendum del Riformista, perché è stata la prima reazione a caldo e perché  ho condiviso l’impostazione dei quesiti referendari proposta da Cinzia Caporale su quel quotidiano, un’impostazione che si pone in alternativa all’ipotesi di abrogare tutta la legge (cosa che farebbe ululare al “vuoto legislativo” non solo i nemici del referendum, ma anche gli eventuali “amici”). Non ho però preclusioni di contenuto e penso  che   l’abrogazione totale sia anch’essa un’ipotesi.
Mi interesserebbe conoscere la formulazione dei quesiti dei due referendum annunciati dai Radicali Italiani, dei quali ho sentito parlare a Radio Radicale.  Ma non ne ho  trovato traccia nel loro sito.  Forse non ho guardato bene. Forse anche loro sono indecisi, ci stanno riflettendo. Sentono l’ostacolo.
Ma proprio al convegno di “Madre Provetta” mi sono fatta l’idea che, oltre le differenze di quesiti referendari e di soggetti che li promuovono, oltre la saggia titubanza  di fronte all’impegno, gravosissimo, di  promuovere uno o più referendum, bisognerebbe mettere a fuoco un punto.  Non so formularlo altrimenti che con una domanda: perché non puntare, per ora, sull’obiettivo della deterrenza, della “minaccia” di referendum? Mi spiego. Credo che la cosa più importante sia quella di mettere sul tappeto della scena pubblica e politica il peso di una fetta di italiane e italiani che vogliono arrivare allo scontro referendario, mettendo per adesso in secondo piano la pretesa di certezza su tutto il percorso fino alla sua conclusione Ancora in altre parole: quello che si metterà in moto non possiamo saperlo, ma vale la pena tentare la raccolta di firme. Fatta da chi, come? Questo è il problema.
Credo però che la sola mobilitazione (se mi si passa il termine) da qualsiasi parte venga, il solo risultato numerico, creerebbe delle crepe in quel tutt’uno compatto che si è permesso di fare la legge e che se la dorme tranquillo se nessuno lo pungola e lo risveglia.
I referendum hanno sempre incontrato ostacoli e fatto paura. Ora però non la fanno più, anche perché i Radicali, che ne hanno i copyright, ne hanno fatto un tale abuso insensato dopo il fallimento della sventagliata di referendum (cui aderii) scaturiti dall’Assemblea dei Mille. E poi (e qui i Radicali non hanno colpa) c’è la mannaia del quorum e c’è che altri si sono messi a “fare” referendum, senza sapienza… Insomma: la situazione è malmostosa di per sé.
Ma proprio per non farsi incartare nel discorso dei rischi e pericoli, bisognerebbe a mio avviso crederci e dirsi: questa volta il percorso di un referendum bisogna iniziarlo, gettando così il cuore oltre l’ostacolo.
Solo che avverto un silenzio inquieto.   Non c’è una iniziativa pubblica  che apra un dialogo tra le varie parti in gioco, tra i vari modi di intendere i quesiti, tra le varie titubanze. Una iniziativa che potrebbe avere questo titolo:  “Abrogazione in parte o per intero della legge n.1514? Discutiamone”. Corro troppo? Sì, ma ho ascoltato a Radio Radicale con molta attenzione le perplessità sul referendum espresse da Emma Bonino al congresso dell’Associazione Luca Coscioni. Serie, meditate. E però mi piacerebbe ri-sentirle in un confronto con altre, altri. E poi:  si può pur tentare di fare accadere qualcosa. Faccio una proposta al sito donnealtri.it: cominciamo da queste pagine on line a smuovere le acque. Parliamone, scriviamo, interroghiamo. Smuoviamo noi, le acque.

Roberta Tatafiore

 

 

 







> l'intervento

Facciamo valere la minaccia di referendum
di Roberta Tatafiore

> da consultare

pagina di documentazione
contiene:

La via stretta del referendum
di Milli Virgilio

L'ipotesi di referendum che modifica comma per comma la legge

Il manifesto di bioetica laica sulla fecondazione assistita

Un articolo
di Cinzia Caporale
Povero embrione
ostaggio di due fondamentalismi


vai al sito di
Madre Provetta

La Stampa del 3 dicembre 2003
vai al sito

intervento di Chiara Saraceno sul sito
lavoce

> la discussione
non è un diritto, non sia un divieto

di Franca Chiaromonte

le paure di Lui
di Gabriella Bonacchi