anima / corpo
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benessere malessere, la scienza, lo spirito, la vita
7 dicembre 2002
Siamo stanchi dell'aids (noi gay)
Siamo stanchi dell’Aids. Sono quasi vent’anni che se ne parla, quasi vent’anni che prudentemente indossiamo sterili preservativi, vent’anni che stiamo attenti a non scambiarci liquidi, vent’anni che come marchette pudiche ripetiamo ‘niente baci sulla bocca’ ecc. ecc. Un ventennio di sessualità ripulita da ogni odore e da ogni traccia, elementi che la rendevano così ricca, complessa, fumosa e memorabile. Scopiamo perché non ne possiamo fare a meno.
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18 novembre 2002
Ancora aperta la scuola dell'autocoscienza
Ripubblicato a più di venti anni di distanza dal primo lavoro di traduzione, interpretazione, riscrittura della realtà interiore ed esterna, di ri-posizionamento nel mondo, il “Lessico politico delle donne“ diviene occasione per riflettere sull’attualità di quello che si può oramai considerare “il metodo” dell’autocoscienza.
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3 novembre 2002
A New York le trentenni in preda al panico
La copertina del New York Magazine mi aveva colpito come un martello pneumatico: una donna visibilmente stanca, tratteggiata come cartone di Lichtenstein, in un attacco di panico, urlava “Aiuto! Mi serve una banca dello sperma!”
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> 17 dicembre 2002

Sul papa e il silenzio di Dio.

Perché non riesco a prenderlo sul serio ? Perché questa volta non mi impressiona più che tanto ? Sto parlando del Papa e del suo ultimo grido d’angoscia, esternato mercoledì 11 dicembre a commento del profeta Geremia. Tutti i giornali ne hanno parlato con una certa enfasi, almeno quelli che io sfoglio abitualmente. Tutti con la foto del Papa corrucciato, la cronaca del contesto, le sue parole virgolettate e tutto il servizio corredato dal giro dei commentatori d’area, maschi, come il papa peraltro, la cui maschilità si tende a dimenticare e per questo la sottolineo.
Il papa lamenta il “silenzio di dio che non si rivela più e sembra essersi rinchiuso nel suo cielo, quasi disgustato dall’agire dell’umanità“.
Allora perché non riesco a prenderloi sul serio ? Intanto mi fanno sospettare quelle due paroline, sembra e quasi. Confesso che esse mi paiono – ma forse sono troppo malpensante – una sorta di attenuazione del vigoroso e “disgustato“ silenzio divino, col risultato che riducono sia il disgusto che il silenzio quasi ad una iperbole retorica : insomma Iddio è sì molto arrabbiato, però, forse forse, non fa poi così sul serio.

Siamo alle solite cioè della comunicazione nel tempo moderno e post moderno. Si fa un’affermazione fortissima come per esempio: «il silenzio di Dio non si rivela più » e poi seguono attenuanti, rassicurazioni, che riducono lo spavento e nella sostanza lasciano tutto come prima.
Il silenzio di Dio smette di assordare e Dio stesso va a finire, senza traumi, tra le mille cose che, una accanto all’altra, contano e non contano, è indifferente. Tutte assordanti nella stessa intensità e perciò tutte mute per le nostre orecchie rese sorde dal gran da fare, soprattutto adesso che da fare ci sono i grandi acquisti di Natale.
Certo il Papa mi fa compassione. Egli è il capo della Chiesa cattolica, di una chiesa, cioè, che si dice universale per definizione. Ma che ora in tempi di globalizzazione e estenuante presentificazione, è una chiesa tra tante ridotta a impotenza sostanziale. Nello stesso tempo però, dotata di voce tonante, voce d’uomo, che tanto più tuona, tanto più sembra potente. Il papa conosce la tragicità di quel sembrare e non essere. E piange, dispera, lamenta un Dio che non gli parla più. Un Dio che gli sembra abbia abbandonato il tono di voce degli uomini e perciò è caduto nel silenzio totale: “non si rivela più“.

Ma è proprio così che stanno andando le cose dalle parti di quel cielo dentro cui Dio si sarebbe rinchiuso ? Non sarà invece che forse Dio sta parlando con un altro tono di voce? Non so, magari con una voce di donna? Non sarà che non si rivela più né al papa, né alla sua Chiesa, né ai suoi commentatori, né al mondo perché assordato Dio stesso, dal troppo rumore che gli uomini vanno sbrodolando e ripetendo fino alla nausea, sulla pace che tutti vogliono, sulle guerre che nessuno vuole, tranne i terroristi, sui bambini che sono uccisi da tutto e sulle donne che sono vittime di tutto. Insomma montagne di parole, inondazioni di lacrrime, terremoti di vittimismo, maree di buonismo… e trionfi, alla fin fine, di esclusivo autocompiacimento nell’impotenza a limitare la propria invincibile superbia. Quella superbia di sapere sempre quello che è bene per tutti, soprattutto per quanto di tutto ciò che è Altro non è uguale a loro.

Beh, certo, forse di tutto questo Dio è sonoramente stufo. E cerca di farsi sentire con altra voce. Per esempio con quella della moglie di Giobbe che lo invita a farla finita con i lamenti una volta per tutte e a morire per rinascere davvero innocente e così saper ascoltare, oppure con la voce di sua madre Maria che ha annunciato come Dio abbia “disperso i superbi nei pensieri del loro cuore“ e abbia “rovesciato i potenti dei troni“.

E anche adesso, senza andare così lontano nei secoli, la libertà femminile annuncia amore, relazione, scambio. Annuncia un mondo dove è possibile fare vuoto nella disperazione per ciò che finisce, per ciò che è già finito, a favore delle pause per i ripensamenti, dei balbettii per riuscire a poter dire qualche timido accenno di verità. Annuncia insomma una preistoria di un’altra storia, dove, in virtù delle voci femminili, tante, sparse, in contraddizione persino l’una con l’altra, ma laboriose, si va raccontando la necessità, non gridata, ma inderogabile di reinventare tutto, etica e politica, comportamenti e norme.
Questa divina voce da donna però, non è ascoltata mai davvero abbastanza. Lo stesso papa che pure, qualche anno fa sembrava che fosse rimasto abbagliato dal «genio femminile», non la evoca più.

Allora, se Dio è in silenzio perché stufo di essere evocato con parole di uomini, anche il papa si ricordi che è vietato nominarlo invano; ma se invece sembra in silenzio solo perché non ci sono orecchie d’uomini vuote abbastanza per poterlo ascoltare quando parla con la voce che, di tempo in tempo, gli piace (a Dio che, grazie a Dio! non è di un unico genere) di usare, lasciamo perdere grida e lamenti e cerchiamo piuttosto di non farlo parlare invano. Altrimenti credo che si arrabbierà davvero.

Rosetta Stella




Rassegna Stampa

Il discorso del papa

cronaca corriere

commento di Filippo Gentiloni

commento di Marco Tosatti

commento di Diego Gabutti






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