anima / corpo
>>>
benessere malessere, la scienza, lo spirito, la vita
2 maggio 2003
Venite in analisi, vi sentirete normali
" Se continuate a vivere, invecchierete?" "Quando mancate di ossigeno, provate una sensazione di soffocamento?.
> continua

29 marzo 2003
“Nudus“, magazine sessualmente corretto
per libertini raffinati e militanti
Il " retour de l'ordre moral" annunciato dalla sinistra francese alcuni mesi fa ha già trovato la sua controtendenza
> continua

18 febbraio 2003
Oscurantisti, giù le mani da Dolly
Dolly è morta. Aveva sette anni. E' stata soppressa perché "soffriva troppo", dicono i medici
> continua

10 febbraio 2003
Le imbarazzanti verità del nudo
750 donne si spogliano per disegnare un cuore e uno slogan – no alla guerra – su una collina
> continua

8 febbraio 2003
Bioetica: il travaglio della politica
Cattolici e musulmani, credenti e non credenti, ebrei e protestanti, donne e uomini
> continua

12 gennaio 2003
Il valore del seme perduto
“Per fare un tavolo ci vuole il legno/ per fare il legno ci vuole l’albero/ per fare l’albero ci vuole il seme“
> continua

18 dicembre 2002
Mi sento centenaria. Evviva
Quanto è simpatica l’ottuagenaria spot, l’arzilla vecchietta
> continua

17 dicembre 2002
Sul papa e il silenzio di Dio
Perché non riesco a prenderlo sul serio ? Perché questa volta non mi impressiona più che tanto
> continua

7 dicembre 2002
Siamo stanchi dell'aids (noi gay)
Siamo stanchi dell’Aids. Sono quasi vent’anni che se ne parla, quasi vent’anni che prudentemente indossiamo sterili preservativi
> continua


> 2 maggio 2003


La prima porno-femminista?
Si chiamava Lilith e abbandonò l'Eden

All’età di 21 anni, Ovidie ha realizzato più di 40 lungometraggi, è la regista di due film porno e, il 6 maggio 2002, è stato pubblicato, in Francia, il suo primo libro: Porno Manifesto.
“I cani abbaiano solo contro chi non conoscono”, Eraclito.
Così comincia il romanzo di Ovidie per dire che è tempo di lottare per una pornografia di liberazione, per conoscere ciò che si ignora e si mistifica, per liberare il desiderio sessuale femminile e per riconoscere l’esistenza di un porno- femminismo.
Ovidie ha scelto di essere una “lavoratrice del sesso”, così dichiara, fiera e provocatoria, di fronte a chi, attirato dal suo interessante personaggio, la invita ai salotti mondani e alle trasmissioni televisive e ne valorizza ipocritamente il discorso femminista, gli studi di filosofia e il ragionamento intellettuale.
Ovidie rifiuta di essere considerata una intellettuale- il suo nome non è un riferimento a Ovidio ma al personaggio del topo nel fumetto di “P’tit Luc”- vorrebbe solamente che venisse riconosciuto il fatto che un’attrice porno non passa tutta la giornata su un letto con le gambe aperte ma può anche sedersi davanti a un computer e decidere di scrivere.
Altre volte la si invita in televisione facendola passare per il diavolo in persona ma sapendo bene che usare le due parole magiche Sesso e Porno fa crescere gli indici d’ascolto: “ I programmi che trattano di pornografia, in realtà compiono due missioni: attraggono lo spettatore e veicolano gli stereotipi classici che gravano sull’ambiente della pornografia. La TV è insieme guardia e puttana.”
Allo stesso modo il porno-chic, ovvero la trasposizione di contenuti pornografici nella stampa, nella pubblicità, nella moda e nell’ arte di tendenza, sfrutta, denigrandolo, il potere attrattivo della pornografia. Il suo scopo è commerciale e “consiste nel risollevare socialmente e rendere accessibile a tutti la pornografia considerata come genere basso e politicamente non corretto” e poi “è più valorizzante fare delle foto per un giornale di moda piuttosto che per un giornale
porno” .
E che dire di quello che i media presentano come “ movimento di riappropriazione del sesso da parte delle donne” ? Ci si riferisce a. Catherine Millet autrice di La vie sexuelle de Catherine M. o a Virginie Despentes con il suo film Baise Moi. Ebbene Ovidie dichiara che si tratta ugualmente di una manovra pubblicitaria. “Parlare di movimento è un strumento per tenere individui indipendenti sotto controllo”. Sono molteplici voci femminili fortemente connotate sessualmente, ghettizzate e presentate come nuovo fenomeno collettivo quando, al contrario, ciascuna ha un suo messaggio e non sono sicuramente i primi esempi di utilizzo femminile di una pornografia letteraria, figurativa o coreografica.
Al festival di Cannes, dove presentava il film di Bertrand Bonello, Le Pornographe, ai giornalisti, che ritengono che la pornografia sia ormai sempre più accettata, Ovidie ha replicato che “sicuramente le immagini e l’estetica della pornografia sono utilizzate dagli altri media, dalla pubblicità e dalla moda con uno scopo puramente commerciale, ma si assiste ad una regressione al livello dell’accettazione pubblica del cinema porno. Più che mai è forte il ritorno di una ondata moralizzatrice”.
I 9 capitoli di Porno Manifesto esplorano la mentalità, la sensibilità e gli atteggiamenti del cinema pornografico con l’intenzione di liberare questa entità contro cui i cani abbaiano.
Tutto comincia piuttosto banalmente. Ovidie è una ragazzina che scopre i giornalini porno dei compagni di scuola e automaticamente si schiera tra chi ne condanna il significato e i contenuti. Dopo un passaggio all’interno di un gruppo femminista, tra il ‘94 e il ’98, di cui segue le parole d’ordine- le donne non sono un oggetto, la pornografia è sessista- avviene lo scatto: quelle che si dicono femministe considerano una donna che curi il suo aspetto fisico o che si presti a determinate pratiche sessuali, una sottomessa, assoggettata all’uomo. A questa, che considera una falsa liberazione, Ovidie preferisce il piacere del corpo esplicito e senza veli incarnato da Jenna Jameson, la pornodiva americana bionda e siliconata, da quel giorno il suo mito. Cosi nasce la voglia di fare l’attrice porno: “avevo un forte desiderio di avere un’immagine altrettanto positiva e forte del mio corpo e del mio sesso e di esprimermi fisicamente”
Alla domanda se si tratti di un mestiere come un altro, Ovidie risponde di si. E’ un lavoro molto pesante poiché ci si implica fisicamente e emotivamente, si vende la propria immagine e si è pagati puntualmente. E gli svantaggi? è un mestiere che non è accettato socialmente: Ovidie non prende l’autobus da due anni e riconosce che per i suoi genitori e per suo marito non è facile legittimare le sue scelte. La chiama la sindrome “J.R.Ewing di Dallas”: pare che la gente aggredisse quest’uomo per strada perché interpretava il cattivo in una serie televisiva. La gente non capisce che la pornografia è cinema in cui si incarna un personaggio. Gli attori hanno un rapporto con il proprio corpo estremamente disinibito e il loro lavoro consiste nel mettere in scena il piacere sessuale: “capita di incontrare su un set gli attori che si masturbano davanti a tutti per prepararsi a una scena parlando della salute della nonna o del prezzo della benzina” .
Ovidie procede in maniera scrupolosa e scientifica con la confutazione dei vari assunti anti- pornografici diffusi nell’immaginario collettivo e nell’opinione pubblica:
Alcuni film pornografici mettono in scena rapporti di sottomissione? “Il concetto di mercificazione del corpo riposa su un pregiudizio puritano del sesso, sull’idea dell’attività sessuale come dono di sé, e sul concetto di penetrazione come sopraffazione. La concezione del penetrante come proprietario del corpo penetrato è un’idea fallocentrica che bisogna distruggere. Questo è il presupposto di ciò che si chiama machismo. E’ piuttosto imbarazzante che alcune femministe prendano questa idea a fondamento delle loro argomentazioni contro i mestieri del sesso” . I lavoratori del sesso non vendono ne’ la loro anima ne’ il loro corpo.
Pornografia e violenze sessuali. Non è dimostrata una connessione. La Danimarca, in cui l’accesso alla pornografia è libero, il livello di violenze sessuali è molto più basso di quello francese. Ovidie sottolinea la funzione catartica della pornografia: “rappresentare il piacere sessuale in modo positivo e senza tabù può portare sollievo alle persone sessualmente frustrate”
Nell’immaginario collettivo il sesso deve essere legittimato dall’amore? Al contrario “Il piacere sessuale è un elemento sano e benefico del soddisfacimento umano, che si condivida o no con l’essere amato.”
Nel III capitolo Ovidie critica una serie di codici che si sono insediati nei film pornografici europei a partire dalla seconda parte degli anni ’90. La pornografia ha perso una parte della dimensione libera e sovversiva e si è allontanata da uno degli scopi principali del femminismo che è la liberazione sessuale.
Contro tale pornografia, contro la censura e contro il femminismo della falsa liberazione, Ovidie propone un femminismo reale. La prima porno-femminista è Lilith, la prima donna di Adamo che rinunciò all’Eden perché rifiutava la sottomissione al suo compagno, rappresenta la potenza della femminilità e la libertà sessuale.
Il femminismo reale di Ovidie si interessa a quei mestieri che ruotano intorno alla sessualità: sostiene tutte le lavoratrici del sesso (cinema pornografico, sessuologia, cassette educative pornografiche, bisessualità e omosessualità, sessualità alternative, lotta contro le violenze sessuali, lotta contro AIDS e altre MST); rifiuta il discorso abolizionista e proibizionista di un certo femminismo che riduce la prostituzione a un fenomeno di marginalità; propone una uguaglianza dei generi, mentre le femministe reclamano una uguaglianza tra due sessi.
Il piacere sessuale è controllato dalle categorie del femminismo e dalle norme del capitalismo: “oggi la pornografia, a immagine dell’ideologia dominante, mostra una sessualità limitata e codificata”
“Il femminismo non si deve porre come garante dell’ordine e dell’ideologia dominanti” ma deve liberare la sessualità.
Partendo da questo assunto, alcune femministe pro-sexe hanno teorizzato e prodotto una cinematografia pornografica esplicitamente femminista. Ovidie ha realizzato due film, entrambi prodotti da Marc Dorcel, Orgie en noir e Lilith in cui il discorso femminista si materializza attraverso le scelte contenutistiche.
L’età degli attori è varia, le attrici principali non sono delle Lolite, indossano gli abiti che usano le parigine, il casting maschile è eterogeneo, la sessualità è rappresentata in modo positivo, gli atti sessuali non sono meccanici, le inquadrature privilegiano il viso e il corpo piuttosto che le parti genitali, il corpo dell’uomo è valorizzato.
La critica della norma sessuale imperante deve essere realizzata da un punto di vista femminista che in questo momento storico non coincide né con il consumismo sessuale dei neo- libertini né con la tendenza dei media che divulgano una violenta e stereotipata erotizzazione dell’immagine e invitano a seguire un modello di sessualità impoverita. Deve avvenire da parte delle donne cominciando con il rispetto di quelle donne che Ovidie definisce lavoratrici del sesso e di quel mondo finora dominio di una sensibilità coniugata solo al maschile.

Veronic Algeri

Ovidie, Porno Manifesto, Flammarion, 2002, pp.226, 15 euro
Ovidie, http://www.ovidie-pornslut.com









> da leggere
> Ovidie, Porno Manifesto, Flammarion, 2002, pp.226, 15 euro

> Vai al sito di Ovidie


l